Ancora sul clima: cosa è successo a Montalcino negli ultimi venti anni (e le controintuizioni)

Ancora sul clima: cosa è successo a Montalcino negli ultimi venti anni (e le controintuizioni)

di Stefano Cinelli Colombini

Due parole sul clima di oggi a Montalcino. Nella foto il bosco dell’Aiole, visto dalla Fattoria dei Barbi. Quasi cinquecento metri sul livello del mare, esposto a est e mai stato caldo. Abbastanza buono da porcini. Le macchie marroni che vedete però non sono porcini, sono lecci e querce in sofferenza. Non stanno seccando e l’anno prossimo si ripigliano (almeno, fino ad ora l’hanno fatto), ma una cosa di questo tipo nell’ultimo secolo si era vista solo ad agosto avanzato. E solo in anni particolarmente secchi. Ma la foto è dello scorso mercoledì 27 luglio.

Parlo dell’ultimo secolo perché i miei dati e le mie memorie, dirette o riportate, arrivano solo fino a lì e non ho mai trovato serie di dati meteo di Montalcino più antichi. Per contrasto, osservate il sangiovese della mia vigna del Poggio, che a dire il vero non è in particolare stress. Le foglie sono aperte, di gialle non ce n’è e qua e là spunta qualche buttata nuova. Certo, c’è un terreno galestroso con presenza di acqua, c’è il cordone libero che ha molta meno foglia per cui meno traspirazione e meno fabbisogno d’acqua, c’è il sangiovese che è una pianta da arido, ma pur con tutte queste cose il contrasto col bosco resta impressionante.

I ciliegi poco più in là paiono quasi morti. Poi scendo verso est e osservo le zone più argillose di Montalcino, e lì va peggio ma non così peggio come ci si potrebbe aspettare. Reggono. Questa siccità del 2022 è strana, è oggettivamente molto caldo e molto arido e ci sono stati giorni di vento che ha asciugato, ma la vite pare soffrire meno di quanto sarebbe logico che facesse. Almeno a Montalcino, e almeno con il sangiovese.

Forse, e premetto che lo dico da mestierante e non da agronomo né tantomeno da ricercatore, bisognerebbe riflettere sul fattore antropico. È indubbio che esista nel male, noi esseri umani abbiamo inquinato, devastato e fatto tutto quel che potevamo per distruggere la terra, ma può esistere anche nel bene? Mi spiego.

Tutti hanno notato i Brunello sempre migliori del nuovo millennio e le grandi annate in serie, ma vi siete chiesti il perché? Gli agricoltori sono gli stessi, le vigne sono quelle, gli enologi pure e la tecnica anche, e allora? Negli ultimi due decenni Montalcino ha vissuto una rivoluzione, di cui pochissimi si sono accorti. Qui è cambiato il modo di fare agricoltura, e questo ha cambiato la materia prima. L’uva. Ora Montalcino è a larga maggioranza bio, e buona parte del resto è in conversione.

Quasi tutti i vigneti sono inerbiti e, guarda caso, nell’ultimo decennio con qualunque pioggia (e a volte si sono avute delle vere bombe d’acqua) non si è più visto fango sulle strade. Prima era normale, e spesso si riempivano anche le fossette. Due decenni di colture rispettose dell’ambiente hanno riportato la vita nei suoli, che ora non mostrano più traccia di dilavamento e trattengono l’acqua molto di più. Non bastasse, si è pi