Il Marsala perde il suo Consorzio ma non il prestigio. Francesco Intorcia e il progetto Heritage alla prova cibo e cocktail

Il Marsala perde il suo Consorzio ma non il prestigio. Francesco Intorcia e il progetto Heritage alla prova cibo e cocktail

di Andrea Gori

Nel momento in cui il Consorzio del Marsala termina la sua travagliata esistenza, nel disinteresse generale, si continua a discutere su come mai questa denominazione, un tempo vanto della produzione enoica nazionale e siciliana, sia potuta cadere così in basso nelle preferenze dei consumatori. Il Marsala non smette di animare discussioni tra appassionati, sulla sua necessaria rinascita e rilancio come vino. Pare tutt’altro che facile: tutti sembrano avere la soluzione al problema, ma non si trova mai un accordo significativo tra i produttori.

In mezzo a tutto questo, per fortuna, alcuni illuminati visionari provano a riportare alla luce piccoli grandi tesori e promuovere un uso moderno del Marsala, senza snaturarlo e rinunciare alle sue caratteristiche. Ne è un valido esempio Francesco Intorcia che abbiamo incontrato a Taormina Gourmet con il suo progetto Heritage, volto a far uscire dalla cantina di famiglia storiche bottiglie risalenti agli anni ’80 e ’90 e al contempo far ripartire una moderna produzione soleras usando sempre e solo l’uva grillo, la più importante per la tipologia.

La degustazione parte dal Grillo IGP in versione pre-english: un vino di quasi 17 gradi puri, senza aggiunta di alcol. È dorato, intenso, risalta l’alto grado, con erbe aromatiche, sapido, fresco, erbaceo. Fieno secco e balsamicità mediterranea, iodato e marino che sfrutta le doti di questo vitigno in termini di freschezza e sapidità. Ne deriva un vino unico e straordinario, adattissimo a cous cous e preparazioni come una battuta di pesce o anche alici, un vero matrimonio d’amore sottolineato dal sommelier di casa Michele Miceli in una bella degustazione laboratorio con abbinamenti creativi.

Una delle strade della riscoperta di questo vino sta proprio nella sua proposta a tutto pasto, in cui l’azienda vorrebbe coinvolgere sommelier e ristoratori. Intanto ci hanno mostrato alcuni esempi illuminanti di preparazioni alle quali il Marsala regala una marcia in più come il Marsala Oro Semisecco Riserva Heritage Vintage 2012 (leggete qui per capire l’astrusa classificazione), un vino cui la concia dona il tono dorato, note di fico e fruttato maturo, brillante e dolce che prolunga profumo. Intenso e accattivante con pesca sciroppata e albicocca, notevole su tartare di culatello avvolta nel lardo di colonnato su crema di peperoni e zenzero su crema di burrata.

Dopo 5 anni aggiungendo alcol il vino base diviene Vergine, dopo 10 Vergine Riserva senza concia, mentre aggiungendo la concia abbiamo la versione Oro o Ambra che lo rendono dolce o semisecco (40-100 gr. di zucchero) o secco. Come dicevo, classificazione alquanto complessa.

Ottimo anche il Marsala Vergine Riserva Heritage Vintage 1980 con le sue note di mandorle, noci, frutta secca e candita, fico secco. Servito fresco con alice affumicata e pesto verde e finocchietto mandorle fresche e tostate. A temperatura ambiente invece sta meglio su Parmigiano Reggiano 24 mesi avvolto in un fico secco. Un abbinamento splendido ed equilibrato, godereccio e misurato, armonico saporito ma non stancante.

Si passa poi al Marsala Ambra Semisecco Heritage Vintage 1994 (servito alla temperatura di 16-18 gradi), un vino ottenuto con la concia “ambra”, la più famosa, quella che dà il colore topazio e regala note di fico secco, cacao, toffee, tabacco e liquirizia. La bocca è fresca e dolce, con note fumé, dattero, soia, caramello, panpepato. Servito su pan tostato foie gras e cipolla caramellata.

Passo finale di gran classe con lo stupendo e commovente Marsala Ambra Ambra Dolce Riserva Heritage Riserva 1980 (servito alla temperatura di 16-18 gradi) con le sue note di caramello, zenzero, arancio candito e resina, cacao e toffee. Dalla dolcezza e gusto profondo ma anche con tocchi di iodio e sapidità, più sottobosco fungo, incenso e affumicato. Risulta incantevole su canditi di arancia glassati al cioccolato.

Per non farsi mancare niente in questa operazione di rilancio del Marsala c’era spazio anche per i cocktail, con tre intelligenti preparazioni di Roberto Tranchida, bartender del Juparanà Drink Cafè di Marsala. Il Marsala Gold (Brandy, Marsala Vergine, Amaretto, tè nero indiano e succo di lime), il Marsalito (dove il Marsala gioca nel ruolo della Cachaca) ed il Negroni Heritage dove assieme al Gin, un liquore di zagara e un bitter Campari prende il posto del Vermouth rosso con la versione Superiore Ambra Semisecco. Soprattutto quest’ultimo si dimostra un signor aperitivo di classe, struttura e personalità.

Tutte caratteristiche che il Marsala avrebbe già oggi, e che deve dimostrare su un palcoscenico più ampio possibile.

[Immagine: Intorcia.it]

 

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

7 Commenti

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Luigi Di Crocco

circa 1 anno fa - Link

Comunque, se posso permettermi, dal punto di vista marketing è mooolto meglio "Perpetuo" che "Pre-english". Ma mi pare un' ovvietà.

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Andrea Gori

circa 1 anno fa - Link

a me "pre-english" no dispiace e sui mercati internazionali potrebbe avere un suo motivo di essere. Anche perchè "perpetuo" da' l'idea di un vino monolitico statico e ossidato che questo Grillo non è affatto!

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Paolo

circa 1 anno fa - Link

Se non ricordo male i colloqui con il collega storico, la dicitura "pre-english" dovrebbe citare vecchie denominazioni, a volte ancora riscontrabili in etichetta: l.p. (london partiqular), l.q. (london quality), e via dicendo. Quando appunto gli inglesi divennero grandi importatori del prodotto; un vino che al loro palato faceva parte della famiglia dei vini liquorosi e mediterranei, spagnoli e portoghesi in primis. Sembra insomma che vogliano risalire ad una tradizione antecedente l'adattamento al gusto internazionale del tempo. Se così è, la dicitura ha un suo senso logico e commerciale.

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Elena 02

circa 1 anno fa - Link

Il progetto Heritage sembra davvero ambizioso, sarà davvero quel che serve al Marsala?

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Ziliovino

circa 1 anno fa - Link

Da appassionato sono felice che ci siano ancora aziende artigianali che credono nel Marsala. Da un assaggio volante della gamma mi sono sembrati validi, soprattutto le vecchie annate. Oltre a loro e De Bartoli c'è anche qualcun altro di valido?

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Emanuele

circa 1 anno fa - Link

Beh, alcune etichette storiche di Florio (vedi Donna Franca) o di Pellegrino sono comunque eccezionali esempi.

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marco pessina

circa 1 anno fa - Link

Da raggiungere, per chi crede ancora nel Marsala, la cantina Buffa, piccola e appassionata.

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