Marche Tasting: due serate con le DOCG marchigiane

Marche Tasting: due serate con le DOCG marchigiane

di Denis Mazzucato

L’Istituto Marchigiano di Tutela Vini ha fatto le cose per bene.
Al di là del giudizio sui vini, presentare in modo coeso le etichette migliori di tutte le denominazioni regionali dall’Esino al Metauro è gran cosa.

Intravino, manco a dirlo, è stato sempre presente:
Verdicchio dei Castelli di Jesi
Verdicchio dei Castelli di Jesi II
Rosso Conero
Le DOC di nicchia
Verdicchio di Matelica

E vista la grande partecipazione, dopo aver bissato la degustazione dedicata al Verdicchio dei Castelli di Jesi, la stessa sorte è capitata anche per le DOCG.

Ecco gli assaggi:

Santa Barbara, Castelli di Jesi Verdicchio DOCG Riserva Classico “Tardivo ma non tardo”, 2018. La prima annata di questo vino è stata la 2000, e ci raccontano di quanto sia cambiato da allora. Come dice il nome stesso questo Verdicchio (vinificato in acciaio, nel quale sosta 2 anni sui lieviti) è realizzato da uve surmature, e mantenere freschezza e scorrevolezza non è scontato.

Il naso è piuttosto intenso, lievemente mielato, tra la frutta esotica, la pesca e il finocchietto con una leggera nota tostata. Come previsto la bocca ha struttura importante e alcool (14% abv), ma fortunatamente ci sono anche grande freschezza e ottima sapidità, che rendono il sorso sì gustoso e ricco ma anche scorrevole. Il finale è lungo su note agrumate e leggermente amarognole. 90

Tenuta di Tavignano, Verdicchio Castelli di Jesi Riserva DOCG “Misco”, 2017. Da vigneti di circa 30 anni a cordone speronato, sosta 1 anno in acciaio sulle fecce fini e 1 anno in bottiglia.

Frutta gialla e fiori bianchi, una leggera nota balsamica e speziata che ricorda l’anice stellato. Abbastanza morbido in bocca dove una freschezza non eccessiva è bilanciata da una buona mineralità. Finale classico di media lunghezza. 88

Pievalta, Verdicchio dei Castelli di Jesi DOCG Classico Riserva “San Paolo”, 2017. Affinamento in acciaio e in parte in cemento sosta 1 anno e mezzo sulle fecce fini.

Il naso è intenso, complesso e molto fine. Fieno, finocchietto e frutta secca, poi agrumi e mela, pietra focaia. In bocca è equilibrato, fresco, con una buona struttura senza eccedere, sapido e lunghissimo su note di mandorla e agrumi. L’eleganza della sottrazione. 90

Villa Bucci, Castelli di Jesi Verdicchio Riserva DOCG classico, 2016. Ampelio Bucci appartiene alla esigua schiera dei produttori che ascolteresti parlare per ore. Uno dei pochi, oggi, che possa raccontare quasi mezzo secolo di storia del Verdicchio vissuto in prima persona.

Ha raccontato di come fin dagli anni ‘70 iniziò a pensare al Verdicchio, a quale fosse il terreno più adatto (calcare attivo in superficie e argilla in profondità), alle prime annate non soddisfacenti “non eravamo capaci di fare un vino moderno” a quelle 8 botti da 75 ettolitri vecchie di 50 anni che ormai non cedevano più nulla e che ancora oggi sono fondamentali per l’affinamento.
Quando si parla di innalzamento delle temperature globali la ricetta di Ampelio è semplice: tanto lavoro in vigna con esperimenti sulle potature, selezioni clonali per reimpiantare solo quelle con i grappoli più spargoli e una frase che riassume il passato e il domani: “il futuro è nelle vigne vecchie”.
Il vino profuma nettamente di finocchio, poi mela, nocciola, erbe aromatiche e un tocco minerale. In bocca l’equilibrio è eccellente. C’è polpa unita a freschezza, è goloso e appagante ma anche molto fine e in progressione continua. Lunghissimo. 92

Belisario, Verdicchio di Matelica Riserva DOCG “Cambrugiano”, 2017. L’azienda compie 50 anni nel 2021. 300 ettari vitati e 80 mila bottiglie di Cambrugiano sono numeri importanti che rendono ancora più significativa la grande qualità di questo Verdicchio. Vinificato in criomacerazione, il 90% sosta 12 mesi in acciaio mentre il 10% in barrique da 225 litri.

Naso classico di pesca, mandorla e leggero floreale con qualche sbuffo di spezia che ricorda la vaniglia. In bocca ha polpa succosa, e struttura decisa tenute a bada da freschezza citrina e sapidità, molto equilibrato. Ci viene suggerito un consumo anche a 14-15 gradi, magari da settembre. 89

Conero Riserva DOCG “Nerone”, 2015
Il 50% dell’uva viene messa ad appassire per circa 6 settimane, la vinificazione avviene separatamente in cemento con lunghe macerazioni e il vino affina poi 15 mesi in barrique.
E già a leggere la descrizione ci si fa un’idea di quel che si troverà nel bicchiere: naso di marasca, ciliegia sotto spirito, viola, tabacco, cacao e liquirizia, mi ricorda una confettura di uva e cioccolato che mangiavo quando avevo i calzoni corti. La bocca è coerente, ricca, morbida, glicerica e alcolica (14,5% abv). Vino non per tutte le stagioni e non per tutti i climi. Negli ultimi anni la barrique è sostituita dalla botte grande, con la speranza che sia un primo passo per acquistare un po’ di levità che manca, perché la materia c’è. Prima di aggiungere le versioni rosato e spumante alla denominazione forse varrebbe la pena alleggerire quel che c’è. 87

 

nor

 

Di seguito gli assaggi della seconda serata dedicata alle DOCG a cura di Simone Di Vito:

La Monacesca, Verdicchio di Matelica Riserva DOCG “Mirum” 2018
Da suoli argillosi in contrada Monacesca, raccolta in leggera surmaturazione, fermentazione lunga con brevissima macerazione sulle bucce, 18 mesi in acciaio e 6 in bottiglia.

Giallo paglierino acceso, agrumi ed erbe aromatiche con picchi di mentolato su un tappeto gessoso; sorso avvolgente, rotondo e sapido, ancora gesso e agrumi, chiudendo su un finale lungo e salino. Matelica è sempre Matelica. 89+

Casal Farneto, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva DOCG “Crisio” 2017
Tre vendemmie separate dove il 50% delle uve vengono raccolte in anticipo per preservarne l’acidità, la fermentazione della prima vendemmia avviene in legno e le altre due in acciaio per poi affinare per un anno in acciaio e un altro anno in bottiglia.

Giallo paglierino intenso, un po’ di brio al naso tra citronella, caramella mou e leggera speziatura di zenzero; entrata fine e pacata, dal corpo non molto pronunciato ma che evidenzia tanta sapidità, finale mediamente lungo e citrino; un buon prodotto a cui forse manca solo un po’ di personalità. 86

La Staffa, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva DOCG “Rincrocca” 2017
Vigna del 72′ in contrada Castellaretta a Staffolo. Fermentazione in vasche di cemento per poi rimanere sur lies per un anno e terminando con un ulteriore anno in bottiglia.

Annata difficile la 2017 anche se dal vino non si direbbe: veste paglierino con sbuffi di iodio, aneto e ginestra; leggiadro, caldo ma non troppo spesso in bocca, si percepisce una leggera acidità ma sono i sali minerali a far la voce grossa, ancora sapidità sul finale per una beva pulita ed invitante, apprezzai moltissimo la 2016 ma anche qui c’è di che godere. 90

Montecappone, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva DOCG “Utopia” 2016
Proviene da suoli in prevalenza sabbiosi, fermentazione in acciaio, un anno di affinamento in vasche di cemento con frequenti batonnage per chiudere poi con 6 mesi in bottiglia.

Giallo paglierino dal naso pungente che spara timo, erba tagliata e camomilla, sorso dritto e perentorio con bordate di sapidità e sfumature rocciose, chiude su agrumi e un crescendo di freschezza che provoca un intensa salivazione e invita al riassaggio. Impeccabile. 90+

Fattoria le Terrazze, Conero Riserva DOCG “Sassi Neri” 2017
Montepulciano in purezza proveniente da suoli calcarei in zona Numana; fermentazione con lunga macerazione per poi affinare 6 mesi in acciaio, 18 in barrique e 12 in bottiglia.

Rosso rubino che apre su frutti di bosco e mirtillo, succoso e fine, liquirizia e ancora frutta all’assaggio, trama tannica quasi impercettibile ma porta in dote una splendida acidità, chiude ancora su rimandi di frutta e spezie suggerendo un abbinamento territoriale: altro che Conero e mare, qui si fa scopa con una bella costata di marchigiana. 88

Fontezoppa, Vernaccia di Serrapetrona DOCG dolce
Raccolta manuale dove il 60% viene messo subito in fermentazione mentre il restante solo dopo aver fatto un appassimento naturale di circa 60 giorni.
Dopo il blend dei due vini arriva poi la rifermentazione tramite metodo charmat.

Rosso rubino con una soffice spuma violacea, particolare e inimitabile; amarena, pepe nero e lievito, dolcezza sfumata, freschezza e tannino, raramente mi capita di bere questo tipo di prodotti, ma in un mondo di spumantizzazioni a volte fatte con lo stampino ben vengano vini con questo carattere. 87

IMG_20210624_092736

Foto di copertina da Imtdoc.it

avatar

Denis Mazzucato

Monferrino DOC, informatico da troppo tempo, sommelier da troppo poco, musicista per sempre. Passato da Mina, Battisti e Pink Floyd a Fiano, Grignolino e Chablis, cerco un modo per far convivere le due cose. Mi piacciono le canzoni che mi fanno piangere e i vini che mi fanno ridere.

3 Commenti

avatar

Giorgio

circa 3 mesi fa - Link

Buongiorno, il titolo è assolutamente fuorviante. Le Docg marchigiane non sono solo quelle indicate nell'articolo ma ne esistono altre delle Marche del Sud. L' Istituto Marchigiano di Tutela Vini gestisce le Docg da Voi indicate ma Il consorzio dei Vini Piceni ha in gestione altre Docg. Per Voi sempre attenti e precisi è una grande dimenticanza.

Rispondi
avatar

Simone Di Vito

circa 3 mesi fa - Link

Assolutamente fuorviante?? Un vero e proprio titolo clickbait non c'è che dire ;) Comunque non mi sembra ci sia scritto "tutte le DOCG marchigiane". E poi una curiosità: che io sappia le DOCG nelle Marche sono 5 in totale, e Offida a parte (assente perché non gestita dall'IMT ma dal consorzio tutela vini piceni), quali sarebbero le "altre" DOCG marchigiane del sud?

Rispondi
avatar

Franca

circa 3 mesi fa - Link

Cosa sarebbero gli "esperimenti sulle potature " di cui parla Bucci (per contrastare il riscaldamento climatico)?

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.