Abbiamo assaggiato una Vecchia Romagna Riserva di 200 anni

Abbiamo assaggiato una Vecchia Romagna Riserva di 200 anni

di Thomas Pennazzi

Per il bicentenario di Buton, Vecchia Romagna lancia una Riserva Anniversario extralusso

Facendo la parafrasi di un proverbio genovese, i forestieri che assaggiano il tortellino non se ne vanno più da Bologna. Deve essere successo così anche a Jean Bouton, originario della Charente (la provincia di Cognac) emigrato in questa città nel 1820: vuoi per amore della cucina, o più facilmente di qualche ragazza, o delle altre bellezze della metropoli petroniana. Possiamo solo immaginarlo, la storia non ce lo dice. Ma quel che è certo è che a Bologna ci rimase per la vita.

Dalla sua terra ci portò in dono la capacità di distillare il vino, una pratica insegnata però dall’Alderotti proprio a Bologna ben sei secoli prima e col tempo caduta in oblio, ma vivissima nell’area cognacense, che stava sperimentando ormai da cent’anni un’ininterrotta espansione commerciale. Non è chiaro se Bouton abbia iniziato subito a distillare, dal momento che la prima menzione ufficiale della sua azienda, la Gio. Buton & C. risale a dieci anni più tardi, ma è verosimile che abbia cominciato ad occuparsi artigianalmente di liquori e sciroppi, perché lo si trova associato ad un pasticcere bolognese, tale Giacomo Rovinazzi, proprio dal 1820. Per inciso, il famoso Amaro Fèlsina del farmacista bolognese Ramazzotti, risale a giusto cinque anni prima.

In Italia all’epoca il consumo di acquaviti era cosa troppo poco diffusa e limitata ai ceti popolari per tentare un’industria, mentre l’uso dei liquori era ampiamente consolidato. Ed ecco il nostro porre le basi di una delle più longeve aziende liquoristiche del Bel Paese. Cambiato il nome in Giovanni Buton, e fondata la prima distilleria a vapore d’Italia, farà prosperare la ditta, pur senza lasciare propri eredi. La fabbrica sarà portata avanti ed ingrandita dal figlio del suo socio, Camillo Rovinazzi. La Buton, oltre all’importazione di vini esteri, amplierà la gamma delle specialità, tanto che in una pubblicità di tardo Ottocento sono menzionati Elixir Coca, Vino Coca, Citrus, Vino Eucalypto, ed i liquori Dell’Alpinista Italiano, Del Diavolo, Della Foresta, Lombardorum, Del Monte Titano e numerosi sciroppi, oltre ai celebri Crema Cacao, Amaro Felsina e Cognac Buton. Un’industria liquoristica a tutto tondo, che l’ultima erede della famiglia, Maria, dopo la Grande Guerra, porterà in dote col matrimonio al marchese Filippo Sassoli de’ Bianchi. Questa famiglia battezzerà nel 1939 il cognac Buton col nome di Vecchia Romagna, fornendogli anche l’iconica bottiglia tuttora in uso. Fu, a dire il vero, un plagio del contenitore del Dimple della distilleria Haig, ma ai tempi il whisky lo bevevano solo i nobili di mondo, quindi passò inosservato.

Lo stabilimento venne bombardato, ricostruito, ed infine espanso fuori città. Il successo della Buton, tramontata l’epoca d’oro della liquoristica, venne trainato dal cognac ribattezzato in brandy (perché i francesi vincitori della Seconda Guerra imposero alla sconfitta Italia il divieto di fare uso della celebre denominazione). Altri marchi vennero aggiunti negli anni al portafoglio aziendale, mentre la televisione bersagliava gli italiani con le pubblicità di Gino Cervi. Ma l’internazionalizzazione era necessaria per sopravvivere, poiché la crisi degli anni Ottanta stava mordendo. La Buton venne ceduta alla Grand Metropolitan, futura Diageo, nel 1993, per passare di nuovo di mano alla fine del secolo al gruppo bolognese Montenegro, che continua a produrre tuttora il brandy di Giovanni Buton.

Un filo mai spezzato in due secoli di storia liquoristica, che l’attuale proprietà ha voluto onorare con un’edizione celebrativa di Vecchia Romagna per il bicentenario di nascita della Buton. La Montenegro non si è risparmiata, e ha concepito un prodotto destinato ad entrare, primo nella storia del brandy italiano, nel segmento luxury delle acquaviti invecchiate.

La Riserva Anniversario, questo il suo nome, è realizzata in sole 200 bottiglie, soffiate a mano dalla prestigiosa vetreria Salviati di Murano, e rivestite di un cofanetto in pelle di ricercata manifattura.

Sarà certamente per pochi, visto che il prezzo di vendita si colloca nella fascia più alta del mercato; ma il progetto è destinato più a sollevare interesse sul brandy italiano nei Paesi orientali, dove le bottiglie di cognac di lusso incontrano una clientela esigente e desiderosa di regalistica di prestigio, che a far sognare i rari facoltosi bevitori di casa nostra. Una sfida coraggiosa, ammettiamolo.

La Riserva Anniversario è sicuramente in grado di reggere il confronto con i brandy della miglior razza: non gli manca né l’invecchiamento né la stoffa, composta com’è da un blend di cinque acquaviti maturate in botte tra i 23 ed i 67 anni.

L’azienda dichiara che «la somma degli anni dei brandy che compongono la miscela è pari a 200 anni», frase più d’effetto che di trasparenza, ma non è difficile riconoscerne l’elevato invecchiamento, dopo averlo assaggiato in anteprima. La caratteristica di questo distillato è di giocare nei registri bassi della scala aromatica, con un naso robusto, teso tra frutta appassita e spezie, ed un palato denso di aromi scuri e di toni speziati e legnosi, e di note di vecchio cognac: se avete familiarità con i vini di Porto invecchiati, conoscerete questo sapore ossidativo che i francesi chiamano rancio, e che nei distillati di vino rappresenta un pregio dell’età avanzata. Il retrogusto è coerente con la lunga maturazione e prolunga il piacere della ricca bevuta.

Se finora nessuno aveva osato – e nemmeno ne aveva la possibilità –lanciare sul mercato un brandy italiano d’età venerabile ed in confezione extralusso, ci ha finalmente pensato Vecchia Romagna. Merito dell’eredità di Jean Bouton, il primo brandysta italiano.

avatar

Thomas Pennazzi

Nato tra i granoturchi della Padania, gli scorre un po’ di birra nelle vene; pertanto non può ragionare di vino, che divide nelle due elementari categorie di potabile e non. In compenso si è dedicato fin da giovane al suo spirito, e da qualche anno ne scrive in rete sotto pseudonimo.

20 Commenti

avatar

Nelle Nuvole

circa 2 settimane fa - Link

In queste giornate autunnali, mentre oltre alle foglie appassite volteggiano commenti, critiche, fosche previsioni, insulsaggini mediatiche, è un sollievo tornare a leggere Mastro Pennazzi. Le sue storie sono dense, rotonde, ambrate e profumate di prosa classica e scorrevole nella lettura come certi distillati sul palato.

Rispondi
avatar

Francesco Fabbretti

circa 2 settimane fa - Link

ma quanto costa?

Rispondi
avatar

thoms pennazzi

circa 2 settimane fa - Link

Assai per i poveri cristi, poco per i magnati.

Rispondi
avatar

Maurizio

circa 2 settimane fa - Link

Questo lo ha già scritto nell'articolo. Si sa o no il prezzo?

Rispondi
avatar

Giacomo

circa 2 settimane fa - Link

La vecchia nel vetro di Murano, ma quanto vuoi che costi, è roba tipo gli abiti di burberry o il barolo di quell'altro, che si fanno i veri soldi con i calzini o con il bianco del roero prodotto massivamente; sono robe a gli inculapopoli della bocconi gli hanno anche dato un nome inglese, prodotti che vanno a pari costo se gli va bene, tirano gli altri di massa.

Rispondi
avatar

Maurizio

circa 2 settimane fa - Link

Non è vero, perché equivalenti simili sugli scotch costano roba a 5 cifre. Se qui siamo sulle 4 già una cosa differente e non capisco questa omertà nel dirlo, a meno che non si sappia e in quel caso andrebbe detto comunque.

avatar

Giacomo

circa 2 settimane fa - Link

Da Palmina 2.50, allineata al fernet. Questa a chi recensisce mi sa ancora meno.

Rispondi
avatar

Ale

circa 2 settimane fa - Link

Ma il titolo è fuffa, o clickbait come mi sembra si dica attualmente: tale brandy non ha affatto 200 anni, anzi se dovessimo utilizzare il conteggio proprio del whisky in etichetta dovrebbe esserci scritto 23, perché si indica l'annata più giovane impiegata.

Rispondi
avatar

Tommaso

circa 2 settimane fa - Link

Una storia belissima. Grazie Thomas!

Rispondi
avatar

hakluyt

circa 2 settimane fa - Link

E niente, 'sto prezzo non esce. Forse per la vergogna...

Rispondi
avatar

Antonio Tomacelli

circa 2 settimane fa - Link

Siamo intorno ai 4.000 euro a boccia

Rispondi
avatar

Maurizio

circa 2 settimane fa - Link

Grazie!

Rispondi
avatar

marcow

circa 2 settimane fa - Link

Ci sarà la fila... come per le scarpe della LIDL -- Perché i supe-ricchi sono in aumento Aumentano anche i ceti popolari e i poveri. (Per fortuna che c'è Palmina) Quello che sta scivolando verso il basso, negli ultimi decenni, è il CETO MEDIO. In tutto il mondo. -- Anche qui, come per le scarpette il titolo potrebbe essere lo stesso. È il MARKETING, bellezza! __ Una differenza, forse, c'è tra il marketing della Lidl e quello della bottiglia a 4000 euro. Le prime costano 12,90 e valgono di più. La boccia non è molto chiaro... quanti anni abbia... effettivamente. Ma tanto non è poi molto importante per quella tipologia di prodotti.

Rispondi
avatar

hakluyt

circa 2 settimane fa - Link

Scusami, ma la differenza tra questi due casi (LIDL e Buton) è abissale. Il posizionamento delle scarpe la LIDL l'ha fatto prezzandole a 12,90 (identificandole quindi come un prodotto popolare) e il "valore di mercato" l'ha fatto volare la pazzia dei consumatori e la disponibilità limitata; la Buton ha invece volutamente posizionato il suo "oggetto" (perchè si tratta di un oggetto, non di un superalcolico) nel mercato del lusso. Come se bere del blend di brandy fosse un lusso...

Rispondi
avatar

thomas pennazzi

circa 2 settimane fa - Link

Bere del buon brandy non è un lusso; lo è molto meno che bere whisky o rum. Il rapporto qualità/prezzo di molti cognac è vergognosamente alto, per tacere dell'armagnac (quello vero poi lo conoscono in pochissimi). Ma se prendiamo ad esempio questo tipo di bottiglie, nate per un'occasione, o per la regalistica dei mercati "danarosi", il banco salta. Le acquaviti contenute sono di alta qualità - per quanto si trovi, sapendo cercare - di meglio a molto meno, ma quello che fa il prezzo è l'insieme prestigioso. Elegante bottiglia, lussuoso cofanetto. buon vecchio brandy, e tanta comunicazione, che si paga con la bottiglia. Poi, di confezioni luxury o prestige che dir si voglia se ne venderanno poche, ma come la First Class degli aerei, è quella che margina meglio. Nessuna azienda ci rinuncia, di cinesi ricchi è pieno il mondo, sapete?

Rispondi
avatar

Maurizio

circa 2 settimane fa - Link

Thomas una curiosità anche se non è proprio legata all'articolo. Scrivi che il rapporto qualità prezzo di congac e armaganc sia molto alto. A mia personale esperienza io trovo molto più vergognosamente alto quello sui whisky (scotch intendo) che soprattutto negli ultimi 10 anni sono cresciuti tantissimo. Che ne pensi?

Rispondi
avatar

thomas pennazzi

circa 2 settimane fa - Link

Se la frazione è intesa come: al numeratore la qualità, ed al denominatore il prezzo, ha senso quanto scrivo (Q/P), cioè che il rapporto qualità (alta) divisa per il prezzo (basso) è un valore grande per i distillati di vino (caso generale, non per le bottiglie extralusso, in cui il rapporto si inverte). Nel whisky la qualità può essere grande, ma il prezzo spesso lo è altrettanto, e allora il rapporto diminuisce. Semplice, no?

avatar

Maurizio

circa 2 settimane fa - Link

Ah ecco infatti, allora diciamo la stessa cosa. Avevo frainteso io.

avatar

thomas pennazzi

circa 2 settimane fa - Link

Il prezzo non è stato ancora comunicato ufficialmente dall'azienda. Per soddisfare l'insistente curiosità dei nostri commentatori, la Riserva Annversario si può vedere prezzata intorno a € 4.500 su di un sito inglese che ne offre in vendita un esemplare. Per quanto riguarda l'invecchiamento, è impossibile dare una misura precisa: il blending lo impedisce. Si tratta di un'acquavite matura, che all'assaggio dimostra un'età in linea con i prodotti francesi del segmento luxury (la cui età media è compresa in genere tra 35 e 50 anni).

Rispondi
avatar

marcow

circa 2 settimane fa - Link

Hakluyt, ho visto da un altro angolo le differenze ma condivido le tue osservazioni. Condivido anche molte considerazioni di Thomas Pennazzi che chiariscono meglio il suo pensiero e che non erano state esplicitate nell'articolo. _____ I DIBATTITI hanno un senso (che è importante) se riescono a "stimolare" ia parte migliore degli esseri umani. Il cervello e il cuore. Anche attraverso un confronto appassionato e duro.

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.