Un’idea diversa di Barolo: Tre Tine di Beppe Rinaldi

Un’idea diversa di Barolo: Tre Tine di Beppe Rinaldi

di Daniel Barbagallo

“Ragazzi, ditemi un po’: cosa ne pensate della deriva berlusconiana di questo Paese?” Non fraintendete, non mi sono svegliato credendo di essere un giornalista de Il Fatto Quotidiano, questa è la domanda a bruciapelo che mi ha fatto una persona, che ricordo con simpatia e affetto, il giorno in cui sono andato a trovarla in cantina.

La persona in questione, che sarebbe più adeguato definire “personaggio”, è Beppe Rinaldi. Con lui condividevo amicizie comuni e ho avuto occasione di conoscerlo a un evento organizzato vicino casa mia: parlando un po’, sono riuscito a strappargli un appuntamento, e un mese dopo mi sono diretto verso quel luogo incantato che sono le Langhe.

Arrivai con due amici al seguito per le dieci del mattino, lui tardó una mezz’ora abbondante perché era in campagna. Un veloce saluto e ci fece accomodare. ”Scusatemi tanto ma io ho un piccolo problema, devo per forza fare un salto in Posta. Facciamo una bella cosa…”, disse prendendo da uno scaffale tre bicchieri e una bottiglia di Barolo Chinato, “…fatevi un goccio, io arrivo subito!”.

Difficile non rimanere affascinati di fronte a un pezzo di storia del vino che ti fa entrare e ti lascia mezz’ora nella saletta da solo in compagnia di una bottiglia. Ed eccoci alla fatidica domanda che ci rivolse appena rientrato. Conoscendo il Rinaldi-pensiero, me ne uscii dicendo “ Beppe, noi siamo di Modena…“, lasciando intendere che provenivamo da una Regione in larga misura non proprio allineata alle idee del Cavaliere, glissando ovviamente sulle preferenze personali, che a lui per primo non interessavano granché: fu semplicemente una simpatica provocazione che si concluse con un mezzo sorriso compiaciuto da parte sua. Le due ore che passai con lui le ricordo piene di storia, di racconti e della sua idea di vino.

Lasciò pochissimo spazio ai tecnicismi, quel minimo indispensabile per soddisfare la curiosità del mio amico cantiniere che era con noi e che chiedeva lumi cercando il confronto. Tra un pensiero e l’altro faceva pause interminabili alternate a sguardi che parlavano. Il difficile era capire quando era il tuo turno di intervenire, e io scelsi di farlo il meno possibile, lasciandolo libero di colorare quel momento. Passammo agli assaggi, e ciò che mi stupì di più fu trovare la stessa mano e la stessa cura nei vini indipendentemente dal loro blasone. Lui credeva nel vino “ vero” che si deve fare come si è sempre fatto. Rimane nitido e scolpito nella mia mente un assaggio di Brunate Le Coste che è senza ombra di dubbio il più buon assaggio da botte che abbia mai fatto in vita mia.

Ogni volta che bevo una sua bottiglia rivedo il film di quella giornata, ma come per ogni grande film guardato mille volte, a ogni visione/bottiglia vengo colpito da un dettaglio diverso. Oggi ricordo una cosa in particolare: secondo lui era il caso di ripensare un po’ le cose perché, con il cambiamento climatico e le vendemmie sempre più anticipate, quelli che trent’anni fa erano i terreni meglio esposti forse ora sono “troppo” esposti. E c’è troppo nebbiolo dove prima non c’era. Ecco forse perché si trovano tanti vini scarsi in giro.

Adesso nel calice ho il Tre Tine 2010, una miscela di Cannubi e Ravera, un vino che racconta tutto quello che può raccontare un grande Barolo con il linguaggio della semplicità. Non un vino semplice, tutt’altro, un vino talmente ricco di sfumature, oggi molto aperto (a differenza dell’ultima bottiglia bevuta), che ti porta direttamente alla sua essenza. Smalto e solventi all’apertura, terroso, con sentori di china e rabarbaro, il frutto che esce lentamente cercando di addolcire un quadro incazzoso. Radici e fogliame, una punta mentolato-balsamica, chiodi di garofano e cacao amaro.

Che complessità e che profondità, non staccheresti più il naso! In bocca si presenta più teso di quanto mi aspettassi, con una parte tannica che ben bilancia la materia. Ha pressione, dinamismo e calore. Fresco nella beva con una chiusura magistrale sul finale, dove tutti gli elementi trovano il loro posto. Ritorno di erbe officinali dopo la deglutizione. Lungo e vibrante, difficile se non impossibile resistergli Ha molta vita davanti ma se volete rendere omaggio ad un grandissimo e sincero vignaiolo dovete sapere che i vini pronti gli creavano una sorta di malinconia . quindi non aspettate troppo

Come vedi caro Beppe ho fatto tesoro del tuo consiglio e non ho voluto correre il rischio. Per la prossima boccia però aspetto ancora qualche anno.

Perfetto da abbinare ai pensieri stanchi di un giorno qualunque, per ricordarci che un momento di bellezza è il più grande regalo che possiamo farci.

avatar

Daniel Barbagallo

Classe 1972, di Modena imprenditore nel tessile. Padre siciliano, madre modenese, sono nato in Svizzera. Adoro la Borgogna, venero Bordeaux e il mio cane si chiama Barolo. Non potrei mai vivere senza Lambrusco. Prima di dire cosa penso di un vino, mi chiedo cosa pensi lui di me Ho sempre sete di bellezza

22 Commenti

avatar

Federico

circa 7 mesi fa - Link

Uno dei grandi poteri del vino... Far viaggiare, in questo caso ricordare(un'esperienza), senza muoversi. Bell'articolo!

Rispondi
avatar

Daniel

circa 7 mesi fa - Link

Grazie mille Federico .

Rispondi
avatar

Luca Miraglia

circa 7 mesi fa - Link

I grandi "personaggi" del vino assomigliano alle loro creature (e/o viceversa), ma questo, per la mia esperienza, è più vero in Langa, terra di personaggi e vini multiformi e diversissimi tra loro. Essendo il tuo pezzo incentrato su Beppe "citrico" Rinaldi, mi torna in mente il lontano 2007, una delle prime edizioni di ViniVeri, vignaioli e visitatori guardati di traverso dai "fighetti" diretti al Vinitaly... Uno accanto all'altro, Beppe Rinaldi e Baldo Cappellano: due fra i massimi interpreti del Barolo, due tipologie di vino agli antipodi (dalla stessa materia prima!) che rispecchiavano i loro caratteri ed anche il modo di porgere e parlare. Emozionanti in egual misura. Indimenticabili e non dimenticati...

Rispondi
avatar

Giacomo

circa 7 mesi fa - Link

Rinaldi e Cappellano erano seta in una langa che abbonda di griffes che sono mistoterital...

Rispondi
avatar

Sancho P

circa 7 mesi fa - Link

Ciao Daniel, premesso che alcune vecchie annate del Cannubi San Lorenzo Ravera, rimangono tra i migliori vini che io abbia mai bevuto, il profumatissimo e leggiadro 2001 su tutti, vorrei chiederti se hai trovato una volatile appena sopra le righe nel vino che hai bevuto. Dalla descrizione non sembrerebbe, anche se le note di solventi e di smalto in un Barolo non mi attraggono. Comunque, bottiglia non da tutti i giorni.

Rispondi
avatar

Daniel

circa 7 mesi fa - Link

Ciao, guarda questa bottiglia era veramente in stato di grazia, no, non l’ho riscontrata. L’ultima bevuta era un po’ più scomposta e chiusa, ma è il bello del vino.

Rispondi
avatar

Sancho P

circa 7 mesi fa - Link

Qualche anno che non lo bevo, causa i prezzi attualmente imbarazzanti e poco in sintonia con la filosofia ed il pensiero di Beppe Rinaldi. Lo ricordo a Roma ad una delle prime iniziative organizzate da Tiziana Gallo al Colombus. 13 o 14 anni fa. Gilet rosso, viso imbronciato, un vino di Dario Princic nel bicchiere. Bei tempi. Anche a me è capitato di stappare qualche bottiglia, diciamo così " interlocutoria" ma quando trovavi un suo Barolo in "stato di grazia" non c'era partita. Lo stesso dicasi per i Gabutti vinificati da Baldo Cappellano. I suoi 99, 00, 01, inarrivabili.

Rispondi
avatar

vinogodi

circa 7 mesi fa - Link

...anch'io ho avuto la fortuna di conoscerlo personalmente , fra salami d'amblé e il fumo del sigaro (toscanello) immancabile che stazionava a mezz'aria in cantina . Citrico , con Teboaldo e Bartolo, componevano un trio inimitabile. Tra l'altro la nuova generazione sembra abbia "buttato bene" per tutte e tre le famiglie , con grande gioia di noi appassionati ...

Rispondi
avatar

Daniel

circa 7 mesi fa - Link

Direi proprio che hai detto una grande verità queste perle delle Langhe non potevano finire in mani migliori.

Rispondi
avatar

Lanegano

circa 7 mesi fa - Link

Probabilmente è casualità o semplice malasorte, però qualche boccia 'storta', soprattutto nebbiolo e dolcetto, con Rinaldi mi è capitata, mentre Cappellano mai, dico MAI meno che perfetto. Pari qualità ed emozioni quando sono entrambi in stato di grazia ma nella mia parziale esperienza maggior precisione e costanza da parte di Baldo e Augusto. Parlando di eccellenze e col dovuto rispetto, ovviamente...

Rispondi
avatar

Sancho P

circa 7 mesi fa - Link

Io Ricordo un Piè Franco 99' strepitoso per definizione, intensità ed espressività, qualche bottiglia in difficoltà con la 2003 e la 2004. Rupestris, per me 00' e 01' capolavori assoluti, molto meno la 2006, con qualche nota di stallatico che a me non piace sentire nei Barolo, ma a Baldo piaceva. Le annate più recenti complice l'impennata dei prezzi, non ho avuto il piacere di berle. Gabutti, cru di cui si parla poco, regala tra i vini più eleganti del comprensorio di Serralunga. Su Rinaldi, senza nulla togliere all'ottimo lavoro delle nuove generazioni, preferisco i vini del papà a quelli delle bravissime figlie.

Rispondi
avatar

Simome

circa 7 mesi fa - Link

Buonasera, Articolo molto bello, soprattutto perché attraverso una bottiglia di vino e il suo assaggio si può ricordare un personaggio che ha lasciato una memoria indelebile. La cosa che più mi fa pensare è che i vini di Rinaldi riescono ancora a sconvolgere chi li assaggia e far scoppiare una bomba di emozioni e domande sul proprio gusto e sui propri limiti. Siamo oggi arrivati al punto che chi va alla ricerca di vini se ha assaggiato I SUOI Nebbiolo o Barolo avrà per forza indelebile la schiettezza del grande produttore e la naturalità di un vino che sempre rispecchiava il lavoro dell uomo che viveva tutt uno con la sua pianta e quindi credo che l importante è capire come ascoltare un ricordo che si trasmette vivo in una bottiglia, per poter un giorno avere una risposta.

Rispondi
avatar

Sancho P

circa 7 mesi fa - Link

Purtroppo però, tutto ciò è sottoposto alla mediazione di un mercato, che ha reso questi vini inaccessibili a quella parte di popolazione (la stragrande maggioranza) a cui tenevano uomini del calibro di Rinaldi, Mascarello e Cappellano. È una contraddizione non superabile. Fino a qualche anno fa, i Barolo di questi produttori costavano 40 euro sullo scaffale. Quello di Bartolo Mascarello,un pelino in più. Lui amava sottolineare che anche un operaio ogni tanto, poteva permettersi di mettere il suo Barolo in tavola. Oggi non è più così. Questi vini, oramai introvabili sugli scaffali delle enoteche, finiscono nelle mani dei soliti rivenditori online, che li offrono a prezzi che farebbero arrossire coloro che li hanno resi celebri.

Rispondi
avatar

Alvaro pavan

circa 7 mesi fa - Link

Smalto e solventi sono il risultato dell'acetato di etile, una modificazione dell'acido acetico, quindi, a spanne e per deduzione, visto che non ho la prova d'assaggio, il vino in questione di volatile ne aveva eccome... poi sicuramente sarà buono...

Rispondi
avatar

Giovanni

circa 7 mesi fa - Link

Anche il brett fa anche acido acetico oltre che 4etilfenoli e guaiacolo

Rispondi
avatar

josè pellegrini

circa 7 mesi fa - Link

Magica Langa .con i suoi mitici personaggi. Teobaldo Cappellano e il suo BaoloChinato. Una gioia conoscerlo insieme a altri artisti e protagonisti di un mondo particolare . Fra sorrisi e emozioni, caro Daniel è bello leggerti.

Rispondi
avatar

Daniel

circa 7 mesi fa - Link

Grazie mille Josè

Rispondi
avatar

A.C.

circa 7 mesi fa - Link

Franco Ziliani, a quanto leggo, sempre con i toni e i modi che lo caratterizzano, non ha apprezzato l'articolo.

Rispondi
avatar

Andrea Gori

circa 7 mesi fa - Link

Questa mi pare una bella medaglia per l'autore del pezzo! Tra l'altro per essere un pezzo uscito su un sito che a detta sua non legge mai davvero incredibili i suoi poteri di scriverci un articolo

Rispondi
avatar

Gaetano

circa 7 mesi fa - Link

Ma come! Quando ho nominato io l'innominabile, e a buona ragione, mi avete intercettato e sottoposto a censura…… Invece A.C. niente!!

Rispondi
avatar

Carlo Raimondi

circa 7 mesi fa - Link

innominabile chi ha il torto di scrivere quello che voi non scrivereste mai perché non avete un centesimo della sua onestà e del suo coraggio?

Rispondi
avatar

Aurora

circa 7 mesi fa - Link

Ciao Carlo, Posso chiederti cosa scrisse il Signore di cui sopra, quando nel Settembre 2018, Beppe Rinaldi mandò il Suo ultimo articolo testamento al Corriere della Sera? Che commenti fece?

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.