Slow Wine, Porthos, i blog e il mondo del vino che cambia

di Alessandro Morichetti

Giornate sorprendenti, quelle successive al Vinitaly. Bene, allora iniziamo dalla fine con un indovinello: “Petrini (Carlo, ndr), parla con noi“, chi l’ha detto? Un gruppo di fan adoranti? Acqua. Il tal Ministroqualchecosa? Acqua passata. Un gruppo di contadini boliviani abbandonati al loro destino solitario? Forse, ma non garantiamo. Lo so, la soluzione potrà stupire ma seguitemi, ne vale la pena. Ebbene si, l’invito ad un’intervista col leader maximo di Slow Food viene nientepopòdimeno che da Porthos, rivista indipendente da anni  in prima linea a parlare di vino e cibo di qualità. Davvero? Davvero, ma andiamo con ordine.

Venerdì 9 aprile 2010, ore 16. Inizia la presentazione di Slow Wine, nuova e attesissima guida ai vini di Slow Food. Sala Vivaldi di Veronafiere gremita di tutte le categorie sociali (giornalisti, produttori, appassionati, ci sono anche i blogger) interessate a capire se e come cambierà il mondo dell’informazione enoica il 20 ottobre, data prevista per la presentazione ufficiale. L’anteprima nazionale scivola via e la novità più o meno nuova inizia a manifestarsi. Basta coi freddi assaggi a tavolino, tutto gira intorno ad approfondite visite in azienda, niente più voti stop-e-fine ma considerazioni ampie e dettagliate. Le parole d’ordine diventano economicità del vino, qualità e filosofia slow, tanto per le cantine quanto per i vini. Rispetto per l’ambiente, riconoscibilità e terroir sembrano diventare pilastri piuttosto che totem così spesso sventolati da risultare irreali. Quasi quanto la lista dei collaboratori, a dir poco mastodontica per fronteggiare 2000 visite in cantina e relativi assaggi.

Salgono sul palco i collaboratori più stretti, altri nomi illustri rimangono rumors in attesa di ufficializzazione. Franco Ziliani, il nostro Mauro Mattei, la quantità di vecchie glorie e giovani promettenti coinvolta nell’impresa assume dimensioni “democristiane”. Sul palco solo due donne ma Fabio Giavedoni garantisce che se ne aggiungeranno altre. Aspettare per credere.

Ok, ma alla fine, che guida ai vini sarà? Ebbene, qualche novità non manca. Ci saranno i vini quotidiani più buoni, i vini mitici (Monfortino e soci) ma anche i vini “slow”, qualcosa tipo 200 etichette segnalate per un intreccio di ragioni organolettiche, ambientali, socio-culturali, territoriali – chiamate slow per semplicità. Parallelamente, troveremo una simbologia da Osterie d’Italia applicata alle cantine: la moneta per produttori dal rapporto qualità-prezzo ineccepibile  (se dico a fantasia Produttori del Barbaresco penso di azzeccarci), la bottiglia per cantine dalla produzione qualitativamente superba (anche qui, se dico Biondi Santi e Gaja ci capiamo, a spanne), la chiocciola per cantine dal midollo filosoficamente Slow – e qui suspence, e ci mancherebbe pure.

La presentazione procede secondo copione fin quando Gianpaolo Di Gangi, una delle anime di Porthos, si alza per fare una domanda-domanda. Si sa che culturalmente siamo poco pratici di domande vere, dure, incalzanti, figurarsi ad una presentazione ufficiale. I relatori accennano una risposta, la platea rumoreggia fastidiosamente, infastidita, chi è interessato ad avere una risposta – ce ne erano, in platea – rimane perplesso. Un paio di schermaglie, saluti, qualche bacio e ognuno a casa sua.

Ma i pensieri girano e le questioni suggerite da Di Gangi rimbalzano organicamente nell’editoriale “Confusi o ipocriti?” sul numero di Porthos in uscita e il confronto, inaspettatamente, invece che spegnersi o divampare in sterili urla, si accende. Pacatamente si accende. Seguite bene i passaggi.
Difficile sintetizzare le articolate e documentate considerazione di Porthos. Brutalizzo sperando che il lettore davvero interessato trovi il tempo di consultare con calma l’editoriale segnalato. Vale il tempo speso e serve a ricordare che Roma non è stata costruita in un giorno. Fatemi brutalizzare, ora: cari Slow Food, vi accorgete solo ora che un altro modo di comunicare il vino è non solo possibile ma auspicabile e necessario? Non vi sembra un pò furbetto spacciare per nuovo un approccio che nuovo non è? Non siete proprio voi gli stessi che fino a due anni fa dispensavano bicchieri e allori su e giù per l’Italia? Tra le tante righe, ne riprendo una sola – conscio dell’importanza di quelle che tralascio: “Caro Petrini, noi non molliamo e quando voi sarete pronti a essere leali, potremmo stare anche uniti”.
Attenzione. Il piccolo Porthos guarda il grande Slow Food dritto negli occhi. SE qualcosa è cambiato nell’approccio, nel divulgare il vino, nel fare cultura materiale parlando di un comparto strutturale della storia d’Italia, allora il momento è cruciale. Gli argomenti sul tavolo sono tanti e roventi. Si parla di autocertificazione, autenticità delle relazioni produttore-stampa-consumatore, relazioni pericolose (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti-SF, ad esempio) e commistione di interessi. Sopra, sotto e ai margini del confronto, pulsa il ruolo della stampa in tutto questo.

E proprio qui, tra le righe, avviene un salto di qualità. Porthos invita SF al confronto aperto, SF accetta. Giancarlo Gariglio risponde puntualmente a Di Gangi (finalmente su Slowine succede qualcosa, commentano i maligni), senza esclusione di colpi, con tono pacato e fermo. Parla del rapporto travagliato SF-Porthos, del proprio coinvolgimento nella Fivi, ma soprattutto del dibattito interno a SF – unica e sola ragione di evoluzione alla base delle novità annunciate. E siamo arrivati alla storia recente. È ormai notte fonda quando Di Gangi legge, rilanciando il confronto con un invito sincero:

Petrini, parla con noi.
Saremmo lieti di intervistarti.
Scriviamo di voi perché condividiamo lo stesso oggetto d’attenzione (la cultura del vino e del cibo) e quindi trattiamo degli interessi di interlocutori simili (i vostri soci, i nostri lettori). Confrontiamoci, misuriamoci sui contenuti.

Potremmo offrire un servizio alla comunità.

Ultimo atto.

Io, che sono nuovo dell’ambiente, non ricordo un dibattito così appassionante. Aggiungo due note a margine. È stato appena presentato “Vini naturali d’Italia. Manuale del bere sano” di Giovanni Bietti. Purtroppo non conosciutissimo al grande pubblico, Bietti è musicista e compositore, porthosiano della prima ora, attualmente degustatore per “I vini d’Italia” de l’Espresso ma, soprattutto, uno dei più grandi esperti italiani di vino naturale. Sempre nel 2010 è attesa l’uscita de “L’invenzione della gioia” di Sandro Sangiorgi, probabilmente l’unico in grado di aggiungere qualcosa alla didattica della degustazione in Italia.

Ormai esausto, rimetto insieme tutti i pezzi del mosaico. Nuova guida, nuovi dialoghi, nuovi testi a far luce sul mondo confuso del vino naturale e sul modo di capire il vino. Ma vuoi vedere che quest’anno il vino italiano svolta come mai prima? L’unico rischio sarà mica che diventi davvero più buono, pulito e giusto? Se poi mettiamo nel calderone il Gambero Rosso, i 3 bicchieri verdi e una coscienza in qualche modo “ambientalista” ormai pervasiva, dico che qui o si fa l’Italia o si muore. Sono impazzito?

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

22 Commenti

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Mauro Erro

circa 10 anni fa - Link

no, pure Mattei no...

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Simone Maglioni

circa 10 anni fa - Link

Caro Alessandro, mai come adesso c'è bisogno di calma, osservare tutto quello che avviene, cercando nei limiti del possibile di mantenere un atteggiamento distaccato, in modo che le valutazioni che andremo maturando nei prossimi mesi possano essere frutto di un ragionamento serio e approfondito. Quello che sento di poter affermare in questo momento è la sensazione di diffidenza che mi avvolge, su alcune cose sono da mesi fortemente critico (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti-SF, ad esempio).... l'unica cosa che mi riprometto è tenere le antenne dritte il più possibile , voglio essere un giocatore attivo in questa partita (nei limiti che il mio ruolo mi da) e non soltanto spettatore passivo.

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Simone e Zeta

circa 10 anni fa - Link

Quoto in tutto il pensiero di Simone.

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Roberto Giuliani

circa 10 anni fa - Link

ma per favore! Dov'è la novità? Cambiare rotta in virtù di dove si sposta il vento è una novità? Ci siamo svegliati oggi e abbiamo scoperto che il verde è un bel colore? Aborriamo il voto, unico valore che non si perde in chiacchiere sempre interpretabili, per dimostrarci "moderni" e "umanizzati"? Andiamo a visitar cantine quando la gente comune lo fa da una vita? Per la miseria, a me sembra invece che il mondo non cambia affatto, che l'approccio è quello opportunistico di sempre. E poi parliamo ancora di guide? Guide per chi, per cosa? Ma se ormai tutti scrivono di vino, centinaia, migialia di blogger e siti, sono più quelli che scrivono di quelli che leggono, sono più quelli che degustano senza pagare di quelli che comprano effettivamente il vino! Se davvero dovesse cambiare qualcosa, la prima sarebbe proprio quella di "passare oltre", andare allo step successivo. Sono ormai 25 anni che esistono le guide. Siamo sicuri che sia sempre necessario guidare? E dove? Adesso verso i vini buoni e giusti? verso quelli per tutte le tasche? E domani, se si dovesse stare economicamente più agiati? A me sembra un ripetersi infinito di tentativi di sopravvivenza, dobbiamo tutti mangiare, allora reinventiamo le guide, diamogli un'ideologia diversa, alternativa alla precedente. Peccato che se la gente ha problemi a lavorare e sopravvivere, le guide gli serviranno forse per riscaldarsi d'inverno.

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Simone e Zeta

circa 10 anni fa - Link

In virtù di quello che dici penso sempre che camminare con uno zaino pieno delle bottiglie della tua azienda e fermarti ad assaggiare il vino ad ogni ristorante rimane un esperienza insostituibile e appagante!

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Roberto Giuliani

circa 10 anni fa - Link

pienamente d'accordo!

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fabrizio pagliardi

circa 10 anni fa - Link

... cambiare idea e rotta mi sembra una scelta leggittima per tutti... Sangiorgi 10 anni fa diceva altro e parlava di altri vini rispetto ad oggi. Lo ricordo parlare in modo entusiasta dello chardonnay di Cà del bosco per esempio. il suo merito è di essere stato il primo. Cinque anni fa credevo nei vini biodinamici, biologici... e avevo una lista a parte nel mio locale, oggi ci credo molto meno, sta prendendo i connotati di una moda come tante altre ce ne sono state. Il fatto che SF e Gambero rosso si stiano muovendo in questa direzione mi sembra normale, le grandi strutture devono seguire le mode del momento.

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Roberto Giuliani

circa 10 anni fa - Link

Certo, l'importante è esserne consapevoli e non spacciarsi per innovativi o alternativi quando non lo si è affatto.

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fabrizio pagliardi

circa 10 anni fa - Link

Si hai ragione, ma teniamo anche conto che noi facciamo parte di quel 4% della popolazione che compra sempre o comunque spesso bottiglie che costano sopra i quattro euro a scaffale, e non tutti i facenti parte di questa ridicola percentuale leggono o conoscono Sangiorgi o Bietti. Quindi non vedo come assurdo o avventato da parte di SF, il considerarsi innovativo rispetto ai suoi diretti concorrenti. Il Pubblico di SF, GR, Espresso è molto più ampio e variegato.

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RAMPAVIA

circa 10 anni fa - Link

Il commento di Roberto Giuliani rompe quella atmosfera di entusiastici "ohh" che circondava queste conversioni, questi matrimoni sino a qualche mese fa imprevedibili, questa gioia che ha pervaso i cuori degli enoappassionati. Forse la logica vorrebbe che si desse tempo al tempo e giudicare i fatti, non le premesse. Ma qualche segnale che quanto afferma Roberto possa essere la pura sacrosanta verità, a chi, come me, che (grazie a Dio) non è nè produttore, nè giornalista nè blogger, è pervenuto forte e chiaro in questo ultimo anno. Mi spiace ripetermi ma gli aumenti dei prezzi improvvisi ed esagerati, una certa ripetitività, forse più pulizia ma meno personalità sono indici di qualcosa che sta effettivamente cambiando nel mondo naturale. Però in senso negativo.

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Mauro Erro

circa 10 anni fa - Link

bah...

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Francesco Fabbretti

circa 10 anni fa - Link

Io purtroppo comincio a domandarmi sempre più spesso "a cosa", ma soprattutto, "a chi" serve discutere di vino. Vedo case produttrici portate sugli scudi per anni, poi rinnegate come la peste bubbonica, poi riesaltate da questa o quella rivista e/o guida. Più di una volta mi sono domandato "ma con che faccia organizzi una grande degustazione con squilli di tromba di un produttore che hai preso per il c..o fino a ieri???". Ma la cosa che più mi spaventa è l'utenza finale che di questo status e della sua drammaticità se ne frega bellamente, va alle degustazioni (ovunque esse siano) 9 volte su 10 tanto per sbevazzare a gratis e darsi un tono (ai miei occhi ridicolo). La medesima gente che trovi in ogni evento con quei bei volti paonazzi che si trinca tutto il possibile e che in un ristorante di livello o in un'enoteca specializzata non ha mai messo piede, che vive seguendo il motto "franza o spagna purchè se magna" (o forse sarebbe meglio dire "se beve"...). Se questi sono i "ricettori" della comunicazione me ne sbatto i cabbasisi (montalbano docet)di comunicare!

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Maurizio Fava

circa 10 anni fa - Link

andando un po' fuori tema, ma non troppo, è curioso che che ci siano così tanti ecologisti nel mondo del vino e così pochi nel seggio elettorale, considerato che il pensiero ecologista di fatto non è neppure rappresentato politicamente in Italia, al contrario della Germania, dei paesi scandinavi, della stessa Francia.. il dubbio è che qualcuno stia barando?

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Simone e Zeta

circa 10 anni fa - Link

Però non dimentichiamo, che l'uva sana e naturale ci serve per fare meglio il vino. Finchè non teniamo questo in importante considerazione, il cambio di corsia, sarà sempre in agguato. E' più facile dirsi ecologisti che fare il vino buono..

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Riccardo

circa 10 anni fa - Link

cosa centra l'essere ecologisti con il vino buono? Non necessariamente l'uva migliore (anche quella trattata può essere definita una buona uva) da buoni risultati se non osserviamo accuratamente certe pratiche in cantina. I lieviti di fermentazione sono capaci di deviazioni di origine microbica sviluppando lieviti appartenenti al genere Dekkera capaci di formare numerosi milligrammi di etilfenoli per litro di vino poiché questo lievito riesce a sviluppare sugli zuccheri che Saccharomyces non è in grado di fermentare. Oltre ai tipici composti aromatici dal sentore di cavallo ecc., Dekkera è in grado di apportare grandi quantità di esteri, al contrario del Saccharomyces, che normalmente è caratterizzato da un'attività esterasica relativamente bassa apportando aromi decisamente poco gradevoli! Do pienamente ragione a Maurizio poichè come sappiamo molti stanno cavalcando quest'onda verde che però ha pochi riscontri concreti!

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Maurizio Fava

circa 10 anni fa - Link

confermo la tua idea: è più facile DIRSI ecologisti che fare il vino buono. Per questo io distinguo (o cerco di farlo) solo tra vini buoni e non, lasciando da parte le mode e le tigri commerciali da cavalcare al momento.. secondo me, è anche abbastanza facile DIRSI naturali, in assenza di controlli e certificazioni rigorose..

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Simone e Zeta

circa 10 anni fa - Link

Cmq si parte da un dato di fatto oggettivo, che tu evidenzi: "in assenza di controlli e certificazioni rigorose..". Quindi o si assaggia ogni vasca del vino che compreremo, previa visita in Cantina, o ci fidiamo del nostro palato...non ho tante altre soluzioni..

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Riccardo

circa 10 anni fa - Link

infatti gli unici controlli seri che io conosca sono al momento quelli della Demeter, ma ancor più le analisi chimiche sui vini che ogni anno svolge VinNatur...

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fabrizio pagliardi

circa 10 anni fa - Link

... Infatti in Francia, almeno nella Francia che conosco meglio, la Champagne, i produttori biologici e biodinamici certificati, e ce ne sono che sono certificati dagli anni 70, non gradiscono che li si accomuni a chi certificato non è. Un noto produttore biodinamico a breve smettera di vendere al suo importatore italiano perchè segnala nel suo catalogo come biologici alcuni altri produttori che non sono certificati, e a suo modo di vedere l'unico motivo per cui un produttore non si certifica è perchè vuole fare il furbo. E non mi sento di dargli torto.

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Andrea Angeletti

circa 10 anni fa - Link

Scusate l'intromissione, sono un ragazzo di 25 anni,assolutamente non esperto,ma amante di belle serate accompagnate da buon cibo e buon vino! Credo di rappresentare la massa,quella massa che lo spunto per avvicinarsi ad una bottiglia,lo trova in blog ben fatti come questo, o dopo giornate un pò diverse passate in giro per cantine,o meglio ancora dopo serate trascorse con "chi ne capisce" più di te! Tra le persone che frequento(giovani e più attempati)nessuno si è mai sognato di acquistare una guida,perchè sarebbe come acquistare un testo di ingegneria,solo perchè sei appassionato di bricolage! Io non conosco chi siano i beneficiari del lavoro dei vari produttori,ristoratori o degli stessi blogger... so però che se la massa deve comprare una bottiglia,non si affida ad una guida!

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Francesco Fabbretti

circa 10 anni fa - Link

Grazie per il tuo intervento, è per le persone come te che mi fa piacere svolgere il mio lavoro

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