Marche Tasting: cos’è il Verdicchio Castelli di Jesi oggi

Marche Tasting: cos’è il Verdicchio Castelli di Jesi oggi

di Andrea Gori

La pandemia riscrive l’uso dei finanziamenti e permette di allargare il panel di assaggiatori abituale quindi anche Intravino entra nel “giro” delle degustazioni dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini che raggruppa DOC e DOCG dell’unica regione plurale d’Italia a tener conto della sua grande diversità. Si parte, con la guida del direttore Alberto Mazzoni, dal più nordico dei nostri vini bianchi nonostante si trovi a mezza penisola: il Verdicchio sempre più campione di premi ma anche quello che fatica a raccogliere aumenti di prezzo, valore e considerazione sullo scacchiere nazionale.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Superiore GranCasale CasalFarneto
Ricco e di spessore ma bel cristallino, luminoso e croccante, lime e zenzero, intensità e aromaticità di frutta bianca e secca, mandorle ed erbe aromatiche, sorso di bella freschezza e balsamicità. 87

Verdicchio dei Castelli di Jesi Superiore Tre Ripe Pievalta 2019
Nasce nel 2015 con questo nome da tre siti vitati ovvero Maiolati Spontini, Montecarotto e Monte Follonica. Sono tre versanti, due vallate, diversi suoli ed altitudini, da sempre biologici. Note di pesca e susina matura, stiloso e croccante, sapido netto e con idea di tannino e sostanza molto netta, finale carnoso di ribes bianco, sensazioni balsamiche e speziate, piccante, zenzero e cumino. Lunghezza e piacevolezza che si fanno sentire per molti secondi nel retrogusto. 89

Verdicchio dei Castelli di Jesi Superiore Cupramontana Pontemagno Bacarèto 2019
Nasce da uve tardive, due vigneti di proprietà specifici, uno dei due aveva il tempio della Dea Cupra sopra. In una piccola parte si  vendemmiano anche uve muffate, con il verdicchio si può fare questo e altro. Lievi note idrocarburiche, susina matura, albicocca, finale di grande lunghezza e sostanza, caramello salato, anice e menta, lunghezza e sapidità. 92

Verdicchio dei Castelli di Jesi Superiore Misco 2019 Tenuta di Tavignano
Cru legato al vigneto sulla valle che porta dal mare agli Appennini. Vigne di 30 anni, rese molto basse, cordone speronato con sue complicazioni. Matura solo in acciaio ed è guizzante e saporito, note di mandarino e acetosella, ginestra pesca gialla e menta piperita, sorso dal piglio fresco ma dalla struttura salda sapida. Finale di mandorle e intenso di agrumi, buono su cous cous di verdure e pesce grigliato. 91

Verdicchio dei Castelli di Jesi Superiore Classico Ghiffa 2019 Colognola Tenuta Musone
Note tipiche di suolo calcareo, da appezzamento preciso con viti anche di quarant’anni di età, esplosivo tropicale e pesca gialla matura, intensità e sapidità ben intrecciate già al naso: timo, susina, menta, balsamico, albicocca e lieve fumè, un’idea di tannino roccioso si fa strada piano piano. Finale di susina e pompelmo, resine e lime, lunghezza impressionante e soprattutto l’idea forte che siamo solo all’inizio di un percorso lungo e splendido in affinamento. 92

Verdicchio dei Castelli di Jesi Superiore Umani Ronchi Vecchie Vigne 2018
Vigneto piantato nel 1968. Note di gelsomino, iodio, zenzero, tiglio, canfora, tracce di gusto e rivoli di sale che percorrono il palato e danno la scossa di piacere nella lunghezza notevole delle note agrumate tra kumquat e mandarino. Gran ritmo e forza sottesa con incedere quasi oleoso, con un finale dove affiorano note affumicate e pepate sopra un frutto mai domo, sferzante e longevo, preso in fase molto precoce e intrigante. 93

Con questi assaggi in particolare siamo stati a Jesi, il più diffuso e celebre, gemello diverso del Verdicchio di Matelica dal quale si distingue sottilmente e che sarà oggetto di altro tasting della serie. Ci attiriamo strali e ingiurie ma proveremmo a definire i due Verdicchio veri “gemelli diversi” con il Verdicchio dei Castelli di Jesi come quello più  corposo e strutturato con sfumature iodate e marine mentre Matelica è in genere più magro ma più profumato, con vini più duri e sapidi che virano più sul gessoso.

Di quelli di Jesi troviamo una bella conferma nei campioni scelti per il tasting, davvero azzeccati per diffusione/fama/intensità e capaci di dar conto della bella capacità espressiva che questo vitigno raggiunge. Difficile trovare un’altra uva bianca (se non il riesling) che sappia esaltarsi dalla base spumante fino alle vendemmie tardive o muffate come il verdicchio e se a questo aggiungiamo l’abilità di molti produttori di mescolare in un solo vino uve vendemmiate in epoche diverse, si capisce la grande ricchezza di sfumature che si può raggiungere nel bicchiere.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

9 Commenti

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luca

circa 7 mesi fa - Link

io di vini capisco poco o niente. Come della vita. So solo che non mi piacciono i politici il cognome dei quali finisce in ini, a partire dal tipastro del 1919 fino ad oggi, e neppure amerei il verdicchio di Matelica se fosse magro e virasse sul gessoso. Ma quando mai ? Collestefano, c'est a dire uno dei migliori bianchi d'Italia, non è "magro" per nulla, e poco o niente "vira sul gessoso". Ma di vino non capisco una cippa. Pardon e prosit.

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Littlewood

circa 7 mesi fa - Link

Ehm...collestefano uno dei migliori vini d' italia....x carita' bono e' bono...pero' uno dei migliori mi par dire tanto....

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Alberto

circa 7 mesi fa - Link

Spero di non attirarmi strali, ma abbiamo confrontato - alla cieca - una decina di Verdicchio classico e classico superiore, con un paio di Matelica per lo mezzo ed una falanghina dei Campi Flegrei a rimescolare le carte... Bevuta di gran livello ad un prezzo ingiustamente basso, eppure - per bevitori poco esperti, più che grandi differenze territoriali, si evidenziano lo stile o il "manico" del produttore... e anche le differenze fra Jesi e Matelica, tendono a rimanere un po' nascoste da altre evidenze...

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marcow

circa 7 mesi fa - Link

Alberto: "Spero di non attirarmi strali, ma abbiamo confrontato -- alla cieca --" ___ Alberto, io mi complimento, invece. __ Avevo accennato(v articolo sulle aspettative) ad un mio personale metodo di degustazione che tendesse ad eliminare, il più possibile, tutto ciò che potesse influenzare la mia personale degustazione sensoriale del vino(ma vale anche per altri settori). Ebbene la degustazione alla cieca è uno dei requisiti fondamentali. Ma questo lo dicono anche Esperti di vino. E, voglio ricordarlo, era uno dei punti fondamentali del Metodo di Degustazione elaborato e qui descritto, nel primo lockdown, da Sisto. Ma erano importanti anche gli altri punti del metodo sisto. Ad esempio la Degustazione Multipla su cui Intravino ha intrapreso, recentemente, una nuova e interessante sperimentazione. __ Alberto, Libertà è prima di tutto libertà di pensiero: cioè pensare con la propria testa. È poi libertà di espressione del proprio pensiero... anche se agli altri può non piacere. E, poiché parliamo di vino, è anche valorizzazione del proprio GUSTO PERSONALE. Saluti cordiali, Alberto.

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Andrea Gori

circa 7 mesi fa - Link

Sono d'accordo, il movimento Verdicchio da questo punto di vista è ancora in una fase iniziale...la mano del produttore è più determinante del microclima ma in ogni caso è essa stessa da sempre parte del "territorio" in senso lato. Aumentare o rilevare le differenza tra Jesi e Matelica sarebbe molto utile in termini di marketing che le contrapposizione da sempre vincono e qui siamo nel caso in cui i gusti personali valgono più della qualità in senso generico

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Invernomuto

circa 7 mesi fa - Link

Vengo da una degustazione alla cieca di Verdicchio 2018 fascia 15 € a scaffale e purtroppo non abbiamo trovato un filo conduttore così netto derivante dall'annata, e molto lo stile del produttore. Che in alcuni casi era un bene, in altri meno. Stesso discorso fatto con la 2016 un paio di anni fa e i risultati erano stati migliori.

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Vinologista

circa 7 mesi fa - Link

Buonasera Andrea, cosa ne pensi della Fattoria Coroncino. A me piacciono sempre i vini di Lucio Canestrari!!

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Andrea Gori

circa 7 mesi fa - Link

sempre sulla cresta, ottimi e intensi...ma ti deve piacere un gusto deciso

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Emanuele

circa 7 mesi fa - Link

Gli Eremi della azienda “La Distesa” un verdicchio potente e infinito, Lui si che farebbe alzare l’asticella del valore e della considerazione del verdicchio a livello nazionale e anche oltre

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