Tutto il vino che ho assaggiato finora all’Expo 2015. Compresa qualche birra

di Andrea Gori

Non di solo “Vino a Taste of Italy” vive l’uomo ad Expo 2015. Ci sono tante altre occasioni di assaggio, ma in ogni caso smontiamo subito l’entusiasmo per chi pensa di darsi alle orge alcoliche e assaggiare centinaia di vini diversi mentre passeggia.

Grazie all’impegno di Vinitaly e Cotarella l’Expo è “vino inside”, tuttavia la bevanda alcolica che domina è la birra: le varie multinazionali distribuiscono birra in ogni dove, con i marchi più presenti in evidenza. Poretti (con l’erogatore “cult” fallico), Moretti, Nastro Azzurro (grazie all’accordo con Eataly) e Pilsner Urquell proprio all’inizio del visitatissimo padiglione della Repubblica Ceca.

Di vino si parla ovviamente in Palazzo Italia, con le statue multimediali dell’ingegno nazionale per «comprendere e esplorare l’essenza del significato di identità italiana» poste all’inizio del percorso, dove figurano Marco Caprai e Josko Gravner che con belle parole spiegano come hanno riscoperto un antico vitigno come il Sagrantino e un’antica tecnica come la vinificazione in anfora.

Mi chiamo Marco Caprai e produco un vino che ha viaggiato nel tempo. Abbiamo camminato per giorni e giorni nei vigneti per andare a cercare il “grappolo perfetto”, poi l’abbiamo trovato nascosto in un vecchio convento. Oggi quel grappolo produce un vino da Oscar, che si vende in tutto il mondo. E lo produciamo con la sostenibilità nelle azioni, e la bellezza negli occhi… Perché il confine di un’azienda non è mai quello dei suoi muri…”

Poi quasi più niente, a parte un imprecisato tappo da metodo classico in un pannello all’interno di una sala misteriosa, dove non è praticamente possibile capire nulla se non che sia l’illustrazione di qualche attività innovativa in materia. Niente (per ora) in vendita né in assaggio né in “olfazione” nel resto del padiglione. Si annusa un po’ di vino nel padiglione provvisorio Toscano posto sul Decumano (davvero bello con suggestioni tattili, visive e sonore che raccontano storia e paesaggio) e nel padiglione Sicilia, posto subito davanti. Nessun traccia di vino nel pur bellissimo Alto Adige con la mega costruzione in larice che sale lassù nel punto forse più alto di tutta Expo 2015.

Va un po’ meglio in Francia dove ancora non è possibile degustare neanche a pagamento alcunché, ma c’è almeno un bellissimo vigneto in apertura del percorso con alberelli di vite di almeno 60 anni in bella mostra. All’interno profusione di piatti sui video e descrizione delle AOC principali a rotazione (a maggio c’è Rhone-Alpes, non proprio la più interessante…). Bello lo stand di boulangerie-bigiotteria al termine del percorso, brutto il fatto che sia disattivata l’acqua gratuita da bere, di fronte al bar francese che vende Maniva nonostante esponga Evian all’interno.

Per bere un bicchiere in santa pace occorre andare da Eataly e attingere dai vini al bicchiere proposti in un assortimento piuttosto vario, anche se soffre dell’obbligo di promuovere Vino Libero e le aziende del gruppo: il risultato è che rispetto ai gusti del pubblico c’è un grosso spostamento su Friuli e Piemonte, e il Sud Italia e la Toscana sono sotto-rappresentate. In ogni caso la proposta è interessante, viste le premesse:

Discreta anche la selezione dei vini in abbinamento ai piatti del ristorante di Identità Golose: con il menu di Bottura dei primi giorni nei famosi 75 euro erano compresi un calice di Barolo Sarmassa 2011 Marchesi di Barolo, il Franciacorta Satèn Palazzo Lana 2006 di Berlucchi, il Gavi Monterotondo 2007 di Villa Sparina e il Moscato d’Asti Castello del Poggio, tutto sommato un bel percorso  soprattutto esaltato dai piatti del grande Massimo.

E le bottiglie restavano esposte per la giornata in una bella teca di cristallo:

Fronte bollicine: vittoria totale e schiacciante di Ferrari su tutti gli altri. Nonostante Franciacorta sia Official Sparkling Beverage o simile, in realtà si trova Ferrari ovunque: nella lounge Eataly posta in bella mostra sul Decumano e visitatissima, nel supermercato del futuro Coop Future Food District con addirittura corner apposito, dentro gli erogatori malfunzionanti di Vino Vinitaly e ovviamente in Palazzo Italia come bevanda ufficiale alcolica. Della serie: difficilissimo non incontrarlo. Il wine bar Franciacorta è molto in evidenza in mezzo al Decumano e fa la sua figura con il bel design del padiglione, ma come presenza alla fine risulta molto meno pervasivo. Discreta la visibilità del Prosecco grazie (di nuovo) ad Eataly che lo mette sempre sul Decumano in bella posta, e che ritroviamo dentro la Coop e in altri punti ristoro.

Menzione speciale alla Spagna dove si possono gustare i vini locali (soprattutto rosso e Cava, anche in vendita allo shop) in un’atmosfera ibizenca stupenda, e con una serie di deejay a mettere dischi giorno e notte…

Tra i paesi grandi produttori di vino ci manca ancora da esplorare Germania, Cile, Argentina e Austria: vi faremo sapere, quando li avremo visitati, come e se sia possibile degustare vino al loro interno.

[Foto Birra Poretti, Corriere della Sera]

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

10 Commenti

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Alessandro

circa 4 anni fa - Link

Il consorzio Franciacorta ha pure pagato una cifra non proprio ridicola per essere "bollicine ufficiali"....e c' è Ferrari ovunque? Perbacco!

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ale

circa 4 anni fa - Link

ahahahah aahahahahahah ahahhahahahahah ma l'hai scritto apposta o davvero lo espongono con una didascalia del genere? "tappo da metodo classico" cos'è? o meglio in cosa si differenzia dai tappi per charmat?

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ale

circa 4 anni fa - Link

bastardi! mi hanno detto che spacciano per tappi da novello di tappi da Barolo....

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ale

circa 4 anni fa - Link

cmq, anche non interessa a te, è davvero importante non confondere spumante con metodo classico. Il metodo classico è solo 1 degli pumanti posibili ed è il mgliore

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Andrea Gori

circa 4 anni fa - Link

gli charmat si tappano anche con i tappi a corona

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ale

circa 4 anni fa - Link

......... anche appunto! ma così come si usa spesso il silicone in diverse tipologie non mi azzarderei a definire tappo da barolo/brunello/etc un tappo in sughero poi anche se non dubito della tua affermazione, la totalità dei prosecco che ho visto, vinificati in charmat, avevano il tappo in sughero (non che abbia visto degli Asti a corona comunque).

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carolaincats

circa 4 anni fa - Link

dai! camminaaaaaaa!!! josko versione presepio..... maddai... e viti sradicate per esser messe li in mezzo al cemento.... mi vergogno di appartenere alla categoria, non mi vergogno di non esserci. non sanno più cos'è il rispetto a sto mondo.

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Sergio

circa 4 anni fa - Link

e Ferrari quanto ha pagato, si sa?

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Andrea Gori

circa 4 anni fa - Link

Ferrari ha un accordo con il Governo Italiano per la fornitura di tutte le occasioni ufficiali, credo, e un accordo con Eataly preferenziali per tutte le nuove aperture. Più i "classici" contratti GDO... non ha fatto una gara unica comunque ma tanti accordi che alla fine ripagano bene in termini di visibilità

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Marco

circa 4 anni fa - Link

Da provare il Padiglione Uruguay!

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