Diario di uno sciorno: è giusto riusare le bottiglie?

Diario di uno sciorno: è giusto riusare le bottiglie?

di Tommaso Ino Ciuffoletti

Che tutto questo non abbia senso è del tutto evidente. Ma dopo quasi due anni sono ancora qui a preparare a mano le veline per Sciornaia. Un vino del tutto artigianale, fatto in una cantina che non ha elettricità, da uve di vigne che altrimenti sarebbero state abbandonate e che, a sorpresa, gli capita anche di essere potabile.
Ma non è questo il punto, almeno non ora. Il punto è che per imbottigliare Sciornaia usiamo – come in fondo facevano i nostri nonni, zii e babbi – bottiglie che prima beviamo e poi laviamo.

Questa cosa è cresciuta e ha dovuto confrontarsi con le cose che hanno senso.

Una fra le tante è che nel mondo in cui viviamo ha senso che convenga distruggere una bottiglia per ricrearne una identica.

Conviene distruggere e produrre di nuovo, invece di un semplice riuso. Conviene perché una bottiglia nuova la pago 20 centesimi.

Per riusarne una che già esiste devo innanzitutto togliere l’etichetta. E Cristo santo ci sono etichette che le attaccano con colle probabilmente a base di uranio. Che per levarle servirebbero solventi alieni. E poi bisogna lavare bene la bottiglia, perdendo tanto di quel tempo che alla fine sai che c’è?

Vaffanculo spendo 20 centesimi e me ne compro una nuova.

Peccato che per produrre quella bottiglia spreco materie, energia in quantità industriali (nel vero senso della parola), trasporto e ritrasporto.

E una bottiglia di plastica, in natura, impiega circa 500 anni per essere decomposta. Una bottiglia di vetro non verrà mai decomposta.

“Ma io uso vetro riciclato!”. Certo. Continui comunque a sprecare materie prime (solo un po’ meno), energia in quantità industriale (la stessa se non di più), trasporto e ritrasporto.

Ed è solo un esempio.
Di tante cose che hanno senso in questo mondo.

E allora Sciornaia continua a non avere senso. Ma è proprio questo che è bello.

E mi chiedo se tra i tanti che pure hanno voglia di essere alternativa vera e radicale al mondo in cui produciamo e sprechiamo, ci sia qualcuno che ha voglia di arrischiarsi a fare a meno di bottiglie nuove.

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Tommaso Ino Ciuffoletti

Ha fatto la sua prima vendemmia a 8 anni nella vigna di famiglia, ha scritto di mercato agricolo per un quotidiano economico nazionale, fatto l'editorialista per la spalla toscana del Corriere della Sera, curato per anni la comunicazione di un importante gruppo vinicolo, superato il terzo livello del Wset e scritto qualcos'altro qua e là. Oggi è content manager di una società che pianta alberi in giro per il mondo, scrive storie alcoliche per una rivista fiorentina, vende libri, ma soprattutto produce vino clandestinamente per salvare se stesso e un intero paese.

32 Commenti

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Stefano Cinelli Colombini

circa 3 settimane fa - Link

Come scriveva un mio illustre e lontano zio, il prof. Enzo Tiezzi fondatore del Club di Roma, tutto dipende dall'impronta climatica. L'impatto ambientale del lavaggio della bottiglia usata è molto maggiore rispetto all'uso di una bottiglia riciclata, per cui la scelta è tra il riciclo inquinante e la molto più ecologica produzione di bottiglie nuove. Come insegna la storia dell'URSS, la soluzione più ideologica spesso è la più dannosa per l'ambiente.

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Marco

circa 3 settimane fa - Link

Non si poteva scrivere meglio!

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valentino

circa 3 settimane fa - Link

Sono d'accordo. Senza una LCA delle due opzioni non ha senso discutere. Probabilmente, ( a naso) riusare le bottiglie è un'opzione molto peggiore per l'ambiente, che prendere una bottiglia di vetro e rifonderla. Tra l'altro anche il discorso circa bottiglie di vetro riciclato non ha senso, praticamente tutte le bottiglie contengono in parte vetro riciclato al giorno d'oggi.

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Tommaso Ciuffoletti

circa 3 settimane fa - Link

Io lascerei da parte l'URSS e l'ideologia che non c'entrano niente. Così come mi fa sorridere il sostenere che serva chissà quale raffinata indagine per stabilire che il riuso di una bottiglia sia ecologicamente più sostenibile della sua distruzione e creazione ex-novo. Al netto del fatto che i processi industriali diventano più efficienti, la produzione di bottiglie di vetro ha un impatto elevatissimo, che sta proprio nel sistema produttivo, nel trasporto in relazione al peso. https://www.researchgate.net/publication/314100348_Comparison_of_Life_Cycle_Assessment_of_PET_Bottle_and_Glass_Bottle qua potete approfondire. In sintesi: According to our research, results were in favor of PET bottles with respect to overall environmental impacts. On the other hand glass bottles are not suitable, because of the high energy consumption during their production phase. Along with it the travelling cost of glass bottles, the cost that stakeholders need to transport products to the destination or target community, is also because the weight of life cycle assessment of both type of bottles are plotted against ecosystem, human health, resources and it was obvious that PET bottles have far less impact on above mentioned parameters. Simple production method, less fuel consumption and less travelling cost are the main reasons for the less environmental impact. Il lavaggio ed il riuso è una soluzione che - senza scomodare l'URSS - meriterebbe di essere valutata con relativi investimenti.

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Stefano

circa 3 settimane fa - Link

D' accordissimo Tommasl...parole sante sia a livello intuitivo che a livello tecnico

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Sandra Ballerini

circa 3 settimane fa - Link

Riusa riusa! Prima o poi (ma sarebbe meglio prima data la mia età) mi capiterà di sorseggiare 'sto Sciornaia, magari ti porto qualche bottiglia già sdetichettata lavata e asciugata Un abbraccio

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Tommaso Ciuffoletti

circa 3 settimane fa - Link

Quanto al LCA prova a pensarci Valentino. LCA significa Life Cycle Assessment. Puoi usarlo per calcolare l'impatto di due prodotti diversi. In questo caso si propone un riuso. Che significa proprio evitare di realizzare un nuovo prodotto, ma allungare l'LCA di uno esistente.

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valentino

circa 3 settimane fa - Link

l'analisi del ciclo vitale è appunto del ciclo vitale, quando la riusi inizia un nuovo ciclo vitale. Per cui nell'analisi della fase "craddle "per entrambi i prodotti devi tenere conto dei fattori necessari. Molto interessante lo studio che hai fornito. Ora per conflitto di interesse, lavorando per il più grande produttore di plastica al mondo ti posso assicurare che la differenza plastica/vetro a me era ben nota. Ma la battaglia della plastica è ormai persa data l'opinione del pubblico. Riguardo il vetro, sarebbe interessante vedere la differenza tra fondo tutto e rifaccio, e l'approccio da te proposto del lavo, asciugo, igienizzo e riuso. Continuo a credere che la seconda opzione sia più impattante per l'ambiente data l'aggiunta di prodotti chimici quali surfattanti necessari per la pulizia, ma è solo un educated guess. Aggiungo solo una cosa: dare le cose per scontate, sorridendone, non è mai saggio, soprattutto quando si parla di sistemi complessi. Esempio stupido ma vero: se prendo due bottiglie di acqua una a 60 gradi e una a 30 gradi e le metto nel freezer a -22C, sarà quella con la temperatura di partenza più alta a ghiacciarsi completamente per prima. Questa affermazione ha fatto sorridere decine di fisici per anni, fino a quando non sono andati a verificare...non sempre quello che sembra ovvio è giusto.

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Sandro Alfaroli

circa 3 settimane fa - Link

Noi, VU(M), nel nostro piccolo, facciamo vino fermentato in bottiglia, abbiamo scelto di riusare le bottiglie dopo un accurato lavaggio. Visto che ad ogni degorgement avanzava circa una bottiglia su sei, ci è sembrato naturale il riutilizzo. Io veramente non so se è più impattante il lavaggio delle bottiglie usate rispetto allo smaltimento e successivo recupero come vetro riciclato, però sicuramente è una pratica più etica del continuo buttare e poi cercare di riutilizzare. Chi cerca una dimensione pulita in quello che fa, e se lo può permettere per dimensioni e numeri, credo che sia una pratica da reintrodurre insieme a quella del vuoto a rendere.

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Tommaso Ciuffoletti

circa 3 settimane fa - Link

Collega!!! <3

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Sandro Alfaroli

circa 3 settimane fa - Link

Collega è bello😀

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Sandro

circa 3 settimane fa - Link

Magari le bottiglie usate potrebbero essere raccolte e lavate a livello industriale (e poi ridistribuite), con impatto ambientale per singola bottiglia sicuramente inferiore rispetto al lavaggio casalingo. Mi chiedo, da ignorante sui processi di produzione del vetro: questa operazione di pulizia bottiglie, non viene comunque svolta all'inizio del processo che ricicla il vetro?

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Tommaso Ciuffoletti

circa 3 settimane fa - Link

Mi sembra una possibilità interessante Sandro. Così come non escluderei che si possa valutare anche la diffusione di piccoli impianti di pulitura e riuso per necessità specifiche (così da ridurre l'impatto del trasporto). Ma certo sono entrambe soluzioni che meriterebbero di essere sperimentate. Sul funzionamento del riciclo del vetro, qua non parla di lavaggio iniziale, ma forse è meglio controllare anche altre fonti: https://ecomalu.it/il-riciclo-del-vetro/

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Michele Ranieru

circa 3 settimane fa - Link

In Olanda, dove ho vissuto a lungo già riciclano e riusano bottiglie di vetro e di plastica. Al supermarket versi una cauzione di circa 20cent che ti viene rimborsata quando restituisci i vuoti. Poi aziende strutturate si occupano del recupero, ecc. Io quanti litri di acqua "rischio" di sprecare per lavare 1000 bottiglie usate? E quanta acqua calda per rimuovere etichetta e colla? E detersivi? L'impronta climatica si alleggerisce con pratiche razionalizzare, razionali e etiche. Non sempre l'industria ha queste priorità, ma immaginate delegare questo lavoro a 1000 vignaioli diversi... Significherebbe ottenere 1000 impronte climatiche diverse. Meglio - forse - una centralizzata su cui concentrare gli sforzi per ridurre l'inquinamento a livello globale e multifattoriale

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Tommaso

circa 3 settimane fa - Link

Se solo si usassero delle colle più leggere.... Cmq l'acqua per il lavaggio noi la riusiamo per annaffiare.

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A.C.

circa 3 settimane fa - Link

Ma anche il Club di Roma lasciamolo stare. Stiamo parlando di coloro che nel 1972, profetizzarono l'esaurimento delle risorse petrolifere entro il 2000. Catastrofisti neomalthusiani.

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franco

circa 3 settimane fa - Link

"( a naso) riusare le bottiglie è un'opzione molto peggiore per l'ambiente, che prendere una bottiglia di vetro e rifonderla." certo, vero per paesi come il nostro in cui la mafia spadroneggia e ha il controllo di strutture e processi, di smaltimento ed eventuale riciclo, inefficienti. Non penso sia vero, a naso, nei paesi nordici in cui pagano il reso della bottiglia di vetro(Germania mi viene in mente). Chi sono questi? Turbocapitalisti colti da voglia di inquinamento estremo? Non solo pretendono da noi il rigore nei bilanci, ma pretendono che utilizziamo sistemi di riciclo inefficienti e deleteri per l'ambiente!! Ma da voi la raccolta porta a porta dei rifiuti, esiste? Secondo voi perchè ci siamo arrivati?

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Stefano Cinelli Colombini

circa 3 settimane fa - Link

Che bello come un argomento buttato così per gioco possa sollevare tante opinioni in libertà! Però dai, turbocapitalisti anche no. Io ho fatto solo un ragionamento molto banale, ma proprio terra terra; per lavare una bottiglia e levare tutta l'etichetta a colla ci vuole un quarto d'ora di lavoro, e molta acqua. Se poi la colla non se ne vuole andare o c'è una fondata che fa girare le scatole, ci può volere anche mezz'ora. Quanto costa un'ora di lavoro? Una bottiglia è fatta di sabbia fusa a temperatura relativamente bassa, l'unica cosa che costa è il trasporto e un camion ne porta una marea, risultato è che con un'ora di lavoro ne compri sessanta o settanta. Quanto ai centri di raccolta e lavaggio, non ti dimenticare che le bottiglie sono una materia estremamente povera e se pensi a quanto può costare l'organizzazione con l'anda e rianda di poche bocce in auto (la benzina non la regalano), gli immobili e le macchine mi viene male. No dai, la poesia è il sale della vita e la amo ma un po' di conti bisogna pur farli.

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Tommaso

circa 3 settimane fa - Link

Aspetta Stefano. Se tu mi dici che, ad oggi, il riuso è meno economico del comprare una bottiglia nuova, allora non sono d'accordo con te. Di più! È assolutamente vero. Ma mancano investimenti per rendere più economico il riuso. In termini di impatto ambientale è però indubitabile il minore impatto. È l'acqua può essere utilizzata in ricircolo e ne basta poca per lavare. Il costo è semmai quello dell'energia per scaldarla, ma non è nemmeno paragonabile all'energia che impiega (e spreca) un altoforno. Quello è il punto. Investire oggi nel riuso aprirebbe scenari enormi. Secondo me. :) Apprezzo sempre i tuoi spunti e ti mando un abbraccio!

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Stefano Cinelli Colombini

circa 3 settimane fa - Link

Ricambio l’abbraccio, però guarda che nel calcolo dell’impatto ecologico viene considerato pure il lavoro dell’uomo. Che consuma energia, non come un forno da vetro ma uno, più uno, più uno...... gira gira alla fine quando c’é una differenza di costi così forte come tra il lavaggio e l’acquisto anche i conti ecologici non tornano. La vera magata sta nel far tornare i conti economici con quelli ecologici e quelli sociali, è li che sta il futuro. È complicato, spesso anti ideologico e talvolta neppure politicamente corretto, però si può fare. E forse si deve fare, perché io c’avrei un bimbo a cui lasciare questo mondo.

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Tommaso Ciuffoletti

circa 3 settimane fa - Link

Io credo che il riuso sia l'alternativa e che - con pochi investimenti mirati (molto minori di quelli di cui ha potuto avvalersi l'industria del vetro per come la conosciamo oggi) - potrà diventare lo standard di domani. Ne sono talmente convinto che ... inizio a mettermi in avanti! ;)

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franco

circa 3 settimane fa - Link

e allora masochisti i nordici che "riusano" il vetro e anzi lo pagano pure... han trovato la formula magica, al contrario nostro, o si stanno tirando la zappa sui piedi? State andando fuori strada... di brutto. Se avete tempo da perdere, vi segnalo qualche ottimo articolo sull'argomento(Cinelli, consiglio lettura per aggiornarsi), di Jacopo Giliberto, che ne ha curato l'inchiesta: https://www.ilsole24ore.com/art/mancano-impianti-ecco-perche-rifiuti-finiscono-incendiati-capannoni-AEyeOHzG .... https://www.ilsole24ore.com/art/raccolta-rifiuti-l-italia-sommersa-la-paralisi-totale-AEa0DKNG?refresh_ce=1

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franco

circa 3 settimane fa - Link

https://www.ilsole24ore.com/art/mancano-impianti-ecco-perche-rifiuti-finiscono-incendiati-capannoni-AEyeOHzG ..... https://www.ilsole24ore.com/art/raccolta-rifiuti-l-italia-sommersa-la-paralisi-totale-AEa0DKNG?refresh_ce=1

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franco

circa 3 settimane fa - Link

che due scatole... ma che ho scritto di male per essere moderato?

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thomas pennazzi

circa 3 settimane fa - Link

Signori vignaioli, dico a voi "naturali" ed anche a voialtri "innaturali": avete a cuore l'ambiente, il carbon footprint, il LCA / ciclo di vita del recipiente e tante altre diavolerie, il rame lo zolfo ed i solfiti? E allora pensate un poco anche a chi beve le vostre bottiglie, e poi ardisce da matto sudare per lavarle e recuperarle, magari per metterci il vino povero di qualche altro vostro collega meno nobile, meno titolato, meno incensato. Ma che farà la gioia di un pasto povero, o di un aperitivo povero con la fetta di salame. Soprattutto pensate a chi vi fa le etichette ed alla loro colla "all'uranio" antiecologica, tenacissima, che nemmeno l'acquaragia e l'acetone riescono a vincere. Forse ci riesce solo il velenoso cloroformio. Ecco: a queste etichette ponete la stessa attenzione che riservate ai tappi ed al vino, perché se il didentro è naturale, il difuori lo sia uguale, da rimuovere senza bestemmie e litri di acqua bollente. Una volta le etichette bastava lasciarle a bagno una notte, ed il lavoro era bell'e fatto. Oggi se va bene, trovate vini con la bandierian verde ecologica vestiti di eleganti pellicole di plastica (!), oppure con splendide grafiche incollate da implacabili cementi acrilici che l'Attak è nulla in confronto. Davvero, pensateci, vi costa poco. L'ambiente e qualche "sciorno" vi ringrazierà.

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Tommaso

circa 3 settimane fa - Link

Thomas ti amo!

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Fertile G.

circa 3 settimane fa - Link

Ragionamento, in effetti, molto concreto

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Tommaso

circa 3 settimane fa - Link

🙏🏻

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Paolo

circa 3 settimane fa - Link

E' _anche_ questione di dettagli e regolamenti apparentemente marginali, ma di grande impatto. Tommaso ha correttamente segnalato come alcune etichette richiedano sforzi titanici e prodotti chimici per l'asporto. Basterebbe, come succede già in altri paesi, l'obbligo di utilizzo di sole colle idrosolubili, per poterle togliere con il solo bagno ad acqua. Cosi' come alcuni altri aggiustamenti normativi che permettano di creare una reale filiera del riuso. Filiera che non può esistere nella incertezza normativa, e che porta a ritenere il riutilizzo più costoso. Non è una esclusiva del settore vetrario: anche la filiera di altri prodotti recuperabili/riciclabili/riutilizzabili dipendono fortemente dall'esistenza e costanza della legislazione. L'industria del vetro, e non solo, dipende da questo, non dalla bontà d'animo di un anonimo e inesistente agente economico.

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Tommaso Ciuffoletti

circa 3 settimane fa - Link

Questo messaggio è da prendere e aggiungere al pezzo. Perché è un'integrazione giusta, puntuale, perfetta! Grazie Paolo!

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franco

circa 3 settimane fa - Link

da leggere: https://www.ilsole24ore.com/art/raccolta-rifiuti-l-italia-sommersa-la-paralisi-totale-AEa0DKNG?refresh_ce=1

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Tommaso Ciuffoletti

circa 3 settimane fa - Link

Interessantissimo Franco!

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