Non solo Verdicchio: Matelica c’è e si sente

Non solo Verdicchio: Matelica c’è e si sente

di Simone Di Vito

Dopo Jesi e Conero il terzo capitolo dei tasting organizzati dall’Istituto Marchigiano di Tutela Vini approda a Matelica, piccola ma interessante denominazione spesso inquadrata in modo un po’ semplicistico come una delle due facce del Verdicchio insieme a Jesi, che però come quest’ultima può essere molto di più.

Non solo Verdicchio…

È ancora in attesa di conferma ma non più tardi di otto mesi fa il Consorzio aveva avviato l’iter per la rimozione del nome Verdicchio dall’intestazione di DOC e DOCG con l’intento di valorizzare la denominazione rivendicando un’identità ben definita, evidenziando il territorio e slegandolo dal mero accostamento col vitigno.

Bere Matelica non è solo bere Verdicchio quindi, è bere un territorio, un modo di produrre che varia a seconda di filosofia produttiva, caratteristiche di suoli, vigne e annate; un primo e coraggioso passo verso la valorizzazione che ha fatto discutere e che in parte mi trova d’accordo (anche se il nome verdicchio resta sempre un ottimo passepartout per i mercati); oltre a questo però, cos’altro si sta facendo per migliorare?

Visti i tempi quella dei tasting è da considerarsi come una bella iniziativa per le denominazioni marchigiane, specialmente per la stampa estera: se già in Italia si sa poco di una realtà come Matelica figuriamoci fuori. Come in occasione degli altri appuntamenti la degustazione si è svolta in presenza del direttore dell’IMT Alberto Mazzoni, con la consueta presentazione di 6 aziende e dei relativi vini. In questa si sono toccati brevemente argomenti come sostenibilità, certificazioni biologiche, marketing, oltre al fatto che al di là della vendita di prossimità è e dovrebbe essere l’Ho.Re.Ca. il mercato di riferimento per Matelica: prodotto che si dice essere poco incline alla GDO se non per qualche grande azienda ma che ahimè si vede fin troppo spesso svenduto sugli scaffali del supermercato a prezzi anche svilenti.

Gli ettolitri in eccesso prodotti e poi ceduti agli imbottigliatori in Italia non sono certo una novità, e in periodi di magra come questi tra giacenze stracolme, zone rosse e ristoranti chiusi possono essere una soluzione di ripiego; ma a che pro? Per una denominazione piccola e che vuole crescere non certo quello della valorizzazione del marchio.
I 130 q/ha della doc Matelica sono una resa troppo alta che ovviamente genera vino in eccesso che ogni anno rischia di non esser nemmeno etichettato; se proprio non si vogliono abbassare le rese invece di svendere vino a qualche imbottigliatore o svalutare il proprio marchio con prodotti di dubbio gusto perché non percorrere la strada della GDO con qualcosa di più rappresentativo?

Per esempio, si potrebbe produrre una cuvée Matelica DOC che racchiuda il vino in sopravanzo di ogni produttore in un’unica etichetta destinata ai soli supermercati. Forse è un’idea campata in aria, ma un prezzo concorrenziale garantirebbe vendite aiutando a smaltire le giacenze e il nome di Matelica girerebbe anche in GDO (mercato ormai da non sottovalutare), stavolta però con qualcosa di più rappresentativo e che testimoni un po’ della qualità della denominazione.

Durante il tasting tra un’assaggio e l’altro con alcune aziende si è sfiorato anche il discorso Riserva: la DOCG di Matelica è in proporzione più venduta di quella proveniente da Jesi ma davvero ci si può accontentare di questi piccoli record? È inutile focalizzarsi troppo su mercati saturi come quelli di riserve o selezioni, che per una piccola denominazione creano l’effetto di una goccia in un oceano. Sarebbe invece più sensato rafforzare la DOC mostrando quel che c’è di buono e genuino a Matelica fin dalla base: il vino d’ingresso è il vero biglietto da visita per mettere in risalto e far conoscere territorio e aziende, ne sanno qualcosa in Borgogna.

Oltretutto in un periodo di crisi come questo anche le tendenze attuali potrebbero essere un alleato: il consumatore vira sempre più verso prontezza e bevibilitá, vini meno elaborati, economici e senza troppi fronzoli ma che evidenziano l’espressione nuda e cruda di un terroir.

Gli assaggi (in corsivo quelli di Jacopo Cossater, anche lui presente alla degustazione virtuale)

Monacesca, Verdicchio di Matelica 2019 
Giallo paglierino; varietale al naso tra pompelmo ed erbe aromatiche; assaggio intenso, profondo, con discreta acidità e netta scia sapida sul finale; un vino fatto bene, preciso, ma che al momento trovo un po’ prevedibile, ma con l’evoluzione chissà… 86 10/12€

Paglierino. Naso sul varietale anche se un po’ semplice, da cui emerge una bella nota di erbe aromatiche. Assaggio che non gioca sulla freschezza del sorso e che trova un suo equilibrio nella sottrazione delle parti. Immediato, in beva. 86

Villa Collepere, Verdicchio di Matelica – Grillì 2019
Sbarazzino ed essenziale, salsedine e scorza di limone — voglia d’estate? Forse… Sorso sottile, vivacità e schiettezza, finale amarognolo dal rimando citrino. Un vino fresco e pulito, che immagino alla perfezione su uno spaghetto alle vongole. Essenziale ma che funziona. 86 10/12€

Colore appena più carico. Varietale netto e deciso, agrumato, con una leggera nota ammandorlata in particolare sul finale. Assaggio classico, deciso e al tempo stesso sbarazzino, ficcante e di buon corpo, di sicura beva. Appunto mentale: alla cieca pensarei a un Verdicchio di Matelica? Sicuramente a un Verdicchio, dimostrazione di quanto io sia in difficoltà nell’individuare un profilo organolettico definito per ogni denominazione. 86

Borgo Paglianetto, Verdicchio di Matelica – Petrara 2019
Giallo paglierino classico; naso invitante su biancospino e scorza d’arancia, leggero erbaceo; fresco e piacevole al palato, alta bevibilità ma non manca certo struttura, sali minerali e salivazione grassa in chiusura; un tipico Matelica ma con un bel caratterino. 88 10€

Paglierino. Inizialmente chiuso, vuole tempo e attenzione ma poi ecco fare capolino tutta la rassicurante classicità della casa: una leggera nota agrumata, note floreali e soprattutto un bel profilo che subito richiama al varietale, specie sul frutto (pesca a polpa bianca). Centrato, di buon equilibrio, scorrevole. Un Matelica che funziona e che sembra ritagliarsi spazio in termini di personalità e di riconoscibilità territoriale. 87

Belisario, Verdicchio di Matelica – Vigneti B. 2019
Paglierino dall’olfattiva semplice e fruttata, mela smith, sali minerali; attacco deciso, discreta sapidità e struttura, freschezza in evidenza sul finale; vino d’ingresso di facile lettura ma dal rapporto qualità/prezzo da non sottovalutare, per una cooperativa che visti i mezzi a disposizione potrebbe fare anche di più. 85 7/9€

Paglierino. Appena agrumato e poi un tocco di frutta a polpa gialla per un assaggio semplice, che di certo non cerca complessità quanto equilibrio e beva. Nota personale: colpisce che durante il tasting si sia detto che è la sapidità a essere uno dei tratti distintivi di Matelica rispetto a Jesi. Una caratteristica, questa, che mi pare molto lontana dai vini in assaggio: Verdicchio forse più continentali, più sottili,  meno ricchi anche in termini di peso (al netto delle tante differenze stilistiche che si possono trovare nella denominazione), in generale freschi ma ecco più sapidi, insomma. 84

Casa Lucciola, Verdicchio di Matelica 2019
Dall’aspetto lucente e leggiadro, naso finissimo tra agrumi, gesso e una punta di erbaceo; sorso incisivo e dall’indubbia vena acida, salivazione a volontà, chiusura corta e succulenta a richiamare più volte l’assaggio. Un vino piacevole, vivido, nonché ammiccante, una felice scoperta. 89+ 18€

Paglierino chiaro. Naso decisamente floreale tra camomilla e glicine, intrigante, per certi versi alpino, inafferrabile. Assaggio “giusto”, teso e al tempo stesso appagante, fresco ma non sterile, invita al riassaggio grazie a un finale agrumato e rifinito. Vibrante. La mia personalissima sorpresa della degustazione. 88+

Colpaola, Verdicchio di Matelica 2019
Stelvin e renana dal richiamo wein; giallo paglierino con naso arioso e dal tocco floreale, poi erbe aromatiche e roccia d’altitudine; sorso deciso, invitante, sorretto bene da freschezza e salinità, sbuffi di pompelmo su un finale infinitamente lungo… Conto i passi 4-8-12-16 ed è ancora lì. Un’altra bella scoperta della serata. 90 9/10€

Tappo a vite. Paglierino classico. Note anche gialle, più pesca a polpa bianca che albicocca e leggero tocco erbaceo. Beva facile ma vino non semplice: il sorso è ricco ma non pieno, non affaticante e anzi ben sostenuto da un’acidità sottile e rinfrescante. Chiude sulla mandorla e invita al riassaggio. 87+

Sei aziende e sei espressioni diverse, che al di là di gusti personali e preferenze dimostrano come Matelica possa essere tante cose: c’è iniziativa, sostenibilità e innovazione da produttori giovani come Villa Collepere, Casa Lucciola e Colpaola; tradizione, accessibilità e tipicità da aziende storiche e mature come Monacesca, Belisario e Borgo Paglianetto. Matelica c’è e si sente, ed è una realtà che può solo crescere a patto che si prosegua con l’intento di migliorare insieme, come collettivo.

 

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Simone Di Vito

Sommelier Ais, ex bassista e batterista incallito, operaio di giorno, di notte invece si trasforma in un anomalo assaggiatore; appassionato di terroir, tipicità e di tutto ciò che è autentico nel mondo del vino. Coltiva il sogno di parcellizzare tutto quel che lo circonda, quartieri di Roma compresi...

1 Commento

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Vinilista

circa 5 mesi fa - Link

Roccia d'altitudine 🤦‍♂️

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