Winelivery e una serie di sfortunati eventi

Winelivery e una serie di sfortunati eventi

di Tommaso Ino Ciuffoletti

Questa è una storia tutta sbagliata, verrebbe da dire. In cui nessuno dei protagonisti ne esce bene. C’è uno che scrive un biglietto di ricercata stupidità per il 25 aprile, un’azienda che a quanto pare non cura con la dovuta attenzione i messaggi privati che le sono affidati, un rider che invece di fare consegne s’investe di un ruolo che non gli spetta ed infine il destinatario di quel biglietto, che contempla un po’ d’attività politica tra le proprie passioni e rende quindi pubblica tutta questa vicenda.
Il vino?

Quello è all’inizio della storia tutta sbagliata ed è forse l’unica cosa buona, perché, come spesso capita, è un pretesto per trattare di cose più interessanti di una fermentazione malolattica o di un sentore di bacca rossa.

I fatti.
Un ragazzo, Luca Nisco, assunto a febbraio per fare consegne a Bologna per conto di Winelivery – app che permette di ordinare vino ed alcolici e farseli recapitare in tempi rapidissimi – è stato licenziato lunedì per via di quanto accaduto il giorno precedente mentre svolgeva il proprio lavoro.

Domenica 25 aprile qualcuno decide infatti di effettuare un ordine tramite Winelivery. Ordine da consegnare a Bologna ed accompagnare ad un biglietto per il destinatario.
Questo biglietto viene affidato, insieme all’ordine, al ragazzo che deve effettuare la consegna, ma il suo contenuto – a quanto riferiscono le cronache – viene prima condiviso da vari dipendenti di Winelivery, compreso il ragazzo che deve effettuare la consegna.
“In questo giorno di lutto il nostro duce da lassù possa guidare la rinascita”. Questo il testo del biglietto di quell’ordine fatto il 25 aprile.

Schermata 2021-04-30 alle 09.04.34
Il ragazzo parte per andare a consegnare. Una volta arrivato all’indirizzo di destinazione attende che gli venga aperta la porta e trovandosi davanti una signora, le strappa il biglietto davanti agli occhi dicendole che contiene oscenità. Poi consegna le bottiglie, il biglietto strappato e se ne va.
La signora, moglie del destinatario del biglietto, riporta l’accaduto al marito, il quale informa l’azienda dell’accaduto.
Il giorno dopo l’azienda comunica al ragazzo la fine del rapporto di lavoro.

La vicenda presenta diversi punti che meritano attenzione.

Punto preliminare è la non sussistenza del reato di apologia di fascismo per quanto riguarda il testo di quel biglietto. La legge n. 645/1952 sanziona «chiunque pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche». Nel caso che stiamo analizzando manca il presupposto del “pubblicamente”. La comunicazione tra due privati non può essere inquadrabile come una pubblica esaltazione.

Ecco però che la questione impone adesso di valutare la natura della comunicazione oggetto di questa vicenda.
È senza dubbio una comunicazione di natura privata, per quanto il livello di riservatezza sia leggermente ridotto, dato che il messaggio è stato affidato ad un tramite che, dovendolo trascrivere, ha inevitabilmente accesso al contenuto.

Tuttavia da quanto riportato dalle cronache, l’azienda avrebbe qualcosa da spiegare su come viene gestita la riservatezza delle comunicazioni che le sono affidate. Il Resto del Carlino ha pubblicato le parole del rider licenziato che, ha raccontato come, alla lettura del testo del messaggio da parte di chi doveva trascriverlo “Ci siamo guardati tutti in faccia imbarazzati, qualcuno ha commentato. Poi la consegna mi è stata affidata”.

Come sarebbe a dire “ci siamo guardati tutti in faccia imbarazzati”?! Il messaggio privato che io affido a Winelivery perché sia consegnato al destinatario, viene normalmente letto a gran voce di fronte ad un variegato pubblico di dipendenti della piattaforma, compresi i ragazzi che devono fare le consegne?

In altre parole, la gestione di una cosa delicata, come le comunicazioni private, viene trattata con grande leggerezza per come è stato raccontato. Chi avrebbe dovuto essere responsabile del corretto trattamento di quella comunicazione, non pare essersi comportato in modo inappuntabile (ed anzi mi chiedo se per certi versi non ci sarebbe da verificare che non si sia violato il 616 del Codice Penale, laddove recita che “chiunque sottrae o distrae, al fine di prenderne o di farne da altri prender cognizione, una corrispondenza chiusa o aperta, a lui non diretta” beh … è punito in modo piuttosto severo).

Ora, sappiamo bene che tantissimi dei nostri dati vengono quotidianamente trattati come merce dall’industria della comunicazione moderna, ma rimane il fatto che la segretezza della corrispondenza è un diritto che sta addirittura in Costituzione. Art. 15 “La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge”.

È curioso notare che l’azienda si sia giustificata dell’accaduto – sempre da quanto riportato nelle cronache – facendo riferimento ai Termini e Condizioni del servizio che offre. Al punto 13.3 di tale documento si legge “Effettuando un regalo su Winelivery, al momento del check out è possibile aggiungere un bigliettino da accompagnare al prodotto scelto. Il bigliettino può avere un numero massimo di caratteri pari a 200. Winelivery si riserva il diritto di rifiutare la consegna del bigliettino nel caso in cui il messaggio contenuto fosse contrario al decoro o in qualche maniera offensivo“.

Per quanto – ribadisco – il livello di riservatezza della comunicazione tra due privati, sia in questo caso leggermente ridotta per via dell’affidamento del messaggio ad un mediatore che deve trascriverlo, mi riesce difficile immaginare che sia legittimo da parte di questo mediatore imporre un controllo in merito al “decoro” della comunicazione che intercorre tra due soggetti privati.
Oltretutto chi e secondo quali parametri attua questo controllo di decoro? Mi ha lasciato piuttosto perplesso questa nota, perché con tutto il rispetto per i Termini e Condizioni di Winelivery, dubito che questi possano prevalere sulla Costituzione.

La stessa autorità giudiziaria deve rispettare limiti molto stringenti alla violazione della riservatezza delle comunicazioni tra due persone. Il dibattito su questa materia è peraltro sempre attuale e chiunque credo, ne abbia almeno una vaga idea.

Alla fine di questa storia tutta sbagliata, l’unico a pagare è stato il più debole, ovvero il ragazzo che ha effettuato la consegna. Senza dubbio il comportamento del rider è stato totalmente inopportuno. Ma per quale motivo lui è stato informato del contenuto del biglietto? Da come riportato dalle cronache la cosa non è avvenuta per un suo comportamento scorretto e solitario, ma per una curiosa prassi aziendale che fa di un messaggio privato affidatole, un oggetto di dibattito tra i propri dipendenti, rider compresi.

Evito infine di dire ciò che penso di chi il 25 aprile ritiene opportuno spedire del vino a qualcuno, accompagnandolo a biglietti tipo quello in questione. Un biglietto il cui contenuto è stato poi reso pubblico dal destinatario stesso (immagino in cerca di un piccolo clamore, in virtù delle sue vaghe velleità politiche), con tanto di foto a favore di giornalisti mentre esibisce i pezzetti di carta del biglietto strappato, incollati insieme per ricomporre il miserevole messaggio.

In ultimo una considerazione.
In questa storia tutta sbagliata una sola cosa non è venuta fuori: quali bottiglie di vino siano state regalate.
Fossi l’azienda che le produce, sarei felice che questa informazione – almeno lei – sia rimasta riservata.

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Tommaso Ino Ciuffoletti

Ha fatto la sua prima vendemmia a 8 anni nella vigna di famiglia, ha scritto di mercato agricolo per un quotidiano economico nazionale, fatto l'editorialista per la spalla toscana del Corriere della Sera, curato per anni la comunicazione di un importante gruppo vinicolo, superato il terzo livello del Wset e scritto qualcos'altro qua e là. Oggi è content manager di una società che pianta alberi in giro per il mondo, scrive storie alcoliche per una rivista fiorentina, vende libri, ma soprattutto produce vino clandestinamente per salvare se stesso e un intero paese.

38 Commenti

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Nelle Nuvole

circa 3 mesi fa - Link

Una storia deprimente, mi dispiace molto per il ragazzo che ha effettuato la consegna. Il suo gesto un po' guascone e un po' cafone non meritava una simile punizione. L'hai raccontata talmente bene che mi ha depresso ancora di più. Come hai scritto all'inizio non c'è nessun vincitore; ne escono più o meno tutti sconfitti, compresa la Signora che ha aperto la porta, la quale se avesse taciuto e solo stappato una bottiglia da dividere col consorte -inneggiando a Quando c'era Lui caro Lei - tutto 'sto casino sarebbe stato evitato.

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Lanegano

circa 3 mesi fa - Link

Non riesco comunque, visto il contenuto del biglietto, a non provare simpatia per il ragazzo... Probabilmente, con qualche anno di più sulle spalle, li avrebbe lasciati a cuocere nel loro triste brodo nostalgico di dittature feroci ma l'esuberanza giovanile quando non trascende è cosa buona e giusta. Direi che in questo momento storico abbiamo problemi un filino più gravi.

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Francesco Romanazzi

circa 3 mesi fa - Link

Concordo quasi in toto, e avoglia se ne abbiamo di più gravi. Tipo i processi a Berlusconi malato e i 49kk di Salvini in sospeso. Ma loro, se interpellati, sono i primi a rispondere che i magistrati dovrebbero occuparsi di problemi più gravi. Dobbiamo fare attenzione alla catena della gravità, perché è sempre scivolosa, insidiosa e senza fine. E rischia sempre di minimizzare i problemi retrocedendoli alla categoria del "nostalgico" o della "ragazzata". Mi duole dirlo, ma gli italiani non erano, non sono e non saranno tutta brava gente. Con buona pace di chi si sentirà toccato da questa affermazione.

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Rino

circa 3 mesi fa - Link

Io onestamente fossi stato il rider, non condividendo le idee politiche espresse dal messaggio, avrei proprio evitato di effettuare la consegna chiedendo a qualcun altro di farla, non credo che winelivery in quel momento avesse solo una persona a poter fare le consegne….avrei evitato la buffonata di strappare in faccia al destinatario il biglietto e magari dire qualche parola fuori luogo...e magari adesso avrei ancora un lavoro…

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Renato

circa 3 mesi fa - Link

Anch’io evito di dire che il ragazzo, invece di strappare il biglietto, avrebbe fatto meglio a romperele una bottiglia sulla ...

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Lanegano

circa 3 mesi fa - Link

Se erano belle bocce poteva bersele lui, riempirle con vino di cane, ritapparle e consegnarle con un bel sorriso..... :)

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Lanegano

circa 3 mesi fa - Link

Nel senso di estratto canino....

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josè pellegrini

circa 3 mesi fa - Link

comunque la guardiamo , questa st oria non è una ragazzata . E'indice di malcostume e ci fanno tutti una pessima figura . Purtroppo per estensione anche tutti noi , dimentichi delle regole e del dovuto rispetto.

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Giacomo

circa 3 mesi fa - Link

616 C.P. licenziamento sacrosanto il resto è fuffa as usual

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Montosoli

circa 3 mesi fa - Link

Che ci siano nostalgici o non ci siano...la verita e che il paese Italia sta vivendo una delle piu tristi pagine degli ultimi 70 anni...dove chi racconta piu palle o chi grida di piu comanda. Il datore di lavoro ha fatto bene a licenziare questo scienziato...perche se aveva qualcosa che gli rodeva, bastava che lo avesse detto al suo manager rifiutando la consegna. Ma e inutile discutere , tanto piu sono stupidi e piu sono famosi....questa ne e la prova, per finire su un giornale 👎👎

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andrea celant

circa 3 mesi fa - Link

premesso che considero reato un messaggio del genere dettato a estranei, avrei licenziato non solo il rider ma anche chi lo aveva fatto trapelare: chiaramente se usero' l'applicazione, sara' solo per farmi recapitare qualche bottiglia e non pensero' mai a un regalo con biglietto🙂

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Paolo

circa 3 mesi fa - Link

Breaking news: il rider è stato reintegrato.

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Tommaso

circa 3 mesi fa - Link

Mi viene da pensare che finalmente qualcuno in azienda ha capito che forse era meglio mettere a tacere la vicenda.

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marcow

circa 3 mesi fa - Link

Winelivery ha così motivato la riassunzione di Nisco. "Riconosciamo - spiega la nota inizialmente facendo riferimento all'operatore, diverso da Nisco, che aveva trascritto il messaggio incriminato sul biglietto come voluto dal cliente - la responsabilità oggettiva sulla trascrizione, da parte dell'operatore locale, di un messaggio dal contenuto contrario ai suoi principi e valori, come espressamente riportato nei termini e condizioni. La nostra convinzione, come azienda e come cittadini, è di assoluta condanna ai comportamenti che inneggiano qualsiasi fascismo". Le ragioni di questa svolta, forse, vanno ricercate in un articolo, sempre sul Resto del Carlino, di pochi giorni fa sul licenziamento. Era evidenziato il fatto che chi aveva redatto il bigliettino, sempre secondo Winelivery, aveva sbagliato perché contrario alle condizioni contrattuali. Ed era stato punito ma non licenziato.(Concetto che è stato ribadito nel comunicato di riasdunzione) Nisco, sempre secondo la Winelivery non doveva strappare il biglietto perché chi lo riceveva non aveva colpa: per questo era stato licenziato. Poteva rifiutarsi, diceva la Winelivery, ma non strapparlo. Come si evince, c'erano i motivi per un ripensamento. C'è stata anche la pressione di un assessore. ___ La vicenda, benché sia una piccola vicenda, ha assunto un rilievo nazionale. E si presta a diverse considerazioni e interpretazioni. Lodevoli quelle dell'articolo, che, anche senza sbilanciarsi troppo, mi è piaciuta. __ Una volta chi era Democratico, di destra o di sinistra, era anche antifascista. I tempi sono cambiati: secondo i sondaggi per molti italiani(oltre 50%) il 25 aprile ha perso quel significato che ricorda la fine della dittatura fascista. È triste che lo doveva ricordare un giovane di 30 anni... in un modo sbagliato. Purtoppo, la percentuale nazionale del sondaggio... sembra avere conferma anche in questo blog. PS La Costituzione la conoscono in pochi. La piccola vicenda di Bologna ci ha ricordato cosa c'è scritto in un articolo.

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Gianni Cicco

circa 3 mesi fa - Link

Definire "stupido" un ragazzo che - per fortuna!!! - giustamente si indigna di fronte all'inneggiare al fascismo, definisce chi lo ha scritto. Io, se avessi potuto (...leggo che non è stato licenziato:!), l'avrei assunto un minuto dopo aver letto dell'azione che ha fatto. Un giovane che riconosce e reagisce di fronte alla stupidità assoluta di chi ancora inneggia alla più grande tragedia del nostro Paese, rincuora e fa sperare: altro che pecoroni e fascistelli dediti agli apericena e al cazzeggio! Per quanto riguarda la famosa privacy dei nostri messaggi (di qualsiasi tipo e in qualsiasi sede!): credete ancora alla befana? Ma allora non avete capito nulla in che mondo viviamo? Avete consapevolezza che, se si vuole, possono contarci anche i peli del deretano?

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andrea celant

circa 3 mesi fa - Link

lasciamo perdere il concetto politico - costituzionale: con quell'azione ha procurato un danno all'azienda per cui lavora. Sono cose da tener distinte e, credo, che tutti nell'arco della propria vita lavorativa abbiano dovuto mettersi la lingua nel ... piu' di una volta.

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Gaetano

circa 3 mesi fa - Link

Non penso abbia creato gran danno, anzi… Mi ricorda un po' la presa di posizione di Caprotti (Esselunga) nei confronto di Coop. Un gran ritorno di immagine a prescindere dal contenuto e dalle argomentazioni da lui portate avanti. In particolare, cosa possa aver scatenato questo episodio in una città come Bologna, sarei curioso di chiederlo a Winelivery. Che reintegrando il rider ha poi definitivamente "calato" l'asso di briscola!

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Kim

circa 3 mesi fa - Link

Io invece avevo mandato un bigliettino in cui avevo scritto “In questo giorno di festa il nostro Stalin da lassù possa guidare la rinascita e finire di mettere nei gulag i nostri nemici borghesi di destra” e il rider che l'ha consegnato ha pure detto "Bravi!" alla mia signora. Meno male che tifo per gli assassini giusti!

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Kim

circa 3 mesi fa - Link

Adesso ho capito perché quasi tutti i commenti di questo sito sono sempre favorevoli a ciò che scrivete: voi cancellate i messaggi che non vi piace, come avete fatto con i miei. Complimenti! Un lettore in meno

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Antonio Tomacelli

circa 3 mesi fa - Link

Dove sarebbe questo suo commento cestinato?

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Tommaso Ciuffoletti

circa 3 mesi fa - Link

1. Purtroppo mi arrivano in posta tutte le notifiche di tutti i commenti. Il suo non è mai pervenuto. 2. Lei non è lettore abituale di Intravino, dato che qua di solito i commenti non sono quasi mai a favore delle cose che scriviamo. 3. Caro Direttore, se devo dire la mia, i commenti che non riportano nome e cognome di chi li posta, andrebbero serenamente cestinati. Sempre. Uno che non ha il coraggio di mettere nome e cognome in calce a ciò che afferma: o non vale nulla lui o non valgono nulla le sue opinioni.

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Vinogodi

circa 3 mesi fa - Link

...vero...

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Vinogodi

circa 3 mesi fa - Link

...sacrosanto...

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hakluyt

circa 3 mesi fa - Link

E magari, con il commento, inviare anche la scannerizzazione della carta d'identità...

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Tommaso Ciuffoletti

circa 3 mesi fa - Link

No, la carta d'identità non m'interessa. Ma a me piacciono i commenti fatti da chi ci mette nome e cognome. E se il blog fosse mio lo pretenderei per poter commentare. Ma il blog non è mio.

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vinogodi

circa 3 mesi fa - Link

...ah ... io mi chiamo Marco Manzoli , basta digitare "vinogodi" su un motore di ricerca qualunque e saltano fuori mia carta d'identità , curriculum , misure e "prestazioni " ...

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Nelle Nuvole

circa 3 mesi fa - Link

Il mio nome è Nelle, il cognome Nuvole. Quindi sono a posto.

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vinogodi

circa 3 mesi fa - Link

Tommaso , è vero ciò che dici . In una comunità , come è un forum oppure un blog , non sempre è necessario perchè ci si può iscrivere anche con nomi falsi e la cosa è ancora più fuorviante o disturbante . Alcuni nick sono talmente riconosciuti , che non sempre è necessario firmarsi , ma sono , capisco , eccezioni ed i disturbatori di professione , come avrai potuto notare dal modo di scrivere,, sono sempre gli stessi ...

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Tommaso Ciuffoletti

circa 3 mesi fa - Link

Credo di poter dire che nel tuo caso conoscere il tuo nome è per me solo il piacere di poterti rispondere scrivendo "Caro Marco".

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hakluyt

circa 3 mesi fa - Link

Qual è allora la ragione per usare un nickname e non il nome e cognome? Semplice. La privacy. I dati che lasciamo in giro su Internet sono come monete abbandonate per strada. Possono essere raccolti dal primo che passa, schedati, collegati ad altre informazioni che seminiamo su social diversi, usati fuori contesto in modi impensabili, anche dopo molto tempo. Ci sono fanatici e stalker che si accaniscono in vari modi contro l’oggetto delle loro fissazioni. Ci sono persino datori di lavoro che possono esercitare ritorsioni su chi esprime un’idea sgradita. Ecc. ecc. Forse la mia preoccupazione è eccessiva, ma preferisco peccare nel senso della riservatezza, al limite della paranoia, che pentirmi in seguito. Esprimo le mie opinioni con garbo rispettando quelle altrui, ma non fornisco notizie sul mio conto ad estranei, se non sono necessarie. Se la cosa non piace, non è obbligatorio leggermi. Ci sono molti modi per ignorare utenti e discussioni che non interessano.

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Tommaso Ciuffoletti

circa 3 mesi fa - Link

Seguo e accolgo tutti i tuoi argomenti. Rimango tuttavia della mia opinione in merito al mettere una firma in calce ad un'opinione. Una firma che indichi che quell'opinione è sostenuta da qualcuno che se ne assume la responsabilità. È una regola alla quale sono stato educato e non è detto sia regola assoluta, ma certo ha un suo fondamento di valore. Ovvio che sappiamo benissimo che ci sono contesti in cui l'anonimato è (e storicamente è stato)uno schermo di libertà dall'oppressione ... ma ecco, qui su Intravino non mi metterei a scomodare combattenti per la libertà che hanno dovuto difendersi dietro l'anonimato ... va bene che Tomacelli è stronzo, ma mica così tanto!

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hakluyt

circa 3 mesi fa - Link

Non volevo più intervenire sull'argomento poichè mi sembrava di aver chiarito la mia posizione, che si riferiva alla privacy così come viene intesa nella nostra (seppur imperfetta) democrazia. "libertà dall'oppressione" e "combattenti per la libertà" sono concetti che io non ho tirato in ballo; e non ho intenzione di farlo. Ti pregherei pertanto di non attribuirmi cose che non ho detto...

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Tommaso Ciuffoletti

circa 3 mesi fa - Link

E ci mancherebbe! Chi le attribuisce nulla. È un pensiero mio e soprattutto un modo per dare di stronzo al Direttore. Non ci faccia caso, son cose nostre.... e poi, anche nel caso di erronea attribuzione, sarebbero attribuite ad un nickname! ;)

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hakluyt

circa 3 mesi fa - Link

Rispostina piccata, segnalata dal passaggio dal "tu" del primo commento al "lei" del secondo. Eh vabbè...

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Tommaso Ciuffoletti

circa 3 mesi fa - Link
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hakluyt

circa 3 mesi fa - Link

E questo segno cosa vorrebbe dire ?? Sono avanti con l'età e non sono esperto di linguaggi giovanili...

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Stefano

circa 3 mesi fa - Link

Ma bastasse un nickname per tutelare la privacy! Magari! On line sei tracciatissimo in ogni caso ovviamente. Io personalmente ho solo un po' di pudore nel vedere il mio nome è cognome da qualche parte.

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Eb2323

circa 3 mesi fa - Link

A livello deontologico è sbagliato e basta. Il licenziamento era meritato. Se ogni volta che un cliente al ristorante esprimesse un parere differente dal mio,ed io reagirei in questo modo sarei in torto marcio. Destra o sinistra che sia. Stalin o Mussolini. Tutti cercavano pubblicità e l'hanno avuta.

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