Vino a Expo, il giro del mondo alcolico (e analcolico) in 88 padiglioni. Parte 2

di Andrea Gori

Secondo intenso fine settimana di Expo, e secondo tour nel tentativo di bere tutto quanto è possibile reperire, spesso a prezzi meno esosi di quello che si pensa. Dopo giorni di ricerche siamo riusciti a localizzare dello Champagne: in attesa che Bocuse cominci a promuovere meglio il finora deserto ristorante sul padiglione francese (che comunque annovera tra i piatti una zuppa di pesce con il groviera sopra, uovo in camicia e brunoise di anatra), dove altro potevamo trovare l’Eau de Reims se non nel Principato di Monaco?

Grazie al sommelier-blogger Massimo Sacco e il “suo” chef Alessandro Surano del Fairmont Hotel (gestiscono il bistrot del padiglione) abbiamo potuto godere di un foie gras spadellato con confettura di carote davvero notevole, e un gustoso pollo con riso alle mandorle in salsa di zafferano e spezie, un mix intrigante tra seduzioni arabeggianti e concretezza ligure, come tutta la cucina del locale (un antipasto e un piatto principale 26 euro, nemmeno caro vista la media di Expo). Lo Champagne della casa non è proprio imprescindibile ma almeno è piacevole: si tratta della Royale Cuvée di una non molto ben definita cantina nella Aube, ottimo anche con gli stuzzichini al tartufo e con la focaccia proposta all’ora dell’aperitivo (che ad Expo è in pratica ogni 10 minuti). Volendo c’è pure la birra del Principato, una discreta weiss anche se tutti, quanto a birra, vanno lì davanti dove il mega stand della Birra Moretti fattura quasi 6 mila euro al giorno, mica male.

Tra i grandi paesi produttori abbiamo approfondito il discorso Spagna, visitandone il padiglione, e abbiamo trovato una bella associazione tra cucina, tecnologia e vino, in una stanza con megaschermi dedicati alla proiezione delle caratteristiche principali delle DO spagnole: semplice, chiaro, d’impatto e che mette immediatamente voglia di partire (pur non offrendo alcun stimolo olfattivo né occasione di assaggio).

Passaggio in Cile in un padiglione bello ma anche senza enorme sostanza, che si riscatta nella parte shop con una selezione nutrita di etichette un poco global ma capaci di far davvero assaggiare un sorso di Cile. Ci sarebbe pure la birra, prodotta usando l’acqua ricavata dalle nebbie andine (purtroppo esaurita). È uno dei pochissimi posti dove abbiamo visto il vino in vendita con prezzi a scaffale dai 16 ai 30 euro.

In UK (tra i padiglioni più divertenti e coinvolgenti, con la simulazione di alveare) troviamo una vera chicca: a 8 euro al bicchiere, o 55 euro la bottiglia (25 sterline), l’ottimo Ridgeview Cavendish, un blend champenoise con tutte le tre varietà classiche, di una impressionate freschezza e sapidità: note di miele (sarà la suggestione del ronzìo delle api) e pompelmo sapientemente mescolate. Stupenda la carta dei drink e dei cocktail, compreso quello dedicato alla royal girl Charlotte.

Divagazione analcoliche per Iran e Qatar, con percorsi espositivi chiari e suggestivi, più basic e naturale l’Iran più tecnologico e d’impatto il Qatar: in assaggio bevande particolari a base di semi, frutti e altro tra il dissetante e il freak, un’ottima pausa analcolica e soprattutto piatti intriganti da assaggiare a prezzi  modici (5-12 euro a piatto), peccato che il caviale iraniano sia solo in mostra; in compenso in Qatar a fine viaggio c’è l’Henné gratis per tutti.

Meraviglia delle meraviglie l’apparato visivo tecnico e gustativo del Giappone, con un tour che ti sequestra per 50 minuti ma che culmina con un lisergico ristorante del futuro dove si mescola karaoke, teatro e cibo in una maniera sottilmente inquietante ma inequivocabilmente fresca e innovativa (qui il video completo).

 

All’uscita è quasi impossibile resistere alla tentazione di ordinare qualcosa al ristorante. Per accompagnare Soba e Tempura (e pure la carne di Wagyu) si trovano bibite analcoliche ma anche vino bianco  e rosso. Solamente il bianco è giapponese ed è il famoso Koshu, un vitigno che cresce in zone vulcaniche e restituisce gusto e sapidità da pinot grigio: forse un poco anonimo ma perfetto per la delicatezza di alcune preparazione made in Japan.

En passant non si può certo non notare, visti i continui balli e animazioni, il padiglione della Slovenia dai prezzi non popolari ma con una discreta scelta di bianchi, bollicine e rossi. Marian Simcic c’è (anche se a 60 euro).

Sul fronte Eataly trapelano notizie sulla guerra vino-birra che vede ovviamente prevalere la birra, con un 70% delle preferenze in abbinamento ai piatti regionali. Nella parte vinosa ottimi i risultati di falanghina e verdicchio tra i bianchi, e nero d’Avola, montepulciano e barbera tra i rossi: una bella fotografia del paese reale. Tutti i vini citati sono proposti a 3,5 euro al bicchiere (abbondante).

Nel padiglione russo a rotazione eventi gratuiti per assaggiare robe imperdibili, tipo il Porridge di cereali e funghi… meno male che a fine corsa, nel padiglione austero e gigantesco, c’è una saletta tipo Orient Express dove gustare il Kvass (a metà tra una coca cola e una birra scura) oltre una bella Vodka Beluga: se proprio volete il vino non cascate malissimo visto che c’è l’ottimo Terre di San Leonardo ad aspettarvi.

E visto che abbiamo iniziato con foie gras e Champagne non potevamo che finire con Slow Food & Wine per sistemarci la coscienza: nel padiglione a metà tra un campo scout e una missione in fondo all’Expo, lontanissimo da tutto, troviamo una bellissima selezione di formaggi a rotazione e finalmente gli unici vini naturali e contadini dell’Expo con una bella scelta di vini “slow”: in effetti un peccato che essendo posto alla fine della Fiera ci arriveranno in pochi, nonostante meriti eccome. Ecco qui la proposta che abbiamo trovato domenica scorsa.

Scoperta dopo scoperta questo Expo si fa effettivamente molto interessante, e va arricchendosi di vino ogni giorno che passa, segno che probabilmente si stanno risolvendo le difficoltà di introduzione delle bevande nei menù all’inizio della fiera. In attesa che partano le degustazioni, al secondo piano di Vinitaly, ci sono spesso code fuori dal padiglione vino. In ogni caso, padiglione olandese a parte, il divertimento maggiore lo trovate agli staff party che con cadenza segreta si svolgono a rotazione negli stand. Per esempio, il prossimo in Svizzera si preannuncia davvero interessante.

[La prima parte del nostro giro a Expo 2015 si trova qui].

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

4 Commenti

avatar

rampavia

circa 4 anni fa - Link

Finalmente leggo qualcosa di stimolante sull'EXPO. Grazie.

Rispondi
avatar

Andrea Gori

circa 4 anni fa - Link

prego Rampavia! se passi di qui, fai un fischio!

Rispondi
avatar

rampavia

circa 4 anni fa - Link

Conto di visitare l' EXPO a Luglio o ad Agosto. Nel caso, dove devo fischiare?

Rispondi
avatar

Andrea Gori

circa 4 anni fa - Link

in quei mesi sono al mare...ti faccio sapere!

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.