Storie acide: io col Beaujolais di Metras ho chiuso

Storie acide: io col Beaujolais di Metras ho chiuso

di Lisa Foletti

Yvonn Métras è una specie di guru del vino naturale, in Beaujolais. Tipo Lapierre e Foillard, per intenderci. Certo, essere un guru in Beaujolais non è come esserlo in Borgogna o in Champagne, comunque ha il suo peso.

Produce Fleurie, ma anche Moulin-à-Vent, gamay, insomma, in alcune tra le zone più vocate.

E Yvonn Métras è uno che divide (mi viene in mente il Sorrentino de La Grande Bellezza, che ho visto di recente): ci sono gli innamorati, veri e propri fans, e chi non riesce proprio a farselo entrare nel cuore, o addirittura lo schifa.

Mi sono fatta persuasa, come dice Montalbano, che il limite stia in un’artigianalità che non sempre salvaguarda la piacevolezza.

Sono vini spesso rustici, in cui può capitare (non sempre, sia chiaro) che l’integrità del frutto sia offuscata da una volatile altissima o da un eccesso di riduzione, ma anche da un’allure poco fine.

Nella mia piccola verticale – 2017, 2018 e 2019 – del suo Fleurie, la 2017 (che avevo già assaggiato tempo fa, con gli stessi esiti) mi ha fatto tanta rabbia perché lo splendido naso, prorompente e complesso, non ha trovato nel sorso un valido alleato per via di un’acetica che, anche a distanza di tempo, è rimasta lì in fondo alla lingua come un rammarico.

Versata la 2018 nel calice, il naso è stato aggredito da una marcata riduzione, che per fortuna ha abbandonato il calice con l’ossigenazione, e ha rivelato un vino di notevole equilibrio e coerenza, succoso e lungo, con una bella profondità.

Poi è arrivata la 2019, annata non felice, che infatti ha confermato le aspettative, rivelando un naso piuttosto semplice e un sorso senza nervo, appesantito dall’alcol e da un frutto troppo maturo.

Con il Beaujolais 2018 e il Moulin-à-vent  2019, bevuti qualche giorno dopo, può dirsi conclusa la mia esperienza con i vini di Métras. Eh, sì, perché dopo 7 bottiglie assaggiate (diverse annate e diverse denominazioni), direi che posso metterci la classica pietra sopra, rifiuto l’accanimento terapeutico.

Anche in questi due ultimi assaggi, i vini erano piuttosto scomposti e inficiati da un’acetica davvero invadente, soprattutto il Beaujolais.

Mentre nel Moulin-à-Vent, col passare del tempo, riusciva a farsi largo un po’ di frutto e di agrume, una speziatura, un accenno vegetale di erbe aromatiche, nel Beaujolais era quasi impossibile trovare una quadra, anche a distanza di ore.

Naso e bocca a braccetto ma, a mio avviso, nella direzione sbagliata. Io e Métras non ci amiamo, mi pare chiaro.

Mi chiedo se i suoi estimatori siano realmente conquistati dai suoi vini, o piuttosto subiscano il fascino di un vignaiolo che ha scelto di fare prodotti artigianali senza compromessi in una zona mediamente segnata da uno stile ammiccante e uniformato, tutto improntato sul frutto, orientato a dare vini facili, golosi e di pronta beva. Non sarebbe certo il primo caso, né l’ultimo. A volte è così, con il vino: non esistono solo valutazioni oggettive, esistono anche le scelte di cuore, quelle di viscere e quelle ideologiche. Basterebbe solo riuscire a riconoscere dove pende l’ago della bilancia, quando si approccia (e magari si racconta) un vino.

Nel dubbio, io d’ora in poi berrò altro.

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Lisa Foletti

Classe 1978, ingegnere civile, teatrante, musicista e ballerina di tango, si avvicina al mondo del vino da adulta, per pura passione. Dopo il diploma da sommelier, entusiasmo e curiosità per l’enogastronomia iniziano a tirarla per il bavero della giacca, portandola ad accettare la proposta di un apprendistato al Ristorante Marconi di Sasso Marconi (BO), dove è sedotta dall’Arte del Servizio al punto tale da abbandonare il lavoro di ingegnere per dedicarsi professionalmente al vino e alla ristorazione, dapprima a Milano, poi di nuovo a Bologna, la sua città. Oggi alterna i panni di sommelier, reporter, oste e cantastorie.

82 Commenti

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Lanegano

circa 1 settimana fa - Link

Con la sua 'Madame Germaine' 2016 ho avuto esperienze altalenanti : la volatile importante c'è sempre ma di solito con debita ossigenazione si ricompone (non è che sparisce, si ricompone...). Due bottiglie buonissime, grande freschezza, speziatura finissima e cangiante e bevibilità assassina mentre una l'ho riportata al mio enotecaro di fiducia perchè davvero imbevibile, buona giusto per condire l'insalata. Consiglio di stappare la mattina per la sera, comunque....

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Lanegano

circa 1 settimana fa - Link

Per me resta comunque misterioso il motivo per cui non possa aggiungere 20 o 30 ml di solforosa: le caratteristiche di artigianalità sarebbero salve e ridurrebbe di parecchio i rischi di spigoli eccessivi e talvolta francamente inaccettabili.....Peccato perchè quando le bocce sono in stato di forma è davvero una bevuta godibilissima e con crismi di originalità notevoli.

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hakluyt

circa 1 settimana fa - Link

Per me invece resta misterioso come possa stare sul mercato un produttore che "scazza" il 50% dei beni che produce (vino, computer, scarpe oppure altro...). Sarebbe come se la Fiat (o FCA o Stellantis che dir si voglia) facesse un'auto che va e un'altra che nemmeno parte; immagino che le testimonianze dei clienti "sfortunati" piallerebbero i bilanci della ditta. Forse la parola magica è "naturale", che lava tutti i peccati...

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Patrick Jane

circa 1 settimana fa - Link

La solforosa, per quanto scelta dimostrativa di rispetto per il consumatore se usata, anche se con parsimonia, non ha però niente a che vedere con la prevaricante volatile che è figlia di processi fermentativi completamente sfuggiti di mano. Sia per gestione della flora batterica che delle temperature del mosto. Ed è indice di criminale talebanismo enologico.

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VINOLOGISMO

circa 1 settimana fa - Link

Come dice un amico di bevute "chi ama questi vini non può che abbinarli ad una "pizza de fango".....😀😃

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Giacomo

circa 1 settimana fa - Link

Decenni di buone pratiche in cantina per poi tornare indietro. I vin brusch un po' ve li meritate.

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Panegirico

circa 1 settimana fa - Link

Ed ecco che risaltano fuori quelli che buttano l'acqua sporca con il bambino, che usano il pretesto della sciatteria di alcuni produttori naturali per buttare fango su tutto

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Lisa Foletti

circa 1 settimana fa - Link

Immagino tu non ti riferisca a me.

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Panegirico

circa 1 settimana fa - Link

No. Mi riferivo ad alcuni commenti.

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hakluyt

circa 1 settimana fa - Link

Sicuramente si riferiva a me. Io non "faccio di tutta un'erba un fascio" e non voglio "gettare il bambino con l'acqua sporca" (anche se in questo caso...). Ho posto un quesito e gradirei che Panegirico, invece di appellarsi ai luoghi comuni, provasse a spiegarmi come il suddetto Metras (uso il suo nome perchè è stato esplicitamente citato dalla signora Foletti) possa essere considerato un guru se la sua produzione è di questo tipo.

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marcow

circa 1 settimana fa - Link

È molto interessante l'articolo perché fa riflettere su diversi punti. Esprimo una considerazione 1 Questo produttore è considerato un GURU del cd. vino naturale. 2 Il fatto che alcuni dei suoi vini presentino dei difetti come lo possiamo interpretare? 3 Sui cd. vini naturali Italiani prevale, nella maggior parte degli articoli che trattano l'argomento, un ragionamento di questo tipo: chi fa vini naturali con difetti non li sa fare. Perché ci sono produttori di vini naturali bravi che fanno vini senza difetti. Tutti gli anni. Qualunque sia l'annata (con condizioni climatiche sfavorevoli e/o condioni fitopatologiche avverse ecc...) 4 Volendo applicare tale ragionamento a Yvonn Métras dobbiamo concludere che il GURU FRANCESE non sia così bravo da fare dei vini naturali senza difetti. 5 Attenzione, può sembrare una domanda retorica. E, invece, no: ho molti dubbibe spero che qualcuno voglia aiutarmi a fare chiarezza. Anche dicendo, ad esempio, che c'è qualcosa di sbagliato nel mio ragionamento. _____ Insomma voglio(anche) capire perché Yvonn Métras, che non penso che sia uno che non sappia vinificare, non faccia dei vini naturali senza difetti come i produttori bravi italiani.

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Littlewood

circa 1 settimana fa - Link

Naturale ma dove??? Un difetto e' un difetto punto! E nn esiste naturalita' che lo giustifichi! Un vino con la volatile alta vuol dire che il produttore e' un' asino e in fiere dell' aceto come Fornovo x es( con le dovute eccezzioni ovviamente...) Di fenomeni cosi' ce ne' sono molti... Il brutto e' che per molti soprattutto giovani quello e' IL VINO....

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Sancho P

circa 1 settimana fa - Link

Sottoscrivo in toto. Perfino Sandro Sangiorgi si è sentito in dovere di manifestare preoccupazione per un fenomeno sempre più diffuso(articolo il topo e il var) che vede protagonisti parvenu del naturale, soprattutto francesi e spagnoli. Volatili troppo alte, sentori di buccia di salame ecc. Difetti evidenti, quasi sempre legati a fermentazioni mal svolte, che banalizzano il profilo organolettico del vino, omologandolo.

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marcow

circa 1 settimana fa - Link

"Un vino con la volatile alta vuol dire che il e’ un’ asino" (Littlewood) "un fenomeno sempre più diffuso(articolo il topo e il var) che vede protagonisti parvenu del naturale" (Sancho P) ______ Quindi, il GURU FRANCESE... è un asino e un parvenu del naturale.

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Andrea Gori

circa 1 settimana fa - Link

non credo lo si possa definire un parvenu ma piuttosto qualcuno che lascia questi difetti a bella posta perchè tutto sommato aiutano la sua immagine e le sue vendite

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Sancho P

circa 1 settimana fa - Link

Io ho citato Sangiorgi, che ha avuto l'onestà intellettuale di prendere atto di un fenomeno diffuso, che a Suo dire, sta caratterizzando molti "nuovi naturali" spagnoli e francesi. Io sono d'accordo. Quanto al vino in oggetto, non essendo un amante della tipologia, mi sono accontentato di berlo una volta. La mia valutazione è la medesima di Lisa Foletti, a cui riconosco altrettanta onesta intellettuale per quest'articolo, e a cui mi sento di dire Brava! Ci sono dei vini naturali che odoro, Clos Rougeard su tutti, ma anche Arpepe, Valentini o Vallerale, per citare i primi che mi vengono a tiro, ma ce ne sono molti altri che trovo scomposti, con le volatili fuori controllo o con quel sentore che i francesi definiscono " pipì di tipo" Quest'ultimi a me non piacciono. Li trovo banali. Fatti male. Come ha scritto Lanegano sopra, " un difetto è un difetto. Non ce naturalità che lo giustifichi" Poi ragazzi, stiamo parlando di vino, non di operazioni a cuore aperto, per cui bevete quello che più vi piace.

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marcow

circa 1 settimana fa - Link

Apprezzo la risposta di Andrea Gori e penso che ci sia del vero. Dovrebbe essere presa in seria considerazione e dovrebbe stimolare una profonda riflessione sulla COMUNICAZIONE ... in questo caso... quella sui cd. vini naturali. ____ Detto questo, nel mio primo commento avevo espresso alcuni dubbi da chiarire su cui, ho letto, altri commentatori non hanno alcun dubbio.

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Alessandro Perricone

circa 1 settimana fa - Link

Il vino non deve necessariamente essere preso con troppa serietà. Presumo che l'articolo in questione su collochi naturalmente in superficie. Sarebbe carino una volta inquadrare il Beaujolais come regione vitivinicola, parlare del Gamay o dei Gamay addirittura, scoprire se e in che modo le vinificazioni di oggi si allontano dalle vinificazione di ieri, ragionare sul quando, se e come bere certe bottiglie. Pare un minestrone: il titolo di “guru”, come fosse cognome, nello stesso pentolone di Lapierre e Foillard, una mescolata di volatile e altri “difetti”. Non sappiamo nulle delle annate (ma tanto sono vini naturali! Non avrebbe senso parlare di annata!), di cosa ha reso “una specie di Guru” un produttore, men che meno parlare di quale sia la vinificazione dietro ai un vino…cosa significhi Fleurie…massí, in fondo è solo un altro vino naturale! Io continuo a pensare che ci sia spazio per i vini di Metras, e da quanto leggo, non dovrò fare a gara ad accaparrarmi le sue bottiglie!

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Stefano

circa 1 settimana fa - Link

ah, no di certo: con quello che costano te le lascio volentieri! (almeno le Fiat/FCA/Stellantis non costano come BMW)

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endamb

circa 1 settimana fa - Link

Prova Damien Coquelet, dovrebbe andare meglio.

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Lanegano

circa 1 settimana fa - Link

Domanda per Lisa: i citati Lapierre e Foillard sono ugualmente 'a rischio' oppure vinificano in maniera meno, diciamo così, rischiosa...?!? Grazie.

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Patrick Jane

circa 1 settimana fa - Link

Sono decisamente più attenti, Foillard un filo meno, e Chamonard meno ancora. Ma comunque generalmente più controllati e meno arrischiati.

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Lanegano

circa 6 giorni fa - Link

Thanks

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totito

circa 1 settimana fa - Link

prova Quintodecimo, ha un pH perfetto. Sicuro ti piacerà!

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Luca Miraglia

circa 1 settimana fa - Link

Non crocifiggo e non difendo nessuno "a prescindere" e quindi chiedo a quale titolo ed a quale scopo vengano citati, in un post focalizzato su un produttore naturale, i vini di Quintodecimo: si tratta, come tutti sanno, dell'azienda del Prof. Luigi Moio, uno dei maggiori studiosi mondiali di enologia, il quale ha voluto riversare nei propri vini quanto aveva avuto modo di approfondire nel campo. Il risultato sono vini tecnicamente perfetti (anche se, nella mia personalissima opinione, poco rappresentativi del territorio d'origine, l'Irpinia): e quindi non giustifico alcuna ironia in proposito.

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Danilo

circa 1 settimana fa - Link

Pian pianino, i talebani vengon fuori.

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nessuno

circa 1 settimana fa - Link

Mi associo ad Alessandro, anche io non capisco. Leggo una feroce critica, ribadita più volte, a mio avviso poco edificante e informativa. Abbiamo capito, non Le piacciono i vini di Metras, è palese. Pare anche che non abbia una grande stima dell’intera regione vinicola e dello stile di produzione, che hanno reso questi vini celebri e precursori dei tempi moderni, in quanto la vinificazione semi o interamente carbonica riscuote sempre più successo, anche nel nostro Paese, in funzione di rendere agili alcuni vini, spesso a scapito della profondità. Generalizzare a proposito di una lunga tradizione vitivinicola, definendo tale produzione ammiccante e uniformante mi pare ingiusto. Non mi piace parlare di guru, ma trovo che il Beaujolais non abbia nulla da invidiare alle altre. Conoscere e interpretare la propria regione, sia essa remota e sconosciuta o celebrata da medaglie e blasoni, ha la stessa nobiltà, a mio personalissimo avviso. Posso condividere la sua frustrazione nell’aver incontrato 7 bottiglie dello stesso produttore poco performanti nonché deludenti. E sarà che nutro grande stima verso un’ampia fascia di vignaioli, ognuno con le sue particolarità, ma prima di gridare la mia rabbia, a maggior ragione ad un palcoscenico ben nutrito, ci penserei su. Personalmente, trovo che una cassa di vino non sia sufficiente per poterne raccontare ad altri. A maggior ragione se Lei lavora con vini prodotti artigianalmente, saprà bene di una certa variabilità da bottiglia a bottiglia, che dipende anche dai suoi canali di acquisto e dalla conservazione della stessa. Mi auguro che abbia avuto sfortuna insomma. Sta ad ognuno di noi trovare l’adeguato registro per il nostro vino del cuore. Eppure, visto che ci capita di scrivere di essi, cerchiamo di mantenerci sufficientemente aperti per accettare cosa non è proprio nelle nostre corde. A titolo informativo, mi permetto di condividere con Voi le mie ultime esperienze con i vini di Metras. Generalmente, non ho mai trovato una volatile tale da impedirne la beva, anche perché, fiducioso nelle potenzialità di questi vini nel tempo, non ho paura di aspettarli, soprattutto nelle appellation più importanti. Le esperienze più recenti sono un Fleurie 2013: grande eleganza dalla silhouette esile, quasi anoressica, figlia di un’annata molto difficile. Proprio loro mi affascinano particolarmente, in quanto è ammirevole vedere come i produttori rispondono alle avversità climatiche, interpretando la vigna e le sue necessità. Mi sento di citare, della stessa cuvée, un epico 1998, di cui non parlerò, ma vi invito a trovarne una e a farvi la vostra idea. In ogni caso, Vi invito all’ascolto, e ad avere pazienza. “Basterebbe solo riuscire a riconoscere dove pende l’ago della bilancia, quando si approccia (e magari si racconta) un vino.” Esatto.

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Littlewood

circa 1 settimana fa - Link

Scusami ma nn e" che con il tempo la volatile sparisca anzi....e poi per favore finiamola con la favoletta che i vini" naturali,, hanno una variabilita' da bt a bt...ho lavorato in un' azienda biodinamica e ora lavoro in un' azienda biologica di discreto successo ma in nessun caso e" tollerata questa variabilita'! Il mio maestro darebbe ai matti se succedesse! Non puo' non deve succedere se lavori preciso e pulito! Non esistono giustificazioni! Facciamo fermentazioni a 0 solforosa aggiunta e siamo all' imbottigliamento a 20 mg di totale ma mai e" accettabile la volatile e se stai attento in fermentazione e nelle altre operazioni nn puo' succedere semplicemente. Io trovo preoccupante che tanti troppi la giustifichino perche' si sta' perdendo il senso delle cose. Ci sono ottimi aceti...se a qualcuno piace si comprino quelli. Ma in una bottiglia di vino voglio trovare il territorio il varietale la freschezza o la struttura non l" aceto!!! Quello nn esprime NESSUN territorio sia il beaujolais in valpollicella a montalcino o in capo al mondo!

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Sancho P

circa 1 settimana fa - Link

Grandissimo.

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hakluyt

circa 1 settimana fa - Link

Il succo del discorso quindi é: cara signora Foletti, anche se ha beccato 7 sòle su sette, non avrebbe dovuto permettersi di venire qui su Intravino a sputtanare un produttore. Soprattutto tenendo conto di "una certa variabilità da bottiglia a bottiglia", vanto indiscusso di tutto il "movimento naturale". Avrebbe dovuto ordinare altre bottiglie (che tra l'altro mi dicono molto care...), aprirle tutte fino a trovare quella giusta e poi venir qui a magnificare il guru del Beaujolais...

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bevo_eno

circa 6 giorni fa - Link

N_ESSUNO, quindi la Foletti che si è bevuta 7 bottiglie spendendo su per giu 420€ non puo dir che il vino non le piace? lei spenda 420 per ottenere in cambio una rustichella dell autogrill poi vediamo se non le scappa un post di lamentela

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Eb2323

circa 1 settimana fa - Link

In un caso del genere l'opinione di Fulvio Bressan potrebbe fugare qualsiasi dubbio....

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Alessio

circa 1 settimana fa - Link

In che senso?

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Mattia Grazioli

circa 1 settimana fa - Link

Da produttore di quelli che sono classificati come naturali, vi esorto, se bevete una mia bottiglia con volatile sparata a contattarmi, nel caso la sostituisco. Il vino si fa in mille modi e si giudica in uno solo.

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Littlewood

circa 1 settimana fa - Link

Amen e standing ovation!

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Domenico

circa 1 settimana fa - Link

Finale che sottoscrivo in pieno!

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gianolik

circa 1 settimana fa - Link

Applauso. Comunque sia, articolo interessante e commenti pure. ☺️

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hakluyt

circa 1 settimana fa - Link

Egregio sig. Grazioli, questo le fa onore ma si riallaccia alla mie parole di ieri: se l'esperienza di molti altri clienti (non suoi, sto parlando di Metras) fosse come quella della signora Foletti (sette su sette) il buon guru chiuderebbe in poco tempo...

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Paola Ivorio

circa 1 settimana fa - Link

Finalmente. Ho trovato l'articolo e alcuni commenti (Sancho P, Littlewood e Hakluyet) estremamente interessanti. Lo spunto acetico ha rappresentato un problema storico dei vini fatti dai contadini, soprattutto se per il proprio consumo personale. Vini dalla vita breve, prodotti in cantine rudimentali, con qualche carenza igienica e botti spesso molto vecchie. Ricordo il vino che faceva mio padre e mio nonno prima di lui. Quello era il target. Personalmente, trovo poco edificante che con la scusante della naturalità, vengano venduti a prezzi esosi vini che ripropongono i limiti e i difetti che da ragazza riscontravi in certi vini fatti in casa. Ma il punto é un altro. In nome di un partito preso e di un ostracismo nei confronti di vini ritenuti convenzionali, si autocertifica la bontà di qualsiasi vino che abbia appiccicata l'etichetta di naturale o che abbia una certificazione. Si chiudono i sensi e gli occhi davanti a difetti che potrebbero essere riconosciuti da chiunque. Quest'articolo squarcia il velo su un fenomeno che personalmente ritengo patetico.

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luis

circa 1 settimana fa - Link

Poco edificante, ostracizzante, patetico: il mondo del vino naturale in quattro parole.

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Patrick Jane

circa 1 settimana fa - Link

Basta andare una volta ad una fiera di vini naturali per raccogliere un intero catalogo di nefandezze enologiche e al tempo stesso di folle di giovani sciatti in ardente e dogmatica adorazione delle stesse. Come mierda, diceva Escobar. E bevetevela pure.

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Tommaso

circa 1 settimana fa - Link

Bel pezzo! Brava Lisa.

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Giacomo

circa 1 settimana fa - Link

Sinquanta euro per baive dra vinapula, sa re nan asì... Moh...pì 'nduma anans pì 'nduma 'ndrè...

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Luca

circa 1 settimana fa - Link

Ottimo pezzo! Troppe volte, alle fiere o in altre situazioni, ci si ritrova a parlare del personaggio, della personalità (o meglio quello che appare a noi come "prima vista" in realtà) e quello è un guru, e quell'altro è un grande... visto che grande il tizio in ciabatte, o con la barba lunga e lo sguardo di chi la sa ancora più lunga della barba. Ci si dimentica troppo spesso che dietro un vino ci deve essere una preziosa sapienza agricola, un amore e una passione per la terra, forza, determinazione e un'ottima conoscenza della cantina, ivi comprese le pratiche e le tecniche enologiche. Il tutto in un contesto di pulizia cristallina che deve seguire sempre ogni fase. E, naturalmente, senza contare terroir e vitigni. Aggiungo, infine, che spesso, seppur non sempre, dietro a un'ottimo vino c'è tanta umiltà. Invece da troppo tempo si è instaurato un "celolunghismo" inversamente proporzionale alle pratiche di vigna e cantina. La stessa musica non può non far sorridere: non faccio niente, non aggiungo niente, presso l'uva coi piedi in un tino e lascio esprimere la natura, non filtro, e giusto un poco di solforosa". E tutti a dire: grande! Dai, di cosa stiamo parlando? Se un vino iconico (per qualsiasi motivo) puzza, ha acetica, rancido, riduzione, qualcosa è andato storto. Punto. Lieve spunto passeggero ci può stare, ma anche quello è un difetto, lieve magari, ma lo è. Poi ognuno è libero di bere quel che vuole e di giudicarlo come preferisce, ma non bisognerebbe farsi influenzare da un'icona, da un personaggio, da voci idolatranti o dalla coda allo stand.

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marcow

circa 1 settimana fa - Link

Allora, volendo classificare rozzamente la REALTÀ, abbiamo 4 categorie di produttori di vino naturale. 1 Produttori di vino naturale bravi che fanno vini senza difetti. 2 Produttori di vino naturale non bravi che fanno vini con difetti. 3 Produttori di vino naturale che non sono dei parvenue ma addirittura considerati dei GURU del NATURALE: Yvonn Métras. Non sono "asini" non sono dei "parvenue" e usano i "difetti" come argomento di strategia persuasiva di marketing. v. commento di Andrea Gori 2 aprile 2021 "non credo lo si possa definire un parvenu (Yvonn Métras) ma piuttosto qualcuno che lascia questi difetti a bella posta perchè tutto sommato aiutano la sua immagine e le sue vendite" (Andrea Gori) Quindi, questa categoria potremmo definirla dei finti non bravi. 4 Secondo me esiste una 4 categoria non contemplata nel dibattito(le altre 3 invece sono state discusse). Sono i produttori bravi, che fanno VINI NATURALI SENZA DIFETTI, ma FINGONO perché non rispettano i disciplinari che si vantano di seguire almeno in uno dei suoi punti. O almeno fingono in alcuni anni, quelli delle annate più difficili, con aversità climatiche e fitosanitarie rilevanti. Il problema, signori, è che in Italia ancora non c'è una legislazione seria che disciplini questa categoria di vini naturali. E, di conseguenza, non esistono dei CONTROLLI SERI sui cd. vini naturali. Verificare, cioè, con esami obiettivi che i cd. vini naturali non abbiano aggirato i punti del disciplinare. Perché, signori, nessuno vi dice che TUTTI I DISCIPLINARI DEL MONDO possono essere aggirati e c'è bisogno, quindi, di controlli. (Ma attenzione, la storia dimostra che i disciplinari vengono violati lo stesso malgrado ci siano controlli stabiliti per legge) (Ma, comunque, è sempre meglio avere una legislazione che preveda controlli) Ora se pensate che i controlli delle ASSOCIAZIONI (o della DEMETER per i biodinamici) siano sufficienti il discorso finisce qui.

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hakluyt

circa 1 settimana fa - Link

Marcow, nessuno ci dice che "TUTTI I DISCIPLINARI DEL MONDO possono essere aggirati" perchè già lo sappiamo bene, e gli incidenti di percorso degli utlimi anni lo testimoniano. La Treccani così recita . La Treccani usa proprio l'esempio dei disciplinari DOC/DOCG... E qui si torna al mio commento al post di Marsel, sempre sui vini naturali, di qualche giorno fa. Lì mi si faceva notare che i vini "naturali" devono sottostare a "protocolli e regole garantiti dalle associazioni" (associazioni di produttori di vini "naturali", ovviamente). Come dicevano i nostri avi: quis custodiet ipsos custodes?

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hakluyt

circa 1 settimana fa - Link

Mi sono scordato la Treccani !!! disciplinare s.m. - nel diritto amministrativo, atto adottato dall’autorità amministrativa, che contiene le modalità da osservarsi sia dall’amministrazione sia dall’altra parte nello svolgimento di determinati rapporti; o che specifica le norme e gli obblighi che devono essere osservati, nell’interesse generale, da chi esercita una particolare attività (per es., il disciplinare «per la tutela delle denominazioni di origine dei mosti e dei vini», emanato nel dic. 1963)

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Gianni Cicco

circa 1 settimana fa - Link

Leggo, in uno dei commenti (di Sancho P.), questa frase: "Ci sono dei vini naturali che odoro, Clos Rougeard su tutti, ma anche Arpepe, Valentini.....". Da conterraneo e conoscente del compianto Edoardo, gli ho sempre sentito dire questa frase: "Il vino naturale è .....l'aceto!". Quindi cosa sono i vini naturali credo sia come sapere cos'è la pietra filosofale. Certamente non ho mai avuto il minimo accenno di difetti e/o di acidi acetici nelle decine e decine di bottiglie di Valentini bevuti in 40 anni di vita appassionato di vini. Io credo che esistano due categorie di vignaioli: chi sa fare il vino; chi non sa fare il vino. Il resto è fuffa (e marketing e prosopopea!).

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Sancho P

circa 1 settimana fa - Link

Valentini mi piace talmente tanto, che con non poca fatica, sono riuscito a prenotare 110 litri del suo meraviglioso sfuso. Non si tratta di fare guerre di religione, o di portare avanti un dialogo tra sordi. Semplicemente, mi piacerebbe che quei vini in cui la volatile salta dal bicchiere o l'odore di norcineria andata a male (per usare le parole di Sangiorgi), banalizza il profilo olfattivo, o ancora dove il Brett è preponderante, vengano inquadrati e letti con serenità di giudizio. Il fatto che a produrli siano vignaioli che si richiamano a determinati principi, non può costituire una giustificazione a prescindere. Non si possono massacrare alcuni convenzionali, perché i loro vini vengono valutati come tutti uguali(anche qui discutiamone), e poi essere indulgenti davanti a vini palesemente difettati. Il difetto quando è palese, omologa e svilisce vitigno e territorio. Non è affatto sinonimo di personalità. Banalizza il profilo organolettico di un vino Forse qualcuno dovrebbe prestare le stesse cure ed attenzioni che dedica al vigneto ed alla sanità delle uve, alla fermentazioni dei mosti. Con tutto ciò che ne consegue. Concordo sull'assunto che i vini vadano classificati in buoni o cattivi.

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marcow

circa 1 settimana fa - Link

Gianni Cicco, CHI(?) le garantisce che nel produrre i suoi vini Valentini non adotti delle TECNICHE (in cantina) che dice di non usare? Ma, signori, questo vale per qualsiasi altro produttore di vino... NON CONVENZIONALE. Io rimango basito quando leggo alcuni commenti su questo blog di APPASSIONATI, che sembrano anche abbastanza preparati, che esprimono quasi una... FEDE RELIGIOSA... verso Alcuni Produttori-GURU ITALIANI del vino naturale o biodinamico. (Anche noi abbiamo i nostri guru come i francesi) ATTENZIONE: quello che sto per fare è un discorso IPOTETICO perché...... non sono stato 12 mesi nelle cantine di Valentini per vedere cosa fa. (E poi Valentini non fa entrare nessuno nelle sue cantine) __ DISCORSO IPOTETICO Su Valentini che ha grandi estensioni di vigneti è possibile ipotizzare che faccia un'attenta selezione dei vini da immettere sul mercato. Ma questo non esclude che abbia prodotto delle bottiglie scadenti, cioè con difetti. Il gran numero di bottiglie prodotte potrebbe permettergli il LUSSO di scartare le bottiglie non riuscite. Specialmente nelle ANNATE DIFFICILI!!!!!! __ Signori, è nelle ANNATE AVVERSE, DIFFICILI che si vede 1- il manico, e anche 2- l'onestà(sincerità) dei produttori di vino non convenzionale. __ Signori APPASSIONATI, ma anche ESPERTI DEGUSTATORI, con la semplice ANALISI SENSORIALE non si può capire TUTTO quello che è successo in... cantina. Il PALATO, anche il più RAFFINATO e ALLENATO... non è un LABORATORIO di analisi.

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Panzer

circa 1 settimana fa - Link

Complimenti per l'articolo perché ha aperto una discussione molto interessante e costruttiva. Condivido appieno i commenti di littlewood e Mattia. Non riesco a capire perché lei (marcow) sia convinto che in ANNATE AVVERSE, DIFFICILI sia impossibile produrre in modo non convenzionale dei vini buoni e sani, mettendo pure in dubbio l'etica dei produttori... Sinceramente a me da più fastidio quando nel nome del "naturale" si rovinano i frutti delle annate migliori. Così come non sopporto volatili eccessive, attacchi batterici e muffe dovuti a superficialità, trascuratezza ed incompetenza.

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luis

circa 1 settimana fa - Link

Marcow, mi sembra che tu la faccia un po' troppo lunga. Ti spiego una cosa: quando uno la mattina si sveglia e mette il primo piede giù dal letto in quel momento, ebbene, da fiducia al mondo intero. Altrimenti farebbe meglio a starsene coricato tutto il giorno rimuginando sui disonesti che affollano le strade. Se uno vuol vivere costantemente senza fidarsi del prossimo è libero di farlo, ma sicuramente vivrà una vita di merda. Al contrario, dando fiducia al prossimo, probabilmente se lo prenderà qualche volta in quel posto, ma avrà sempre una visione della vita più aperta e recettiva delle altrui virtù. Detto questo, ci sono delle associazioni di vini naturali come Vinnatur che prevedono nei loro disciplinari analisi chimiche dei vini dei produttori associati. Onestamente hanno sempre ammesso che, sporadicamente, hanno pizzicato qualche produttore che aveva "barato" sui trattamenti in vigna o nelle pratiche di cantina. Lo statuto dell'associazione prevede delle norme sanzionatorie, pertanto non bisogna fare di tutt'erbe un fascio. Resto anch'io persuaso che, in sintesi, dell'idea che c'è chi il vino lo sa fare e chi no. E che c'è chi il vino lo saprebbe fare, ma preferisce cavalcare l'onda del "naturalismo", barattando il proprio sapere con la speculazione economica.

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marcow

circa 1 settimana fa - Link

Luis, alla fine del commento, poi concordi su diversi punti. È anche vero che è importante non perdere completamente la FIDUCIA. Luis, faccio comunque fatica a fidarmi di Tutto e di Tutti: invidio chi ancora continua a CREDERE, per esempio, nella classe politica italiana. Fammi capire come fai? Ora è chiaro che non bisogna fare di tutta l'erba un fascio e, sicuramente, ci sono dei produttori onesti e bravi: nelle 4 categorie io non ho escluso la categoria dei bravi. Ho soltanto ipotizzato una categoria di bravi che non applicano sempre (ATTENZIONE, lo ripeto, per Panzer, SPECIALMENTE nelle ANNATE DIFFICILI) tutti i punti dei disciplinari. Valentini, in una intervista su questo blog, disse apertamente che faceva una severa selezione e scartava diverse quantità di vino con difetti. Cioè ammetteva che, anche uno bravo come lui, non fa...TUTTO... a regola d'arte... contrariamente a quanto asserisce Panzer: uno bravo non sbaglia MAI... anche nelle annate difficili. __ Sono punti di vista diversi. Sono consapevole che le mie parole potessero ricevere delle repliche forti e le accetto. Anzi, è importante che chi legge abbia un vasto ventaglio di OPINIONI DIVERSE E CONTRAPPOSTE. Non vengo qui a spazzolar le bambole. Ma, attenzione, anche se critico spesso, sono molto affezionato sinceramente a questo blog e ho FIDUCIA nel lavoro di Intravino. PS Luis, mi fa piacere risentirti dopo un po' di tempo e che ti abbia stimolato a commentare Ti saluto insieme a Panzer.

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Panzer

circa 1 settimana fa - Link

Vorrei sapere meglio cosa intende per ANNATE DIFFICILI e quali sono secondo lei i principali difetti del vino legati all'annata. Io non volevo assolutamente dire che quelli bravi non sbagliano mai, ma quelli seri ed onesti il vino difettoso lo scartano...

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marcow

circa 1 settimana fa - Link

Quando leggo le RECENSIONI(?) di alcuni GURU ITALIANI e scopro che la DEGUSTAZIONE di famosi/e esperti/e degustatori/trici è avvenuta nel... salotto del Guru...in un clima di avvolgente accoglienza ... rimango un po' perplesso. Volevo dire MOLTO perplesso. __ Quando la critica enogastronomica italiana alzerà i cu.i dalle poltrone del salotto dei produttori italiani di vino... avremo dato una svolta alle recensioni dei vini.

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Littlewood

circa 1 settimana fa - Link

Allora ti spiego cosa succede nelle " annate difficili,,....prendiamo la 2020. Primavera mediamente precoce poi pero' inizia a piovere e se nn smetteva circa 25 giorni prima della vendemmia con un' agosto mediamente stabile andava tutto a puttane! Ti fai un culo triplo in vigna cioe' invece di un diradamento ne' fai 3 scaricando oltre il 60% dell,' uva. Sei sempre all' erta per i trattamenti perche' devi agire nelle finestre di bel tempo nn potendo usare prodotti sistemici. Usi piu' accuratamente prodotti come alghe o tisane per rinforzare la bioresistenza. Fai un' accurata e maniacale potatura verde per arieggiare l' uva e impedire ristagni di umidita'. Nonostante questo hai problemi di peronospora oidio e botrite per cui in vendemmia devi fare una selezione feroce dei grappoli sia in campo che sui tavoli di cernita ( ora il mio maestro ad esempio si e' dotato di un lettore ottico che elimina il 99% degli acini verdi o danneggiati,) e nonostante tutto questo ti esce un vino un po,' meno lungo un po' meno strutturato insomma un' annata minore che pero' hai cercato di interpretare anche in cantina magari con estrazioni meno lunghe o invecchiamenti diversi e magari non producendo le riserve...ma questo se sei serio non comporta vini con acetiche alte o sporchi perche' o 1 bt buona e 10 triste a meno che nn ci sia la variabile tappo che sta' diventando sempre piu' IL problema e nn parlo di Tca ma di deviazioni strane che alterano l' evoluzione del vino. Gli interventi furbetti che palesi tra le righe Markov li fa chi il vino nn lo sa fare e vuole ottenere il risultato a tutti i costi..Ora ti faro' un' elenco di produttori che fanno vini naturali e che sicuramente lavorano onestamente semplicemente perche' sono BRAVI e che sfido chiunque a trovarvi variabilita' o puzze strane nei loro vini Jan Herbach mio maestro ( Pian dell' orino) Stella di Campalto Marta e Carlotta Rinaldi, Francesco Leanza(salicutti) Silvana Forte e Fabio Basilicata(le 2 terre) Stefano Amerighi , Carlo Venturini( Monte dell' ora) Zeno Ziglioli( Monte dei Ragni) Matej Skerlj ,Benjamin Zidarich, Damjan Podversic, Alfio Cavallotto,il maestro di tutti noi Josko Gravner e molti altri ne' potrei aggiungere....

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Sisto

circa 6 giorni fa - Link

Marcow, mi meraviglio di te! Se noti, hai sollevato dubbi abbastanza continui ai miei. Rileggi gli interventi all'altro articolo recente sui cosiddetti "naturali". Comunque, non solo nutro i tuoi dubbi ma anzi, diciamo che li ho superati da tempo (fino a prova contraria, persuasiva e dimostrata). Ecco le mie idee: 1) il consumatore ha sempre ragione. Anzi, solo il consumatore ha ragione 2) la cosiddetta "qualità" intrinseca è un concetto affascinante ma metafisico. "Mi piace" o "non mi piace", "conforme" o "non conforme" solo contano. Corollario: "buono" e "non buono" sono giudizi privi di significato. Sono inutili, rumore 3) i giudizi del guru, dell'esperto, financo dell'appassionato (ovviamente all'infuori di un processo legale di certificazione o repressione frodi o accademico ovvero scientifico) hanno il medesimo destino di quello del semplice consumatore: quasi nullo, al più un sentimento e una chiacchiera. Motivo? Il vino è un prodotto alimentare del genere umano, non è calcestruzzo o un sistema operativo o un servizio notarile. Qualsiasi affermazione rilasciata dal singolo, anche inverata nel tempo da una presunta "maggioranza" informata e competente, è sostanzialmente il risultato di un'attività psicofisica soggettiva, denominata "gusto personale". Rimane una valutazione monocratica, un "ipse dixit" da ascoltare e dimenticare subito dopo. In molti casi neppure da ascoltare. E questo, addirittura, deve valere anche per il mitico "difetto". Tutto è relativo. Non credo al mio gusto, figuriamoci a quello, singolo, degli altri 4) solo un panel (qualificato) e solo l'assaggio alla cieca offrono una parvenza di "verità". Ovviamente, con criteri e parametri descrittivi specificati, misurati, condivisi, normati. Ecco: allora qui ci si avvicina a qualcosa che potrebbe sembrare "qualità oggettiva". In pratica, l'analisi senoriale 5) L'unica "qualità oggettiva" è quella documenta su un test report, output di un laboratorio accreditato, parametro per parametro. Quando serve anche l'audit report del processo produttivo, rilasciato da OdC accreditato. Solo a questi due documenti io "credo" 6) corollario dei punti 3 e 4: l'assaggio del guru con etichetta di fronte, se va bene, è mera dimostrazione di erudizione teoretica o abilità comunicativa. Non ha alcun valore probatorio maggiore di quello del consumatore, essendo sostanzialmente gusto personale. Se poi è presente il produttore del vino, allora è (quasi sempre) inficiato e altamentente non affidabile 7) in generale, il processo produttivo prevale sui fattori zonali. Questi, se non supportati da dimostrazioni scientifiche-che quindi vanno esibite quando esistenti-rimangono marketing. La prova l'ho già ipotizzata nell'altro articolo (alla cieca il guru il vino "del terroir" lo centra? No, quasi mai e comunque se lo centra, non in condizioni di ripetibilità accertata). Non sarà la prova regina ma a me basta e avanza. Faccio notare che non mi interessa il prodotto in sè, magari a me piace tantissimo: parlo di metodo 8) Sui naturali la penso come te. Sui convenzionali penso che i produttori non publiccizzino la quantità reale di mezzi chimici e fisici, legali, che utilizzano. Ma sono tanti e lo si sa. Io dico che fanno male a nasconderli perché sono legali e smontebbero taluni miti. Il consumatore sceglierebbe con maggior consapevolezza. Io, per esempio, di taluni vini/produttori conosco il "vero" (e legale) protocollo: vado avanti a berli più volentieri di prima 9) stiamo parlando di vino, cioè di un lusso: uno dice la sua e l'altro pure, con pacatezza, tanto alla stragrande maggioranza dell'umanità non gli cambia nulla e alla fine tutto finisce nella fossa biologica

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Capex

circa 1 settimana fa - Link

Che palle!!! Ormai si parla, si scrive, si posta di "naturale" VS convenzionale...sembra di stare in politica.

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L' ammiraglio

circa 1 settimana fa - Link

Suvvia, sti vini son venuti a noia. Codesti sacerdoti del naturale, non hanno dimostrato nulla. Prendete le tipologie più blasonate: dal Metodo Classico ai lunghi affinamenti in botte, non c'è naturale che si avvicini a quanto raggiunto dai grandi classici del vino italiano. FERRARI, CA' DEL BOSCO, BELLAVISTA, BIONDI SANTI, I MARCHESI INCISA DELLA ROCCHETTA, I FRSCOBALDI, CASANOVA DE NERI, ANTINORI, LA FAMIGLIA CONTERNO, GIACOSA, I MARCHESI DI BAROLO, MASCIARELLI, MASTROBERARDINO, I PLANETA, hanno fatto la storia ed hanno reso il vino italiano famoso in ogni angolo del globo. Quest'altri invece? Superbia e prezzi alti. Nel mio locale, i rappresentanti che spingono cataloghi Infarciti con questi vini non li faccio neanche avvicinare.

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Lanegano

circa 1 settimana fa - Link

La maggior parte della produzione di Ferrari, Cà Del Bosco, Bellavista per il mio personale gusto è al limite dell'imbevibile e del dozzinale.....de gustibus, per fortuna...

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Nic Marsél

circa 6 giorni fa - Link

Un pioniere o un ricercatore? E per quale motivo dovrei venire nel suo locale se queste bottiglie posso reperirle in GDO pagando tre volte meno?

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Roberto Tuccio

circa 1 settimana fa - Link

Aggiungerei Monterossa, Pieropan, Dal Forno, Speri, Terlano, San Micheal Eppan, Hofstatther, Tramin, Borgo del Tiglio, Jermann, Nino Negri, Braida, Castello di Monsanto, Badia a Coltibuono, Caprai, Feudi di San Gregorio, Librandi, Cottanera Argiolas, Santadi e tantissimi altri. La storia. Le certezze. Il rapporto qualità/prezzo. Produttori che non hanno bisogno dello storytelling per raccontare se stessi e i loro vini. Decenni di bottiglie vendute e apprezzate in ogni dove, fotografano certezze. Ma di che stiamo parlando? Sveglia!

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Nic Marsél

circa 6 giorni fa - Link

"Produttori che non hanno bisogno dello storytelling"? Trent'anni di guide cartacee di settore stanno lì a dimostrare il contrario.

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Mostoapposto

circa 6 giorni fa - Link

Ma ancora ci sono soggetti che preferiscono un vino costruito da uno vero? Siamo d'accordo nel condannare chi nel mondo naturale il vino non lo sa fare, ma fare l'elenco dei soliti convenzionali come negli ultimi commenti..mamma mia che tristezza

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Roberto Tuccio

circa 6 giorni fa - Link

Allora, facci sapere quale naturale italiano fa bolle migliori di Monterossa, Ferrari o Ca'Del Bosco; quale biodinamico imbottiglia Baroli più buoni di quelli di Conterno e Giacosa o Barbere migliori di quelle che faceva Giacomo Bologna ieri e i figli oggi; quale produttore nature Veneto vende un Soave migliore di quello di Pieropan; chi sono poi i non convenzionali alto altoatesini che producono vini migliori delle sopra citate cantine sociali, Terlan in testa. Illuminaci su vini rossi sardi più buoni del Turriga o del Terrebrune, o che abbiano anche lontanamente la loro capacità di invecchiamento. Un Brunello migliore di Biondi Santi? E via continuando. Dai facce ride.

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Mostoapposto

circa 6 giorni fa - Link

Continua a bere i tuoi vini costruiti che ci fai ridere tu

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Nic Marsél

circa 6 giorni fa - Link

Il mondo non è finito con Nostradamus! Anzi è molto più grande ed eccitante. Basta togliersi il paraocchi. Il turriga... la Sardegna oggi offre molto, molto di più. Basta leggere intravino.

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Littlewood

circa 5 giorni fa - Link

Ti sei infilato tu in ginepraio..a parte i baroli che forse sopra conterno nn c' e' nessuno sil franciacorta x far meglio dell" alma di ca' del bosco ci vuol ben poco come ad es il contestatore del pendio...se poi mi parli dell' annamaria o del Giulio coi prezzi che hanno varco la frontiera ed e' tutto un'altro mondo. Sul brunello beh soldera e pian dell' orino ora come ora son superiori a biondi santi. Cosi' come Amerighi senza dubbio e' il miglior sirah italiano...in sardegna beh..oltre al gia' citato perda rubia direi Montisci e Sedilesu ( il Franzisca e' na' roba grande!) sono dei vini fantastici...ma io direi di dividere i vini fra buoni e nn buoni. Nella mia cantina otre a questi c' e' posto eccome per i vini di Conterno Giacosa ma anche Biondi Santi o Argiolas...

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Nic Marsél

circa 5 giorni fa - Link

Il bricco dell'uccellone o della Bigotta (a suo tempo straordinari) non rappresentavano certo la barbera ma solo il loro creatore e mentore Giacomo Bologna, che se n'è andato trent'anni fa. E qui convenzionale vs naturale non c'entra nulla.

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Sancho P

circa 5 giorni fa - Link

A parer mio il loro Montebruna è una grande espressione della Barbera d'Asti(preferisco Scarpa tuttavia); dietro i Bricchi e l'Ai Suma c'era il pallino di una vita di Giacomo Bologna; quello di fare una grande Barbera in grado di competere con i migliori rossi italiani. Essendo sprovvista di un corredo tannico significativo, l'intuizione è stata quella di elevarla nelle botticelle nuove. Credo sia stato il primo ad elevare la Barbera nelle barrique nuove. I figli, continuano su quella strada: vini potenti e concentrati. Devo dire che evolvono bene. Sono stato due volte da loro e poi alla Trattoria i Bologna. L'ultima, ci hanno messo al buio Bricco dell'uccellone e Brunate Le Coste di Rinaldi. Entrambi del 2006 Grande prova d'orgoglio il voler confrontare la loro Barbera con un mostro sacro del Barolo. Sulla Sardegna, per rapporto qualità/prezzo, dico Sedilesu ma anche Berritta; tuttavia sul Cannonau, Montisci e Perdarubia rappresentano forse le cose più interessanti della regione. Franziska comincia a costare troppo. Credo sia l'unico rosso dell'isola che vada su assegnazione.

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Nic Marsél

circa 4 giorni fa - Link

Completamente d'accordo sulla Bogliona di Scarpa. Giacomo Bologna secondo me, e lo dico col massimo rispetto per quel grande innovatore che fu, secondo me quella scommessa l'ha persa, anche se ai tempi, forse prima di tutti, aveva cavalcato l'onda giusta. In sardegna ci sarebbe qualcuno a Sorso/Sennori ... :-) E poi il Bobotti + di Sannas da vigne centenarie. E comunque Mamoiada è uno scrigno di tesori.

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Sancho P

circa 4 giorni fa - Link

Io lo sapevo che avresti tirato fuori Dettori. Scherzo. Non lo bevo da troppi anni e a breve rimedierò. La Bogliona di Scarpa credo sia inarrivabile. Bevuto recentemente la 96 e m ha stupido per profondità e complessità. Va assaggiato il loro Monvigliero. Credo sia finalmente uscito. Forse gli eredi di Giacomo Bologna,sono rimasti attardati su una impostazione che oggi potrebbe essere rivista in termini di alleggerimento e sottrazione. Ma veramente massimo rispetto per una cantina ed un personaggio che ha fatto la storia del vino italiano.

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Littlewood

circa 4 giorni fa - Link

Ecco...l' amico Alessandro fa' vini fantastici! Il suoi vini pero' a volte con la volatile fanno a pugni letteralmente...ne' ho discusso piu' volte anche con lui personalmente

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Sancho P

circa 6 giorni fa - Link

Non è una gara. Il punto è il metro di valutazione. Da una parte , si liquidano con una superficialità adolescenziale vini classici, perché bollati come convenzionali e quindi ritenuti costruiti, fatti dall'enologo ecc, e dall'altra si concede ogni attenuante a produttori che appartengono ad un campo ben preciso, che sceglie di seguire determinati dettami. Il problema di fondo secondo me è questo. Va bene la captatio benevolentiae, però ad un certo punto è lecito dire basta. Detto questo, quando sento parlare di vini costruiti mi viene da sorridere. Avendo finito di bere un Montersino 2005 del mio amico Gianni Abrigo, vorrei rimanere un attimo sul Barbaresco. Tolti Roagna, Giacosa e Gaia che hanno prezzi non per tutte le tasche (sicuramente non per le mie), il Montestefano di Serafino Rivella, il Rabaja di Cortese, il Santo Stefano Albesani di Castello di Neive ed il Gaiun Martinenga dei Marchesi di Gresy, sono quelli che generalmente preferisco. De gustibus appunto. Dopodiché, come si fa a dire che questi ultimi produttori facciano vini costruiti o non ritenuti degni di rappresentare al meglio il Barbaresco e la zone di provenienza? In base a quale criterio? Mi spingo oltre. La convenzionale cantina Produttori del Barbaresco(i cui vini erano apprezzati da Beppe Rinaldi; Marta se vuole potrà confermarlo) utilizzano da sempre lieviti selezionati e vinificano 9 cru del comune di Barbaresco. Assaggiateli. Da giovani e a 10/15 anni dalla vendemmia. Le differenze tra le menzioni geografiche di provenienza, sono evidenti. I Loro Asili, Rabaja, Paje, Montestefano oppure Ovello, danno vini diversi ed hanno una fedeltà quasi scolastica alla zona di appartenenza. Sono una sorta di liceo per chiunque voglia avvicinarsi a questo vino Eppure vengono liquidati con superficialità. Questo discorso vale per un infinità di altri produttori. A mio avviso, bisognerebbe uscire da certi recinti mentali e bere senza pregiudizi. Ci sono grandi vini tra i convenzionali e tra i naturali; ci sono vini al limite della decenza in entrambe le tipologie, se proprio vogliamo usare questo criterio di classificazione. Basta riconoscerlo. Come ha egregiamente fatto la Foletti in questo articolo. P.S. Per Roberto Tuccio: va bene il Turriga(secondo me la 2015 tra le migliori versioni di sempre, e le ho bevute quasi tutte) ma assaggia il Perdarubia di Renato Mereu. A proposito di territorio nel bicchiere.

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Vinogodi

circa 6 giorni fa - Link

...certo che quando si entra in certi argomenti, " vini naturali" su tutti, si toccano fili scoperti...

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marcow

circa 6 giorni fa - Link

Rispetto ad altri dibattiti sull'argomento c'è stato qualcosa di nuovo. Il merito è di Lisa Foletti con un pezzo coraggioso che ha stimolato fortemente i lettori. Abbiamo un ventaglio ampio di opinioni sull'argomento che si confrontano anche aspramente. È nato un DIBATTITO non COSTRUITO... ma Vero. __ Caro Vinogodi, vorrei che anche tu dicessi qualcosa e, nel frattempo, ti faccio una domanda. Tutti i Vini Convenzionali sono Costruiti? E tutti i Vini cd. Naturali non sono costruiti... ma veri?

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Vinogodi

circa 6 giorni fa - Link

...ti ringrazio della domanda, quindi mi sforzero' di dare una risposta sensata secondo la mia personalissima opinione. Non tutti hanno la competenza tecnica di fare vino. Inoltre l' offerta è davvero ampia, quindi crearsi un' identità in questo contesto comporta fare impresa comunicando valori condivisibili per creare appeal sul proprio prodotto. La strada più semplice è cavalcare la psicosi collettiva di moda, quella della sostenibilità a contraltare del sistema generalizzato . Il risultato difficilmente è coerente con i presupposti . Nel senso che fare prodotti nell' agroalimentare coerentemente alla scelta di agricoltura sostenibile è difficilissimo. Abbisogna di cultura agronomica ma anche tecnica, che in pochi possiedono, pena un risultato nell' output produttivo incoerente con canoni estetici sensoriali...sostenibili. Sono certo, proveniente dal settore ( sia tecnico che scientifico) che in tanti barino " filosoficamente" quando la natura non ti aiuta, perché il compromesso è necessario per sistenere l' impresa. Così come tantissimi produttori, senza sbandierare schieramenti filosofici/morali , per rispetto della propria salute e del consumatore finale, lavori secondo coscienza e serietà nel rispetto dell' ambiente circostante coerentemente a regole e leggi condivise. Rido solo al perseverare di concetti biologicamente insostenibili come: A) Lo sbandierare di microsistemi bio/ natural/ biodinamici in macrosistemi convenzionali , essendo aberrazioni scientifiche, se non nell' anelito ideologico personale. B) Classificarsi, comunicativamente, in maniera improria come non rispetto verso un intero sistema economico non schierato (infatti " naturale" è un termine proibito legislativamente), seppur tollerato perché inoffensivo fin quando non utilizzato in una comunicazione normata ( etichettature ecc). Per la domanda specifica, dico no, assolutamente. Vini " costruiti" è una sciocchezza. Il vino dev' essere buono, come bene edonistico. Se ottenuto con pratiche di cantina non invasive e agricoltura sostenibile, ...e buoni, un plus su cui orientarsi. Se fanno cagare...beh, guarderò sempre con simpatia verso questi pittoreschi amici, ma non mi lascerò condizionare nel mio giudizio, anzi. Lo scemo nickname che mi porto dietro da oltre vent' anni di web ne è la testimonianza visibile...

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vinogodi

circa 6 giorni fa - Link

... se mi tolgono l'intervento dalla moderazione (scritto ieri...)...

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marcow

circa 5 giorni fa - Link

Ringrazio Vinogodi (e non lo cambiare) per la risposta equilibrata e completa. Che condivido. Anche interessante è il commento di Sancho P del 5 aprile 2021 __ Signori, qualunque sia la nostra opinione, è bello poterla confrontare con altre diverse. Questo blog è magnifico perché ci permette di farlo LiBERAMENTE: mi scuso se a volte esagero. Buona giornata a Tutti.

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Alessandro Dondi

circa 5 giorni fa - Link

volatile altissima ? analitica o sensoriale? i meccanismi del vino sono più complessi di quel che si possa credere ma la cosa migliore sarebbe stato mandare in analisi un campione di metras e vedere l'acidità volatile .

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Donaldo Tromba

circa 4 giorni fa - Link

Voi italians non sapete bere. Unici commenti interesting: Giacomo. Tutto il resto boring, noioso. Bye bye.

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Vinogodi

circa 4 giorni fa - Link

...caro Tromba, nonostante l' intervento di inutilità epica, non puoi che starmi simpatico, con quel nick name....se nomen omen...

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