Marche tasting: le Doc di nicchia rispondono presente!

Marche tasting: le Doc di nicchia rispondono presente!

di Simone Di Vito

Il nuovo appuntamento del Marche tasting dell’IMT questa volta ci porta a scoprire le doc di nicchia, realtà più o meno piccole e probabilmente poco conosciute al grande pubblico ma che dimostrano come le Marche del vino siano alquanto variegate e molto più che una semplice regione ancorata al verdicchio.
Chicche enologiche che non vantano grandi volumi prodotti ma che fanno dell’originalità la loro unica arma per dire “ci siamo anche noi”.

Parliamo della zona del Metauro col suo bianchello, dei colli Maceratesi che si identificano nel loro maceratino o Ribona, e di Serrapetrona che non è solo il territorio dove nasce la famosa DOCG; in tutto questo senza dimenticare l’Aleatico di Pergola di cui ho un po’ una passione smodata ma che quest’oggi era purtroppo assente.

Bianchello del Metauro doc:
Lo sapevate che i cartaginesi persero contro l’impero romano la battaglia sul Metauro del 207 a.c. per colpa di una bella sbornia da bianchello? Storia a parte il Bianchello del Metauro è forse la meno di nicchia delle tre, per la produzione annua (più di un milione di bottiglie) nonché per la nascita della denominazione che risale al 1969. Rimasta nell’ombra per anni ultimamente però riscuote sempre più successo e anche grazie ad iniziative come Bianchello d’autore sta ottenendo sempre più visibilità ritagliandosi lo spazio che merita nel panorama enologico italiano.

Roberto Lucarelli “Rocho” Bianchello del Metauro superiore 2019. Rimandi d’estate in questo bianchello prodotto a Cartoceto a soli 20 km dal mare. Proviene da una vigna di 50 anni su suolo argillo-siliceo, dopo la fermentazione il 70% matura sur lies in acciaio mentre il restante 30% in tonneaux per un anno, chiudendo poi con un ulteriore anno in bottiglia.

Apre le narici con agrumi e gesso, poi iodio e gomma da cancellare. Dritto sulla lingua, un assaggio quasi verticale, acido ma che evidenzia una piacevole sapidità che si stampa sulla lingua e che richiama più volte la beva.

Terracruda “Campodarchi” Bianchello del Metauro superiore 2019: siamo a Fratte Rosa, nell’entroterra pesarese per uno dei tre bianchello prodotti da Terracruda. In questo caso parliamo della versione da vendemmia tardiva con uve raccolte nella terza decade di Ottobre, vinificazione e affinamento in acciaio sur lies per un anno e sei mesi in bottiglia.

Mandarino e fiori per una naso in cui non mancano anche erbe aromatiche e punte quasi tropicali a sottolineare l’annata calda; assaggio fresco, carico, sinuoso e un po’ piacione, sapidità predominante che permane a lungo sulla lingua anche dopo parecchi minuti. Un vino fatto bene e ricamato al millimetro che in questa versione surmatura perde però un po’ di tipicità a favore di prestanza e complessità.

Colli Maceratesi doc:
Il maceratino è stata una bella scoperta. Frequento la zona maceratese da qualche anno ormai, posti splendidi, cucina neanche ve lo dico ma per il discorso vino difficilmente andavo su quello locale puntando perlopiù su territori vicini o addirittura altre regioni. Negli ultimi anni sentivo sempre più spesso parlare di Ribona ma non ho mai avuto l’occasione di approfondire, ed è stato bello provarne due tipologie diverse in cui però ho trovato continuità, probabilmente data dal carattere del vitigno.

Cantina Sant’Isidoro, Ribona metodo classico 2017, due anni sui lieviti, remuage manuale e dosaggio zero per questo spumante dall’anima un po’ artigianale.

Tante bollicine fini e veloci invadono un giallo dorato che suggerisce un po’ la particolarità di questo prodotto, naso impegnativo con note evolute di pasticceria, resina e miele millefiori; assaggio particolare, che gioca sulla sapidità piuttosto che sulla freschezza, finale amarognolo e non troppo lungo ma dai rimandi resinosi. Se ci si aspetta uno spumantino easy avete sbagliato prodotto. Solo 2500 bottiglie prodotte.

La Quercia scarlatta “Marchese Japo” Colli Maceratesi doc 2019: Ribona in maggioranza con una discreta percentuale di Incrocio bruni e trebbiano, suoli in prevalenza argillosi, vinifica e matura in acciaio sei mesi per poi chiudere con tre mesi in bottiglia.

Giallo paglierino chiaro, agrumi, sentori ossidativi e resina che riconducono un po’ alla ribona precedente. Non cerca effetti speciali e va apprezzato per la sua semplicità, anche qui molta più sapidità che freschezza, beverino e dissetante, con finale amarognolo.

Serrapetrona doc:
«La Vernaccia? La Vernaccia di Serrapetrona non esiste più. Sono anni che sto cercandola. Non l’ho mai trovata!»
Disse un ingegnere ascolano a un Mario Soldati a caccia della vernaccia locale. Per fortuna cinquant’anni dopo possiamo affermare che esiste ancora e che non veste  solo l’abito del famoso spumante dato da tre fermentazioni di cui parlano incessantemente ai corsi da sommelier. I due vini assaggiati dimostrano come una versione secca-ferma di questo vitigno regali una bevuta piacevole e decisamente meno eccentrica, peraltro sposandosi alla perfezione con piatti a base di carne.

Fontezoppa “Pepato” Serrapetrona doc 2017: prodotto da vigne con alta densità di impianto (9000 per ha) ricche di arenaria e calcare, vinificazione e maturazione in acciaio per poi sostare dodici mesi in grandi botti di rovere.

Un rosso rubino tutto pepe, dove ad una spezia ben in evidenza si aggiungono marasca e liquirizia a far da contorno; sorso gustoso, fresco, dal corpo medio e tannino graffiante, finale più in larghezza che in profondità. Un vino che trovo perfetto dagli antipasti ai secondi di carne, ma che richiede almeno due bottiglie per pasto, finisce subito.

Terre di Serrapetrona “Collequanto” Serrapetrona doc 2015: Piccola, Cognoli e Colli sono le tre vigne da cui proviene questo vino, vinificato in acciaio dove matura per altri sei mesi, chiudendo l’affinamento con diciotto mesi in botte di rovere da 25 hl e ulteriori sei in bottiglia.

Fiori appassiti, pepe bianco sullo sfondo, ruggine e ciliegia matura, rustico ma appagante, rotondo e abbastanza tannico, giusta freschezza e lunga persistenza. Un vino schietto e sincero, che non cerca di apparire per quello che non è e che ti invia chiari segnali di fumo: metti su la brace!!!

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Simone Di Vito

Sommelier Ais, ex bassista e batterista incallito, operaio di giorno, di notte invece si trasforma in un anomalo assaggiatore; appassionato di terroir, tipicità e di tutto ciò che è autentico nel mondo del vino. Coltiva il sogno di parcellizzare tutto quel che lo circonda, quartieri di Roma compresi...

1 Commento

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Martino

circa 4 mesi fa - Link

Ma wow! Leggere equivale alla voglia di provarli tutti!

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