Brunello Soldera | Una degustazione verticale così ha una definizione possibile: Epic

di Fabio Cagnetti


Di Benvenuto Brunello abbiamo scritto, su Intravino, in lungo e in largo (per chi l’ultima settimana di febbraio ha avuto di meglio da fare che leggerci: Rosso di Montalcino 2010, Brunello di Montalcino 2007 prima parte e seconda parte, Brunello Riserva 2006, conclusioni). Non si è però scritto dei produttori assenti per scelta al Benvenuto Brunello.

Ed è un peccato, perché così facendo si ha un quadro incompleto dei fuoriclasse. Per quanto mi riguarda, il miglior Brunello 2007 è quello di Diego Molinari (La Cerbaiona), così come il 2006 è a mio parere la miglior annata per il Brunello, almeno degli ultimi vent’anni: un fuoriclasse di austerità e finezza assolute che ci regalerà grandi gioie nei decenni. E di decenni dovranno passarne molti perché la Riserva 2006 di Biondi Santi, vino di ben altro equilibrio e finezza che la pur eccellente 2004 glorificata da Daniele Cernilli con un punteggio a tre cifre, riesca ad esprimere tutto il suo potenziale. Tra degustazioni alternative e visite in azienda, si riesce poi a completare il quadro con gli eccellenti Brunello di Poggio di Sotto, Stella di Campalto, Salicutti e via dicendo.

Un solo nome è indegustabile a Montalcino la settimana del Benvenuto Brunello: Soldera. E in attesa della Riserva 2006 non ancora in commercio, se Maometto non va alla montagna ecco che la montagna va da Maometto. Per farla breve, i duri dell’Enoclub Siena hanno incominciato a giocare organizzando una verticale di venti vini di Soldera tra il 1979 e il 2004. Di seguito le note.

Brunello di Montalcino 2004 Riserva, lotto H79 [Case Basse]: inizialmente un po’ ridotto, quando si apre spara un frutto intensissimo, languido, carnoso, molto 2004. In bocca è perfettamente coerente, la sua polpa è di intensità soverchiante, raggiunge volumetrie da capogiro nel palato, è quasi pungente per l’intensità e chiude estremamente lungo. 94

Brunello di Montalcino 2004 Riserva, lotto F77 [Intistieti]: all’apertura condizionato da una certa riduzione, che lascia il posto a note balsamiche e poi di cuoio, pelliccia, arancia rossa e caffè. All’assaggio lo troviamo ben definito, caldo e intenso, potente e di buona persistenza. 92

Brunello di Montalcino 2003 Riserva: inizialmente non così a fuoco, di grana non finissima con prevalenza della ciliegia sotto spirito, con il passare del tempo migliora risultando più maturo che stramaturo, infine suadente e solare. Lo troviamo tuttavia sempre un po’ disarmonico, l’alcool c’è e si sente, ma a disturbare è soprattutto il tannino verde, sgranato, separato dal resto del corpo. E’ un vino che ha tutto, ma che lo ha un po’ slegato; anche nel finale alcool, tannino ed estratto viaggiano su binari differenti. 88

Brunello di Montalcino 2002 Riserva: un piccolo miracolo che Soldera sia riuscito a tirare fuori un Brunello Riserva da un’annata così disgraziata. Un terzo delle bottiglie normalmente prodotte, ma onore al merito. Ha un filo di acidità volatile, ma si apre su un profilo di estrema eleganza, ciliegia chiara, tabacco, tè, humus e un po’ di spezie. In bocca è fresco e ha un bell’incedere, lo troviamo finissimo e di grande equilibrio, solo il finale, con una traccia alcolica slegata dal resto del corpo in una scia non lunghissima, tradisce qualcosa. Ma siamo davanti a un Grand Cru di Borgogna a Montalcino, monumento d’eleganza con pochi eguali. 94

Brunello di Montalcino 2001 Riserva, lotto G69 [Case Basse]: è ancora piuttosto indietro, la ciliegia scura, matura, è accompagnata da richiami di radici e cuoio. All’assaggio è potente e ampio, largo e lungo, di grande struttura e incedere, l’alcool è importante ma sotto controllo, chiude lunghissimo, risonante, imperioso. 94

Brunello di Montalcino 2001 Riserva, lotto F68 [Intistieti]: ampio nel suo richiamare la frutta rossa matura, l’humus, la radice di liquirizia, il cuoio e il cacao. Ha una grande materia, uniche sbavature il tannino serrato e un po’ graffiante e una certa esuberanza alcolica, il finale è particolarmente austero, quasi nebbiolesco. 93

Brunello di Montalcino 1999: di questo millesimo è stata prodotta anche una Riserva, che ricordo nettamente superiore. Troviamo un po’ di acidità volatile e riduzione, prevalgono la corteccia di china, il cuoio, la pelliccia e la terra bagnata, in un profilo complesso ma non del tutto pulito. La riduzione stenta a scomparire del tutto, ma al palato troviamo una polpa importante, matura e di grande personalità, tuttavia finiamo per trovarlo un pochino rude, con l’acidità e l’alcool un po’ slegati e il tannino, che esce fuori in chiusura, piuttosto ruvido e sgraziato. 89

Brunello di Montalcino 1998 Riserva: frutta matura e note animali piuttosto evidenti, cuoio e pelliccia a perdita di naso. La materia non è affatto male, l’estratto c’è ed è bene accompagnato, è lungo, ma tutte le fasi sono segnate da un tannino un po’ asciugante. 92

Brunello di Montalcino 1996 Riserva: il naso è molto scuro con note di ciliegia nera, funghi, carne fresca; con il tempo si pulisce un po’ ma resta piuttosto cupo. Al palato si percepisce un po’ di volatile, è un vino rude ma ampio, il tannino è crudo, non del tutto maturo e leggermente separato dal resto del corpo. Ma anche se impreciso non pecca di struttura, è dritto ma anche carnoso, e chiude sull’acidità e con un tannino un po’ aspro. 91

Brunello di Montalcino 1995 Riserva Intistieti: il 1995 è l’unica annata, fra quelle in cui le due vigne sono state imbottigliate separatamente, dove la provenienza del vino è indicata a chiare lettere, senza bisogno di lunghe e faticose indagini a partire dal numero di lotto. Svanito il filo di acidità volatile a bottiglia appena aperta, si apre su un bouquet estremamente complesso che va dal cuoio alla terra bagnata, dalla ciliegia alla violetta appassita, a note balsamiche ed empireumatiche di pino silvestre, con grande integrità e precisione. In bocca troviamo un vino muscolare e grintoso, che tuttavia non cede un filo sul piano dell’armonia e porta in meta tutte le sue componenti, insieme, in un tripudio di orizzontalità e verticalità, potenza ed eleganza, yin e yang, rava e fava. 96

Brunello di Montalcino 1995 Riserva Case Basse: all’inizio l’acidità volatile si percepisce, poi troviamo un vino intenso e profondo, molto balsamico, con un frutto ancora ben vivo. Ha struttura da vendere, spinge nel palato, e ha qualche incertezza solo nel finale, dove gli scappa un tannino un po’ amarognolo. 92

Intistieti 1992: vino da tavola figlio di un millesimo giudicato da Soldera inadatto alla produzione di un Brunello di Montalcino. Lo ricordavo come una spremuta di volatile, componente che assieme alle aldeidi ossidative non manca di certo, ma sotto troviamo un profilo che, seppur piuttosto stanco, non è quello di un vino completamente defunto, risonante di fiori appassiti, balsamico e con la carne secca a fare da sottofondo. Nella fase gustativa mostra tutti i suoi limiti: la struttura si è decisamente atrofizzata, è un vino scomposto, con l’acidità che va per conto suo e l’alcool fuori controllo. Non ci stupiamo del fatto che sia decisamente più corto dei vini che l’hanno preceduto e seguito. 80

Brunello di Montalcino 1991 Riserva: il naso è molto intenso ed esuberante, con una bella ciliegia dolce e succosa e richiami di cuoio, sottobosco, abete e pelliccia. Va acquistando precisione con il passare delle ore. A cotanta gloria olfattiva non corrisponde un sorso altrettanto convincente, con acidità e alcool che viaggiano su binari separati, e soprattutto quest’ultimo che appare un attimo fuori controllo. 92

Brunello di Montalcino 1990 Riserva: apre sull’acidità volatile, che però va svanendo e lascia spazio al profilo di un vino ancora assai giovane, di estrema tipicità varietale. Viola mammola, arancia infornata, ciliegia sotto spirito, humus si uniscono a tratteggiare un Sangiovese di estrema florealità, leggiadro ed elegantissimo, forse più chiantigiano che ilcinese. L’acidità volatile si percepisce anche al palato, ma scende col tempo e ci restituisce questo monumento al Brunello per quello che è. Un vino caldo e pieno, dalla struttura importante, ma bilanciato grazie alla sua sapidità e a un’acidità ancora buona che non fatica a tenerlo in piedi. Un Brunello un po’ sui generis, ma di rara armonia: il tempo lo ha trattato con i guanti bianchi. 95

Brunello di Montalcino 1988: il naso è molto indietro, leggermente ridotto, animale e con un frutto maturo, ai limiti del sotto spirito; le ore nel bicchiere lo fanno distendere, restituendogli precisione e finezza. La bocca è quella di un vino che sa cosa fare, più potente che preciso, molto sapido e lungo, l’alcool, che pure è percepibile nel finale, funzionale al portare avanti tutta questa struttura. 93

Brunello di Montalcino 1986: l’impatto olfattivo è quello di un vino giovane e complesso allo stesso tempo, di estrema tipicità, vivace e mobile. Apre su toni erbacei e si distende su note di ciliegia matura, tè verde, tabacco, cuoio e foglie secche. La bocca non è all’altezza del naso così caleidoscopico, lo troviamo un filo esile e puntuto, tuttavia con il tempo esce dal suo gusto e quella che percepivamo come eccessiva asperità si trasforma in apprezzabile, indomita verticalità; resta una lieve sbavatura alcolica nel finale, ma la prova rimane assolutamente fuori dall’ordinario di un millesimo dimenticato. 94

Brunello di Montalcino 1985: inizialmente l’acidità volatile è fastidiosa, poi lascia almeno parzialmente il posto a un bel profilo floreale e balsamico. In bocca è un pochino seduto, l’alcool è preponderante in una struttura che inizia a scricchiolare, con il tempo non riesce a migliorare ma anzi si ossida lentamente e continua ad essere limitato dalla sua alcolicità. Vino non all’altezza della fama dell’annata, i suoi giorni migliori sono evidentemente già passati. 84

Brunello di Montalcino 1983: è evoluto e non lo nasconde, prevalgono i toni terziari, è terroso, assai terroso e leggermente ossidato, tra le foglie secche e il legno umido fa capolino la ciliegia sotto spirito. Caldo e piuttosto seduto, l’unica cosa davvero gagliarda che gli è rimasta è la sapidità, che vira verso la salamoia. Vino stanco che mostra una differenza piuttosto imbarazzante con la Riserva. 86

Brunello di Montalcino 1983 Riserva: inizialmente l’acidità volatile è netta, quando inizia ad aprirsi lo troviamo molto animale, sanguigno e terroso, ma anche assai balsamico, nettamente sulla mentuccia e su note salmastre. In bocca è ampio e fine da subito, c’è una gran materia, il tannino è vivo e di eccellente trama, chiude solo un po’ asciugante. Ma il suo viaggio è appena iniziato. Si apre lentamente su un profilo più fruttato, su note di fave di cacao, resina, eucalipto, after eight, cresce a vista d’occhio in complessità e finezza. Lo sentiamo migliorare in bocca, dove, potente e ancora giovanile, rivela una densità mostruosa e ribadisce la perfezione del suo tannino. Il tempo va, passano le ore, e finalmente facciamo l’amore: arrivano il pepe, la polvere da sparo, la noce moscata, la violetta, decolla, sviolina una spezia spaziale, è infinito, ma no, è finito. Ad averne ancora… 97

Brunello di Montalcino (?) 1979: dal famoso (per gli appassionati più addentro ai solderismi) “lotto perduto” di bottiglie di Soldera senza etichetta, forse Brunello, forse Rosso, più probabilmente un mix dei due non più riconoscibile. Il naso è leggermente ossidato e rinsecchito, sa di radici, foglie e fiori secchi, humus, trinciato e liquirizia, migliorando con il tempo e virando sulla ciliegia chiara e la rosa appassita, per poi dopo alcune ore sedersi definitivamente cedendo all’ossidazione. In bocca è mediamente strutturato, discretamente fresco, non un mostro di potenza ma con tutte le sue cose al posto giusto. 92

[La foto è di Davide Bonucci]

34 Commenti

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Angelo Di Costanzo

circa 7 anni fa - Link

Una verticale del genere è davvero memorabile. Un gran personaggio Soldera. Qualcuno dice che dei suoi vini fa parlare più lui che le sue bottiglie. Per me è stato un incontro meorabile! (http://larcante.wordpress.com/2011/02/14/giro-di-vite-a-montalcino-gianfranco-soldera-e-quellinsostituibile-legge-naturale-dellessere/)

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Andrea Gori

circa 7 anni fa - Link

gran personaggio direi di no...amante delle frasi a effetto, bravo solo lui e anche poco corretto con il gran marasma dei vini che non sai mai da che vigneto vengono. Certo fa grandi vini ma il resto lasciamolo stare!

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Giampaolo Venica

circa 7 anni fa - Link

non l'ho mai conosciuto personalmente ma di aneddoti ne ho sentiti!

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Tommaso Farina

circa 7 anni fa - Link

D'accordo col Gori.

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Angelo Di Costanzo

circa 7 anni fa - Link

Andrea, io dico che è un gran personaggio, ed in merito non ho dubbi. Poi ognuno ce lo vede come vuole, nel bene o nel male. Non è l'unico, né l'ultimo amante delle frasi ad effetto nel mondo del vino. Almeno certe due bottiglie parlano da sole... :-)

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Marco Marone

circa 7 anni fa - Link

grandi vini e grande uomo...tutto il resto è noia.

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Fabio Cagnetti

circa 7 anni fa - Link

Ha delle idee estreme, alcune condivisibili, altre discutibili e una parte non trascurabile semplicemente irricevibili. In ogni caso sono un grande teorico dello "scindere le due fasi".

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Francesco Maule

circa 7 anni fa - Link

gori, sei un blasfemo!

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gionni1979

circa 7 anni fa - Link

Fabio, Sono d'accordo su quasi tutto... Spiazzante il '79. Sorprendenti l'86, il '98 e il 2002. Memorabili il '90 e il '95 Intistieti.... La riserva 83 invece.... forse non gli ho dato il tempo necessario... La verticale è stata monumentale. Splendida anche la possibilità di mettere a confronto le due vigne ( Case Basse e Intistieti ) in tre annate decisamente valide e che hanno comunque mostrato differenze apprezzabili. Comunque grazie Davide per l'organizzazione perfetta!

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Armando Castagno

circa 7 anni fa - Link

Applausi e risa per "yin e yang, rava e fava" e per "è infinito, ma no, è finito". E per la verticale in sé, ovviamente. Unico giudizio che non ho capito - colpa mia - è quello dul 2006 come migliore millesimo a Montalcino degli ultimi 20 anni: scrivevi di quello del Comandante Molinari o in generale?

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Fabio Cagnetti

circa 7 anni fa - Link

Deve essersi perso qualcosa in fase di impaginazione: quello che avevo scritto in bozza è che il 2006 di Diego Molinari è il miglior Brunello di Montalcino "annata" degli ultimi vent'anni. Tra i vini ilcinesi di vendemmie successive alla 1986, gli ritengo superiori soltanto alcune riserve di Biondi Santi e Soldera.

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Piero Pantoli

circa 7 anni fa - Link

Io della Riserva 2004 ho il Lotto E76, che vigna è? Grazie a chi mi saprà rispondere...

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Fabio Cagnetti

circa 7 anni fa - Link

Intistieti :)

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Riccardo Campinoti

circa 7 anni fa - Link

Secondo me 83 e 85 erano due bottiglie mal conservate o comunque problematiche. L'83 che avevo bevuto qualche mese prima era ancora in forma smagliante. Per il resto giu' il cappello!

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Montosoli

circa 7 anni fa - Link

Qualcuno ha degustato la Riserva 2000 ? Ne ho ancora 3 bottiglie.......ma quella aperta lo scorso anno non era al top....

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Fabio Cagnetti

circa 7 anni fa - Link

Annata di Soldera che non ho mai particolarmente amato, trovandola un po' statica e calda, l'alcool a squilibrarne lievemente la struttura. Meglio della 2003, ma non all'altezza delle riserve 1998 e 1999, parlando di occasioni abbastanza recenti in cui li ho comparati fianco a fianco.

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davide bonucci

circa 7 anni fa - Link

"I duri dell'Enoclub Siena" :-) Mi sembra una definizione adeguata. E quando il gioco si fa duro... ;-)

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Motown

circa 7 anni fa - Link

Un'unica parola: invidia ;-)

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Nelle Nuvole

circa 7 anni fa - Link

Un post affascinante sul serio. L'ho letto tre o quattro volte. La prima cosa che ho pensato è "meno male che qualcuno nomina la Cerbaiona e Diego Molinari!" La seconda cosa "l'analisi dei vini è molto più corrispondente agli stessi dei punteggi" perché questi ultimi mi sembrano leggermente ottimisti rispetto a quanto scritto accanto. Per esempio la Riserva 1991. La terza cosa "mi piacerebbe sapere quante bottiglie sono state prodotte di ogni Annata e Riserva." La quarta cosa non la scrivo. La quinta cosa è " da questo post si evince che sono state assaggiate bottiglie fuori dal comune, che giustificano forse il prezzo e la fama, anzi l'alone o aureola sul capo del produttore, ma che richiedono un certo training degustativo da parte di chi gli si avvicina, in cui devono rientrare anche la pazienza e l'attitudine zen se ti capita una costosa bottiglia completamente diversa come evoluzione dall'altra della stessa annata che avevi già assaggiato". La sesta cosa è "complimenti all'Enoclub Siena e a questi ragazzi che si mettono insieme , spendono soldi importanti per assaggiare quasi come Carbonari, vini che non vengono concessi dal proprietario e che vanno raccolti faticosamente"* E naturalmente complimenti anche a Fabio Cagnetti e alla sua capacità di scrittura. *questa è una mia bassa e malevola insinuazione, non ho le prove.

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Fabio Cagnetti

circa 7 anni fa - Link

Innanzitutto grazie dei complimenti ;) nel merito: (1) ci mancherebbe, i suoi vini vanno meno di moda di quelli di Soldera e Poggio di Sotto ma giocano lo stesso campionato. Campione di precisione e finezza, il suo è sempre uno dei vini più austeri e rigorosi a Montalcino, cosa che mi piace (e che gli permette ad esempio di essere a mani basse il miglior Brunello della un tempo mitizzata e oggi giustamente ridimensionata annata 1997). Il problema della successione dell'azienda è grave e mi cruccia, non possiamo permetterci di perdere la Cerbaiona come la conosciamo. (2) il punteggio è, come dire, parte della descrizione, la integra. Si potrebbero scrivere parole molto simili per vini qualitativamente molto distanti. Esercizio di stile? Sì, grazie, per me senza zucchero. (3) dati insufficienti, ma per le annate recenti dovremmo aggirarci intorno alle 20,000 bottiglie di Brunello Riserva. La produzione del 2002 è stata di circa 6,000 bottiglie. (4) maliziosa... (5)verissimo. Il Brunello di Soldera è un vino per iniziati, e aiuta essere nativi naturali in modo da avere maggiore tolleranza verso l'acidità volatile (spesso percepibile e spesso usata nei vini gambelliani come veicolo per espandere lo spettro aromatico dei vini) e pazienza verso le riduzioni. Elementi che in genere caratterizzano il profilo di un Brunello di Soldera nei primi tempi dopo l'apertura e che richiedono qualche ora di stazionamento nel bicchiere per approssimarsi, nei casi fortunati, a zero. (6) è ovviamente così, Soldera non apre bottiglie ai comuni mortali nemmeno quando si visita l'azienda, si assaggia solo dalle botti.

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Antonio

circa 7 anni fa - Link

Domanda, il 99 assaggiato con l'etichetta coperta avrebbe spuntato più di 78? Assaggiato due volte, questo è il punteggio più alto che ho assegnato (bottiglia coperta in entrambi i casi)

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Angelo Costanzo

circa 7 anni fa - Link

Un altro grande, tra l'altro di una franchezza disarmante: Noi (maliziosamente): "Mi scusi Comandante, ma che motivo aveva, con questo straordinario Brunello e Rosso che fa, di piantare Cabernet?" Lui (dopo un paio di abbondanti boccate di fumo): "Ma cosa vuole che le dica, all'epoca s'andava matti per sti' vini, avrebbero pagato oro pe' un Cerbaiona come questo. Oggi... ma nemmeno i porci ne vogliono sapere!" (http://larcante.wordpress.com/2011/02/25/giro-di-vite-a-montalcino-due-ore-a-cerbaiona/)

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Riccardo Rossetti

circa 7 anni fa - Link

Completamente d'accordo con Riccardo Campinoti anche se per me avevano problemi di conservazione anche '83 riserva e '79 mentre la '03 io l'ho trovata un pò troppo cotta, forse anche qui non era una bottiglia al top. Monumentali '90 riserva e '95 intistieti, '02 di una beva disarmante e '98 riserva con un'intensità di profumi incredibile. Gran bella bevuta!

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Fabio Cagnetti

circa 7 anni fa - Link

83 Riserva aveva solo bisogno di molto tempo...

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she-wolf extremely malicious

circa 7 anni fa - Link

Può essere noto ufficialmente cosa ci fa lo spot di Zonin "in coppa" a questo post?. L'altro giorno era in altra posizione, forse più acconcia.

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Antonio tomacelli

circa 7 anni fa - Link

Quello è il box "panorama" la sua posizione è, da sempre, dopo il secondo post.

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Riccardo Rossetti

circa 7 anni fa - Link

L'83 riserva nel mio bicchiere appena versato era più di là che di quà, a fine serata era andato.

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Rocco S.

circa 7 anni fa - Link

Evidentemente tu non hai sentito il "pelo" come Cagnetti. Io ci ho sentito anche la "patatina" e gli ho dato 99. Vostro Rocco.

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Riccardo Rossetti

circa 7 anni fa - Link

Per fortuna abbiamo gusti diversi allora :)...io rimango della mia idea, e non sono l'unico ad averla data per "sconfinata".

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Massimiliano Montes

circa 7 anni fa - Link

Avete gusti diversi in che senso...?

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pedro

circa 7 anni fa - Link

conosco Soldera da diversi anni, per lavoro e sbevazzate , ho avuto negli anni la possibilità di bere le annate da voi provate. Concordo con i giudizi di molti annate, discordo sulle recenti, a mio parere sensibili ad un inspiegabile quanto misterioso cambio di passo...........ma probabilemnte non sono all'altezza di capire o giudicare.....UNA SOLA DOMANDA , avete reperito le bottiglie dalle vostre cantine oppure il "baffo" ( a pagamento ovviamente) vi ha organizzato la serata ?. grazie

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Fabio Cagnetti

circa 7 anni fa - Link

la prima che hai detto :)

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Ramarro Catarro

circa 7 anni fa - Link

Scusate il disturbo, per la riserva '98 qualcuno sa se le due vigne sono stati imbottigliate separatamente o insieme? eventualmente sapreste anche dirmi la provenienza del lotto LX61? Grazie mille

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Fabio Cagnetti

circa 7 anni fa - Link

i numeri di lotto hanno rilevanza solo dal 2001 in poi, fino a quell'annata tutte le bottiglie con la stessa etichetta, per quel che ne sappiamo, contenevano lo stesso vino.

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