Non sta andando tutto benissimo, nelle Langhe. Di cemento, diserbo e altre storie

Non sta andando tutto benissimo, nelle Langhe. Di cemento, diserbo e altre storie

di Redazione

Paolo Casalis è architetto, autore, documentarista e scrittore e anche ciclista. Guida alle Langhe in bicicletta è il suo ultimo libro mentre Sulle strade dei vini. Un viaggio lungo le ciclabili dell’Alto Adige è il suo ultimo film. Ci ha girato queste considerazioni e ve le proponiamo come spunto di riflessione.

Premessa.
Non amo parlare male di quella che considero la mia terra, anzi.
Alle Langhe ho dedicato interi documentari (e qui su Intravino lo sappiamo bene, ndr), ne ho parlato (bene) con centinaia di turisti, ci ho scritto sopra una Guida, insomma mi vanto del mio minuscolo ruolo nella promozione del territorio.
Quando però c’è qualcosa che non va bisogna dirlo, serve a poco mettere la testa sotto terra come fanno gli struzzi. (Loro almeno uno scopo ce l’hanno: diventando simili a cespugli, confondono i predatori. Ma noi?)

Chi scrive è un appassionato ciclista, e anche in questi mesi di lockdown ha sempre avuto la fortuna di pedalare in lungo e in largo per le colline delle Langhe.
Partiamo da ciò che funziona.
Abbiamo un territorio fantastico, che attira (e attirerà) i turisti per la sua bellezza.

Vorrei dettagliare questo punto, perché a quanto pare non è del tutto chiaro ai suoi abitanti: i turisti non vengono qui per i vini o per il tartufo, perché nei migliori ristoranti di New York o Hong Kong possono trovare esattamente gli stessi vini, e più o meno gli stessi tajarin al tartufo. E neppure vengono per i nostri alberghi e resort con piscina. Sono bellissimi, ma fanno ridere in confronto a ciò che si può trovare all’estero – o anche solo in altre regioni d’Italia – nella categoria extralusso.

Chi viene qui lo fa per la bellezza del territorio, per quel fascino fatto di un fittissimo tessuto sociale e produttivo (quello sì, non ripetibile) di piccole cantine, produttori artigianali, osterie, chef, contadini,. Un terroir, insomma, qualcosa di caratteristico, unico e inimitabile.

Ma forse il concetto non è ben chiaro, o forse non amiamo troppo i turisti, e i loro soldi. Altrimenti non mi spiegherei perché ci mettiamo tanto impegno nell’allontanarli.
Nelle ultime settimane ho scattato decine di foto come quelle che vedete in questo pezzo, ma avrei potuto farne altre 1000, o più.

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Non si può non partire dal cemento. Lo so, è un discorso pericoloso, chi lo fa rischia di passare immediatamente per passatista, conservatore, reazionario, noioso. Chi dice certe cose è additato come la Cassandra di turno, il pessimista, il bastian contrario, il comunista, il pauperista.

Pazienza, mi prendo tutti questi ruoli.

Ogni anno in Langa nascono decine di cantieri, e non si tratta solo di villette a schiera, anzi. Ogni anno decine di produttori (non sto esagerando) decidono che la loro vecchia cantina non è più sufficiente. Non credo sia una questione di ettolitri di vino prodotto, visto che i numeri del Barolo e degli altri grandi vini da anni sono sostanzialmente stabili.

È più una questione di ego: servono volumi più grandi per contenere un ego più grande. E va bene, ci sta, è umanamente comprensibile, e poi in fondo è un miglioramento, è il progresso.

Il problema è che per ogni cantina “a impatto zero” (Elio Grasso, tanto per citare un esempio classico, l’invisibile caverna di Batman) ce ne sono decine con un impatto disastroso, per non parlare dei cantieri decennali, e delle grandi incompiute….

Non mi va di fare nomi. E poi sarebbero troppi, si va dal piccolissimo produttore a quello famoso la cui cantina mastodontica a breve dominerà le Langhe dall’alto, come da una plancia di comando.

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Da rivaleggiare con Antinori, ma non esattamente ciò che cerca il turista che viene in Langa, se ricordate quanto scritto poche righe sopra.

Poi ci sono gli altri cantieri: quelli enormi, come l’autostrada Asti-Cuneo, che nel disinteresse generale pare avviarsi verso la soluzione più impattante, anziché pensare ad una galleria.

E quelli più “piccoli”, le zone industriali che continuano ad allargarsi, i capannoni che ormai occupano ogni fazzoletto di fondovalle, ma anche le creste dell’Alta Langa. Chi siamo noi per venire esclusi dal progresso, sembrano dire con una sola voce i paesi delle Langhe (e del Roero), chi siamo noi per negarci una manciata di capannoni? Loro sì, e noi no?

L’errore è sempre la stesso: vogliamo la botte piena e la moglie ubriaca. Vogliano i turisti americani che si siedono nei ristorantino e ordinano bottiglie di Conterno da 300€, ma vogliamo anche avere una piccola zona industriale, mica siamo contro il progresso, noi!

E poi c’è il vino, meraviglioso vino, guai a chi ce lo tocca!

Peccato che a volte sarebbe meglio non vedere come viene fatto! Peccato che una piccola percentuale di produttori (che nelle zone più “nascoste” e in quelle meno pregiate non è neppure tanto piccola) continua a fare largo uso dei diserbanti e della chimica.

Schermata 2021-04-07 alle 09.36.12

Neppure le zone più pregiate sono indenni: Ravera, Bordini, Santa Maria, l’elenco sarebbe troppo lungo, né quando vado in bici di primavera posso fermarmi a fotografare ogni vigna diserbata, sarei sempre con il piede a terra.

E non parliamo dei noccioleti, lì ti viene proprio voglia di bandire le creme e le torte di nocciole dalla tua dieta personale!

Ma i turisti non sono scemi, hanno gli occhi anche loro. Peraltro il turismo – soprattutto quello del vino – è cambiato, e oggi chi visita le Langhe cerca esperienze, non solo bottiglie. Vuole entrare in vigna, vuole toccare con mano, sporcarsi le scarpe.

Aspettiamo che siano loro, a farci notare queste cose? Temo che quando accadrà sarà ormai troppo tardi.

Temo che, se continuiamo così, nelle Langhe non andrà tutto bene.

39 Commenti

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Lanegano

circa 4 mesi fa - Link

Bravo. Bravo. Bravo. Niente altro da aggiungere.

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gabriele mutti

circa 4 mesi fa - Link

https://www.petizioni.com/vogliamo_lenoteca_comunale_citta_di_alba, abbiamo tutte le carte in regola per partire immediatamente. Ma il Sindaco tiene tutto bloccato, dateci una mano e fate girare la Petizione grazie

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Giacomo

circa 4 mesi fa - Link

Egregio Signor Mutti, non ho titolo per entrare nel merito sull’opportunità di costituire un’Enoteca Comunale ad Alba, né sull’efficacia di una petizione online. Di quest’ultima mi permetto di segnalare la sintassi e la punteggiatura da congo belga; ne consiglio una revisione. Non ho altresì percezione di forte interesse da parte dei principali attori e fruitori di potenziali ricadute economiche e di immagine di tale struttura, i produttori di vino locali. Quali sono le posizioni in merito dei consorzi e delle associazioni di questi ultimi? Sono essi disposti ad aprire il borsellino e cacciare qualche spicciolo o attendono esclusivamente contributi pubblici o di enti privati? Ci tenga aggiornati.

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Valentino

circa 3 mesi fa - Link

Io invece aggiungo. Che il problema non è solo l'ego ipetrofico di qualche produttore. È un problema molto più grande che coinvolge la mancanza di cultura dell'amministratore pubblico medio. Sindaci e assessori sono tra i grandi colpevoli del massacro di un territorio al quale, ad essere onesti, andrebbe tolto il patrocinio dell'Unesco. Da Nizza Monferrato a Santo Stefano Belbo, da Canelli ad Asti, da Asti ad Alba, da Alba a Bra, ogni metro quadro di pianura è preso d'assalto dal cemento. Rotatorie chilometriche, capannoni industriali, centri commerciali con parcheggi giganteschi. Tutto nella più pura anarchia urbanistica oltre che, nella più parte dei casi, in spregio al buon gusto. Pianificazione, zero. Coordinamento tra enti locali zero. Immagino che l'assessore tipo, anche quello incorrotto e inconcusso, ritenga contro natura negare un permesso di costruire. Ovviamente sarebbe un freno allo "sviluppo del territorio". Attenzione, è miope chi crede che il turismo possa sostenere da solo un territorio (peraltro il turismo ha anche lui un costo ambientale non da ridere). Il settore manifatturiero è indispensabile. Ma che lo sviluppo della logistica (settore per certi versi "parassitario" e grande divoratore di suolo) non sia governato dalla politica, è folle. Che si costruiscano capannoni nuovi accanto a capannoni dismessi o mai usati (ma c'erano dei fondi europei da studiare sfruttare...), è folle. Che quattro comuni limitrofi non siano in grado di organizzare una pianificazione urbanistica condivisa e ognuno abbia il suo centro commerciale sovradimensionato rispetto alla popolazione, è folle.

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marcow

circa 4 mesi fa - Link

Questo link del Corriere è del 3 settembre 2018 e annuncia la scomparsa di Beppe Rinaldi: contiene quella che è considerata la LETTERA-TESTAMENTO che Beppe Rinaldi aveva inviata al Corriere pochi mesi prima, nel gennaio del 2018. https://divini.corriere.it/2018/09/03/morto-beppe-rinaldi-ecco-il-suo-testamento-sul-barolo/ (Dalla lettera testamento di Beppe Rinaldi) "Non si dovrebbe far venire i turisti solo per il vino e il tartufo, va mantenuta la bellezza e l’integrità del paesaggio. Ci vorrebbero dei vincoli a difesa delle varietà dei pochi boschi rimasti e contro il consumo del suolo, contro il neo gotico, il neo-medioevo, il neo-palladiano e il neo-pop, lasciamoli agli americani. Invece ci si vuole distinguere a tutti i costi, lasciare il segno del nostro passaggio e arrivare a una rapida immagine, quando la vera originalità in certi luoghi non è il rischio ma forse, la normalità". (Estratto dalla lettera di Beppe Rinaldi al Corriere del gennaio 2018) PS L'articolo del Corriere (del link) inizia così, ricordando Citrico: "Era l’anima libera, critica e caustica del Barolo. L’ultimo anarchico in cantina, in una terra con sempre più investitori e sempre meno vignaioli puri e artigianali. Beppe Rinaldi, per tutti “Citrico”,(Dal Corriere PPS Attenzione, la lettera testamento di Beppe Rinaldi contiene anche forti considerazioni etiche e politiche. "L’ultimo anarchico in cantina" scrisse il Corriere il giorno dopo la sua scomparsa. È vero. Era, Beppe Rinaldi, l'incarnazione di una concezione dell'uomo, del mondo e della vita che non esiste più.

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Sancho P

circa 4 mesi fa - Link

Avevo pensato la stessa cosa. Posso chiedere un parere sulle reti antigrandine e l'effetto ottico prodotto?

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Paolo Casalis

circa 4 mesi fa - Link

Sancho, se chiedi la mia posso dirti che quello delle reti, per le Langhe, sarà uno degli argomenti più scottanti e dibattuti dei prossimi mesi/anni. Il fenomeno è letteralmente esploso: se fino a pochi anni fa coprivano pochi vigneti di pregio, chi non viene in Langa da prima del Covid sarà sbalordito nello scoprire che ormai in alcune parti della zona del Barolo la maggior parte delle vigne è retata. Ogni collina ha i suoi nuovi colori: c'è il verdino chiaro della collina di La Morra (tutto sopra a Cerequio), il nero tra Monforte e Roddino e sul Bricco Cerretta a Serralunga, chiazze di verde abete intorno a Castiglione Falletto... A livello estetico non posso dire che sia una cosa gradevole, anzi. Però conosco produttori attentissimi all'ambiente che le usano, quindi non voglio assimilare questo tema a quelli della cementificazione o (men che mai) del diserbo. Detto ciò , non essendo io né un produttore, né un enologo - come invece molti dei frequentatori di questo sito - piacerebbe anche a me capire fino a che punto le reti siano indispensabili e necessarie, e se non sia possibile pensare a un modo (magari un incentivo? una polizza assicurativa concordata?) per "fermarle".

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Sancho P

circa 4 mesi fa - Link

Ciao Paolo, Io manco da Settembre 2019 e devo dire che quelle verdi di un notissimo produttore di La Morra erano un bel cazzotto nell'occhio. Specie col riflesso della luce solare. Forse quelle nere impattano meno, ma comunque in un territorio patrimonio mondiale dell'Unesco non è un bel vedere. La cosa che mi piacerebbe capire è se possano avere una qualche forma di incidenza sulla qualità dell'uva e sul prodotto finale.

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Giacomo

circa 4 mesi fa - Link

Perlomeno sono sparite le reti bianche di un lustro fa. Ignoro se siano stati normati i colori delle reti o si tratti di moral suasion da parte dei consorzi. Conoscendo i miei polli già un bel risultato. Le reti sono l'unica protezione attiva dagli eventi grandigeni, se non si vuol credere al metodo dell'Alcade di Manuel Scorza che sparava alle nuvole, lui per far piovere, quegli altri con intento opposto.

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Alessandro C

circa 4 mesi fa - Link

Impatto visivo a parte, viene da chiedersi se le reti possano incidere sull'esposizione ai raggi del sole della pianta, sull' effetto benefico che il soffio del vento ha sul vigneto, o addirittura sulla quantità d'acqua che annualmente finisce nel suolo. Sarebbe utile conosce anche il parere dei produttori. C'è unanimità di visione sull'utilizzo di questo strumento, oppure sono stati sollevati dei dubbi ? Anche nelle annate sfortunate, nessuno vuole più rinunciare a mettere sul mercato il vino più rinomato della propria cantina. Questo è il punto. Se poi ciò comporta cambiare i colori di un territorio, allora pazienza. Il denaro prima di tutto. Altro che magia del territorio.

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marcow

circa 4 mesi fa - Link

Alessandro C (se non ricordo male) in un altro dibattito abbiamo espresso "OPINIONI" DIVERSE sul concetto di TERROIR. In questo caso trovo molto interessanti le tue considerazioni che mi hanno stimolato a dire questo. 1 È chiaro a TUTTI, anche a un bambino delle elementari, perché si sta diffondendo, in modo preoccupante, come dice Paolo Casalis, l'uso delle reti antigrandine. Anche nella lettera di Beppe Rinaldi sono contenute le motivazioni che stanno CAMBIANDO... in vario modo(non è soltanto l'uso delle reti antigrandine)... il PAESAGGIO delle Langhe. Il racconto di Giacomo sulla vicenda di un suo parente esemplifica, efficacemente, e come solo lui sa fare, i cambiament(economici, sociali ecc...) travolgenti che ha subito questo TERRITORIO. 2 Alessandro C si chiede, e chiede, quale IMPATTO hanno le RETI sul MICROCLIMA. Nessuno finora ci aveva pensato. Tutti ci siamo fermati agli aspetti PAESAGGISTICI, importantissimi. Io penso che MODIFICHI il microclima. Si possono leggere diversi articoli tecnici sulle reti antigrandine dove questo viene detto e poi, intuitivamente, senza leggere nulla, si può arrivare a pensarlo. 3 Se il microclima viene modificato, io, allora, mi chiedo, e chiedo: il concetto di TERROIR, su cui abbiamo discusso animatamente, su cui ci siamo divisi, come viene modificato? Lascio in sospeso la mia risposta, che, se si seguono con attenzione i dibatttiti, e non svogliatamente, si può intravedere. 4 Condivido le conclusioni finali del comnento di Alessandro C. PS Il contributo di Paolo Casalis sulle reti è, secondo me, notevole ed è una NOVITÀ. È la prima volta che ne sento parlare in questi termini. PPS Sul che fare. Penso che la Politica (con la P maiuscola) non ci sia più in Italia. L'INTERESSE PUBBLICO, i beni pubblici, sono concetti OBSOLETI, dimenticati. Prevalgono altri VALORI. Lo diceva Beppe Rinaldi. Lo dicono molti commenti.

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Giacomo

circa 4 mesi fa - Link

Mo ben, io non mi preoccuperei più di tanto. La nostra razza ha sempre riconosciuto una sola cultura, cula di sòd, e dalla scoperta del petrolio sulle nostre colline è sempre stato un crescendo economico. Chiaro che il paesaggio si è abbruttito, monocultura di vite e ultimamente, dove non si riesce a piantarla, le nocciole. Il resto è emulazione, a volte con risultati piuttosto ripugnanti, vero; va però detto che l’offerta gastronomica è di livello, anche se sulla qualità vinicola qualche dubbio c’è, ma pure i tanti mediocri il loro spazio commerciale, sulla scia di produttori più celebri e benefattori di loro stessi in primis. Un esempio paradigmatico: parenti miei nel dopoguerra avevano rilevato dai proprietari (erano “servitù”) una splendida cascina nella langa ora ricca e glamour. Cascina tipica di langa, con un pozzo interno con accesso sia dalla cantina che dalla dispensa, pavimenti e lobie in legno, la cantina era un gioiello storico, in terra battuta e infernot nel tufo. Il figlio ha ben deciso di vendere vigne e cascina per vivere serenamente senza assilli economici; ha acquistato la casa un produttore della zona. Si sarebbe potuto fare un intervento conservativo, la casa era davvero una testimonianza storica oltre alla bellezza oggettiva. Cosa ne ha fatto la capra? Cubatura! Raso al suolo tutto, ora non ho idea di cosa costruirà, presumo qualcosa in acciaio e legno.

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VINOLOGISMO

circa 4 mesi fa - Link

Beh , un chiaro esempio di come "l'Ikea" entri in langa è mostruosamente di-mostrato dall' Astemia Pentita, chiaro esempio di distuzione della tradizione, del paesaggio e della storia.......e non parlatemi di innovazione o cambiamento .....

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Stefano

circa 4 mesi fa - Link

Caro Paolo, grazie per il tuo post, ce n'è bisogno! Il problema è che si potrebbe sostituire la parola "Langhe" con la parola "Italia", e avremmo un report ancora più drammatico. Negli anni '90 per lavoro ho girato la penisola quasi paesino per paesino, ed era allora già ovviamente molto diversa dalla mia infanzia di 20 anni prima. Poi è partito un fenomeno esponenziale, che rende i sobborghi dei paesini marchigiani simili alle periferie lombarde pullulanti di centri commerciali, le campagne padane una enorme monocultura intervallata solo da capannoni, le coste dello Stivale un'accozzaglia di cemento, le città stesse un moltiplicarsi di cubature e asfalto. Quando giro ora e vedo tutto ciò, lo sento come una ferita sul mio stesso corpo, sto davvero male fisicamente. Però non dovremmo parlare delle nostre sensibilità o dei tuoi sacrosanti ragionamenti sul valore che può avere la risorsa del turismo se sviluppata in modo non miope. Dovremmo invece sottolineare che la tutela del paesaggio è una legge fondamentale del nostro stato, tanto da comparire tra i principi fondamentali della Costituzione, all'articolo 9. Chi non rispetta le leggi, o non le fa rispettare, dovrebbe pagarne personalmente le conseguenze.

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Paolo Casalis

circa 4 mesi fa - Link

Grazie Stefano, da architetto non praticante, permettimi qualche dubbio sul rapporto tra Legge e tutela del paesaggio ;) Per la mia scarsa esperienza, posso dirti che (salvo i casi palesi di abusivismo) i peggiori scempi edilizi italiani sono stati fatti nel pieno rispetto di tutte le leggi e norme architettoniche/urbanistiche, e spesso pure da fior fior di architetti (lo Zen di Gregotti, le Vele di Di Salvo ecc). Per quello, un po' cinicamente, ho preferito impostare il discorso sul "cosa ci conviene fare" piuttosto che sul più difficile "cosa dobbiamo fare". In sintesi: rispettare l'anima (piccola e artigianale, qualche anno fa andava di moda dire "slow") del nostro territorio.

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franco

circa 4 mesi fa - Link

Da giovincello dico e perdonate se vado off-topic : possibile che si sia dovuto produrre un "quartiere industriale" in ogni paese-paesino d'Italia? Lo sviluppo è stato questo, probabilmente accelerato dal fenomeno "meno soldi alle amministrazioni = maggior necessità di recuperarli con gli strumenti in essere (concessioni edilizie?). Senza avere un occhio di riguardo per la natura, le colture e il paesaggio, il contesto. Perdonate le semplificazioni: qui in emilia la tristezza è questa, avresti anche luoghi e vigne ma, essendo stati barbarizzati da una politica edilizia con un raggio limitato di visione futura, non riesci ad esempio a proporti come una "langa"(o comunque faresti molta fatica, scoraggiato dalle politiche sul paesaggio che non hanno tenuto conto di un possibile sviluppo vitivinicolo "tutelato"... per cui a 50 metri ti trovi la fabbrica o l'allevamento di maiali che scarica i liquami nel canale... oppure i barbari che buttano spazzatura nei fossi attigui alle vigne... ok sto andando off-topic) che anche lei, come ci dice l'articolo e vostri commenti, sta subendo a mio parere la stessa politica edilizia figlia del passato. Si, la mia è l'ennesima polemica nei confronti della cementificazione ad ogni costo ma anche della limitata consapevolezza nostra, dei territori, delle amministrazioni. Piani regolatori che durano decine di anni...ma perchè??????? Un aspetto assurdo che ognuno può testimoniare è la crescente necessità di percorsi "verdi", quindi ad esempio piste ciclabili, ma che vengono riprodotti con eccessi di materiali impattanti sulla natura, le protezioni per i passanti in cemento e i cordoletti... non so se calza come esempio, ma è emblematico di come certe decisioni siano separate dal contesto o comunque non ci sia sufficiente consapevolezza del contesto in cui si vanno a inserire queste cose. Quindi: che nel nostro mondo, le esternalità negative, per cultura e sistema, non le si sia mai considerate... beh, penso sia assolutamente vero; ma abbiamo l'occasione per cominciare a pensarci, per ottenere quella consapevolezza che manca. Discussione interessantissima, grazie per i vostri contributi che hanno stimolato sto flusso di pensieri

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Edmondo Bonelli

circa 4 mesi fa - Link

Tutto vero ma se veramente si vuole bene alla terra che ci ospita allora è necessario FARE. Se ci limitiamo a fare gli indignati speciali siamo intellettualmente onesti ma complici. Mi permetto queste osservazioni perché sono un consulente ambientale e agronomico e in Langa ci vivo da sempre. Quando vediamo una vigna malamente diserbata cerchiamo di parlare col proprietario e capire perché e se è possibile fargli cambiare rotta. Se vediamo una bruttura edilizia andiamo a informarci in comune del perché e come contribuire per prevenirne altre. Se incontro una cartaccia buttata a terra e non la raccolgo non sono io il colpevole ma sono altrettanto complice. Chi ci mette fatica nel dare un contributo non fa rumore. Diamo un seguito all’indignazione.

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Giacomo

circa 4 mesi fa - Link

La Geografia è l’occhio della Storia. C’è poco da essere indignati, quello che vediamo è quello che siamo e che siamo stati. Prendiamo per esempio la morfologia urbana di un Comune ben inserito nei circuiti turistici, Neive, il “pais di sgnuret”. Avete presente la menata di torrone dei “Borghi più belli d’Italia”? Ineccepibile, ma ti ci devono portare bendato a Neive alto, che se arrivi da Castagnole o da Baraccone, Borgonuovo ti sembra un campionario di “stili” architettonici meticci che manco a Delhi, c’è pure la casa/condominio della Famiglia Addams , però in paramano. La zona industriale, per quanto brutta come il cancro, è la parte più razionale e ordinata. Tale meticciato urbano datato anni ‘60/’70/’80 del secolo scorso, figlio del boom economico, del benessere raggiunto, racconta molto dal punto di vista sociologico. Hai voglia a raccogliere la carta da terra.

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gabriele mutti

circa 4 mesi fa - Link

ALBA e le Langhe sono invase dalla pianta Mostro <> dove arriva la pianta killer fa morire tutte le altre. Putroppo nessuno muove un dito. La flora autoctona è gravemente in pericolo.

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Giacomo

circa 4 mesi fa - Link

Non cielo dikono1!11

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Sancho P

circa 4 mesi fa - Link

Ho trovato interessanti le questioni sollevate da Paolo Casalis, Alessandro C e Marcow. Resta da capire,se le reti antigrandine siano un mero strumento tecnico per salvaguardare il vigneto da eventi atmosferici fortemente impattanti sull'uva e sul vigneto, oppure se oltre a quello ottico abbiano altri "effetti collaterali" Mi si passi il termine. Quanto alla ormai famosa cantina a forma di scatola di scarpe, la bottiglia dice già tanto; tuttavia avendolo assaggiato recentemente il Terlo Riserva, mi sono parzialmente ricreduto sul contenuto della bottiglia.

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M/M

circa 4 mesi fa - Link

Tralasciando la scontata quanto sempre attuale premessa "criticare è sempre più facile che fare" c'è, secondo me, un errore di fondo. Mettere nello stesso calderone i "casi" di edilizia discutibile, le reti antigrandine, il diserbo, l'autostrada mai finita ecc. non ha alcun senso, per lo meno se si vuole affrontare il problema seriamente e non fare del facile quanto inutile qualunquismo. Sono problemi completamente diversi, e vanno affrontati in modo totalmente diverso.

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marcow

circa 4 mesi fa - Link

Caro M/M, dare del... "qualunquista"... a chi ha espresso delle...CRITICHE... motivandole...e poi non ARGOMENTARE, non spiegare bene cosa vuoi dire... è un atteggiamento da...QUALUNQUISTA. Quindi, per cortesia, facce sapere qual è il tuo PROFONDO PENSIERO sugli argomenti che stiamo trattando. Grazie per lo sforzo.

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M/M

circa 4 mesi fa - Link

A marcow, sto a lavorà..appena avrò tempo argomenterò (per quanto possibile). p.s. non ho nessuna veleità di "profondo pensiero", non prendetela sempre sul personale..

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marcow

circa 4 mesi fa - Link

Ti aspetto :--) E non è una questione personale.

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franco

circa 4 mesi fa - Link

Cominciamo a pensare e valutare le ESTERNALITÀ NEGATIVE delle cose che scegliamo di fare. Forse faremmo cose diverse. un saluto

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marcow

circa 4 mesi fa - Link

Questo commento di Franco si comprende meglio se si legge un altro suo contributo, inviato nello stesso momento, che però può non essere visto perché si trova molto più in alto nello svolgimento del dibattito. A me sono piaciuti entrambi. Ho voluto segnalare i due commenti di Franco anche per mettere in evidenza un problema già evidenziato in altri dibattiti: la necessità di migliorare il flusso(e la loro leggibilità) dei commenti...quando i dibattiti ne contengono molti. Per esempio, senza la segnalazione di Sisto non avrei letto altri 2 commenti interessanti di quel dibattito da lui linkato perché situati più in alto nella lunga discussione. Esternalità negative: ho imparato questo nuovo concetto grazie a Franco: ma solo leggendo il suo commento più in alto. Poi, facilmente, in Wikipedia ho trovato conferma del significato della parola esternalità in economia. I dibatti possono servire anche a questo.

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Sisto

circa 4 mesi fa - Link

Marcow: ti ho menzionato (aggiungendo qualcosa) per il tuo contributo sul discorso terroir e dintorni, così chiudiamo il cerchio! (www.intravino.com/primo-piano/storie-acide-io-col-beaujolais-di-metras-ho-chiuso)

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Giacomo

circa 4 mesi fa - Link

Dal punto di vista urbanistico, non possiamo dare troppe colpe ai nostri padri. lo Zeitgeist era di emendarsi dal cagau sulla lobia, dal putagè unica forma di riscaldamento, dai muri umidi; un bel alloggio in condominio o la villetta in paramano erano conquista sociale e personale. Nelle brutte zone industriali a ridosso delle vigne ci sono attività artigianali e di piccola industria che sono eccellenze a livello mondiale. Oggi produrre barolo nel capannone di cemento fa un certo effetto, ma il terroir era ed è anche quello. Ad una disneylandizzazione ad usum turisti, a restauri o manufatti ex novo di abitazioni rurali o di centri storici con “toscanizzazioni” delle volte o interpretazioni filologicamente dubbie di intonaci e serramenti, figlie di architetti complici di committenti capienti ma, diciamo, un po’ sempliciotti, meglio spingere l’acceleratore sul nuovo, sul moderno. "Nel bel mezzo del progresso di diversi colori Tra i quali il nero il verde il moderno Tifiamo rivolta tifiamo rivolta tifiamo rivolta”

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Sancho P

circa 4 mesi fa - Link

Citazione da brividi. Maledetto. Tifiamo rivolta. Sempre.

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Nic Marsél

circa 4 mesi fa - Link

"But when you talk about destruction, don't you know that you can count me out?" ;-)

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AURORA

circa 4 mesi fa - Link

Dopo Barbagallo, passando per il povero Elio Altare, insultato per aver sbagliato il numero di bottiglie di Champagne annualmente prodotte, é toccato pure a Casalis. Il Trivio dall'insulto facile, si conferma fedele lettore di Intravino.

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Paolo Casalis

circa 4 mesi fa - Link

Grazie della segnalazione Aurora. L'avevo già visto, magari risponderò con calma tra qualche giorno, mi importa poco. Piuttosto, mi dispiace che nel frattempo in zona sia arrivata una brutta gelata, Potendo scegliere, per il mio "sfogo" avrei scelto volentieri un momento più sereno, ma è andata così.

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davide

circa 3 mesi fa - Link

Da produttori vitivinicoli con l’azienda situata nel cuore della MGA Bordini ci sentiamo tirati in causa, non tanto per la coda di paglia ma anzi proprio per il motivo opposto. Sacrifici economici e personali per la tutela del paesaggio, con tanto di certificazione green experience evidentemente non sono sufficienti ad evitare di essere gettati nel calderone del discredito citando la suddetta zona. Ma lo capiamo: è l’indole umana quella di fare di tutta l’erba un fascio, e poco importa se così facendo si danneggia chi invece “fa bene”. I meridionali sono tutti mafiosi, i giornalisti sono tutti terroristi, i piemontesi sono tutti falsi e cortesi….e via dicendo. Ormai è questo il modo di ragionare anche perché fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce. Ringraziamo in ogni caso per aver inserito la collina Bordini tra le zone pregiate, cosa che effettivamente, senza falsa modestia è, e invitiamo tutti, dottor Casalis in primis, a farci visita per mostrare come, almeno nella nostra zona, le problematiche da lui descritte siano circoscritte a pochissime realtà (fortunatamente) e che il riconoscimento da parte dell’UNESCO quale patrimonio dell’Umanità sia un giusto premio a tutte le persone di buona volontà che da anni tutelano con ogni sforzo possibile questo nostro prezioso territorio invidiatoci da tutto il mondo.

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paolo casalis

circa 3 mesi fa - Link

Buongiorno Davide, mi spiace e mi scuso nel caso lei si sia sentito chiamato in causa, anche se non ne capisco il motivo, visto che lavorate bene. Essenzialmente 1) ho scritto Bordini per "rappresentare" la zona del Barbaresco, e una zona di pregio 2) avrei anche potuto scrivere Pora, ad esempio, o tanti altri cru famosi dove ho visto e fotografato vigne diserbate, ma in quei giorni avevo scattato una foto al cartello "Bordini" con dietro la vigna diserbata,. (Poi quella foto non è stata messa nell'articolo e quindi il riferimento sembra più buttato a caso, è la quarta foto qui: https://www.instagram.com/p/CNIEmqRF2my/?utm_source=ig_web_copy_link) Non volevo generalizzare, o fare di tutta l'erba un fascio, ma semplicemente "dovevo" elencare alcuni luoghi, magari diversi, rappresentativi e lontani tra loro. Non potevo limitarmi a scrivere "qualcuno in Langa usa diserbanti", non crede. che sarebbe stato un po' troppo generico? Avevo persino mandato alla redazione una foto con una vigna diserbata dietro al cartello di un famoso consorzio, quelli di Intravino mi hanno graziato, non l'hanno pubblicata. Detto ciò, due considerazioni 1) a posteriori, sono stato fin troppo tenero e generoso nello scrivere "Peccato che una piccola percentuale di produttori continua a fare largo uso della chimica...". Non ho un mio centro statistiche, posso solo presumere, a spanne, che quella "piccola" percentuale sia intorno al 30%, in alcune parti supera abbondantemente il 50%. Usando un paio di metafore, non sono poche mele marce, e non ho sentito il rumore assordante di pochi alberi caduti, ho visto intere porzioni di foresta a terra. 2) voi lavorate bene? Ottimo! comunicatelo, fatelo sapere, vedere, fatene un punto di forza della vostra comunicazione sui social, mettete dei cartelli davanti alle vostre vigne, scrivetelo in etichetta. Andate orgogliosi e fieri di quello che fate e fatelo sapere, il futuro (lo dico davvero) sarà vostro

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Valentino

circa 3 mesi fa - Link

Con tutto il rispetto, secondo me questo è il tipico commento che guarda al dito invece che alla luna. Capisco che per un produttore l'immagine sia un aspetto essenziale e che possa dar fastidio essere accomunato a pratiche criticabili, ma come troppo spesso accade la reazione istintiva è difensiva. Il problema esiste o non esiste? Questo territorio che, per usare il solito slogan trito e ritrito "tutto il mondo ci invidia" rischia o no di andare in malora? L'intera pianura padana, uno dei territori più fertili al mondo, soffoca sotto una coltre di cemento! Un po' alla volta, mentre migliaia di capannoni industriali sono vuoti o addirittura cadono a pezzi , il cemento risale la pianura e comincia a invadere le colline. La chimica intanto la fa da padrone: tra i filari dei noccioleti è un continuo andirivieni di trattori (ah, la pace della campagna!) che buttano veleni a tonnellate (ah, la tonda gentile, le eccellenze del territorio!). Tra i filari delle vigne, tanti usano i diserbanti e non solo. Ci mancavano solo i teloni e le reti! Qualcuno vada in Puglia, o in Spagna nella zona di Almeria (basta guardare dal satellite con Google maps) a vedere qual è il disastro paesaggistico: vogliamo finire cosi? Altro che invidia di tutto il mondo! Dovrebbero toglierla, la tutela dell'UNESCO! Mi aspetterei da parte delle imprese più consapevoli una maggior combattività contro certe storture, piuttosto che una tattica difensiva quando qualcuno le denuncia.

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davide

circa 3 mesi fa - Link

Gentilissimi, grazie per le risposte. E' difficile poter "dialogare" per iscritto e a volte passa un messaggio diverso. Il mio non era un attacco a nessuno, semplicemente un appunto per i possibili lettori a non considerare le varie zone citate come "covo" di diserbatori massicci. Giustamente è stato riportato che era solo a titolo informativo in quanto le zone diserbate sono anche altre. Siamo ben consapevoli delle problematiche descritte e il nostro auspiscio è che la consapevolezza di preservare questo territorio - che come ho scritto ci è invidiato dal mondo proprio perchè forse uno degli ultimi baluardi di un tempo passato- possa farsi largo nelle nuove generazioni. Sicuramente crisi economiche e sanitarie non aiutano: diserbare è molto più conveniente dell'utilizzare altri mezzi. Quindi è giusto far notare il problema ma è anche doveroso smuovere le persone competenti perchè incentivino l'abbandono di tutto ciò che risulta dannoso per l'ambiente, il paesaggio e le persone.

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V. Fissore - Az. Agr. Elvio Cogno

circa 3 mesi fa - Link

I diserbi sono un problema per i turisti ma anche per i produttori che lavorano seriamente, rispettando l’equilibrio tra la vite e l’ambiente. Anche noi sentiamo l’urgenza di risolvere questo punto. Il cru Ravera è uno dei principali del Barolo, in cui credono tante aziende importanti che portano questo nome nel mondo come ad esempio Vietti o Vajra. Noi alla Elvio Cogno abbiamo abbandonato i diserbi 15 anni fa e ci battiamo tutti i giorni perché questa pratica sia del tutto vietata. Mio suocero, Elvio Cogno, fu il primo a credere nel Ravera e a investire tutte le sue risorse in questo angolo delle Langhe. Vederlo deturpato, e così il cru Bordini, dalle strisce dei diserbi è certo una vergogna nei confronti dei turisti che scelgono le nostre colline, Patrimonio UNESCO, come destinazione. È anche un grande dolore per noi produttori perché, oltre al danno estetico, questa pratica altera l’equilibrio dell’ambiente, uccidendo piante e insetti che sarebbero utili per la vite. In questi 15 anni abbiamo visto che, con meno interventi dell’uomo, la vite recupera il proprio equilibrio, divenendo più resistente e dando frutti migliori. Il mio augurio è che molti produttori di Langa, non solo dei cru Ravera, Bordini e Santa Maria, leggano questo articolo e riflettano su questa urgenza. Solo l’impegno di tutti potrà cambiare le cose.

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Alice

circa 2 mesi fa - Link

Un'ora di applausi meritatissimi. Personalmente abbiamo abbandonato i sentieri ( tra l'altro per l'80% e passa completamente trascurati a partire dalla cartellonistica) delle Langhe avendo trovato dei paesaggi a dir poco osceni e violati. Un peccato perché la rete escursionistica in quelle zone era molto particolare e pittoresca, ma a quanto pare i produttori e le amministrazioni preferiscono lanciare segnali agli extraterrestri piuttosto che a noi comuni mortali . Avranno sicuramente in previsione delle incursioni da altri mondi amanti dei diserbanti e del cemento . Complimenti ancora per l'articolo

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