Menzioni comunali nel Chianti Classico? C’è chi ci pensa, ma solo per la Gran selezione

Menzioni comunali nel Chianti Classico? C’è chi ci pensa, ma solo per la Gran selezione

di Tommaso Ino Ciuffoletti

Qualche anno fa il Consorzio del Chianti Classico – una delle zone simbolo del vino italiano – decise di introdurre una nuova categoria, chiamata Gran Selezione. Una scelta che, fino ad oggi, si può dire che abbia riscosso meno successo del previsto. Critiche sono arrivate soprattutto per non aver colto l’opportunità di valorizzare un territorio ampio e variegato come quello del Chianti Classico. Molti ed autorevoli conoscitori delle cose del vino, hanno a più riprese fatto presente che sarebbe stato meglio introdurre, semmai, le cosidette menzioni comunali, per permettere di identificare con maggiore chiarezza l’origine comunale dei vini chiantigiani, dando loro l’opportuno valore.

A distanza di pochi anni da quella che all’epoca venne definita “una scelta storica”, forse lo stesso Consorzio inizia ad avere qualche ripensamento, ma non vuole cedere sulla Gran Selezione e allora pare che …

UNA SCELTA STORICA?
Febbraio 2014 viene lanciata dal Consorzio del Chianti Classico la Gran Selezione; una nuova categoria che si affianca al Chianti Classico Annata e alla Riserva, presentata da un annuncio che, tutto in maiuscolo, sul sito del Consorzio recita: UNA SCELTA STORICA. A seguire una descrizione che racconta “l’obiettivo di stratificare verso l’alto l’offerta enologica del territorio”. Non fosse chiaro, viene ribadito che “la Gran Selezione è un vino prodotto da uve di esclusiva pertinenza aziendale, coltivate nei vigneti più vocati e con regole severe che lo rendono un vino di grande pregio, un nuovo punto di riferimento nel panorama enologico internazionale”.

Se le parole raccontano un’intenzione, quella del Consorzio era forse più ambiziosa che netta (“vigneti vocati” e “vino di grande pregio” son termini la cui vaghezza ricorre in qualunque brochure aziendale, mentre mantiene un certo fascino il concetto di “stratificazione verso l’alto”). Del resto la Gran Selezione non ha introdotto novità radicali rispetto alle 2 categorie già esistenti di Chianti Classico e Chianti Classico Riserva. Per farla breve la Gran Selezione è un vino che deve essere invecchiato per almeno 30 mesi prima della commercializzazione, con un minimo di 13° alcol, 26 grammi di estratto secco per litro e 4,5 grammi di acidità totale per litro.

DI SICURO NON PER TUTTI…
Uno dei primi commenti che lessi sulla Gran Selezione fu quello di Fabio Pracchia[1]. “La GS così come è stata pensata ci pare un’idea poco in linea con in tempi, basata sulla forma più che sulla sostanza, che parla troppo di enologia e non abbastanza di variabilità territoriale”. Credo colse immediatamente il punto della questione. Ben più puntuto fu il commento, riportato da Decanter, di David Berry Green (wine merchant inglese che vive a Barolo) che definì la Gran Selezione “un aggiustamento burocratico che non aggiunge alcun valore reale ad un vino che invece i produttori hanno perfezionato con dedizione nel corso degli anni[2].

Tra le firme internazionali del vino, una di quelle che parlò con maggiore nettezza della Gran Selezione fu Antonio Galloni. La citazione che segue è piuttosto lunga, ma merita di essere riportata per intero, così come per intero merita di essere letto l’articolo dal quale questa citazione è tratta [3].

A significant number of the most prestigious wines made within the Chianti Classico appellation still aren’t labeled Chianti Classico. If that sounds confusing, welcome to Italy. In an attempt to address the issue, the Consorzio del Chianti Classico has created a new designation, which will be called Chianti Classico Gran Selezione. […] There is only one problem. None of the region’s leading producers is likely to label their top wine Gran Selezione. The wines that might become Gran Selezione are basically top Riservas, like Antinori’s Badia a Passignano or Fontodi’s Vigna del Sorbo. That means estates might have as many as four separate levels of wine: Chianti Classico, Chianti Classico Riserva, Chianti Classico Gran Selezione and IGT. Frankly, it makes my head spin. Given how hard it is to sell wine and put forth a message in today’s world, in my opinion, changes to well-established appellations should be carried out only if absolutely necessary and as a measure of last resort”.

QUALCHE NUMERO
A fronte dell’ambizione inaugurale del Consorzio s’accompagnarono i numeri, ben sintetizzati da Bill Nesto (MW americano, autore del bel libro “Chianti Classico: The Search for Tuscany’s Noblest Wine[4]”): “all’evento di lancio del Chianti Classico Gran Selezione, nel febbraio 2014 a Firenze, delle 33 aziende che hanno presentato un vino di tale categoria, 900.000 bottiglie, pari all’82% della categoria, sono state prodotte da solo 6 aziende: Ruffino, Brolio, Castello di Ama, Antinori e San Felice”.  Difficile negare che i grandi nomi abbiano avuto un peso decisivo nello sposare la Gran Selezione.

A distanza di qualche anno da quel lancio ufficiale, in uno scambio privato tra redattori di Intravino, c’interrogammo sull’aggiornamento di quei numeri. Era il 2019 e da quel che rinvenimmo mettendo insieme più fonti venne fuori che la GS era arrivata a rappresentare, in volume, circa il 5% del totale, con un incremento minimo rispetto ai dati di partenza (qui alcuni dati che nel 2017 erano stati pubblicati da Carlo Macchi[5]).

All’epoca – per assumermi la responsabilità delle cose che scrivo – questa fu la mia analisi: “Sappiamo che al lancio della Gran Selezione 900.000 bottiglie erano prodotte da 6 aziende. L’82% del totale.

Ergo, al suo lancio la Gran Selezione contava circa 1.100.000 bottiglie. In 4 anni mi dite che siamo arrivati a 1.500.000.

Questo è avvenuto allargando il numero di aziende che producono GS da 33 a 146. Vuol dire che – a parte le 6 citate da Nesto – ciascuna azienda ha destinato davvero poco alla Gran Selezione”.

6 ANNI DOPO
Qualche mese fa un godibilissimo articolo di Walter Speller su JancisRobinson.com [6] è tornato a trattare di Gran Selezione e lo ha fatto con gran nettezza di argomenti e parole. Ne riporto solo alcune, anche stavolta in inglese, invitandovi a recuperare l’articolo per intero. “There are two parallel universes in Chianti Classico: one of large producers, who, for the last 25 years or so, have pursued a style for which they found a ready market and who not only believe that the market is not saturated, but think it actually wants more of the same. Frustrated by a perceived price ceiling for wines carrying the Chianti Classico denomination, and keen to continue the production of Supertuscans with a much higher price tag, they became fervent proponents of the Gran Selezione category which was developed solely to satisfy their needs [..] In doing so they continue the path of concentration, power and oak, prioritising style over terroir”.

Quell’articolo ha risvegliato in me la curiosità verso la vicenda della Gran Selezione e così ho iniziato a fare alcune domande qua e là ed a forza di chiedere qualche risposta è arrivata. L’assunto di fondo è che tornare indietro sulla Gran Selezione è ormai difficilissimo, se non impossibile. Del resto il Consorzio si è da anni impegnato in una ingente campagna di promozione al grido di “UNA SCELTA STORICA” (anche se umilmente, verrebbe da far notare che a stabilire se una scelta è storica dovrebbe essere la storia … ma sorvoliamo). “Sai cosa si dice in Toscana ai bambini che non vogliono mangiare la minestra perché non intendono gradirla? O mangi la minestra, o salti dalla finestra. Ecco, la minestra è la Gran Selezione”, così mi ha detto un toscanissimo signore (di quelli con la S maiuscola).

Tenendo dunque ferma la Gran Selezione, pare che una delle ipotesi al vaglio sia quella di considerare che le menzioni comunali, che tanti sostenitori sembrano avere (qualche tempo fa ne parlammo anche qui[7]), possano essere introdotte, ma con un ma. Le menzioni comunali infatti, sono spesso rammentate come la scelta che avrebbe dovuto essere privilegiata, al posto di quella fatta con la Gran Selezione. Uno spillo che punge ogni volta il fianco del Consorzio e della sua scelta. E allora, per chiudere la querelle, l’idea sarebbe quella di introdurre queste benedette menzioni comunali, ma solo per … la Gran Selezione! Fare quindi della Gran Selezione l’unica categoria che potrebbe utilizzarle. A suo modo una soluzione geniale .. o diabolica, fate voi.

Si tratta ovviamente solo di un’ipotesi ed altre ve ne sono in campo, ma certo questa è quella più… Un tempo la sede del Consorzio del Chianti Classico si trovava a Sant’Andrea in Percussina, proprio di fronte a quell’Albergaccio dove Niccolò Machiavelli trascorse gli anni solitari dell’esilio e dove scrisse, tra le altre cose, alcune delle sue opere più celebri. Ecco di tutte le ipotesi che si fanno questa potrebbe essere definita quella più… machiavellica!

[1] link

[2] link

[3] link

[4] link

[5] link

[6] link

[7] link

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Tommaso Ino Ciuffoletti

Ha fatto la sua prima vendemmia a 8 anni nella vigna di famiglia, ha scritto di mercato agricolo per un quotidiano economico nazionale, fatto l'editorialista per la spalla toscana del Corriere della Sera, curato per anni la comunicazione di un importante gruppo vinicolo, superato il terzo livello del Wset e scritto qualcos'altro qua e là. Oggi è content manager di una società che pianta alberi in giro per il mondo, scrive storie alcoliche per una rivista fiorentina, vende libri, ma soprattutto produce vino clandestinamente per salvare se stesso e un intero paese.

9 Commenti

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Maurizio

circa 11 mesi fa - Link

Complimenti come al solito per il dettaglio e la cura nell'indicare le fonti, oltre che anzitutto cercasele e leggerle in primis. Il difetto di chi scrivi oggi è che si si documenta sempre meno ed è un peccato che pratiche come queste siano l'eccezione e non la regola. Effettivamente una rimozione di una tipologia di un disciplinare è un qualcosa di molto complesso, anche perché basterebbe che un soggetto ne rivendicasse anche solo un litro per bloccare tutto. Quindi tornare indietro è possibile solo in teoria spesso, ma per ragioni normative più che di volontà La soluzione proposta avrebbe un senso, però porterebbe solo un certo tipo di vini ad avere un legame esplicito con il territorio, mentre tutti gli altri, che per stile probabilmente sono forse anche più chiantigiani, resterebbe sul generico. Quindi in conclusione la mia risposta su come sbrogliare la matassa è: boh

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Tommaso Ciuffoletti

circa 11 mesi fa - Link

Grazie mille Maurizio! Ed in effetti il tuo boh è anche il mio. Perché anche la soluzione paventata a me pare più un rammendo che altro ;)

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Giovanni

circa 11 mesi fa - Link

Mi è piaciuto l'articolo, lascio qui un commento che non vuole assolutamente essere una critica ma semplicemente uno spunto di riflessione. Il problema è sempre lo stesso! La gran selezione convinceva poco già prima dell'uscita in commercio e le menzioni comunali scontenterebbero troppi produttori, addetti ai lavori e appassionati di ogni genere. Parlando con persone che non masticando l'argomento 'vino', ci si rende conto che difficilmente conoscono la differenza tra chianti e chianti classico, figuriamoci se si aggiungessero le mc. Il fatto invece è che il Chianti ha una grande eterogeneità, non basta far riferimento al comune di provenienza per avere un'idea delle caratteristiche che troveremo in bottiglia, bisognerebbe far riferimento alla sottozona comunale ma soprattutto bisognerebbe insegnare ai consumatori come cercare il chianti classico più rispondente ai loro gusti.

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Andrea Pagliantini

circa 11 mesi fa - Link

Intanto, riuscire a far comprendere cosa siano il Chianti e il Chianti Classico, il Chianti inteso non come zona di produzione di un vino,ma come territorio storicamente ben definito è già una missione impossibile e in questa grandissima confusione si trovano bottiglie di nettari divini, piccole o grandi aziende e fior di imbottigliatori, in una fascia di prezzi che vanno dai pochi Euro (in ognuna delle due tipologie commerciali) ai diversi Euro per i nomi più pregiati e famosi. Di menzione comunale, sono anni che se ne parla nel Chianti Classico, ma è sempre stata vista con dispiacere dai grandi numeri e dal fatto che il nome di certi comuni in etichetta hanno più appeal di altri, che con il Chianti (territorio) poco c'entrano.

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Giovanni

circa 11 mesi fa - Link

Chi fa grandi numeri non ha problemi a vendere i lotti presenti in cantina. Certo, alcune zone hanno più appeal, e quindi? Non vanno valorizzate le eccellenze? Non bisogna comunicare al consumatore se il vino proviene da una zona più o meno vocata, da un'altitudine piuttosto che da un'altra (ricordo che possono esserci quasi 500mt. di differenza e nel vino si sente)?

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Sancho P

circa 11 mesi fa - Link

Sarebbe interessante sentire il parere di Sergio Zingarelli, che da presidente del consorzio, ne fu l'artefice. E' però innegabile, che in un momento non facile per la denominazione, la GS ha acceso i riflettori sul Chianti Classico. E ne hanno beneficiato un pò tutti. E' difficile negare, che non poche cantine, hanno avuto l'occasione di alzare l'asticella, presentando un vino di livello, che staccasse sul resto delle referenze. Che poi, si tratti di vino da competizione, anzichè di un campione di espressività territoriale è altro discorso.

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Giovanni

circa 11 mesi fa - Link

La gran selezione 2010 di Zingarelli è stata la prima che ho assaggiato (proprio nella sua azienda). Il vino era ottimo, non discuto sul fatto che 30 mesi possano dare al sangiovese il tempo per esprimersi meglio. Di sicuro i chianti classico sono diversi tra loro e specificare la provenienza può essere solo un valore aggiunto. Borgogna docet...

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Roberto Stucchi Prinetti

circa 11 mesi fa - Link

Davvero un buon articolo che spiega per bene il tema, su cui da molti anni il Consorzio Chianti Classico si è bloccato. Da produttore che si batte per le Menzioni Geografiche da sempre aggiungo che è il Chianti Classico annata quello che ha più necessità delle menzioni, e anche quello che meglio rappresenta le differenze territoriali. Riservarle solo alla GS sarebbe veramente inopportuno ed estremamente divisivo. Ancora oggi solo un terzo delle aziemde del Chianti Classico imbottigliano una Gran Selezione. Menzioni per tutti, non per i pochi! Roberto - Badia a Coltibuono

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Tommaso Ciuffoletti

circa 11 mesi fa - Link

Grazie Roberto!

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