Che mondo sarebbe senza trebbiano?

di Antonio Tomacelli

C’è un saporaccio amaro in questa dichiarazione di Piero Antinori per la rivista inglese Decanter che non riesco a decifrare. D’accordo con lei signor Antinori,  in Italia c’è qualche vigneto di troppo, ma perchè stigmatizzare il Trebbiano come vitigno “non molto interessante”? Conosco qualcuno che scambierebbe la moglie per un paio di bocce di Valentini e con il sangiovese si fa il vino da tavola ma, perdinci! anche tante doc. Di estirpare addirittura un terzo dei vigneti solo perchè non si chiamano Brunello poi, non se ne parla proprio: il popolo, signor conte, vuole Tavernello e le sue brioche costano troppo (cit.).

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi e Stefano Caffarri il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

36 Commenti

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gianpaolo

circa 11 anni fa - Link

Il Trebbiano di Valentini non è esattamente lo stesso vitigno a cui si riferisce Antinori. Il Trebbiano toscano è quello con il quale per intenderci viene fatto il Galestro,e ti posso assicurare che è un uva che ha tante qualità, ma farci dei vini buoni è un po' difficile. Diciamo che io devo ancora assaggiare un Trebbiano toscano, fatto col Trebbiano e basta, che sia buono. Valentini, e qui chiedo lumi ai piu' esperti, mi si dice usi una varietà che si chiama Bombino bianco.

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Antonio Tomacelli

circa 11 anni fa - Link

Il bombino bianco che io sappia è un vitigno a sé stante, che usiamo come bianco d'elezione nel nord della Puglia. Antinori comunque si riferisce al Trebbiano in generale e non a quello toscano, in questo l'intervista è sufficentemente chiara

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gianpaolo

circa 11 anni fa - Link

Sono quasi certamente sicuro che Antinori non si riferisca al Trebbiano d'Abruzzo (che io trovo ripetutamente riferito come Bombino bianco nel caso di Valentini), ma a quelle ettarate di Trebbiano comune che ancora sono presenti in Toscana e credo anche in Umbria che effettivamente non sono adatte a vini di qualita'. In effetti se ci pensi in Francia ci fanno il Cognac con il Trebbiano.

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Armando Castagno

circa 11 anni fa - Link

Edoardo Valentini ha sempre recisamente negato che il suo Trebbiano "d'Abruzzo" (così lo chiamava, parlando proprio della cultivar) fosse da confondere con il Bombino Bianco. Just my 3 cents.

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Pierpaolo

circa 11 anni fa - Link

Si tratta di un vecchio errore della legge del 1992 istituente la D.o.c. che dice (non mi pare l'abbiano mai corretto): "Il vino “Trebbiano d’Abruzzo” deve essere ottenuto dalle uve provenienti da vigneti composti dai vitigni Trebbiano d’Abruzzo (Bombino bianco) e/o Trebbiano toscano". Gli studi, specie quelli del Prof. Odoardi, hanno escluso che i due vitigni siano la stessa. Il trebbiano d'Abruzzo probabilmente è una mutazione del trebbiano toscano e non ha nulla del bombino bianco.

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Francesco Fabbretti

circa 11 anni fa - Link

Armando non fare il modesto (tu e i tuoi 3 cents)! Siccome non sei certo tipo da prender lucciole per lanterne, e siccome l'articolo 2 comma 1 del disciplinare della DOC Trebbiano d'Abruzzo recita testualmente "(1) Nomi imprecisi: «Bombino bianco» è il nome esatto del vitigno. riconosciuto dal Regol. n.3 800/81, mentre «Trebbiano d’Abruzzo» non è né un sinonimo riconosciuto dal Regol. n.3 201/90, né un nome di vitigno.", a questo punto sarei curioso di un tuo parere su cosa significasserole parole di Valentini, per l'appunto.

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Pierpaolo

circa 11 anni fa - Link

Il disciplinare del Trebbiano d'Abruzzo del 1992 da me citato è stato cambiato (e per inciso non ha mai riportato quanto scritto "testualmente" da Fabbretti). Il nuovo disciplinare del Dicembre 2009 ha provveduto a sanare il vecchio errore scrivendo: "I vini a denominazione di origine controllata "Trebbiano d'Abruzzo", devono essere ottenuti dalle uve provenienti da vigneti che nell'ambito aziendale risultano composti dai vitigni Trebbiano abruzzese e/o Bombino bianco e/o Trebbiano toscano almeno all'85% [..]" Mi par chiaro che si è provveduto a dar atto che il trebbiano d'Abruzzo sia un vitigno a sé stante mentre per 17 anno lo stesso disciplinare ha indotto all'errore.

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Francesco Fabbretti

circa 11 anni fa - Link

http://www.lattanzivini.it/disciplinare_Trebbiano.htm prima di ironizzare su quello che qualcuno scrive starei attento a essermi documentato meglio ...

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gp

circa 11 anni fa - Link

Quello che cita Fabbretti è il disciplinare prima della revisione del 2009. Quello nuovo, all'Art. 2. – Base ampelografica - parla di "vitigni Trebbiano abruzzese e/o Bombino bianco e/o Trebbiano toscano", come ha rilevato Pierpaolo.

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Pierpaolo

circa 11 anni fa - Link

Fabbretti, prima di fare il "piccato" per esser stato ripreso dovresti veramente documentarti meglio. Quella nota citata da te esiste solo il testo immesso in rete da questo "lattanzi vini". In tutti i testi (e ce ne sono molti, alcuni originali. Basta cliccare una volta di più anziché fermarsi al primo sito utile) che riportano esattamente la legge quella nota non compare mai.

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Francesco Fabbretti

circa 11 anni fa - Link

Pierpà, ma davvero scambi l'ironia con il sentirsi piccato. Ma daaaaaaaaaaaaaaaaaaai. Secondo te non ho cercato bene prima di citare? fino a prova contraria sei tu che hai smentito seccamente le mie affermazioni che, più che affermare, chiedevano, per l'appunto, lumi in materia. Insomma se ti piace cantatela e suonatela pure.... no nchiedermi di ballare però ;-) @Gp grazie per l'informazione su studi di cui non ero a conoscenza e che mi riprometterò di approfondire

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Pierpaolo

circa 11 anni fa - Link

Francé, l'ironia io non l'ho colta. Problema mio, ne convengo. Con buona pace del bombino bianco e del cambio del disciplinare del Trebbiano. ;-)

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Armando Castagno

circa 11 anni fa - Link

Giovanni Dubini invece in Umbria ci fa un Orvieto, anzi due, Terre Vineate e Campo del Guardiano, che sono buonissimi da giovani, sorprendenti a dieci anni e grandi a venti.

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gp

circa 11 anni fa - Link

Attenzione, l'Orvieto non è mai stato Trebbiano Toscano (localmente: procanico) in purezza, ma uno degli uvaggi bianchi storici centro-italiani a base Trebbiano (40-60%, se non sbaglio), da integrare con Malvasia (20-30%), Verdello (15-25%) ecc. Negli esemplari migliori, questi uvaggi sono una buona illustrazione del caso in cui "l'intero è maggiore della somma delle parti", grazie al gioco di squadra dei diversi vitigni. Il Trebbiano ha rischiato di perdere la sua "partecipazione di maggioranza" nell'Orvieto in seguito alla riforma del disciplinare del 2003, quando è stato ridotto al (20-40%) e quindi raggiunto o sorpassato dal Grechetto (minimo 40%), e addirittura dagli altri vitigni bianchi (massimo 40%). E' invece notizia freschissima (agosto 2010) una ulteriore modifica del disciplinare, in base a cui si parla di "Trebbiano Toscano (Procanico) e Grechetto minimo 60%", consentendo un fai-da-te che finirà di distruggere l'identità della denominazione: avremo uno accanto all'altro sullo scaffale Orvieto senza un goccio di Trebbiano (Grechetto) e Orvieto da Trebbiano (Grechetto) in purezza, oltre alle infinite ipotesi intermedie, magari internazionalizzate con un robusto 40% di Chardonnay o di Sauvignon... L'unica cosa positiva di questo cambiamento è che i buoni bianchi di Dubini-Il Palazzone potranno restare quelli che erano, con la "partecipazione di maggioranza" tradizionalmente affidata al Trebbiano e i vitigni internazionali fuori dalla porta.

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gp

circa 11 anni fa - Link

PS A proposito di Antinori, come esempio di Orvieto in stile "Grechetto internazionalizzato" si può leggere sul sito aziendale la composizione dell'ultima annata del loro "San Giovanni della sala": 50% Grechetto, 25% Procanico, 25% Pinot Bianco, Viognier, Riesling. Un bel cocktail, nevvero?

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cristiano

circa 11 anni fa - Link

Completamente d'accordo con l'affermazione di Piero Antinori. Il Trebbiano è stato considerato, e a buon ragione, unicamente un "riempitivo" negli uvaggi in primis per il Chianti. Comunque il Ricasoli non lo raccomandò a differenza di quello che si dice per i "vini a pronta beva" ma raccomandava l'uso della Malvasia. Il Trebbiano, se lasciato produrre, come è portato a fare, da quantità "industriali"di uva, anche 200q/li ad ettaro in pianura ! Riducendo le rese è possibile fare del Vin Santo e forse un buon Galestro (stile anni 80) ma definire il Trebbiano come "non molto interessante" mi pare francamente un "understatement".

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Les Caves de Pyrene

circa 11 anni fa - Link

Ciao Cristiano , hai mai provato le vecchie annate di Castell'in Villa?? Beh , lì c'era del Trebbiano ed a decenni di distanza il vino è semplicemente favoloso...

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Cristiano

circa 11 anni fa - Link

Dire che Castell'in Villa fa dei Chianti Classico splendidi (e che apprezzo)è un conto, ma dire che sono buoni grazie al trebbiano dell'uvaggio mi parrebbe un po' azzardato. Certo il trebbiano in uvaggio può essere utile, come apportatore di acidità, ma in purezza, salvo casi particolari di vendemmie tardive di uve botritizzate, mi pare non sia un granchè...

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Les Caves de Pyrene

circa 11 anni fa - Link

Scusa Roberto , ho frainteso:"Il Trebbiano è stato considerato, e a buon ragione, unicamente un “riempitivo” negli uvaggi in primis per il Chianti." intendendo la frase in maniera "dispreggiativa"... Ce ne fossero di Chianti come quelli di Castell'in Villa ; )

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nicola a.

circa 11 anni fa - Link

Nessuno sparerebbe sul trebbiano di Valentini, credo. Se c'è qualcosa di amaro e molto del trebbiano.

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kenray

circa 11 anni fa - Link

antinori eno-xenofofo? vuole una specie di pulizia etnica del nostro vitigno poco pregiato? mmm..la cosa...puzza.. io rilancio. andare in australia e bruciare con il napalm tutto quello che finisce nelle bottiglie yellow tail meglio un trebbiano anche appena potabile che un vino australiano di siffatta stoffa avariata. amen

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Danilo Ingannamorte

circa 11 anni fa - Link

Se Mr Antinori si riferisce a tutti quegli ettari ad alta produttività dai quali si ricavano not very interesting wines, mi sembra che il problema coinvolga tanti altri vitigni e tante altre zone d'Italia. Per me comunque sono molto più interessanti i Lugana di pianura da trebbiano dei vari chardonnay toscani davvero molto poco interesting!

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Michele Braganti

circa 11 anni fa - Link

mah..io non sono daccordo....il trebbiano e' un gran bel vitigno solo che ci vuole il manico e il territorio vocato.....capezzana fa un ottimo trebbiano nonostante ci sia chioccioli dietro, a me piace molto e lo consiglio vivamente.....oddio che sto dicendo.....andrea gori esci da questo corpo!....;-)

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Francesco Fabbretti

circa 11 anni fa - Link

Trebbiano, da "Trebularum" ovvero "vino della Trebula", che per gli antichi romani era la casa del contadino. Sotto questo nome si definivano le varie tipologie di vitigni che crescevano senza tropp difficoltà e che il contadino vendemmiava per ottenere il suo umile vino. Anche se non come "malvasia" il trebbiano in sè, a quanto mi è dato di sapere, non esiste. Esistono, ad oggi due fenotipi comunemente riconosciuti come trebbiano toscano e abruzzese. Quest'ultimo è anche noto come trabbiano verde, o bombino o buonvino. Per quanto riguarda il toscano devo ammettere che non ho mai avuto occasione di aasaggiare vini degni di menzione da esso ottenuti. Quanto all'abruzzese non posso nascondere di avere un debole talmente radicato da spingermi a dire che, se lavorato con estrema attenzione, è un vino in grado di sarla in barba ai vari sciardonè e sovignòn. Valentini e Pepe credo che abbiano tracciaot la strada; aggiungo il tebbiano "vigna capestrana" di Valle Reale che ho trovato davvero vibrante l'anno scorso e sto attendendo al varco quest'anno: bassa gradazione, acidità, polpa, eleganza decisamente superiori a molti chablis blasonati degustati

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Francesco Fabbretti

circa 11 anni fa - Link

recte: "Vigna di Capestrano"

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Nelle Nuvole

circa 11 anni fa - Link

A me non é piaciuto il tono dell'intervista in generale, priprio per niente. Il Marchese Piero Antinori é una persona garbata, molto intelligente e si merita senz'altro di stare nell'Olimpo dei grandi, enoicamente parlando. Però con l'età divento sempre più insofferente nei confronti di chi, dall'alto delle proprie piramidi, sentenzia con frasi ad effetto la scoperta dell'acqua calda. Varrebbe la pena di chiedergli più dettagli sulle vendite del suo "Capsula Viola" ex Galestro o dei vini dell'azienda Tormaresca in Puglia. Tutta l'intervista mi sembra aria strafritta e non mi é piaciuto l'atteggiamento commiserevole nei confronti dei piccoli produttori che meglio farebbero a espiantare e cuccarsi qualche contributo invece di insistere con la produzione di vini che poi non sanno commercializzare, non avendo i potenzi mezzi di marketing della famiglia Antinori.

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gianpaolo

circa 11 anni fa - Link

si vabbe', pero' guardiamo anche alla sostanza della sua affermazione: non ci viene il vino buono col trebbiano toscano. Sempre pronto a ricredermi, pero' mi piacerebbe verderlo vinificato e poi assaggiarlo.

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Andrea Gori

circa 11 anni fa - Link

Gli unici toscani degni di menzione credo siano il Trebbiano di Fattoria di Bacchereto http://www.velier.it/Catalogo/index_categorie?id_prod=737 e il Trebbiano di Capezzana, guarda caso due vini che nascono a 500 metri di distanza in linea d'aria più o meno http://www.capezzana.it/ita/s_treb.html

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Simone e Zeta

circa 11 anni fa - Link

Credo che cmq tra i due vi siano differenze abissali. Uno destinato ad essere un buon vino, merita aspettare l'apertura della bottiglia, l'altro da bere al volo e fin troppo artificioso.

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Fabio Cagnetti

circa 11 anni fa - Link

Antinori non ha tutti i torti. Lasciamo perdere le eccezioni, come il Trebbiano d'Abruzzo del Maestro o quello spoletino di Paolo Bea. La verità è che ci sono immense distese di trebbiano che danno vini prossimi all'inodore-incolore-insapore, e spesso -fenomeno particolarmente evidente nel Lazio- sono state espiantate più interessanti varietà autoctone per fare spazio al più produttivo e redditizio Trebbiano (nonché alla Malvasia di Candia), un danno al patrimonio ampelologico regionale i cui effetti perdurano.

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antonio boco

circa 11 anni fa - Link

Il tema aveva incuriosito anche me. Ovviamente, come sono solito fare, non ero giunto a nessuna conclusione sensata... Comunque, queste erano le elucubrazioni: www.tipicamente.it/index.php/la-rivincita-del-trebbiano/ www.tipicamente.it/index.php/adarmando-tabarrini-ovvero-del-trebbiano-spoletino/

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corrado dottori

circa 11 anni fa - Link

Discussione interessante. L'uscita di Antinori mi ricorda un pò quella di Rivella sul Sangiovese (che non sarebbe in grado - da solo - di produrre grandi vini). Non a caso parliamo di un altro vitigno del Centro Italia in grado contemporaneamente di produrre vino in cartone o grandi vini. Da produttore, anche di Trebbiano, devo dire che ultimamente trovo grandi soddisfazioni nel vinificarlo: è meno banale di quel che possa sembrare. Essendo assolutamente non aromatico necessita per dire qualcosa di terroir importanti, meglio se alti, di vigne vecchie, di terziarizzazioni (lunghi affinamenti e/o macerazioni e/o ossidazioni). Alcune precisazioni: 1) Dire che il Trebbiano sarebbe un vitigno da espiantare perché in Francia ci fanno il Cognac è banale. E' lapalissiano che avendo a disposizione Chardonnay e Sauvignon nei loro territori originari e più vocati lo spazio di mercato per l'Ugny Blanc si riduca allo zero. 2) Il problema della Toscana non è tanto nel Trebbiano in sé ma nel fatto che, salvo piccole aree, la Toscana non è area da grandi bianchi. Ovvio dunque che non si possa parlare di grandi Trebbiano. Questo al di là dei milioni di cloni diversi...

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Mirco Mariotti

circa 11 anni fa - Link

D'accordissimo Corrado, per l'esperienza che sto facendo sul Trebbiano, avrei pensato la stessa cosa. A mio modesto avviso in Italia è l'altitudine e l'esposizione che fanno la differenza per i vini che si ottengono da queste uve. E poi voglio dire, ben venga se sono pochi i terroir che possono dare grandi Trebbiani, o no? Complimenti per il vostro Verdicchio. Mirco

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Francesco Fabbretti

circa 11 anni fa - Link

se il Marchese cominciare ad espiantare il "suo" trebbiano già si darebbe una bella sfoltita... potrebbe cominciare dando il buon esempio :-) A mio avviso il trebiano verde è un'uva dalle potenzialità inaudite. Varrebbe la pena davvero tentare questa strada cercando di ottenere le note quasi citine con sottofondo di agrumi più in frutto cercando al contempo di limitare le morbidezze che spesso eccedono nei vini ottenuti con rese per ettaro basse. Sarei davvero curioso di assaggiare il risultato di un a coltivazione in terreno kimmeridgiano. Credo ne verrebbero fuori delle belle (meglio non dirlo ai cugini d'oltralpe che sarebber capaci di provarci e sbeffeggiarci per secoli)

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alessandro bocchetti

circa 11 anni fa - Link

mah, come mai mi è sfuggita questa discussione... ;-) giusto per aiutare a fare chiarezza: chiarissima la definizione di trebolarum... l'uva intorno a casa. Il trebbiano in Abruzzo era una vigna mista, un poco come il chianti, la composizione cambiava a seconda dei territori abruzzesi. Trebbiano abruzzese, pecorino, montonico, passerina, cococciola, malvasia (in alcune zone), bombino (per citare i primi), ancora è così, nelle colline teramane per esempio regna la passerina nel trebbiano. Il trebbiano di Valentini è sicuramente un uva a se, basta vedere il grappolo spargolo e piccolino che nulla ha a che vedere con il grappolone toscano, in realtà questa tipologia di Trebbiano resiste in alcuni cru abruzzesi, la grande mutazione e il dilagare del trebbiano toscano è figlia degli anni 70 e della viticoltura industriale, quest'uva infatti era molto più produttiva e robusta, con i suoi bei grappoloni giganti, il trebbiano era un vino da "battaglia" da poche lire, buono per accompagnare grigliate di pesce e spesso da mischiare con la gazzosa, quindi molti viticoltori si sono buttati su questo clone. Cmq negli ultimi anni in Abruzzo il trebbiano sta diventando un vino assai interessante, in molti seguendo l'esempio di Valentini hanno iniziato a fare vini più ambiziosi, oltre ai citati Pepe, Capestrano (la versione di quest'anno è spaziale), aggiungerei il magistrale Castello di Semivicoli, il trebbiano di Tiberio, il San Michele di Centorame nelle colline teramane, ma soprattutto i trebbiano che sta facendo Barba, sono vini ambiziosi e piacevolissimi figli di una interpretazione personale di tecniche tradizionali e di una lettura interessantissima di questo vitigno. Insomma il trebbiano può essere un grande vino, basta rispettarlo e non conciarlo troppo visto la sua aromaticità relativa subisce gli aromi di lieviti esuberanti, di concentrazioni eccessive e di legni coprenti... Se lo si interpreta bene può dare bellissime emozioni, fatte di note nocciolate e tostate, di interessanti acidità e di intriganti profumi minerali: mi dispiace per Antinori, ma nei prossimi anni sentiremo parlare assai di trebbiano! ;-) Ciao A

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