Elogio delle birracce

Elogio delle birracce

di Emanuele Giannone

La pausa suonerà a mezzogiorno.

Sono le nove. Passate la sirena e la calca delle sette, inizio turno, e la tregua di due ore, Via dei Cantieri si rianima. Gli ambulanti piantano le tende e le ruote. Lo so: in luogo di ambulanti sarebbe più posh il forestierismo, ma loro ci rimarrebbero male o ci riderebbero sopra: street food vans? Ma vattinni a travagghiari e vuscuti u pani! E poi street food van fa pensare a code di foodies, ma fuori da un cantiere non trovi i foodies. Trovi gli operai. E poi prova a dire foody a un saldatore palermitano, o ucraino, o moldavo e quello probabilmente ti farà il gesto del mazzo tanto che ti farà. E avrebbe ragione.

Il primo e il secondo ambulante sono quelli più strutturati. Anticipano l’arrivo perché hanno da caricar ghiacciaie, rinfrescare per tempo birre e acqua, friggere panelle e crocchè, scaldare sfincionelli, tagliare qualche centinaio di mafalde, parigini e semprefreschi. Seguirà l’artiglieria leggera, che carica le stesse munizioni ma ha stazza inferiore. Verso le dieci chiuderà la parata Gelatino, l’Ape delle brioches col gelato.

Alle dieci e mezza è tutto pronto.

Arriva mezzogiorno, suona la sirena. È la pausa.

Via dei Cantieri finisce in una curva a gomito dove inizia Via Comandante Simone Gulì. Passato mezzogiorno da pochi istanti, la curva improvvisamente azzurreggia a tutt’i banni e si fa refettorio en plein air. Improvvisata mensa azzurra, e l’azzurro non è quello del cielo che non dimentica chi lo ha visto una volta (1) ma il colore dei caschi antinfortunistici. Niente tavoli, né sedie. Due sole panchine e le selle dei motori accucchiati sui marciapiedi a disposizione per i più malucumminati, pane e panelle, pizzette, sfincioni, panini assortiti, brioches col gelato, qualche bevanda iperglicemica, poche isotoniche, acqua pochina, tanta birra.

Finisce la pausa. Si lascia dietro una schiera di bottiglie, un’ara votiva eretta in un’ora al dio dei luppoli e malti industriali. Quale bassezza, si commenterebbe tra foodies e birrofili di vaglia.

Quale bassezza, commento io, nei giudizi forfettari e fuori contesto, espressi col culo più che col cervello: per la precisione, espressi col culo del giudizio che riconosce la poltrona su cui poggia quale unico contesto.

Quale bassezza, commenta l’io-col-culo-in-poltrona (accade raramente), concedendosi una birra di quelle buone, da esperti, e in quel contesto foderato la trova infinitamente più buona delle birracce industriali. Non c’è partita. Bella scoperta.

Poi, però, il culo dalla poltrona devo alzarlo. E, insieme al culo, il giudizio. Mi alzo e vado a Via dei Cantieri. E là guardo centinaia di caschi azzurri assetati di pausa che si attaccano vocianti e golosi alle birre della pausa, che sono poi quelle birracce industriali che i nostri culi impoltronati esecrano.

Guardo i caschi azzurri. Penso al gusto che dà loro la birra della pausa, che nella pausa ha evidentemente un gusto infinitamente più buono e più libero del gusto delle birre da esperti in poltrona e anche del mio, di gusto, quando lo accomodo in poltrona insieme al culo.

I caschi azzurri godono e non giudicano.

L’esperto non guarda i caschi azzurri.

L’esperto è un culo che ha perso il gusto d’alzarsi dalla poltrona.

E, per ignoranza d’altri contesti, giudica a culo.

 

  1.  (1) Amo Palermo, città che splende più di quanto duole. L’amo per varie ragioni. Tra le varie, una l’ha scritta bene uno che scriveva meglio di tutti (quasi): “Chi ha visto una volta il cielo di Palermo non potrà mai più dimenticarlo… Com’essa ci abbia accolti, non ho parole bastanti a dirlo: con fresche verzure di gelsi, oleandri sempre verdi, spalliere di limoni ecc. In un giardino pubblico c’erano grandi aiuole di ranuncoli e di anemoni. L’aria era mite, tiepida, profumata, il vento molle. Dietro un promontorio si vedeva sorgere la luna che si specchiava nel mare; dolcissima sensazione, dopo essere stati sballottati per quattro giorni e quattro notti dalle onde! Non saprei descrivere con parole la luminosità vaporosa che fluttuava intorno alle coste quando arrivammo a Palermo in un pomeriggio stupendo. La purezza dei contorni, la soavità dell’insieme, il degradare dei toni, l’armonia del cielo, del mare, della terra… chi li ha visti una volta non li dimentica per tutta la vita.” (Johann Wolfgang von Goethe in Viaggio in Italia).

Emanuele Giannone

(alias Eleutherius Grootjans). Romano con due quarti di marchigianità, uno siculo e uno toscano. Non laureato in Bacco, baccalaureato aziendalista. Bevo per dimenticare le matrici di portafoglio, i business plan, i cantieri navali, Susanna Tamaro, il gol di Turone, la ruota di Ann Noble e la legge morale dentro di me.

7 Commenti

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marcow

circa 1 mese fa - Link

Davvero molto bello. E molto originale. __ Amo Palermo. E, tra le tante frasi di personaggi famosi che hanno amato Palermo, ho scelto, stimolato dalle parole di Emanuele Giannone, questa: "Era il 1945, la guerra era finita da poco e intorno erano macerie. Eppure, Palermo mi apparve bellissima. Lo sa perché? Perché c'erano i palermitani, c'era la coscienza della città. Anche tra i più poveri.“ Elda Pucci (Pediatra e Sindaco di Palermo)

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Emanuele

circa 1 mese fa - Link

Grazie. Se ti può interessare, vista la comune passione, il mio arcavolo (e omonimo) era un famoso fotografo palermitano. Skira ne ha pubblicato un catalogo ragionato e ben commentato in un testo intitolato "Il ventre della città". Le foto sono belle e documentano aspetti e atmosfera della città fin de siecle.

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Nelle Nuvole

circa 1 mese fa - Link

Eh già, ogni tanto fa bene ricordare quanto hai ricordato. Scommetto però che pane, panelle, pizzette, sfincioni, brioches col gelato siano state in grado di far dimenticare la banalità della birraccia.

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Emanuele

circa 1 mese fa - Link

Grazie RGF-NN. È come dici tu. Però ho dimenticato di menzionare le ravazzate. Imperdonabile.

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marcow

circa 1 mese fa - Link

Emanuele Giannone è stato un pioniere e un grande fotografo nella seconda metà dell'800. Peccato che sono poche le foto che ho trovato sul web dove, comunque, è possibile acquistare il libro. Mi chiedo sempre, di una città: ma com'era...quindi ho gradito la segnalazione. __ Emanuele G, non smettere di raccontarci le Città Portuali...alcune bellissime... che visiti anche all'estero per il tuo interessante lavoro. Saluti

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Emanuele

circa 1 mese fa - Link

Mio nonno (e omonimo, anche lui) lasciò Palermo con una caterva di fotografie della città che non sarebbe stata più. Ci tornò poco, lo addolorava la ricognizione delle superfetazioni cementizie al posto del verde, dei condomini al posto dei villini. Al rogito per la vendita della casa di famiglia non ebbe il coraggio di andare, mandò mio padre con procura. Alcune foto erano dell'arcavolo, altre chissà di chi, diverse scattate a Mondello e alcune, molto belle, alla Società Canottieri Palermo.

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Giacomo

circa 1 mese fa - Link

Fino a qualche mese fa c’era, in via Porrettana, a Bologna, vicino a casa di Togliatti, un negozio che vendeva birre e si chiamava Birra e letteratura, se non ricordo male e una volta, Togliatti aveva voglia di una birra, ci siamo entrati insieme, il padrone del negozio le ha chiesto «Cosa desidera?», e lei ha risposto «Vorrei una birra, ma non di quelle artigianali, che fanno cagare». E il padrone del negozio l’ha guardata un attimo e poi ha detto «Eh. Noi abbiamo solo quelle artigianali». «Ah – ha detto Togliatti – va bene. Mi scusi. Arrivederci». . . . .Paolo Nori, il libro l'ho letto ma non ricordo il titolo.

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