“Talebani” del vino, #nogomma, burocrazia del gusto. Finalmente un Manifesto e 10 coppie di etichette

di Andrea Marchetti

Il vino si ottiene dall’uva, e questo più o meno lo sappiamo. Poi: l’uva si ottiene dal vigneto, ma già questo è un dettaglio che gode in generale di minor considerazione presso il pubblico. Certo, quei bei vigneti pulitissimi, ordinatissimi, diserbatissimi, vicinissimi gli uni agli altri, sono bellissimi da vedere, sembrano giardinaggio d’élite, ma in realtà molti di questi paesaggi da cartolina non sono altro che nature morte tenute in vita artificialmente, dopate, un po’ come gli allevamenti di bestiame intensivi (questi ultimi però meno gradevoli alla vista).

Per la legge italiana l’uva si può ottenere utilizzando in vigna svariate tipologie di fitofarmaci di sintesi, dal fungicida al pesticida, diserbanti chimici ed altro. Prodotti che, oltre ovviamente ad inquinare terreni e falde, rendono il vigneto sempre più dipendente da questi trattamenti e distruggono le forme di vita naturalmente presenti nell’ecosistema, compresi i lieviti che poi servirebbero per la fermentazione (stranamente, i mosti da uve di vigne trattate brutalmente poi non fermentano bene, ma ricordiamo che i lieviti selezionati fino a qualche decennio fa nemmeno esistevano ed anche le cantine sociali lavoravano con gli indigeni).

Per la legge italiana, in cantina durante la vinificazione si possono utilizzare centinaia di additivi ed applicare vari processi fisici, chimici e meccanici che aggiungono/tolgono/modificano.

Poi ci sarebbero pure le pratiche illegali, ad esempio quella dell’addizione di aromi che rincorrono i dettami di una certa burocrazia del gusto, ma su queste al momento soprassediamo.

Ebbene, il risultato di tutto ciò, per la legge italiana può fregiarsi del nome di vino. Per il “talebano” del vino tutto ciò può fregiarsi solo del titolo di vino di gomma! E così abbiamo dato due definizioni in un colpo solo.

Per il talebano, il vino è:

un prodotto non alterato dalla correzione, aggiunta o sottrazione di sostanze che abbiano il fine di ottenere qualcosa di diverso da quello che terreno, vitigno, annata ed uomo riescono a dare naturalmente.

ottenuto da uve coltivate in vigneti dove i trattamenti sono ridotti al minimo, evitati diserbanti e prodotti di sintesi. Un vigneto non trattato e sostenuto naturalmente, spesso con la biodinamica, diverrà sempre più indipendente ed autoimmune dagli attacchi di malattie e parassiti. I terreni non vengono concimati, affinché le radici sprofondino alla ricerca dell’essenza del terreno stesso. In cantina non si aggiungono lieviti, enzimi o batteri malolattici e l’utilizzo di solforosa, filtrazioni e chiarificanti sono pratiche blandamente o per nulla utilizzate.

Il vino di gomma nasce per rendere la vita di chi lo fa più facile (è più difficile ottenere buoni risultati senza scorciatoie) e per rincorrere i dettami di una certo manuale del gusto, quello che va per la maggiore presso la parte più ampia del pubblico, mancando una cultura di massa del vino.

Ma il vero appassionato non si concentra solamente su un puerile, banale ed elementare concetto di buono/non buono, idea tra l’altro non definibile ed influenzata inevitabilmente da soggettività e burocrazie varie (che si arrogano il diritto di stabilire in modo assoluto ed univoco attraverso, enti, associazioni, gruppetti massonici, guide, punteggi, interessi commerciali ed altro, cosa debba corrispondere ad una ipotetica “bontà”, che non può che essere illusoria).

Perché il vino è molto di più di un semplice quanto insignificante assaggio alla cieca: è storia, cultura, tradizione, umanità, umanesimo, poesia, natura, territorio, energia, etica, convivialità ed ovviamente anche piacevolezza ed appagamento del sorso, ma non secondo una vuota ed artificiale ingegneria del gusto che si sofferma su inutili “lunghezze in chiusura” o ridicoli descrittori (per lo più inventati), ma in sintonia con un approccio sensoriale aperto a 360°.

Le 10 coppie #nogomma.

1) La Stoppa Ageno & Denavolo Dinavolo
Giulio Armani di diritto al primo posto: in un periodo in cui andavano di moda bianchi innaturalmente color carta, a cavallo tra i ’90 ed i ’00, La Stoppa osa e riprende la tradizione dei padri con l’Ageno, proponendo un bianco vinificato come un rosso per sfruttare antiossidanti, conservanti e sostanze protettive naturalmente presenti nelle bucce.
Dinavolo ne è la logica conseguenza.

2) Aldo Viola Egesta (il Grillo) & Cantina Giardino Bianco
Due vini che possono essere anche estremi e spiazzanti, ma sicuramente trascinanti e coinvolgenti, in cui le acetiche non sono necessariamente un problema, anzi a volte sono aggressive ma espressive e ben integrate nel disegno globale del liquido.
Il talento di Aldo ed Antonio è in grado di produrre forme anche più canoniche e profili più puliti, come dimostrano Syrah o Catarratto di uno od Aglianico dell’altro, ma in questo caso navigano sul confine, con licenza di oltrepassare le colonne d’Ercole della burocrazia del gusto.

3) Casa Caterina Out Style & Cà del Vént Sospiri
Tre persone dalla presenza cinematografica – Aurelio, Antonio e Flavio – ed un territorio molto discusso, soprattutto dai taliban, la Franciacorta. Out style ha stile e residuo da demi sec; Sospiri ha spirito selvaggio molto poco franciacortino, nessuno dei due vi lascierà indifferente.

4) Podere Pradarolo Vej Metodo Classico (la Malvasia di Candia) & Cantina Margò Rosato (il Sangiovese)
Il primo è non convenzionale nella forma, un metodo classico orange, il secondo è creatività pura, può essere sottile, acido, tagliente, gustoso ed accattivante come quello dell’annata 2014 o aggressivo, scontroso e non facilmente approcciabile come il 2011.

5) Robinot Les Années Folles (lo Chenin Blanc ed il Pineau D’Aunis) rosée & Fetemboulle (lo Chenin)
Le fermentazioni ancestrali di Jean-Pierre Robinot, il mago dei vini naturali, l’artista dello Chenin e del Pineau D’Aunis, l’interprete del mitico terroir di Chahaignes, nella Loira centrale! Jean-Pierre conosce un unico modo per vinificare: solo uve sanissime, nulla togliere, nulla aggiungere, dal 2005 nemmeno solfiti, seguendo solo l’istinto da vigneron di razza.

È l’esempio perfetto di vino talebano senza compromessi, solo extravergine di uva® fermentato, l’antitesi del vino di gomma©.

E qui, nello spazio dedicato a questo fantastico personaggio che è J.P. Robinot, può e deve nascere una domanda: perché dobbiamo considerare strano chi fa vino solo con l’uva e normale chi usa decine o centinaia di additivi in cantina e chimica aggressiva in vigna?

Perché ridursi a chiamare talebani chi sostiene una visione sana e romantica del vino, quando invece sarebbe proprio questa quella da considerare normale?

A voi la risposta.

6) Paolo Babini MonteRè & Andrea Bragagni Rigogolo (le Albana)
Due vini emotivi per la sfida del futuro in Romagna, l’Albana. Verace ambasciatore del territorio, questo vitigno è stato a lungo bistrattato e sottovalutato dagli stessi produttori locali, ma oggi è pronto al rilancio grazie a vari interpreti in grado di darne versioni di forte personalità. Paolo Babini firma Monterè, un vino complesso e senza fronzoli. Andrea Bragagni è l’autore di Rigogolo, originale e per nulla convenzionale. Entrambi non fanno macerazione e passano in botte.

7) Stefano Menti Riva Arsiglia & La Biancara Sassaia (le Garganega)
I due volti della Garganega di Gambellara. Angiolino è un personaggio spesso al centro di discussioni, ma anche i più feroci detrattori riconoscono l’importanza del lavoro svolto per il movimento del vino naturale. Stefano è in forte crescita professionale e dipinge con purezza il proprio territorio, attraverso vini ogni anno sempre più buoni.
Entrambi hanno il massimo rispetto per la vigna, praticano fermentazioni spontanee e riducono ai minimi termini l’utilizzo di solforosa. Assaggiateli e scegliete quello che preferite.

8) Montisci Barrosu & Dettori Tenores (i Cannonau)
La vocazione enoica di un territorio intesa anche come capacità di dare ottime uve (ed ottimi vini) con il minimo interventismo. Essenze di mediterraneo, frutta, erbe aromatiche, la mano dell’uomo che accompagna con rispetto la trasformazione degli acini in liquido.

9) Coste di Gradoli Litrozzo & Marco Merli Tristo
Da bere senza tante seghe mentali. Punto.

10) Iago Bitarishvili Chinuri & Chateau Musar (l’Oriente)
Concludiamo con due vini a forte carica talebana. Immancabile un georgiano, in questo caso il primo ad ottenere la certificazione biodinamica. Da vecchie vigne di oltre 50 anni, un ettaro di suolo calcareo al centro della Georgia per raggiungere il cuore dell’origine del vino e ricongiungersi ad un concetto di enologia lontano anni luce dalla burocrazia del gusto. Macerato sulle bucce, fermentato spontaneamente in kvevri ed affinato nello stesso, nessuna filtrazione o chiarifica, poche migliaia di bottiglie prodotte.
Ed infine un vino talebano mediorientale! Musar, da uve coltivate in Bekaa Valley, ad Est di Beirut, un vino affascinante e romantico, più volte prodotto anche sotto le bombe della guerra.

Bonus track: Emmanuel Giboulot
10 ettari di vecchie vigne a Beaune. Biologico da 40 anni, biodinamico da 15. Ha rischiato sei mesi di carcere e 30.000 euro di multa per essersi rifiutato di praticare il trattamento insetticida preventivo obbligatorio contro la flavescenza dorata. Non ha trattato nemmeno col piretro verde, consentito in biodinamica, ma non selettivo (avrebbe ucciso anche gli insetti utili) per salvaguardare la biodiversità e l’ecosistema dei vigneti. La sua controricetta per affrontare il problema: monitorare la presenza dell’insetto nei periodi opportuni, pronto a trattare od estirpare le piante, ma solo se necessario e non preventivamente. Condannato a soli 500€ di multa in primo grado, assolto in appello.

Disobbedire al sistema è possibile.

Un ringraziamento speciale per la collaborazione a: Alberto Rinieri, Andrea Fiorini Carbognin, Antonio Camazzola, Marcello Travenzoli, Massimiliano Gabellini e Mattia Tabacco.

[Trasparenza per un mondo migliore: alcune delle aziende menzionate partecipano alla fiera Vinessum che organizzo]

 

82 Commenti

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Ruggero Romani

circa 2 anni fa - Link

"terreno, vitigno, annata ed uomo riescono a dare naturalmente." l'uomo come viene aggiunto? sotto forma di sacrificio umano o bastano urina e feci?

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Daniele

circa 2 anni fa - Link

Non è chiaro che senza l'uomo i primi tre servono a poco ? Ci vuole il manico, insomma.

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Ruggero Romani

circa 2 anni fa - Link

è ovvio. ma la dicitura "uomo" è ambigua, comprendendo tutti gli interventi possibili tra il corno-letame e una reazione termonucleare.

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Daniele

circa 2 anni fa - Link

i limiti sono contenuti nel punto successivo, più o meno.....

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sergio

circa 2 anni fa - Link

Uno dei più grossi problemi per il vino è diventato proprio l'uomo(e l'immensa possibilità che la tecnologia gli mette a disposizione): può utilizzare il manico in diversi modi. . Reintervengo per dire queste cose: 1 "Per la legge italiana, in cantina durante la vinificazione si possono utilizzare centinaia di additivi ed applicare vari processi fisici, chimici e meccanici che aggiungono/tolgono/modificano. Poi ci sarebbero pure le pratiche illegali, ad esempio quella dell’addizione di aromi che rincorrono i dettami di una certa burocrazia del gusto, ma su queste al momento soprassediamo".(Intravino) . Queste parole MERITANO UN APPLAUSO perché ci vogliono le p.... e sono pochi a dirlo. La strada intrapresa, forse, è quella giusta, ma richiede, secondo me, delle garanzie forti da dare ai consumatori. Dovreste essere voi gli stimolatori di nuove regole rigorose che la produzione dovrebbe adottare.

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Marcello Travenzoli

circa 2 anni fa - Link

lei è nato in provetta? io da mia madre.

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Andrea Marchetti

circa 2 anni fa - Link

Sacrifici umani ovviamente. Scelti da una lista di sacrificabili.

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Ruggero Romani

circa 2 anni fa - Link

Lo sospettavo... Zagreus docet.

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martino

circa 2 anni fa - Link

Il litrozzo mi ha cotto il razzo. Punto ;)

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Deb

circa 2 anni fa - Link

Bellissimo articolo. Lo citerò a ogni discussione sul mondo dei vini naturali. Grazie!

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sergio

circa 2 anni fa - Link

Bisognerebbe discutere su alcuni punti dell'introduzione perché ci sono concetti che condivido ed alcuni meno. Ma mi concentro sulla seconda parte: potrei essere d'accordo nello scegliere vini poco manipolati ( non di gomma) in cantina ma voglio, come consumatore, delle garanzie. Non mi fido né del mio palato né del palato di chi li sponsorizza. Proprio perché sbandierano un qualità "superiore" ai vini di gomma, questi vini si devono dotare di un controllo SEVERISSIMO fatto da enti INDIPENDENTI al di sopra di ogni sospetto. Ma vedo che è difficile.

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Daniele

circa 2 anni fa - Link

Se non si fida del suo palato cominciamo male. Beva quello che più le piace, e non si limiti ai consigli. Assaggi, confronti e diffidi, solo così troverà la sua strada. Vogliamo altra burocrazia ? Ancora ?

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sergio

circa 2 anni fa - Link

Forse devi fare uno sforzo in più...d'interpretazione. Oltre che a tenere un bicchiere in mano. La burocrazia non c'entra un c.... con i controlli.

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Daniele

circa 2 anni fa - Link

e i controlli chi deve farli ? Un ente certificatore indipendente, come dice lei. Non è burocrazia ?

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sergio

circa 2 anni fa - Link

Caro Daniele se poi il tuo palato riesce a distinguere se un vino è biologico, convenzionale o naturale...allora sono io non capisco un c....

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Daniele

circa 2 anni fa - Link

diciamo che riesco a distinguere quello che mi piace, e non è poco. Di solito mi fido più del mio gusto che di quello che mi raccontano. Non mi piace la definizione "vino di gomma", ma rende bene l'idea. Quando un vino è finto, si riconosce, magari non al primo assaggio, ma prima o poi ci se ne accorge.

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sergio

circa 2 anni fa - Link

Su questo sono d'accordo. . Ma il discorso dei controlli sui vini naturali non va visto come una zavorra burocratica : innanzitutto già ci sono. Io li chiedo più rigorosi. Secondo me, anzi, valorizzano il prodotto. Ciao :-)

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Giorgio Giorgi

circa 2 anni fa - Link

Aggiungo solo che Giboulot non è un pericoloso terrorista, ma un mitissimo contadino, che non se la tira per nulla, pur potendo diventare un'icona; e che fa vini di una pulizia impressionante, alla faccia di che dice che i "naturali" (o a questo punto nogomma) puzzano. Conosciuto lui e i suoi vini a Fornovo, incontro meraviglioso

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Daniele

circa 2 anni fa - Link

@ sergio è che è una battaglia persa. Con la normativa europea sul biologico, ci sono in giro un sacco di vini con la bandierina verde che sono imbarazzanti. Non tutti, sia chiaro, ma molti. Non c'è interesse a rendere chiare le cose, e sarà sempre più difficile. Non credo che una certificazione possa chiarire il casino che si è creato. Alcune famose esistono già (demeter, ecocert, bioland, non sono un esperto), ma lei si fida, io no.... Magari un aiuto possono darlo le associazioni di produttori, ma c'è ancora tanta strada da fare.

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Durthu

circa 2 anni fa - Link

Sto ancora cercando di capire se lo stile da blog sciachimista di questo articolo sia voluto (come post ironico). Spero di si. Non sono sicuro di voler sapere.

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Marcello Travenzoli

circa 2 anni fa - Link

basterebbe mettere in retroetichetta le analisi del contenuto della bottiglia... poi vediamo quanti parlerebbero ancora, quanti farebbero i furbi e quanti pochi dubbi rimarrebbero ai consumatori. forse qualcuno comincerebbe a farsi domande su cosa ha ingerito fino ad ora e quale sia il reale gusto del determinato prodotto (questo vale per tutti i prodotti). il gusto va educato, in certi casi ricostruito, come l'educazione all'ascolto per certa musica. l'immediatezza dovuta a necessità di mercato ha appiattito tutto: prodotti edibili e musica. molti di noi non sono più in grado di distinguere cosa sia autentico da cosa non lo è. scambiamo prodotti massificati per beni. ci si limita a dire "a me piace" "buono" "qualità" termini vacui, inutili, privi di significato e senso. persone cresciute a cibi colmi di zuccheri e glutammato... e anche da adulti non riescono a liberarsene...come possiamo pensare possano apprezzare l'acido e l'amaro? serve apertura mentale, curiosità/sensibilità e voglia di ricercare. ma tanto molti continueranno a sfogliare guide pensando che le cose siano realmente come sono descritte, che ciò che importa è ciò che sta nel bicchiere.. ecc. cose già sentite. a coloro dico "tenetevi la vostra gomma!"

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Ruggero Romani

circa 2 anni fa - Link

da chi ti paradisa dicendo è per amore...

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Thomas Pennazzi

circa 2 anni fa - Link

Parole sante! Pienamente condivisibili e applicabili anche al mondo del Rum e di qualche altro spirito. Si torna sempre allo stesso discorso: piegare il prodotto a quello che ordina l'ufficio marketing (o il turbo-enologo con mantello e cappello stellato a cono). Altrimenti la casalinga di Voghera o l'eno-fighetto metropolitano non vorranno saperne di bere il tuo prodotto da outsider non omologato.

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Armin

circa 2 anni fa - Link

Per evitare in partenza equivoci dico subito che non voglio in nessun caso criticare i colleghi citati nel post. Ma circa la parte parte precedente, quando l'ho letta, mi sono chiesto: Ma voi ragazzi di Intravino non potete dare un'occhiata agli articoli prima che vadano online?

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Massi

circa 2 anni fa - Link

Nel senso che è meglio applicare una bella censura? Se è così complimenti!!

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Armin

circa 2 anni fa - Link

Te chiamalo censura, per me è gestione della qualità.

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Andrea Marchetti

circa 2 anni fa - Link

Beh, Armin, adesso io però vorrei che tu approfondissi questo concetto di qualità (censurabile). La solidarietà coi colleghi è lodevole, peccato però che siano proprio loro la mia fonte di informazione. PS A proposito di qualità, per me il commento di Marcello Travenzoli è un esempio di alta qualità.

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Armin

circa 2 anni fa - Link

Nelle Nuvole che per ovvi motivi padroneggia mille volte meglio la lingua di Dante di me ha già spiegato con le sue parole parte dei motivi del mio, molto probabilmente non solo mio, sgomento. No, non credo per niente che i produttori si siano espressi in questo modo. Chi lavora veramente in vigna ed in cantina acquisisce per forza di cose umiltà, capisce che il mondo non è solo bianco e nero, comprende col tempo che sono molte le strade che portano a Roma e soprattutto si rifiuta a farsi bello a costo di altri.

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Andrea Marchetti

circa 2 anni fa - Link

Caro Armin, sono sgomento del tuo sgomento, ma penso che sopravviverai. Mi dispiace distruggere le tue granitiche certezze nei confronti dei tuoi colleghi, ma la mia fonte sono proprio loro (come ho già detto prima). Buon viaggio per Roma. PS Non ho bisogno di farmi bello a costo di altri.

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Antonio Tomacelli

circa 2 anni fa - Link

Che domande Armin, certo che sì. Se vuoi ti pubblico i verbali della riunione di redazione virtuale pre pubblicazione. Praticamente mai successo che un post vada online senza passare per seimila revisioni. Se ci è sfuggito qualcosa puoi sempre segnalarlo, se ci sono errori sarà nostra cura correggerli: tutto ma, per favore, non lasciare nel dubbio i lettori.

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Antonio Tomacelli

circa 2 anni fa - Link

Liberi di essere d'accordo o meno con il post di Marchetti ma c'è un fatto incontrovertibile che viene sempre ignorato: il vino è l'unico alimento/bevanda che gode di una strana extraterritorialità rispetto alle leggi nazionali ed europee. Non servono certificazioni e burocrazia inutile: basterebbe l'obbligo di indicare gli ingredienti e gli additivi in etichetta. Sarebbe già uno spartiacque non da poco.

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Stefano Menti

circa 2 anni fa - Link

Super d'accordo con te Antonio; ingredienti senza sigle, poi il bevitore deciderà

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Nelle Nuvole

circa 2 anni fa - Link

"..ma in realtà molti di questi paesaggi da cartolina non sono altro che nature morte tenute in vita artificialmente, dopate, un po’ come gli allevamenti di bestiame intensivi (questi ultimi però meno gradevoli alla vista)." Ora, io conosco personalmente e stimo Armin Kobler, anche per il suo equilibrio nel postare commenti gentili e trattenuti come quello sopra, che sottoscrivo in toto. Conosco personalmente e stimo alcuni dei produttori citati, i cui vini bevo con grandissimo piacere e la cui etica enoica ed esistenziale approvo in toto. Conosco anche personalmente e stimo Andrea Marchetti, homo degustatorio ad ampio raggio e perfetto compagno di bevute fino a tarda notte. Però, perbaccolina Andrea, ma che ti sei bevuto di vino "gommoso" per iniziare un post, a suo modo buono e giusto come questo, con siffatte affermazioni come quella che ho riportato? E poi, per favore, per favore, smettiamo di utilizzare il termine "Talebano" per qualsiasi atto o presa di posizione che anche solo vagamente sia polemica. I primi a non meritarsela sono proprio i produttori come quelli indicati qui sopra.

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Massi

circa 2 anni fa - Link

Per fortuna che Armin Kobler è equilibrato; ha sostanzialmente chiesto una censura preventiva degli articoli per garantire la (sua) qualità del prodotto. E poi quale prodotto? Il vino o l'articolo? Perchè sulla qualità del vino, se è buono come voglio sperare sia quello che fa lui, non capisco cosa c'entri l'articolo con la qualità mentre se si riferisce alla qualità dell'articolo non credo che il suo giudizio abbia qualche valenza. peraltro l'articolo, oltre ad esprimere concetti interessanti (ma ammetto che questo potrebbe essere opinabile) è scritto bene ....quindi .. contro ogni censura .. anche quella delle persone gentili ed equilibrate.

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Nelle Nuvole

circa 2 anni fa - Link

Scusa Massi, ma dove hai letto che Armin "ha sostanzialmente chiesto una censura preventiva degli articoli per garantire la (sua) qualità del prodotto"? Secondo me si è chiesto se i ragazzi di Intravino si siano resi conto di alcune frasi esagerate ad introduzione del post, come quella che ho evidenziato io. Perché proprio tale esagerazione rischia di compromettere la qualità del testo e anche del concetto che Andrea Marchetti ha voluto appoggiare. Me lo sono chiesta anche io. Niente a che vedere con la censura, ma solo con la pratica enoica, che Armin Kobler conosce bene, benissimo, e che non ha niente a che vedere con i vini di gomma o con decine o centinaia di additivi e chimica aggressiva in vigna.

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Stefano Menti

circa 2 anni fa - Link

io sono orgoglioso del termine

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Nelle Nuvole

circa 2 anni fa - Link

Perchè? Non c'è malizia nella mia domanda, eh, solo curiosità di sapere come mai sei orgoglioso di un termine che per me significa oscurantismo, violenza, chiusura mentale.

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Claudio Nadal

circa 2 anni fa - Link

Penso che Stefano intendesse il termine nogomma.....

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Andrea Marchetti

circa 2 anni fa - Link

Ultimamente bevo poca gomma, Raffaella.. :)

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Elisa Mazzavillani

circa 2 anni fa - Link

Leggendo le prime righe ho pensato di essere su gustodivino e invece no, è davvero intravino.

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Andrea Marchetti

circa 2 anni fa - Link

Ed invece sei proprio su Intravino, pensa te!

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Andrea Marchetti

circa 2 anni fa - Link

Comunque grazie per questo fondamentale ed importante commento.

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Elisa Mazzavillani

circa 2 anni fa - Link

Figurati, anzi, grazie a te, mi hai aperto gli occhi, pensavo che una vigna curata, per capirci quelle cimate e con tutti i tralci nei loro binari, senza selvatico perchè ti sei fatto un paiolo così con il decespugliatore per toglierlo è da kimici e io che scioccamente ero soddisfatta di aver lavorato sodo. Hai ragione, meno giardini e più foreste, evviva il basso impatto antropico, dal prossimo anno farò così sicuramente. ;)

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endamb

circa 2 anni fa - Link

Ho pensato la stessa cosa! [Trasparenza per un mondo migliore: alcune delle aziende menzionate partecipano alla fiera Vini, Birre, Ribelli che co-organizzo]

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Nic Marsél

circa 2 anni fa - Link

Gustodivino non organizza fiere di nessun tipo. E poi qui manca l'accostamento tra il vinodigomma (definizione di intravino - che personalmente non m'attizza) e un paio di colossi siciliani ;-)

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Antonio Tomacelli

circa 2 anni fa - Link

Gustodivino no, e neanche Intravino. VInessum è organizzata da Andrea Marchetti ed è un evento a cui non partecipiamo a nessun titolo. Leggersi il disclaimer per bene non è vietato dalla legge :D

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Nic Marsél

circa 2 anni fa - Link

Se ti riferisci a me, il discliamer l'ho letto e compreso benissimo. E infatti non ho mica scritto che la organizza Intravino ;-) Leggere bene i commenti magari :-)

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paolo

circa 2 anni fa - Link

Vorrei aggiungere una coppia, San Fereolo - Pian dell'Orino. Il Valdibà di Nicoletta e il rosso di Jan e Caroline sono capolavori. Vini che vorresti a tavola tutti i giorni, ovviamente in formato magnum (se non avete troppa gente al tavolo). Biodinamica e testa, vinificazioni naturali senza alcun cedimento, puro piacere al palato e al naso. PS ogni grammo di porcheria chimica evitato alla vigna e alla bottiglia è un grande passo in avanti, fa bene alla salute di chi beve, a quella del viticultore e al mondo intero

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Andrea Marchetti

circa 2 anni fa - Link

Paolo, grazie per questo commento :) che dedica attenzione alla lista vini, purtroppo dimenticata da quasi tutti gli altri.

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Claudio Nadal

circa 2 anni fa - Link

Aggiungerei anche una coppia friulana tipo Ronco Severo - Paraschos....anzi mi sembra una mancanza molto grave.....

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Claudio Nadal

circa 2 anni fa - Link

Trovo grave la mancanza di una coppia friulana tipo Ronco Severo - Paraschos.....

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Stefano Menti

circa 2 anni fa - Link

@Armin i vigneti chimici e diserbati nella mia zona Gambellara/Soave sono la normalità, ben curati ed ordinati, di conseguenza @Nellenuvole se per essere normale devo essere un chimicone e fare vini banali e monocorde, preferisco stare fuori dal mondo "normale" ed essere un talebano, indiano di riserva, chiamaci come vuoi

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Nelle Nuvole

circa 2 anni fa - Link

Va bene se vi chiamo Rinnovatori? O Neoconservatori? Lasciamo perdere gli Indiani di riserva, che negli USA sono gli unici a poter gestire i Casinos, cioé luoghi per giocare d'azzardo legalmente.

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Massi

circa 2 anni fa - Link

Quelli di riserva; gli indiani veri li hanno invece ammazzati tutti ...

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Andrea Marchetti

circa 2 anni fa - Link

Ecco, buona idea, suggeriscici un nuovo nome!

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Nelle Nuvole

circa 2 anni fa - Link

L'ho già fatto. Ma Neoconservatori non può essere accettato, sa troppo di destra, di capitalismo, di soldi senz'anima. Naturisti nemmeno, sa troppo di corpi nudi sulla spiaggia. Alternativi potrebbe andare, ma non significa molto, visto che non si capisce a cosa in realtà ci si pone come alternativa. Non sono io a dover scegliere un nome, sono solo una spettatrice critica e anche un po' pallosa. Tocca gli attori, cioè ai vignaioli, se ne hanno voglia, ma non credo l'abbiano. a loro basta continuare a fare quello in cui credono. Per cui continuiamo e continuate a definirli come vi pare. Io ho solo espresso la mia irritazione linguistica.

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March

circa 2 anni fa - Link

Primitivisti può andare? :)

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claudia

circa 2 anni fa - Link

Grande , piccolo, chimica, naturale , no gomma no party. Diciamo di tutto basta che se ne parli. Ho partecipato a Vinessum bevendo bene e un po' meno bene . divertendomi da morire. Ho salutato amici produttori, altri hanno arruffato il naso trovandomi li , definendomi , mi sembra di ricordare' enologa in cerca di redenzione'. Non ho bisogno di essere rendenta, ho la fortuna di fare un lavoro dal 1988 che amo da morire con l'entusiamo della ragazzina. Mi dispiace per il nuovo che avanza che hanno dimenticato l'umilta' ed il sentirsi atti a divenire Nell'elenco avrei voluto mettere anche altri nomi, ma va bene uguale.

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Andrea Marchetti

circa 2 anni fa - Link

Grazie Claudia, a Vinessum sarai sempre la benvenuta! Ma soprattutto: siamo su Intravino o Gustodivino?? :D

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carolaincats

circa 2 anni fa - Link

redimiti!atta a divenire!!!! mi verrebbe da dire che "solo tu capisci" ma dico che anche tu capisci tutti i c@@@i e mazzi che ci stanno dietro determinate produzioni, le fatiche e a volte gli insuccessi... non è sempre tutto facile, in nessuna delle due parti. in tutte e due ci sono però le fatiche. in tutte e due ci sono delle persone che decidono che tipo di fatica fare e come mettersi in gioco, che ideali avere. io per esempio l'ideale di essere considerata una "talebana del vino" proprio non ce l'ho, perchè non sono talebana per fortuna.... rompic@@@@@@@i si, ma deficiente come un talebano no. idem essere come un indiano nella sua riserva. per fortuna abito in una terra senza recinzioni, sopratutto mentali.detto questo ti prenoto un appuntamento da un buon esorcista del vino chimico che dopo accurata solferata ti benedirà con lieviti indigeni.

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massimo

circa 2 anni fa - Link

scusate, ma mentre galleggiavo nei meandri della mia sconfinata ignoranza mi e' sorto un atroce dubbio: nel vino naturalbiotalibanbaciatodalsignore c'è alcol?

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Massi

circa 2 anni fa - Link

massimo perchè non ritornare a galleggiare nei meandri cui si riferiva ?

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massimo

circa 2 anni fa - Link

volentieri, ho avuto la risposta che cercavo. Ma era palesemente scritta nei post tipo il tuo.

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Demetrio de'Speri

circa 2 anni fa - Link

Sarebbe giusto provare SGOMENTO per chi fa vino o frequenta l'ambiente e ancora non sa definire cosa sia il vino, e che quindi la base nonché spartiacque a prescindere sia la fermentazione. Questo è il punto centrale. Lì si decide in quale direzione si vuole operare, e prima ancora ovviamente in campagna: chinare la schiena presto al mattino o spruzzare. SGOMENTO lo si deve provare verso chi si accanisce a difendere la chimica a priori come unico mezzo senza interrogarsi sulla possibile naturalità del prodotto. "Posso io ottenere questo prodotto per natura senza l'ausilio di prodotti di derivazione sintetica? Esiste almeno una via?" Se la risposta è SI bisogna applicarvisi, ricercarla, sacrificarsi anche quando richiesto, essere sconfitti talvolta, far meglio la volta dopo. Se la risposta è NO...beh avete una capacità empirica piuttosto limitata. Non aprite un libro, ma andate in campo, magari accompagnati. Certo una via costa più fatica, continuità, cocciutaggine e incazzature... L'altra... Beh molti la conoscono, è fatta di semplificazioni, scorciatoie e maggiori sicurezze per un mercato ed un consumatore stereotipato e omologato...piatto come i vini che si beve, fatti perlopiù in scala, su ricetta, come dal dottore.

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Andrea Marchetti

circa 2 anni fa - Link

Comunque peccato che nessuno, o quasi, abbia commentato la lista delle dieci coppie di vini. :(

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carletto

circa 2 anni fa - Link

Ma i talebani del vino ed i giornalisti che li appoggiano, usano le stesse regole anche per la cucina, oppure li è tutta un altra cosa?

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Fabioz

circa 2 anni fa - Link

Andrea Marchetti, fra i vini che hai elencato e i vini gomma c'è un universo di vini, che non hanno bisogno di tatuarsi sulla fronte che sono fatti senza lieviti o senza solfiti, o che sono stati travasati quando la luna era in Vergine, o che hanno riposato in orci di terracotta del Caucaso. Litrozzo (e non mi riferisco al vino che porta quel nome, ma al genere ) e vino gomma hanno un carattere in comune: la prima cosa che si riconosce non è un posto o una varietà, ma è la "tecnica" con cui sono stati creati. E secondo me, questo è un problema.

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gp

circa 2 anni fa - Link

Infatti, la matrice culturale di questo articolo è il manicheismo. Si suggerisce un aut aut senza alternative: "vino naturale" o "vino di gomma". Da un lato piante sane che resistono da sole a tutte le avversità, dall'altro "nature morte tenute in vita artificialmente". Da un lato "chi fa vino solo con l’uva", dall'altro "chi usa decine o centinaia di additivi in cantina e chimica aggressiva in vigna". Da un lato "il vero appassionato", dall'altro utili idioti asserviti alla "burocrazia del gusto" che si arroga "il diritto di stabilire in modo assoluto ed univoco attraverso, enti, associazioni, gruppetti massonici, guide, punteggi, interessi commerciali ed altro, cosa debba corrispondere ad una ipotetica 'bontà' ". Da un lato "un approccio sensoriale aperto a 360°", dall'altro "un puerile, banale ed elementare concetto di buono/non buono". Invece in mezzo, come dice Fabioz, c'è un universo di vini. Sembrerebbe intellettualmente più onesto che l'articolo lo riconoscesse, ma non si può pretendere tanto dal manicheismo, soprattutto mentre sta cercando di fare proseliti: o sei con me, o contro di me. L'ideale dell'articolo in termini di "vero appassionato" sembra essere chi bevesse solo i vini dei 10 produttori citati e di quelle altre decine, o anche centinaia, che producono vini in qualche modo analoghi. Non a caso, perché alcuni di questi sono "vini di non ritorno" (non ci metto il copyright): se ti ci abitui, non riesci più a tornare non tanto ai "vini di gomma", ma ai vini normali tout court. Per esempio, se ci si abitua ai vini di chi spinge regolarmente la volatile (vulgo acetica) al massimo legale, come tra i "santi produttori" citati fa sempre più Cantina Giardino, un vino normale prodotto con la stessa uva nella stessa zona non può che sembrare sciapo e senza nerbo, una sorta di vino-cappone a cui è stato sottratto qualcosa di fondamentale. Si può arrivare così al paradosso di ribaltare il concetto di difetto enologico, indubbiamente discutibile come criterio dirimente di giudizio su un vino, in pregio -- cioè di nuovo un criterio dirimente di giudizio su un vino! Con buona pace della complessità e dei 360°, che d'altronde sono intrinsecamente estranei al manicheismo.

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Armin

circa 2 anni fa - Link

Ecco, il grande gp ha espresso con parole ciò che ne penso ma che non riuscirei mai ad esporre con tale qualità.

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Andrea Marchetti

circa 2 anni fa - Link

Il grande gp è completamente fuori strada. Esporre due posizioni contrapposte non significa negare tutte quelle intermedie. Ovvio che in mezzo c’è un universo di vini, cosa che non ho nessun problema ad ammettere. L’unica cosa che eventualmente si suggerisce è quella di fare chiarezza, un’etichetta stile Cà del Vént potrebbe aiutare, poi ognuno scelga ciò che preferisce, che sia gomma od uva o posizioni intermedie, ma che si sappia cos’è. La questione del non ritorno può avere un suo senso, ma non certo per questioni di potenza impattante, che sia di volatile od altro, ma per lo sviluppo di una certa avversione ad espressività artefatte. Alcuni dei vini citati, ad esempio, giocano molto più in sottigliezza che in muscolo. Sul difetto enologico non mi esprimo, essendo faccenda troppo intima.

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zampaflex

circa 2 anni fa - Link

Osti, Andrea, mi avevano detto che eri perso in un percorso sciamanico, ma così...!!! ;-) Mi tocca sottoscrivere in-te-gral-men-te il post di GP, perché adesso, va bene che ci sono alcuni industriali del vino, ma fare passare tutto ciò che non è 100% naturale ed intoccato da mano kimika come del preparato 500 non mi sta bene e non mi è mai stato bene. Smettiamola di fare i manicheisti e dividere il mondo del vino tra "naturale" e "merda industriale". Torniamo a dividerlo, piuttosto, tra produttori bravi e non bravi. Qui ti seguiremo volentieri.

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gp

circa 2 anni fa - Link

Basta rileggere le citazioni nella prima parte del mio intervento per capire se io, Armin, Fabioz eccetera siamo fuori strada o no. Che in mezzo ci sia un universo di vini sarà "ovvio", e quindi innegabile quando qualcun altro lo fa notare, ma non traspare dal suo articolo, con tutto quello che ne consegue. Non ho presente l’etichetta stile Cà del Vént: magari sarebbe bene riprodurla qui come immagine in modo che chi legge capisce di cosa stiamo parlando. Comunque, sul mantra dell'indicazione degli ingredienti in etichetta qualche anno fa Gily ha raccolto una serie di obiezioni forti, tra cui: - la non verificabilità di praticamente tutte le indicazioni che conterrebbe (a parte il quantitativo di solforosa e la gomma arabica), ivi inclusa l'aggiunta di lieviti - la confusione tra ingredienti e coadiuvanti, che non si scrivono in etichetta in nessun tipo di alimento - la pretesa di far indicare i prodotti e i processi usati in agricoltura, che idem http://www.millevigne.it/index.php/blog/item/211-etichetta-ingredienti-grazie-no Aggiungerei l'obiezione che in assenza di controlli (quali quelli previsti per il vituperato vino biologico, ad esempio) ognuno può scrivere quello che gli fa comodo. Quindi ritorna il problema dei disciplinari e degli organismi di controllo, buttato fuori dalla porta in quanto "burocrazia".

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Tino

circa 2 anni fa - Link

Bel commento, complimenti. Dato che l'italiano non è mia lingua madre, non riuscirei mai di scrivere la mia opinione con parole cosi scelte. Una cosa, in tutto questo discorso, purtroppo, mi ricorda i Talebani. Pochissima toleranza verso altrui, solo nero e bianco, buono o cattivo. E non parlo dei produttori di questi vini, ma dell'impressione che questo articolo mi ha lasciato. Con l'amaro e mica gomma arabica in bocca.

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sergio

circa 2 anni fa - Link

E' un commento che apre nuovi orizzonti alla discussione: da un punto di vista nuovo le cose appaiono in una luce diversa, Il dibattito sul vino ha bisogno di ulteriori approfondimenti. Le stesse parole di gp possono essere interpretate in modo diverse da Armin, da Tino e da me. . Passo ad un altro punto: ho chiesto in vari dibattiti PIU' CONTROLLI SEVERI. Mi è stato SEMPRE risposto: basta elencare le sostanze impiegate in etichetta. Come mai una pratica così semplice ANCORA non è stata adottata? Sarebbe un bel passo in avanti sulla strada della trasparenza e che aumenta le garanzie del consumatore.

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sergio

circa 2 anni fa - Link

Aggiungo che non è quella indicata da A Dettori la strada da intraprendere: "Concentriamoci solo sul Vino. Proviamo a capire: 1. Se il vino ci piace o meno. 2. Se il vino è ben identificabile con uno specifico Terroir o meno. Sono presuntuosamente sicuro :-) che dopo un anno sarà superfluo parlare di metodi , tecniche, tecnologie e uomini….."

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Alessandro Dettori

circa 2 anni fa - Link

Grazie Andrea e grazie Intravino, per aver ancora una volta dato voce al nostro lavoro. Mi sento un po' in imbarazzo per l'attenzione mediatica che riceviamo, se penso ai migliaia di ricercatori, mal pagati, che nell'anonimato, cercano di trovare cure per noi ed i nostri figli. Già ieri volevo intervenire, ma ho letto che il mio pensiero è stato già espresso. Mi spiace solo vedere barricate che dividono anziché uniscono. Perché non proviamo a fare una giochino? Ritorniamo al Vino??!?? Proviamo un anno intero a non parlare di tecniche e metodi di produzione. Proviamo a non pensare al produttore creatore. Concentriamoci solo sul Vino. Proviamo a capire: 1. Se il vino ci piace o meno. 2. Se il vino è ben identificabile con uno specifico Terroir o meno. Sono presuntuosamente sicuro :-) che dopo un anno sarà superfluo parlare di metodi , tecniche, tecnologie e uomini.....

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Gennaro

circa 2 anni fa - Link

Finché al termine "natura" non riusciremo ad associare una qualità oggettiva, concreta e riconoscibile di un prodotto continueremo a discutere solo del valore o meno di un'etichetta, con annesse serie argomentazioni e vuote retoriche, esempi veri e feticci. Sebbene penso possa essere facile per quelli bravi assegnare un giudizio pessimo ad un vino palesemente artefatto, costruito e inautentico, allo stesso tempo quelli bravi continueranno a dare un giudizio ottimo ad un vino ottimo, naturale o meno che sia. Credo insomma che contrapporre la naturalità ad un eccesso di tecnica sia profondamente sbagliato. Un eccesso di tecnica è spesso un difetto, la naturalità non è mai automaticamente una qualità. Per me il buon vino è un racconto e parafrasando Borges conta davvero poco ciò che pensa un autore, conta solo ciò che ha scritto. Se si continua cosí spero di bere sempre e solo vini dei quali non ne ho mai sentito parlare.

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Massi

circa 2 anni fa - Link

In effetti c'è molto di vero in quanto scrivi gp; se scopri quei vini "non torni più indietro" (io un'idea sull'assegnazione del copyright l'avrei ma non è importante) perchè è la varietà delle emozioni e dei gusti che ti conquista; è la variabilità, anche durante la stessa bevuta, che caratterizza quei vini vivi e "in divenire" , magari anche dopo qualche giorno di apertura della bottiglia, che ti fa pensare a qualcosa di veramente vivo e non pre-impostato e finito. E' poi il tuo organismo che non ti fa tornare indietro perchè quei vini puoi berli e ancora berli senza che tu senta la testa e lo stomaco pesanti, senza che il giorno dopo si abbia la sensazione di avere qualcosa di estraneo non smaltito dentro. Non torni indietro perchè anche la mente te lo chiede: perchè abbracci una filosofia ... scopri un mondo più bello, pensi a scelte coraggiose, ai sacrifici di quanti rischiano ogni anno e fanno sacrifici per non usare prodotti di sintesi. Ecco perchè non si torna indietro e, in quanto al manicheismo, mi chiedo: cosa ci sia di più manicheo di stabilire, come è stato fatto, un criterio assoluto di giudizio sul vino che definisce quali siano i difetti al gusto e al naso (non parlo di reali difetti organici). Io mediterei ampiamente su questi concetti prima di parlare di manicheismo che, tra l'altro, sta a significare una contrapposizione definita tra due concetti volta soprattutto a eliminare le zone indefinite tra di essi ma non impedisce a priori che vi sia un dialogo, un contraddittorio. Impone però scelte, definitive.

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Pietro

circa 2 anni fa - Link

Caro Andrea Marchetti, non ti puoi più di tanto lamentare che i commenti non siano incentrati sulla lista: è questo che condivido dell'intervento di GP e Armin: se lo stile dell'articolo è troppo talebano e manicheista, inevitabile ci si focalizzi su quello! Guardiamo il dito e non la Luna? allora descriviamo meglio la Luna invece di piazzare ditate ovunque. Detto ciò adoro da sempre la gamma Cà del Vent, Sospiri in primis, fin dal tempo del "legnone" :) Dettori con Tenores, Tuderi, Moscadeddu e il bianco mi ha fatto provare emozioni mai espresse dagli equivalenti "tradizionali". Casa Caterina più estrema e per me economicamente inaffrontabile. Ma la tua lista mi invoglia ora ad approfondire, grazie!

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sergio

circa 2 anni fa - Link

"Ma il vero appassionato non si concentra solamente su un puerile, banale ed elementare concetto di buono/non buono, idea tra l’altro non definibile ed influenzata inevitabilmente da soggettività e burocrazie varie (che si arrogano il diritto di stabilire in modo assoluto ed univoco attraverso, enti, associazioni, gruppetti massonici, guide, punteggi, interessi commerciali ed altro, cosa debba corrispondere ad una ipotetica “bontà”, che non può che essere illusoria)"(Intravino) . Questa parte dell'articolo è, per me, la meno condivisibile.Tento di spiegarmi meglio. . 1 Per il consumatore-massa, o consumatore medio, la scelta di un vino cd. naturale ha principalmente una motivazione salutistica. Si pensa che, non avendo subito tutte quelle manipolazioni chimiche in vigna ed in cantina sia migliore per la salute di chi lo beve. E' più BUONO, salutisticamente. E' proprio in questo senso che va intesa la bontà e non dal punto di vista organolettico. Fa meno male dei convenzionali ed anche dei biologici. In alcuni consumatori-massa il vino cd naturale è visto, sostanzialmente, come un vino biologico con caratteristiche positive aggiunte: una specie di Super-Biologico. Vi è una fetta di consumatori che arriva addirittura a vedere il vino naturale come il vino che faceva il nonno a casa: un "VINO GENUINO". . Se non si parte da questa premessa, si arriva a quello che è contenuto nel virgolettato che ho riportato. 1 Il concetto di buono è irrilevante. 2 E, quindi, è una perdita di tempo inutile(zavorra burocratica) quella di Verificare Oggettivamente la Bontà dei vini naturali. C'è una debolezza evidente per me nell'ARGOMENTAZIONE di chi STA con i vini naturali e CONTRO i vini di gomma. Anche la scetla del nome, naturale(i) conferma la mia premessa: la forza di persuasione è nella Bontà (salutistica)che viene esaltata nell'attacco frontale ai vini di gomma. 3 Allora, se le cose stanno così(premessa salutistica) i vini naturali devono fare un salto di qualità: devono uscire dalla vaghezza e dare ai consumatori più fatti oggettivi su cui poter decidere e scegliere. Il fatto che venga continuamente sbandierato che basti l'elenco delle sostanze utilizzate in etichetta...e che poi non avviene mai significa qualcosa? C'è qualcosa che non quadra nella strategia comunicativa dei vini naturali. Non dimentichiamoci che dietro i paroloni che accompagnano i vini naturali non c'è soltanto poesia ma un preciso piano di mercato. . Concludo: 1 Esistono aspetti molto positivi nei cd vini naturali. 2 Il mercato tira e quindi non avete bisogno di fare ulteriori passi in avanti: anzi, forse, la vaghezza è voluta perché si fonde bene con la paura del consumatore contemporaneo di ammalarsi. Si spiega allo stesso modo il boom della moda vegana: a molti non frega niente degli animali: non c'è motivazione etica: ma salutistica. I prodotti vegani fanno bene alla salute: è questa l'idea vincente che il marketing dei prodotti vegani è riuscita a far entra nella mente di molti consumatori...ed in pochissimo tempo: fino a due anni fa i vegani venivano derisi nel web. . Vini naturali come i prodotti vegani? Secondo me le analogie ci sono.

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Rossano

circa 2 anni fa - Link

Nella dialettica quotidiana anglosassone quando uno descrive le tesi della controparte in maniera sleale, ricostruendo la fisionomia grottesca di un imbecille che nella realtà ovviamente non esiste, per lo più perché solo di fronte ad un tale ipotetico imbecille si può riuscire ad avere ragione, si "chiama" il fallo dello "straw man" ovvero dell'uomo di paglia, ed è un fallo da espulsione.

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Maurizio Gily

circa 2 anni fa - Link

Caro Andrea Marchetti non entro nel merito di alcune premesse teoriche che ritengo comunque rispettabili e almeno in parte condivisibili sul piano filosofico, in quanto è questo il piano al quale appartengono. A mio avviso la vera rivoluzione dei vini "naturali" (e qui mi riferisco soprattutto alle pratiche di cantina, in quanto sulla sensibilità ambientale nella gestione agricola non ho nulla da obiettare visto che da più di trenta anni mi occupo soprattutto di questo) non sta nel fare vini più salubri, cosa in molti casi dubbia, e nemmeno nel fare vini con un più forte carattere territoriale, cosa a volte ancora più dubbia, ma nell'aver creato alcuni significativi scandali enologici: cioè aver fatto vini di qualità e con ottime capacità di conservazione nel tempo facendo il contrario di quanto si insegna (o almeno si insegnava) negli istituti agrari e nelle università. Sia pure a prezzo di rischi, ragione per cui non sempre e non a tutti la ciambella riesce col buco. In ogni caso gli esempi di successo non mancano, costituiscono un elemento di progresso per le conoscenze di tutti e hanno obbligato gli enologi più sensibili a mettere in discussione alcuni loro paradigmi. Queste esperienze "fuori dal coro" in parallelo, anche se in modo distinto, rispetto a lavori scientifici di alcuni validi ricercatori (ad esempio Vincenzini sulla microbiologia e Di Stefano sull'attivazione degli enzimi naturali delle bucce) hanno portato molti tecnici (non tutti eh) a usare molto meno o abolire del tutto un gran numero di "prodotti per l'enologia" che venivano usati in largo eccesso. Tanto che oggi in molte cantine "convenzionali", comprese molte "industriali" se ne usano molto meno che in passato, tra l'altro con notevole risparmio di denaro. Per cui quando sento parlare di centinaia di additivi come se ogni vino contenesse cento additivi mi viene da sorridere. Contrariamente a quanto pensano i passatisti, sia nel vigneto che, ancor più, in cantina, oggi si usa molto meno "chimica pesante" di quaranta o cinquanta anni fa. Il che non vuol dire che ci si debba accontentare. In vigneto c'è ancora molto da fare, in cantina meno, in quanto in cantina e sul prodotto finito problemi veri legati alla salute o all'ambiente sono molto limitati, fatta eccezione per i due prodotti classificati tossici contenuti nel vino, e cioé l'alcol e (in misura molto minore) i solfiti.

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