Amarone Tedeschi | La Valpolicella del cru Monte Olmi e l’Amarone da tavola

di Andrea Gori

Da quando ho preso a interessarmi di Amarone in maniera più seria (ovvero da un anno a questa parte, compresa l’illuminazione sulla via del Monte dei Ragni), mi sono reso conto che la Valpolicella è uno dei laboratori a cielo aperto più interessanti d’Italia. In questa terra c’è un mix straordinario e raro di sana imprenditoria italica, gusto per la tradizione e ricerca enologica unite ad una grande volontà nel perseguire l’eccellenza e l’eleganza. Sfida quasi paradossale, se si pensa che parliamo di un vino passito…

Tassello importante di questa realtà è la famiglia Tedeschi. I loro vini mi impressionarono già lo scorso anno durante le anteprime dell’Amarone, ma risultano ancora più interessanti se assaggiati con criterio verticale (dal 1995 ad oggi, ovvero l’annata 2006) e orizzontale (il cru Capitel Monte Olmi contro l’Amarone base). Famiglia di antica tradizione, con vigneti di proprietà già dal 1640, I Tedeschi producono vini di qualità in maniera continua dagli anni ’60, per arrivare alle 500mila bottiglie odierne. Il potenziale è ancora maggiore se si aggiungono i 24 ettari acquisiti nella zona di Maternigo agli storici 15 ettari di Pedemonte (il cru Monte Olmi di 2,5 ettari di vigneto terrazzato si trova qui) e i vigneti in zona Fumane e Sant’Ambrogio (nota per dare vini di grande struttura e durata).

La famiglia adotta il regime di coltivazione biologico e in alcune zone biodinamico, mentre le vigne sono quasi tutti a allevate a pergola veronese. Uve tradizionali (corvina, rondinella, molinara) con percentuali anche di oseleta, dindarella e negrara. In cantina tecnologia e attenzione maniacale per l’appassimento nei fruttai durante i mesi più freddi dell’anno, ovvero, dalla vendemmia fino a gennaio. Le uve fredde vengono pigiate senza diraspare (i raspi ormai sono lignificati e diventano utili per l’equilibrio del mosto con le vinacce). I lieviti sono naturali e macerazione  dura per un mese circa; viene aggiunta pochissima solforosa e si svina solo quando il vino vira sui toni amari per passare all’affinamento in botti grandi di Slavonia.

Due quindi gli Amarone Classico prodotti in degustazione: il Monte Olmi — un cru di particolare forza, intensità e corpo — e il base, un vino quasi “da tavola”, semplice e di compagnia.

Amarone della Valpolicella Classico Tedeschi 1997
(Alcol 15,15 % Zuccheri 3,0 g/l estratto secco 34,9 g/l polifenoli totali 2470 mg/l)

Naso di liquirizia e sandalo che gira verso la frutta secca. Leggero sentore ematico e spezie che sanno di pepe rosa. Bello vispo in bocca, leggermente rugoso ma simpatico immaginarselo in tavola. 83

Amarone della Valpolicella Classico Tedeschi 1998
(Alcol 15,0 % Zuccheri 4,6 g/l estratto secco 35,7 polifenoli totali 2321)

Note di tabacco e leggero fumè, un che di animalesco e note candite e di mela secca. Bocca in equilibrio sul filo, anche se già abbastanza evoluta. 82

Amarone della Valpolicella Classico Tedeschi 2001
(Alcol 15,40 % Zuccheri 8,0 g/l estratto secco 47,7 polifenoli totali 2521)

La mela cotta alla cannella si alterna a sentori di fiori rossi rosso, mentre in bocca l’equilibrio è quasi perfetto tra struttura e bevibilità. Non lunghissimo il finale ma ottimo per arrosti seri. 85

Amarone della Valpolicella Classico Tedeschi 2006
(Alcol 16,3% Zuccheri 3,4 g/l estratto secco 37,2 polifenoli totali 2350)

Vivo e polputo, con un color porpora deciso e affascinante. Il naso è ciliegioso, affatto surmaturo, con piacevoli note di legno di castagno e spezie calde orientaleggianti. Bocca dal grande grip tannico, bel finale croccante appena caldo ma, tutto sommato, di facile beva. 86

Amarone della Valpolicella Classico Capitel Monte Olmi 1995
(Alcol 15,4 % Zuccheri 6,4 g/l estratto secco 41,4 polifenoli n.d.)

Inizia subito la mirra e a seguire ambra, resina fresca, incenso e pepe bianco. Man mano i profumi si aprono e le note di fiori secchi, molto coinvolgenti e ammalianti, accompagnano la frutta che resta comunque in secondo piano. Bocca vivace, coerente con il naso, anche se manca leggermente il corpo del vino. 88

Amarone della Valpolicella Classico Capitel Monte Olmi 1998
(Alcol 15,2% Zuccheri 7,3 g/l estratto secco 46,6 polifenoli totali 2517)

Note di sandalo, prugna e tabacco in un bel mix, da cui spunta un niente di peperone appena vegetale. Sorprendente la punta di rabarbaro che si aggiunge in bocca, segno di vino vivace e ben presente. Tannini ancora vivi e finale secco e fruttato che si allunga bilanciatissimo. 93

Amarone della Valpolicella Classico Capitel Monte Olmi 2001
(Alcol 15,3% Zuccheri 7,5 g/l estratto secco 52,5 polifenoli totali 3025)

Naso sempre molto speziato con il pepe e il cardamomo in primo piano e poi macis, legno di castagno e un fruttato di bosco nero molto accattivante. Bocca molto carnosa e vitale con leggera abboccatura  dolce che non disturba affatto. Anche il tannino è fine senza essere molle: finale strepitoso e lunghissimo. 91

Amarone della Valpolicella Classico Capitel Monte Olmi 2004
(Alcol 15,45% Zuccheri 10,1g/l estratto secco 55,7 polifenoli totali 3531)

Inizialmente più freddo e meno accattivante di altre annate, con il tempo acquista eleganza e una piacevolezza quasi bolgherese. Emergono note di tostatura, come di caffè nocciola. Naso dolce di mora e mirtillo un po’ troppo accentuati e confermati all’assaggio. Vino ancora in evoluzione, ma estratto e intensità sono impressionanti. 88

Amarone della Valpolicella Classico Capitel Monte Olmi 2005 (unico con tonneau)
(Alcol 16,4 % Zuccheri 1,1 g/l estratto secco 39,8 polifenoli totali 3310)

Ancora in rilievo le note tostate con mandorla e nocciola, poi il naso vira sulle toni floreali e la ciliegia in confettura, anche fragola e ribes nero; un filo appena di vegetale serve per stemperare la dolcezza. Bocca più briosa di quanto si immagina al naso, croccante e vivace, e bello il finale secco, nello stile della casa. Il tannino è ancora rustico ma interessante. 90

Amarone della Valpolicella Classico Capitel Monte Olmi 2006
(Alcol 16,26% Zuccheri 4,3 g/l estratto secco 38,9 polifenoli totali 2686)

Il profumo è freschissimo senza tradire la sua opulenza, tutto giocato tra lampone e fragola incantevoli. Bella speziatura di pepe rosa, sandalo e macis, con una bocca ben più equilibrata di altri annate. il tannino è molto fine e l’acidità è quella giusta. Godibilissimo da subito, ha un finale appena amaro ma si apprezza tanto. 93 ( ma non giurerei sulla longevità).

Se l’intento era quello di produrre e presentare Amaroni “da tavola”, possiamo dire che l’obbiettivo, specie in certe annate, è stato centrato in pieno. Tranne che in rari casi infatti gli zuccheri sono molto bassi e non appesantiscono la beva, l’alcol è quasi sempre tenuto a bada da tannini e da strutture generose senza essere imponenti. Si intravede come i 5 anni dall’imbottigliamento possano essere il periodo ideale per il consumo a tavola, pur con le dovute eccezioni per qualche annata meno felice.

Mi è piaciuto mettere accanto il 2006 e il 1995 di Monte Olmi, sontuoso potente e ricco il primo, etereo, ammaliante e da meditazione il secondo, che forse nelle loro descrizione racchiudono una bella fetta di quello che è il grandissimo e spesso ineguagliabile spettro di sensazioni che la Valpolicella è in grado di offrire.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

27 Commenti

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Nelle Nuvole

circa 10 anni fa - Link

Bravo Andrea, dopo tanti discorsi forse doverosi ma anche antipatici nei precedenti post di questo blog, leggere un testo che mi riporta al motivo per cui seguo Intravino mi ha svecchiato di qualche anno.

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eros

circa 10 anni fa - Link

Leggere i Vostri articoli è sempre piacevole, ma quando parlate di vino è anche interessante!! Se Vi chiedessi di approfondire le varie caratteristiche delle uve usate per l'Amarone, sarebbe pretendere troppo? Una curiosità: mi dicono che dalle parti della Valpolicella grandini spesso, è vero?

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Andrea Gori

circa 10 anni fa - Link

almeno nel 2001 e nel 1997 si hanno registrazioni di grandinate piuttosto imponenti, non so sinceramente se la Valpolicella le abbia più frequenti di altri territori. sui vitigni in effetti ci starebbe un post a parte visto che si è fatta molta ricerca parecchio su questi vitigni valpolicelliani e il loro essere più o meno adatti all'appassimento, arrivando a scoprire che la corvina ha un corredo genetico particolare che si attiva solo durante l'appassimento. Sui vitigni trovi tanti dettagli qui http://www.consorziovalpolicella.it/index.php?option=com_content&task=blogcategory&id=33&Itemid=75&lang=it In genere schematizzando si da ovviamente la massima importanza alla Corvina (fino all'80%) soprattutto per struttura, complessità e l'aroma di ciliegia ricco e profondo tipico dei vini di questa zona. Il Corvinone (fino al 40%) ha maggior morbidezza e simile complessità ma necessità di terreni collinari per rendere al meglio, la Rondinella (fino al 30%)ha note profumate più leggere e da acidità al vino, preziossissima per vini che derivano da appassimento. Riccardo Tedeschi ci parlava dell'oseleta che ha definito un petit verdot della situazione, utile per dare più immediatezza e bevibilità ai vini. Poi ci sono anche dindarella, negrara rossignola , forselina e molinara che però sono molto meno usate. Allo stesso modo è possibile usare anche cabernet e merlot ma non hanno preso tanto campo (si speta spera). Per curiosità lo scorso anno ho bevuto un "amarone" fatto con cab merlot e syrah e obbiettivamente male male non era! Ma niente del fascino degli Amarone "seri".

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Nelle Nuvole

circa 10 anni fa - Link

(si speta????) l'errore di battitura mi sembra apprpriato.

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Franco Ziliani

circa 10 anni fa - Link

per diversi osservatori, italiani ed esteri, che la Valpolicella ed il suo Amarone conoscono e frequentano da parecchi anni, é proprio il fatto che la Valpolicella sia diventata "uno dei laboratori a cielo aperto più interessanti d’Italia" a costituire un problema. Avrebbero preferito che l'identità valpolicelliana fosse molto più chiara e che invece di sperimentare e perseguire vie nuove si continuassero a produrre vini dalla marcata e inconfondibile impronta territoriale... Ma é solo questione di punti di vista e di esperienza: forse ai neofiti la Valpolicella piace così, come work in progress e cantiere aperto

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eros

circa 10 anni fa - Link

Grazie per le info. Quasi quasi vado a bermene un taj, anzi un calice.

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Mara

circa 10 anni fa - Link

Mi ero fatta un'idea diversa dei vini della Valpolicella, durante i mesi che vi ho lavorato. Certo come dici tu Andrea, i Tedeschi (la famiglia, non i turisti) faranno grandi vini, ti credo sulla parola, non ho esperienza dei loro vini a sufficienza per esprimere opinioni, ma la mia impressione è che si sia perduta parecchia identità, se così vogliamo dire. Non mi scandalizzo se in zone di "confine" si alleva garganega,(non mi riferisco a Tedeschi,bensì ad altri nomi noti)come ho visto fare, ma dato che il comprensorio del Soave è a un tiro di schioppo,non ne vedo proprio l'utilità. Credo che si sia "tirato" un pò troppo nel collo alla gallina Amarone e quando vedo Amaroni da 15 a 200 euro, la confusione non fà che aumentare. Amarone dappertutto e i buoni vecchi Valpolicella superiori e non dove sono andati a finire? La mia impressione è che il laboratorio a cielo aperto assomigli più a quello di Edimburgo della pecora Dolly che ad un luogo dove si cerca di raggiungere la quasi perfezione. Sia chiaro, con tutte le eccezioni che vuoi, ma mi sembra questo il trend. Sarei più d'accordo con quanto scritto da Ziliani. Ciao.

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Andrea Gori

circa 10 anni fa - Link

sapete come la penso, ogni volta che c'è un laboratorio vuol dire che c'è sperimentazione e ogni volta che c'è sperimentazione c'è un qualche forma di progresso. O anche solo una conferma che per produrre un vino si deve solo fare come si è sempre fatto senza fughe in avanti. Ci sono anche errori e sbagli come in ogni attività di ricerca ma è indubbio che alla fine tutto il territorio ne beneficia. Una cosa simile è successa a Montalcino, la qualità media non è mai stata alta come adesso e non è solo merito di chi ha fatto vini sempre e solo "come una volta". L'aspetto poi importante è che di Amarone se ne produce (e se ne vende) molto di più che prima ed è una delle nostre produzioni più particolari, senza termini di paragone al mondo e un accrescimento del made in italy che se rimanevana confinata alle 500mila bottiglie di amarone di qualche anno fa rimaneva una cosa di nicchia e basta.

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Nelle Nuvole

circa 10 anni fa - Link

Andrea, non metto bocca sul caso particolare della Valpolicella, ma non sono d'accordo su quello che scrivi, almeno per quanto riguarda il ragionamento che accomuna attività di ricerca e sperimentazione, aumento di produzione, beneficio di tutto il territorio. Forse sono un po' dura nel capire, ma una cosa é la sacrosanta voglia di migliorarsi, di provare strade nuove e anche di destinare una parte produttiva alla sperimentazione "avanguardista". Diverso é intervenire su un classico, non con tecniche migliorative in cantina o in vigna mantenendo l'anima e le caratteristiche di un vino, bensì con espansione produttiva e manipolazioni varie. Non sono neanche d'accordo su "Una cosa simile é successa a Montalcino, la qualità media non é mai stata alta come adesso e non é solo merito di chi ha fatto vini sempre e solo "come una volta". Tralascio la qualità media di tanti anni fa, quando i produttori erano una manciata e avevano le vigne nei punti giusti. Non si può paragonare ad oggi, con più di duecento ed etichette, con vigna piantate ovunque. Alla faccia della sperimentazione, la qualità media negli ultimi anni era alta sì, ma a che prezzo? Forse sono d'accordo sul fatto che con l'annata 2005 di Brunello sia stato possibile assaggiare una qualità media più rispondente a certi parametri più consoni al Sangiovese, nonostante non sia stata una vendemmia eccezionale. Staremo a vedere con il 2006.

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Franco Ziliani

circa 10 anni fa - Link

ancora una volta dobbiamo inchinarci tutti, alzarci in piedi e fare chapeau, alla superiore saggezza di Delle Nuvole. Una donna straordinaria, lo dico pubblicamente, di cui potrei anche innamorarmi...

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Mara

circa 10 anni fa - Link

E se poi dovesse rivelarsi essere un uomo?

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Franco Ziliani

circa 10 anni fa - Link

sono pronto a scommettere, anche tutte le bottiglie di Barolo che ho in cantina (e non sono poche), che si tratta di una donna. Di una Signora di gran classe e saggezza

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Nelle Nuvole

circa 10 anni fa - Link

Allora Franco, impara a scrivere bene il mio nome...(non so come inserire la faccina sorridente, ma considerane tre)

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corrado dottori

circa 10 anni fa - Link

"ogni volta che c’è sperimentazione c’è un qualche forma di progresso"... Questa è grossa ma veramente grossa... Dipende da cosa si "sperimenta" e da cosa s'intenda per "progresso". Cioé, per dire, anche Mengele sperimentava...

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Franco Ziliani

circa 10 anni fa - Link

é vero che di Amarone della Valpolicella "se ne produce molto di più che prima", ma il problema - invito Gori a parlare con il presidente del Consorzio Valpolicella Luca Sartori quando parteciperà all'Anteprima Amarone tra pochi giorni (io me ne resterò a casa: troppi laboratori in corso...) - é che se n'é prodotto troppo. Ed il Consorzio ha dovuto, negli ultimi due anni, fare marcia indietro, rivedere la quantità di uva ammessa all'appassimento. Quanto al fatto che "se ne vende molto di più che prima", io direi purtroppo che in molti casi se ne svende molto di più che prima. Causa l'eccesso di produzione. E a causa di vini che non hanno più quel tipico accento della Valpolicella che si desidererebbe...

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Andrea Gori

circa 10 anni fa - Link

sono uno scienziato con diploma di laurea magistrale in scienze biologiche quindi per me la sperimentazione e il laboratorio e in genere la ricerca sono cose positive. La sperimentazione infatti di per sè non è nè un bene nè un male, sono le ipotesi o le tesi che si vogliono dimostrare per forza che possono esserlo. Quanto a Montalcino, il vostro beniamino Soldera forse è quello che ha investito di più in ricerca a Montalcino lavorando a stretto contatto con le Università. Ha sbagliato anche lui? Pensate che Biondi Santi negli ultimi anni è diventato così buono per grazia infusa nelle viti o anche perchè in cantina si avvale di uno degli enologi più preparati in Italia? Sulla Valpolicella, così come altre aree (pensiamo a Montefalco) è ovvio che ci sia stato esagerazione nella produzione a tutti i costi di volumi non sostenibili dal territorio in maniera naturale ma anche questo non credo sia una colpa da attribuire alla ricerca quanto all'ingordigia degli uomini, politici produttori e quant'altri.

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Nelle Nuvole

circa 10 anni fa - Link

Mannaggia Andrea, mi prudono le mani... - Ci sono tante cantine che collaborano con diverse università, sia per la vigna che per la catina. Anche la Banfi fra le altre. Per le Università sono soldi e per le cantine prestigio. Oltre che risultati naturalmente. - I vini migliori di Biondi Santi appartengono a tanti tanti anni fa. Allora non c'era il rischio di trovarsi un vino ossidato o completamente "girato" come può succedere ora. Mi dispiace se tu e altri "palati" dissentite, mi riserbo il mio parere. Comunque, se le annate più recenti hanno ripreso lo stile e la qualità precedenti, anche se non la continuità, potrà essere merito dell'enologo fra i migliori d'Italia, ma mica é tanto una buona notizia, soprattutto se ritieni che l'enologo abbia "sperimentato". Se poi come enologo ti riferisci a Giulio Gambelli, maestro sommo del Sangiovese, questo é un signore di più di ottant'anni che si limita ad assaggiare, approvare o disapprovare. Sono un po' stufa di chi dice "Gambelli é il mio enologo" solo perché ha visitato la cantina, degustato, dato suggerimenti e stop. Ho troppo rispetto per il lavoro vero di enologi e cantinieri. Certo che la sperimentazione é positiva, ma gli esempi che hai dato, relativamente a Montalcino, non mi trovano d'accordo.

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Andrea Gori

circa 10 anni fa - Link

gambelli non mi risulta sia "enologo" e cmq no, non dicevo lui

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Mara

circa 10 anni fa - Link

il chè cambia un pò il quadro che hai descritto nel post, non ti pare?

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Franco Ziliani

circa 10 anni fa - Link

come avrebbe detto il sommo Totò: "ho fatto il militare a Cuneo": http://www.youtube.com/watch?v=k9OVbzxjGxg E anche oggi abbiamo "imparato" qualcosa: che Biondi Santi fa un grande Brunello grazie ad "uno degli enologi più preparati in Italia". Hai capito Franco? Tienitelo stretto il tuo winemaker!

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Lizzy

circa 10 anni fa - Link

Senza ricerca e sperimentazione non c'è futuro. Nemmeno per il vino. E' poi una questione di filosofie produttive e di scelte anche commerciali: c'è chi ricerca e sperimenta per conoscere sempre meglio le interazioni vitigni-territorio, per arrivare a fare Amarone sempre più aderenti ai luoghi d'origine - le diverse valli, nella zona classica e in quella Doc - e chi invece persegue altri obiettivi. C'è anche chi ha la confusione più totale in testa, e fa vini a dir poco "incerti". Oggi in Valpolicella si trova di tutto: l'Amarone pronto da bere (la maggior parte) destinato a mercati entusiasti ma ancora poco acculturati (quelli anglosassoni), l'Amarone parkerizzato (perfetto per i mercati asiatici) e il sempre più raro Amarone della tradizione, quello che da' il meglio di se' dopo dieci anni e passa di invecchiamento... sono i vini più emozionanti, ma i produttori che si contano sulle dita di una mano. Anche perchè oggi Amarone e Ripasso sono una specie di petrolio della Valpolicella, qualcosa da sfruttare subito per far cassetta, nella speranza che i tempi bui del mercato, che già hanno colpito e stanno colpendo tante aree prestigiose di produzione vinicola italiana, se ne restino lontani ancora per un bel pezzo...

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Lizzy

circa 10 anni fa - Link

Scusate, mezza frase è rimasta nella tastiera: "ma i produttori che li fanno si contano sulle dita di una mano".

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Amarone

circa 10 anni fa - Link

Bel commento Lizzy ed anche molto veritiero

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Angelo Di Costanzo

circa 10 anni fa - Link

Io credo, sperimentazione o meno, che in Valpolicella - e con l'Amarone particolarmente - vi sia stato negli ultimi vent'anni una gran confusione (per non dire gran casino)... Come al solito la colpa è del mercato, che come dona così prende.

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Stefano

circa 7 anni fa - Link

Chiedo scusa visto che ho ricevuto un regalo volevo sapere quanto quota l'amarore capitel monte olmi 1998 cantina tedeschi. Grazie e buon degustazione a tutti voi.

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