Tutti i numeri del vino nel 2018

Tutti i numeri del vino nel 2018

di Salvatore Agusta

E va bene lo confesso, mi piace studiare il vino anche attraverso fogli excel e diagrammi e, anche quest’anno, è giunto il tanto atteso riepilogo in numeri della scorsa annata, la 2018.

Da ormai circa 10 anni seguo diverse organizzazioni che stilano annualmente classifiche; mi diverte leggerle, specie quando le stesse sottolineano con clamore risultati talvolta contrastanti. Ma è dall’insieme delle stesse che spesso si ha un quadro completo e tendenzialmente oggettivo.
Come vedremo, il 2018 è stato un anno record per molti paesi. I dati che di qui a poco snocciolerò provengono dagli attenti studi della OIV – Organizzazione internazionale della vigna e del vino.
L’analisi riflette alcune tendenze interessanti e fornisce un solido punto di partenza per eventuali riflessioni sulle strategie future.

I numeri.
Nel 2018 la Spagna è risultata la nazione europea con la maggiore superficie vitata: 969.000 ettari. Secondo l’Istat, invece, l’Italia si è fermata intorno ai 629.000 ettari (il -9% rispetto a 2 anni fa); in tema di produzione l’Italia ha mantenuto la prima posizione con 54,8 milioni di ettolitri, il 29% in più rispetto all’anno precedente, mentre la Francia ha raggiunto 49,1 milioni, registrando un +33%.

Crescite voluminose che hanno reso il 2018 l’anno della maggiore produzione globale negli ultimi 15; il totale ammonta a 292,3 milioni di ettolitri, prodotti globalmente; Italia, Francia e Spagna hanno contribuito per il 51% di quel totale, assumendo una posizione leader a livello planetario.

Tuttavia, il fatturato più elevato in tema di export riguarda ancora una volta i cugini d’oltralpe (9.3 miliardi di euro), mentre al secondo posto ci siamo noi con 6.1 miliardi di euro.
La Spagna si accontenta del terzo posto con 2.9 miliardi di euro e un prezzo medio di 1,39 euro per litro di vino che, udite udite, risulta essere il più basso d’Europa.
Il prezzo medio italiano risulta essere di 3,12 euro/l., mentre la Francia risulta ancora primeggiare con 6,62 euro/l. che rappresenta un aumento del 56% rispetto alle quotazioni passate (ma come caspita fanno?).

Appare ugualmente interessante considerare che, a partire dal 2014, la Spagna mantiene una leadership indiscussa per ciò che concerne l’esportazione in quantità; la stessa supera qualsiasi altro paese al mondo, inclusa l’Italia che a fine 2013 possedeva il primato.
Nel 2018 la Spagna ha esportato 21 milioni di ettolitri mentre l’Italia poco meno di 20 milioni e la Francia circa 14 milioni.
Secondo i dati forniti dall’OIV, aumenta il consumo interno in Spagna mentre diminuisce in Italia.

Qualcuno si sta chiedendo quale regione italiana abbia il primato produttivo del 2018? Ovviamente il Veneto con una produzione quasi doppia rispetto alla seconda classificata, la Puglia.
Quest’ultima stacca di netto la Sicilia ed esprime una ottima capacità di soddisfare le richieste di vini di fascia medio/bassa, prodotti anche con uve autoctone di altre regioni.
Risulta essere una regione che non solo massimizza i suoi vini, ma che approfitta di un certo mercato per aumentare i suoi numeri.

Tutto sommato i dati sembrano essere confortanti, basterebbe soltanto munirsi di una attenta strategia commerciale per aumentare il prezzo medio al litro e dunque ricavare un fatturato maggiore.
In effetti, è questo il gap più importante da risolvere; se riuscissimo a passare da 3,12 a 4,30 euro a litro, con un aumento di circa il 31%, riusciremmo ad avvicinarci e di molto ai numeri francesi.

Cosa servirebbe? Come poter ovviare a questa distanza?
Ecco, queste sono le questioni su cui dovremmo riflettere e cercare di imbastire tutti insieme una strategia di lungo periodo.
Ad esempio, potrebbe essere utile una campagna internazionale di riqualificazione delle nostre denominazioni, assumendo in primo luogo anche un sistema di tipo gerarchico, oltre che territoriale.

Altri suggerimenti?

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Salvatore Agusta

Giramondo, Francia, Lituania e poi Argentina per finire oggi a New York. Laureato in legge, sono una sorta di “avvocato per hobby”, rappresento uno studio di diritto internazionale negli Stati Uniti. Poi, quello che prima era il vero hobby, è diventato un lavoro. Inizio come export manager più di 7 anni fa a Palermo con un’azienda vitivinicola, Marchesi de Gregorio; frequento corsi ONAV, Accademia del Vino di Milano e l’International Wine Center di New York dove passo il terzo livello del WSET. Ho coperto per un po’ più di un anno la figura di Italian Wine Specialist presso Acker Merrall & Condit. Attualmente ricopro la posizione di Wine Consultant presso Metrowine, una azienda francese in quel di New York. Avevano bisogno di un italiano ed io passavo giusto di là. Comunque sono astemio.

4 Commenti

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Eugenio Amato

circa 5 mesi fa - Link

Premetto che in materia export sono di molto ignorante, ma 6.1 milioni di euro mi sembrano pochini come mi sembrano pochini i 9.3 della francia Non è che che per un refuso si è scritto milioni invece di miliardi? Grazie

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M/M

circa 5 mesi fa - Link

Sono sbagliate le cifre dell'export, occhio agli zeri ;-)

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Excellence

circa 5 mesi fa - Link

Servirebbero gli stessi prezzi di Borgogna e Bordeaux

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Giacomo Bianchi

circa 5 mesi fa - Link

Non credo il problema sia la strategia commerciale, quanto il valore aggiunto del prodotto. La riqualificazione delle denominazioni è un punto, ma non necessariamente instaurando una gerarchia. È necessario favorire la comprensione e quindi la comunicazione del complesso territorio italiano. In Francia le denominazioni sono più chiare e serie. I produttori possono quindi concentrarsi sul valore intrinseco del loro prodotto, sul rispetto dell'ambiente e della tipicità-immagine.

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