Vite in Riviera: il pigato non è un vermentino

Vite in Riviera: il pigato non è un vermentino

di Giorgio Michieletto

Saranno di certo altri gli argomenti che tengono banco quest’estate sotto l’ombrellone, ma in Liguria potrebbe anche capitarvi di parlare di pigato. E sentire una di queste frasi…

1. “Alla fin fine vermentino e pigato sono la stessa cosa”.

2. “I bianchi liguri spesso sono vini troppo tecnici, senza gran personalità”

3. “Il pigato non invecchia bene: si è sempre detto e un motivo ci sarà…”.

Fermi tutti! Che ci sia una parentela genetica fra pigato e vermentino è fuori discussione, ma quando si assaggia un pigato del Ponente, in particolare quello delle valli dell’entroterra fra Albenga e Imperia, della zona di Ranzo e della valle Arroscia, dove le escursioni termiche sono importanti, il dibattito su cloni e pighe (i puntini che caratterizzano gli acini maturi) lascia un po’ il tempo che trova.

La differenza è lì, nel bicchiere.

Punto numero uno: il vermentino gioca su frutta bianca, mela e mandorla, è sole e mare; il pigato sembra invece avere una finezza diversa (il frutto è sulla pesca tabacchiera) ed è un tripudio di erbe aromatiche, quasi un “vino dell’orto”, a volte forse con un attacco iniziale più di morbidezza, ma la sapidità poi trascina il sorso. Ci si potrebbe dilungare sulle diversità fra pigato da terre bianche (con calcare, di finezza, ma a volte più “vermentineggiante”) e da terre rosse (con ferro, di struttura e maggior complessità), ma questo è un altro capitolo.

Punto 2: Molti vignaioli liguri, per loro stessa ammissione, stanno cambiando e hanno un po’ meno paura di tirar fuori bianchi di personalità e territorio. Magari non metteranno d’accordo tutti nei ristoranti sulla costa, ma sincerità è la parola d’ordine. D’altra parte sta cambiando anche lo spirito di squadra fra produttori del Ponente, nel senso che oggi c’è: fino a qualche anno sarebbe stato impensabile riunire in un’unica associazione 27 aziende delle province di Savona e Imperia. Dal 2015 questa rete esiste, si chiama “Vite in Riviera” e non è solo sulla carta.

Al terzo luogo comune sul pigato – la poca potenzialità di invecchiamento – ha cercato di rispondere una masterclass condotta dal sommelier Ais Augusto Manfredi, con 14 vini di diverse annate, proprio in occasione di “Le Prime di Vite in Riviera”, a Ortovero.

Riflessioni a ruota libera: diciamolo subito, non stiamo parlando di riesling renano; forse nemmeno di fiano di Avellino e verdicchio, ma il pigato non ha  paura del tempo. Dare sempre un anno di bottiglia sarebbe l’ideale per assaggiare un vino in piena forma. Con un’annata vecchia si può trovare un’evoluzione da idrocarburo netto, ma è forse da un affinamento in bottiglia di medio periodo che ci si può aspettare qualcosa di emozionante, in cui la frutta diventa candita, ma le erbe aromatiche si conservano nitide fondendosi a note balsamiche, rinfrescanti, quasi mentolate, mentre la freschezza iodata si mantiene al top.

Bruna, Riviera Ligure di Ponente Pigato Le Russeghine 2014
un accenno di idrocarburo accompagna un sorso di una grande eleganza. L’annata, si sa, è stata difficile; molto piovosa, ma il frutto è ancora croccante, il floreale sulla rosa bianca. Ci sono tutte le erbe aromatiche del mondo: maggiorana, finocchietto selvatico, timo e company. Una scansione di profumi pazzesca, nitidissimi. nel bicchiere c’è acidità, sapidità, struttura. Tutto. Il più pimpante.

aMaccia, Riviera ligure di Ponente Pigato Di una volta 2018
Pesca noce matura, melone, scorza di agrumi e tantissima macchia mediterranea; quasi una nota di resina. La frutta matura gioca con una parte più vegetale, floreale di geraneo, croccante del sedano. Chiusura sapida e molto lunga. Il più balsamico.

BioVio, Riviera Ligure di Ponente Pigato Marenè 2013
annata calda, persistenza infinita. Nespola, scorza di cedro candita, acacia e melissa. Un ricordo di fieno e camomilla. Balsamico elegantissimo, quasi un timbro della cantina che raccoglie uve ben mature. La bocca è piena, avvolgente, ma mai stancante: il sorso sorretto da una enorme sapidità. Un vino che ti fa venire una gran fame e voglia di abbinamento: coniglio certo, ma anche un piatto di genovese (napoletana!) che con questo vino potrebbe essere interessante.Il più complesso.

Lupi, Rivera Ligure di Ponente Pigato Petraie 2016
susina gialla e pesca sciroppata, glicine, ginestra. Poi salvia e uno schiaffo di iodio, quasi un richiamo di conchiglia. Bel finale su agrumi e mandorla. Nettamente più sapido che acido, ma di grandissimo equilibrio. Il più marino.

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Giorgio Michieletto

Giornalista professionista: ieri cronaca nera, oggi rosa. Ieri, oggi e domani: rosso, bianco & co. Varesino di nascita e cuore, milanese d'adozione e testa. Sommelier Ais. Se c'è una storia la deve raccontare.

1 Commento

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Angelo

circa 2 mesi fa - Link

Consiglio a mio modesto avviso il Pigato di Paganini Riccardo, fatto a Finale Ligure, sotto la parete dell'Orco Sdraiato (Feglino). Grande sapidità, ingresso stranamente morbido, ma persistenza incredibile. Salute!

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