Che vino scegliere per il primo appuntamento?
Se dite di non averci pensato non ci credo. Qualsivoglia enostrippato sa che scegliere il vino per il primo appuntamento è vitale. Vogliamo trascurare il convitato odoroso proprio ora che la biondina del terzo piano ci ha concesso la cena a lume di candela? Naaa, non ci credo, come non credo ai consigli del Telegraph. Finché dicono che il vino dev’essere elegante, sottile e seducente come l’uomo fatale, mi sta bene. Ma se suggeriscono Viognier australiano, Pinot Nero argentino o neo-zelandese, sento che si può fare di meglio.
Nostri consigli per il vostro vino da primo appuntamento. Il Verdicchio Terre Silvate 2008 di Corrado Dottori, imprevedibile e danzante. Se preferite il pugno di ferro nel guanto di velluto, andate con il Gewurztraminer, worldwide. Champagne è la risposta banale. Se serve guardarsi negli occhi a lungo, scegliete qualcosa che viene dalle Langhe. Per una serata frizzante e imprevedibile, il Beaujolais non teme confronti.
Suvvia, allo scoperto. Che vino avete scelto al primo appuntamento? Scelta azzeccata o tonfo totale? Per quanto mi riguarda ho un solo chiodo fisso: si inizia sempre con una bollicina popolare, Prosecco o Lambrusco. Il resto vien da sé.












La risposta corretta al quesito è già contenuta nel post.
Non esiste un vino, tutto dipende dalla compagnia, dal momento, dagli umori.
Il must per me è procedere in progressiva intensificazione parallelamente all’intensificarsi della reciproca complicità.
Prediligere vini ai più sconosciuti e chiudere con un vino speciale, uno di quelli da strapparsi i capelli, inebriante.
Ciao
Paolo
“Dipende da cosa ho cucinato” è troppo banale come risposta?
Se cucini tu, affatto. Anzi, cum laude
Beh, di solito sì, mi diverte.
In subordine, in caso di cena fuori, “dipende da cosa si mangia” è ancora banale?
Se non ricordo male: Contadi Castaldi brut Satèn per cominciare e poi Tignanello Antinori..
devo dire che negli ultimi anni ho bevuto diversi “primi vini”. Il che non vuol dire che ho avuto tanti primi appuntamenti, ma diverse cene con persone che – a torto o a ragione – pensavo importanti.
Dico l’ultimo ( ma non dico con chi!) : l’Herzu di Ettore Germano, mi pare 2007 ( o 2006??). Scelto da me. Perchè se mi si da la possibilità, mi piace scegliere per entrambi
..beh io nella mia estrema banalità mi sono giocato sempre la carta borgognotta. Un pinot noir elegante e femminile (metti uno “Chambolle-Musigny” ad esempio) fa sempre la sua porca figura. Il paradosso è che sono vini in cui il livello di lettura è molteplice, affiancano la loro suadente approcciabilità ad un tratto sfaccettato che manda in sollucchero il degustatore più esperto. E dato che si tratta di primo appuntamento: un colpo al cerchio ed uno alla botte.
abbinamento (vino-appuntamento) democristiano ahah
Perché non provare con mezzo litro di sfuso?
…ah morichetti, non è che me pòi copià le battute che ti sparo su FB
!!
Per il bene dell’umanità. La gente vuol sapere
..beh, mi sembra che però tu non abbia riportato fedelmente la discussione..manca la chiosa – peraltro poetica
– ….
enoteca bolognese,abbiamo ordinato assaggio di primi e affettati misti…
la cameriera,neo-assunta,mi chiede il vino,ma nn mi aveva portato la carta…
dopo aver posto rimedio,
chiedo un banalissimo,ma sempre efficace,prosecco
per procedere poi con un lambrusco di modena
il resto della serata procede come nei programmi,
ma sono abbasatnza sicuro che il risultato sarebbve stato lo stesso anche con la coca-cola!!!
Hai avuto ottimi maestri ragazzo, eheh
dirò una banalità ma spesso conta più la decisione e il modo con cui si ordina piuttosto che cosa si ordina.
Dal 1999 non ho più “primi” appuntamenti, però ecco sicuramente starei tra borgogna e barolo mai giovanissimi e comincerei sempre con delle bollicine evitando accuratamente il prosecco che per quanto mi piaccia, sarebbe forse percepito come troppo banale.
Se avessi un primo appuntamento oggi mi giocherei pure la carta biodinamica che fa tanto uomo sensibile e impegnato e rispettoso dell’ambiente e del ciclo vitale dell’universo (ma quando mai)
..sono d’accordo Andrea. Oltretutto sono vini che alimentano la discussione in maniera ottimale. C’è sempre una storia interessante dietro il bicchiere ( o dentro?)
A voi che conoscete bene i concorsi, chiedo: nell’ottica di voler sdoganare il “linguaggio” del sommelier, non sarebbe il caso che alle competizioni iniziassero a fare domande meno tecnico-libresche per invece approfondire la cultura personale, il gusto e il tatto del concorrente?
…sarebbe la volta che mi farei vivo anche io ad un concorso
Quoto Andrea. Nel senso che ormai i primi appuntamenti me li posso scordare…
Punterei comunque, più che al beveraggio di accompagnamento ai piatti forti, al vino da dessert scegliendo, se possibile, dalla carta non il solito passito di Pantelleria (Ben Ryè o similare) ma magari un vinello austriaco o bavarese di una trentina d’anni..
Con quella che è poi diventata mia moglie, alla prima cena bevemmo un Nebbiolo d’Alba di Cascina Hilberg e chiudemmo la cena con un Erbaluce Passito (se non ricordo male era il Sulè di Orsolani)…
offrirmi champagne al primo appuntamento…la scusa per andare alla toilette e lasciarlo da solo.
Mi piace l’idea del pugno di ferro nel guanto di velluto, scelta azzeccatissima!!!!!!
Detestavo, detestai, detestetti, ho sempre detestato il solo concetto di primo appuntamento: tutto troppo scontato, indirizzato e finalizzato. Blocchi e charmantismi da strapazzo, caricaturali.
No, non c’è un primo, né un secondo, nè altri: esiste solo “il momento”.
Allora dipende dal contesto, dal clima, dal cuore che batte, dal nonmenefreganiente: bicchieri-lampo, decisi, da memorizzare in una luce, in un profumo. Un Negroni, un Franciacorta, un Fortana, un Traminer, una birra ambrata.
dipende naturalmente anche dai piatti, ma per la mia esperienza con traminer aromatico o bollicine si va sul sicuro
Primo appuntamento? Diamine, dall’ultimo e’ passato tanto tempo…ma son riuscito a ricordare: Capichera, vermentino vendemmia tardiva, un successone…
ricordo anche io un capichera a un appuntamento. buono il vimo. da lasciar perdere il resto della storia!!
Modaiolo.
Ma sì, giochiamo un po’… e una volta tanto facciamo nomi e cognomi!
Ma che avete capito, maliziosi che non siete altro, mica della dama, ci mancherebbe, del vino intendo.
Un vino che inevitabilmente deve partire discreto e giocarsi le sue carte con lentezza, eleganza, discrezione, come il gatto gioca col topo, anche se, come canta Paolo Conte in Boogie “quei due sapevano a memoria dove volevano arrivare…”.
Bando ai Gewurztraminer dunque, bando alle Lacrime di Morro d’Alba, troppo sparate le intenzioni, troppo scoperto il gioco, bando allo Champagne, per le medesime ragioni, questo verrà buono dopo, più tardi, molto più tardi…
E così mi trovo ancora una volta d’accordo con quel bon vivant del mio amico Franco Ziliani (che mi perdonerà la scherzosa licenza), il quale non perde occasione per rimarcare il fascino seduttivo che alcune belle donne hanno su di lui, così come alcuni grandi vini. E chi potrebbe non dirsi d’accordo? Cominciate col dare un’occhiata alle foto che ha ospitato in questo suo post, ma scoprirete qua e là nel suo immancabile bel sito che l’accoppiata bel vino-fascino femminile non gli è indifferente. Oh, intendiamoci, si tratta di concetti filosofici, Franco ed io abbiamo la nostra età e la nostra correttezza!
Le suadenze di alcuni nebbioli dunque saranno a mio parere le più adeguate, di quei nebbioli il cui primo naso a volte ti inganna e ti porta verso la Borgogna, ed anche la loro brillante trasparenza sarà utile a frenare sul nascere l’abusata obiezione “io bevo solo bianchi”.
Nomi e cognomi dicevo? Dunque, penso ad alcune uve chiavennasche, come quelle magistralmente lavorate da Ar.Pe.Pe, o osando un po’ di più all’annata 2002 del nebbiolo La Perucca di Eugenio Bocchino in La Morra, con le sue speziature inebrianti. O sempre in Piemonte il Pinot Nero “Nino” di Iuli, elegantissimo d’abito e sostanza.
Perché non direttamente in Borgogna allora? Perché davanti ad un Gevrey-Chambertin Grand Cru di buona annata, se anche lei mi svenisse tra le braccia io penserei solo a salvare la bottiglia!
L’ultimo primo appuntamento avuto: SAKE
Con colei che poi è divenuta mia moglie bevemmo un Fratta ‘99, poi con gli anni ha imparato ad apprezzare il pinot nero…
Pinot Nero… Perfetto. A patto che esistano donne che voluttuosamente còccolino il bicchiere col palmo delle mani e annusino riverberando, con occhi raggianti, riflessi rubini.
Ma non esistono…il vino rosso, poi…
Che ne dite di un “M’ama non m’ama” Rosso Toscana IGT, Sangiovese 90%, Cabernet Sauvignon 10%, di Fattoria Poggiopiano, San Casciano Val di Pesa, Firenze……

DIRETTI…senza tanti fronzoli….
tanto certe cose son chiare fin dal primo momento che incontri una persona..esattamente come deve essere il vino..
amore a prima vista!!!
Ale
bono ma allora meglio il Rosso di Sera allora!!!
mi fa piacere tu l abbia sentito…vogliamo parlare della punta di diamante La Tradizione????..
insuperabile…banalità…ma davvero buono..
e cmqe..in quanto alla scelta dei biodinamici…NON SONO D’ACCORDO..ovviamente..io solo per una scelta del genere potrei innamorarmi…al 50% ..;)
Visto che il vino al primo appuntamento lo devo inevitabilmente scegliere io (echeppallle!) preferisco sempre una bolla; bianca, rosa o rossa basta che le bollicine allietino il pasto e non nascondo che certe volte hanno anche risollevato la serata…
che sia della concorrenza, almeno
Visto il successo della serata ho conservato la bottiglia vuota a memoria per future generazioni… il Mosnel 2005 satèn
Dico la mia: al primo appuntamento, un vino gradevole ma non troppo appariscente. I protagonisti della serata siamo io e lei, mica la bottiglia.
Poi, inutile farsi troppe questioni, il 90% delle persone, uomini e donne, non è in grado di capire cos’ha dentro il bicchiere e comunque gli da poca o nulla importanza. L’unica cosa che effetto della bottiglia è l’alcol, e quello è sempre uguale.
Con queste persone una bottiglia poco sopra la soglia della dignità è già sprecata. Semmai, se ci sarà un decimo appuntamento, allora inizieranno a esserci meriti umani e educazione enologica sufficienti per iniziare ad aprire qualcosa di meglio.
Il primo vino? Un bianco altoatesino per un aperitivo scioglighiaccio e curioso come potrebbe essere il caso di un Kerner o Riesling e subito dopo, pasteggiando una pietanza, un rosso profumato e di piacevole beva.
Il vino deve solo essere un accompagnamento naturale e mai impegnativo del momento, quindi non sceglierei mai vini dalla struttura imponente e interminabile.
Infine, sono convinto che bisogna creare interesse, anche se la persona di fronte risulta poco curiosa..ecco quindi la scelta verso etichette originali e dalla produzione originale.