Smarmella tutto, anzi no. Cinque assaggi di vini dolci e dolcissimi, con discorsi attorno al concetto

Smarmella tutto, anzi no. Cinque assaggi di vini dolci e dolcissimi, con discorsi attorno al concetto

di Fiorenzo Sartore

La dolcezza nel vino è una specie di scorciatoia. Serve a raggiungere alti livelli di piacevolezza immediata, e forse è per questo che qualche enofilo guarda ai vini dolci con sospetto: tutto troppo facile, dov’è la fregatura? E pensare che invece proprio la dolcezza, in un vino, è un parametro qualitativo speciale, perché è un elemento che va tenuto a bada. Il rischio ridondanza e disarmonia è sempre dietro l’angolo, e in realtà produrre un vino dolce allo stato dell’arte è, per me, una vera prova di stile per un vigneron, e quando ci riesce dimostra di aver governato una materia a volte ingombrante.

E allora, come si fa? L’accademia dell’assaggiatore profèscional dice che l’equilibrio si ottiene bilanciando le componenti dure con quelle morbide (questa è una roba stranota quindi se siete profèscional passate oltre). Assieme alla dolcezza, che è la componente morbida, dobbiamo trovare nel vino le componenti dure, per esempio l’acidità, la nota salata, eccetera. Benché la ricetta sia stranota è purtroppo facile bere vini dolci totalmente disarmonici, dove la mielosità ha smarmellato su tutto come le luci negli scenari di Boris.

Qualche sera fa qui nella mia città, lochèscion porto antico, i ragazzi di Gowine hanno presentato una specie di cinquanta sfumature di moscato (vabbè, in realtà si chiamava Moscato sotto le stelle) quindi per me è stata un’occasione di ripasso del concetto. Per dirvi anche che tra gli assaggi c’erano, purtroppo, vini smarmellanti e deprecabili, dove la botta zuccherosa era insistente e stancante. Proprio per questo altri assaggi, invece, segnati dall’equilibrio ammirevole delle componenti, hanno finito per risaltare anche di più. Vi parlerò dei secondi perché coi primi finirei facilmente in gattabuia. Coerente con lo spirito del chilometro zero comincio con due glorie locali.

Assaggi

Moscatello di Taggia Passito 2015, Eros Mammoliti (Ceriana, Imperia).
La storia di questa denominazione, arcaicissima, passa per una recente ricostruzione del patrimonio ampelografico – che tradotto in italiano significa: studio e ricerca delle pochissime piante rimaste, e successiva selezione esasperata, fino a trovare la pianta più arcaica possibile, a piede franco (che te lo dico a fare). Da qui clonazione e reimpianti. I pochi vigneti disponibili cominciano a dare frutti, e se sono questi, io ve lo dico ragazzi, c’è da stare allegri. Naso di miele, frutta secca, vento di mare (avete presente il salmastro), agrumi, tensione e dolcezza, tutto governato con personalità e carattere. Versione tradizionale del passito, da uva non surmaturata in pianta ma disidratata sui graticci. Circa 30 euro la mezza in enoteca. 89

Maccaia 2015, Da U Cantin (San Colombano Certenoli, Genova).
Non è la prima volta che incrocio questo passito a base della semiscomparsa (e semirisorta) uva ximiscià, e non sarà nemmeno l’ultima, a giudicare dai risultati in perenne crescendo di questo produttore. Ambra cupo al colore, datteri fichi secchi e agrumi al naso spiazzano subito un bel po’. In bocca la dolcezza cede spazio a una sensazione salda, personale, come di tamarindo, risultando così molto temperata. Sui 28 euro la mezza in enoteca. 88

Moscato di Siracusa Aulos 2015, Gaetano Blundo (Siracusa).
Lo stile personale del produttore, del quale ricordo vecchi assaggi, sembra diretto esattamente verso un equilibrio dell’esuberanza. Il risultato è quello di un passito importante, un po’ serio quasi, con retro di pasticceria che evoca, indovina cosa, il facile accompagnamento. In una parola, complesso. 87

Moscato IGP Sicilia Heritage 2015 Liquoroso, Francesco Intorcia & figli (Marsala, Trapani).
Intorcia si gioca bene la partita della dolcezza liquorosa, cioè con aggiunta di alcol che distingue questi vini dagli altri dolci naturali. Il produttore (qui un po’ di notizie) tira fuori infatti un moscato senza mezza concessione alla faciloneria, anzi dotato di piglio mandorloso, con un filo di amaritudine nobile, che attenua bene la carica di miele. 85

Zeni

Trentino Moscato Rosa 2015, Roberto Zeni (S. Michele all’Adige, Trento).
Il moscato del cuore di tutta la batteria di assaggi proviene da un’uva a bacca rosa: l’attacco olfattivo denso di richiami speziati, di pepe, e il carattere per niente allineato sulla dolcezza monocorde, rendono questo dolce trentino una specie di calamita irresistibile. È goloso, appunto, per la capacità di attrarre la beva e provocare profondo godimento. Stratificato, intenso, una bella sorpresa. 90

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Fiorenzo Sartore

Vinaio. Pressoché da sempre nell'enomondo, offline e online.

5 Commenti

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wine princess

circa 2 anni fa - Link

Ecco altri 5 assaggi di vini dolci degli ultimi mesi, a beneficio dei naviganti sempre a caccia di robine buone, anzi buonissime, con punteggi in crescendo... Vinsanto 1995 Avignonesi, una sorta di sciroppo densissimo e squisito da provare nella vita, voto 96, prezzo 160 euro. Muller thurgau spielerei 2010 Unterortl Castel Juval, fine e contrastato, luminoso, gustosissimo, voto 97, prezzo 22 euro. Sauternes 2005 Chateau Guiraud, annata eccezionale per questo vino, equilibrio pazzesco, voto98. prezzo 35 euro mezza bottiglia. Moscato d'Autunno 2011 Saracco, dopo qualche anno ha perso quasi tutta la carbonica ed è diventato un incredibile nettare di frutta tropicale, mostro di bontà, voto 99, prezzo 11 euro. Moscadello di Montalcino 2008 La Poderina, qui siamo proprio al top, inutile dilungarsi tanto, voto 100 e ho reso l'idea, prezzo 20 euro. Bye bye...

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Stefano Cinelli Colombini

circa 2 anni fa - Link

Ero in Ontario la settimana scorsa, e lì nei punti vendita dell'LCBO (che sono gli unici, però stiamo parlando del più grande acquirente singolo di vini nel mondo) è obbligatoria l'indicazione degli zuccheri sull'etichettina di presentazione nello scaffale. Chissà, forse è per tutelare i diabetici. La quantità di vini di tutto il mondo con oltre il 10% è impressionante. Soprattutto californiani, ma anche da ogni Paese europeo. Italia inclusa. Non parliamo poi di quelli dal 3% al 5%, che sono una legione. Io bevo e produco solo vini assolutamente secchi, ma constato che qualcosa sta cambiando tra i consumatori. Non trovate che sia il caso di dare un'occhiata un po' più approfondita a questa cosa, che non so bene come definire?

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Denis Mazzucato

circa 2 anni fa - Link

Effettivamente se ripenso agli assaggi dell'ultimo anno (compreso vinitaly) ricordo di aver percepito non poche volte la presenza di un residuo zuccherino sopra la media in vini secchi. Una possibile spiegazione che mi dò è il tentativo di attirare consumatori più giovani.

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Denis Mazzucato

circa 2 anni fa - Link

Del bere a fine pasto si parla sempre troppo poco!!! Eppure c'è da godere non poco con certi vini dolci/passiti/liquorosi, per non parlare di certi distillati!!! Penso che nei ristoranti bisognerebbe offrire molti più vini dolci a bicchiere, perché, diciamocelo, un passito/liquoroso, a parità di votazione (sì, è brutto, ma è per capirci), in genere costa il doppio di un vino secco, col quale magari ci fai tutta la cena, e così uno si accontenta della grappa del nonno gentilmente offerta, quella che va giusto bene per sciacquare la tazzina del caffè. Peccato...

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vinogodi

circa 2 anni fa - Link

...un vero peccato che si parli poco di vini dolci, dove in Italia abbiamo una concentrazione di eccellenze sorprendenti e ... misconosciute . Vini da centellinare , da godere in compagnia oppure in solitudine, consolatori , straordinariamente evocativi . Tra l'altro di livello mondiale , comparati il più delle volte con i più grandi vini dolci del mondo (che non sono i Sauternes . Parlo dei tedeschi, dei Vins de Paille oppure del Sud dei Jurancon) . Se si assaggiano chicche come il Buca delle Canne, il Creato di Salvatore Murana , il Vinsanto di Vigoleno di Barattieri Albarola , l'AR di Zerbina , i già citati Vinsanto e Occhio di Pernice di Avignonesi, al Bandito (Amabile del Cerè) di Quintarelli , il Solaria Jonica di Ferrari ... sono gioielli inarrivabili ...

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