Podere Monastero compie 10 anni in verticale, pinot nero e bordolesi intrecciati

Podere Monastero compie 10 anni in verticale, pinot nero e bordolesi intrecciati

di Andrea Gori

Essere nominati da Tachis in persona “star del domani” per l’enologia italiana (su Decanter UK) non è stato un peso da poco per Alessandro Cellai, dal 1996 direttore tecnico ed enologo dei Domini di Castellare di Castellina, ovvero le tenute Castellare di Castellina (con il celebratissimo I Sodi di San Niccolò), Rocca di Frassinello in Maremma, e Feudi del Pisciotto in Sicilia. Quasi un macigno per un personaggio che ama in realtà stare nell’ombra e lavorare senza troppi clamori e visibilità, nonostante si trovi in un ambiente glamour e posh quasi per definizione, visto le nobili ascendenze editoriali. Ma il rapporto di Alessandro con il grande Giacomo Tachis era quasi filiale, con una presenza intensa soprattutto negli ultimi mesi prima della scomparsa del più grande enologo italiano di tutti i tempi: non è quindi un caso che ieri, alla festa per i dieci anni della sua tenuta personale (5 ettari sui 500 metri d’altezza, a Castellina in mezzo ai boschi) fosse presente la figlia di Giacomo con suo marito, e tante persone che sono state vicine al suo lavoro in questa decade.

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Una tenuta nata nel 2000 quasi come angolo di relax e di sperimentazione per Alessandro, che decise di ritagliarsi un piccolo spazio per dedicarsi alla passione di sempre, ovvero il pinot nero, un’ossessione che accomuna tantissimi enologi italiani. L’impianto dei vigneti risale al novembre del 1999 e si comincia appunto con pinot nero grazie su due ettari calcarei, perfetti per il vitigno, cui poi si aggiungono altri due ettari circa per cabernet e merlot, non appena ci si rende conto che la produzione del nobile vitigno borgognone non sarà mai tale da giustificare, da solo, l’investimento in una cantina. Anni di prove e lenta crescita e vinificazioni sperimentali, con accurate scelta dei legni, e infine nel 2006 il debutto sul mercato con la prima annata per entrambi i vini, La Pineta e Il Campanaio.

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Dieci anni di Pineta.
Da sempre 100% pinot nero vinificato in legno, e affinato per il 50% in legno nuovo e 50% usato, tranne il 2006 in cui era ovviamente 100% nuovo. Sempre rovere di Allier, tostatura media. Siamo su terreni perfetti per il pinot nero, forse in tutto il territorio di Castellina gli unici due ettari ricchissimi di calcare, con un clima molto particolare dovuto all’altitudine elevata (550 mt. slm) e al fatto che il vigneto è circondato da pini, da cui il nome. Da sempre in biologico, poi in biodinamica (non certificata): “per avere rispetto dalla vite occorre per prima rispettarla noi”, dice Alessandro.

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La Pineta IGT Toscana 2006. Ribes e resina, tannino e senape, piccante e sapido, bocca ancora succosa e pepata, vino un poco esile. 87

La Pineta IGT 2007. Spezie mirtilli, ribes rosso, macchia mediterranea e notevole tostatura, bel tannino e grinta, piacevolissimo. 90

La Pineta IGT 2008. Cupo e ombroso, frutto nero e non molto vivo, pepe e succo di ribes, tannino placido e scorrevole ma che non incanta. 86

La Pineta IGT 2009. Balsamico, vetiver, frutta rossa e spezia, musk. Bocca ricca ma non doma, discreta polpa. tannino vispo e carnoso. 89

La Pineta IGT 2010. Solare ed energico, denso e materico, susine e ribes, tannino rugoso ma ricco, finale lungo e fruttato, mediterraneo e saporito. 87

La Pineta IGT 2011. Polpa, spezia, frutta di bosco, non lievissimo perché calore e frutto sono piuttosto ingombranti e il tannino incide, ma non apre bene il sorso. 85

La Pineta IGT 2012. Eucalipto e alloro, frutta di bosco e salvia, poi amarena e cassis. Bocca fresca e allegra, finale lungo e con sfumature fumé. 90

La Pineta IGT 2013. Un equilibrio molto diverso e un piglio curioso e intenso, con levità che spezza la carnosità di frutto. Bocca agile, ficcante, e con maturità del frutto precisa e coinvolgente. 90

La Pineta IGT 2014. Fumé e tabacco ma sopratutto ribes rosso e mirtillo. Perde un poco in bocca dove il vino, a mezzo palato, si spoglia appena, chiude fine e speziato con pepe e salinità. 88

La Pineta IGT 2015. Cardamomo e ribes, fresco, croccante, saporito e con una spinta impressionante, classe e finezza. 92

Dieci anni di Il Campanaio
Ogni anno lo stesso uvaggio: 50% cabernet sauvignon e 50% merlot vinificati in legno. Poi 15 mesi in barrique, con circa il 70% di legno nuovo, Allier media tostatura. Siamo a 520 mt. slm, dal vigneto detto “Sodo del Campanaio”, un vecchio terreno della Curia con cui si retribuiva (appunto) il campanaio della Chiesa. Terra poco adatta a coltivazione, ma ideale con due pietre per la vite. Estensione di un ettaro e mezzo, produzione bassissima a 500 grammi per pianta. Tre o quattro vendemmie verdi, tantissime selezione.

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Il Campanaio Igt Toscana 2006. Polpa e intensità, ricchezza e gusto, sale e bella bocca fine e appuntita, con balsamico nel finale. 87

Il Campanaio Igt Toscana 2007. Un po’ di umami poi sottobosco e ribes nero, caramello e humus. Bocca con tannino fitto e ampio, un poco scontrosa ma ancora ben vitale. 85

Il Campanaio Igt Toscana 2008. Prugna, ribes e more molto ben definite, ampiezza e tostature nobili, bella lunghezza ed eleganza. 87

Il Campanaio Igt Toscana 2009. Polpa, sole, sottobosco e radici. Bocca agile, fine e distinta, beva agile e sorprendente, tannino fine. 88

Il Campanaio Igt Toscana 2010. Ampio e solenne, tanto succo e ribes nero, cassis e menta. Bocca misurata con ferro e lamponi, tannino teso, non risolutissimo. 85

Il Campanaio Igt Toscana 2011. Il primo decennio di produzione delle viti mostra già un piglio diverso, più elegante, maturo e con un tannino intrigante che spinge, disseta e rilancia il frutto con grazia e profondità. 88

Il Campanaio Igt Toscana 2012. Balsamico, salvia e mallo di noce, tostature e note vegetali divertenti, caramello e pepe, tannino che si sente, molto ricco, necessita ancora di bottiglia. 88+

Il Campanaio Igt Toscana 2013. Gessoso e particolare, sorprende per il frutto piazzato in primo piano. Anche in bocca il frutto prende il largo ad ampie falcate, e chiude decisamente maiuscolo e godereccio, grazie al tandem tannino-acidità. 89

Il Campanaio Igt Toscana 2014. Annata piccola ma vino affilato che si esalta davvero, lavanda ribes cannella e caffè e bocca tagliente, che diverte e spinge con sale e frutto, lampone, fragola e pepe amalgamati alla grande. 92

Il Campanaio Igt Toscana 2015. Un fruit bomb come te l’aspetti, vivido, netto, godurioso e salino. Bocca tumultuosa, saporita, essenziale, che punta all’essenza del piacere senza compromessi. Visciole, lamponi, prugna, senape, peperoncino habanero, cacao e note rinfrescanti di cardamomo, un vino maiuscolo che alza di parecchio l’asticella per quello che è lecito aspettarsi da questo vigneto. 93+

Nato forse come un divertissement, Podere Monastero si rivela con questi assaggi un’azienda con molte più ambizioni rispetto a come Alessandro Cellai l’ha sempre presentata. L’assaggio di due decenni di vini mostra qualche incertezza iniziale, e qualche peccato di gioventù nei vigneti, ma anche un’impressionante progressione qualitativa che fa intravedere un futuro molto interessante. Di certo i 2014 e i 2015, sia pure per motivi diversi, paiono i migliori vini mai prodotti e lasciano ben sperare per le prossime vendemmie, dove però saranno chiamati a confermare un percorso di crescita notevole e saranno costretti, prima a o poi, a gettare la maschera di vini fatti per distrarsi da altre occupazioni.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

1 Commento

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Roberto

circa 3 anni fa - Link

Gentile Signor Gori, seguo da tempo le Sue rubriche e la stimo moltissimo sia come degustatore che come critico. Premetto di essere stato invitato come Lei all'evento di Podere Monastero in quanto cliente dell'azienda sin dalla prima annata . Pur complimentandomi con Lei per il bellissimo articolo, mi trova in assoluto disaccordo sulla valutazione di alcune annate in particolare in merito alla 2010 e 2011. Entrambe le annate infatti , soprattutto con La Pineta si sono mostrate grandiose per eleganza ed equilibrio e tutta la sala unanime (ricca di esperti da tutto il Mondo) , ricorderà bene, ha tributato lo stesso mio commento. Mi lasci anche dire che, nonostante la gioventù del vigneto , anche le primissime annate erano assolutamente degne di nota. Ci tenevo infine a complimentarmi con Alessandro Cellai non solo per la straordinaria qualità dei suoi vini ma anche per aver organizzato questo evento in maniera impeccabile avendoci addirittura deliziati con 35 minuti di fuochi d'artificio che neppure a capodanno si vedono facilmente. Mai visto niente di simile in 18 anni di degustazioni in giro per l'Italia e oltre, anche in cantine super blasonate. Serata che conserverò a lungo nella mente.

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