Gli Eremi di Corrado Dottori: i primi 20 anni in verticale

Gli Eremi di Corrado Dottori: i primi 20 anni in verticale

di Redazione

Il nostro collaboratore Francesco Morresi, ha partecipato alla verticale dei vent’anni del verdicchio Gli Eremi. Questo è il suo racconto.

La cantina La Distesa di Corrado Dottori compie vent’anni e per festeggiare organizza una verticale de Gli Eremi a Cupramontana. L’unica verticale possibile di questa portata: 2000-2019, vent’anni di movimento.

Quanto può calzare una sola azienda la propria impronta nel territorio che la abbraccia? Scendete in contrada San Michele, passate per il centro di Cupra, guardate tutti i vignaioli forestieri che sono spuntati uno accanto all’altro e assaggiate i loro vini.

Gli Eremi è un vino di vigna. Cento per cento Verdicchio nel desiderio di esprimere al meglio quello che un pezzetto di terra in contrada San Michele può regalare ogni anno; che poi di regalato non c’è proprio un cazzo. Il suolo, rubando le parole ad un immaginario vecchio de Cupra che fa ‘l vì, passa dal “sabbiò” al “calcinello” (argilla e calcare). Piante con più di quarant’anni, cinquanta quintali per ettaro e poco più di tremilacinquecento bottiglie all’anno.

Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone? Bene, ecco cosa succede quando un milanese col capello lungo come Corrado decide che quel deserto può essere ricoperto di fiori!
Siamo nelle sale di Enocupra, uno spazio comunale tutto dedicato al vino e ospitato sotto belle volte di mattoni, in quelle che un tempo erano le cantine del monastero di Santa Caterina.

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Qui un gruppo di ragazzi ha dato vita ad un bellissimo rifugio per assetati. Batterie di vini cupresi in rotazione continua e birre agricole autoprodotte dagli stessi ragazzi (birrificio Molesto n.d.r.). Esattamente quello che manca al 90% dei territori agricoli che intendono promuovere le produzioni domestiche: un presidio.
Fuori è caldissimo, dentro non si superano i venti gradi. Saremo poco più di una ventina di persone. Un lungo tavolo disposto a “elle”, tanti bicchieri e una rassicurante borsa piena di cose buone da mangiare per ogni assetato.

Vent’anni cupresi di Corrado e Valeria, cinque blocchi per cinque capitoli del verdicchio Gli Eremi, di un album di ricordi. Iniziamo.


Le ultime annate: 2017-2019


Partire dai vini più giovani permette di fissare subito il punto di arrivo di questi vent’anni di lavoro. Utilissimo per capire quello che si assaggerà dopo. Il più disgraziato del tavolo (io) ringrazia.
2017. Annata complicata e caldissima, siccità estrema. L’uva matura prima e così si anticipa la raccolta, la scelta paga.
2018. Molta pioggia e un po’ di peronospora. Corrado è contento del risultato e ribadisce quanto San Michele sia un cru che lavora bene nelle annate fredde. Tanta mineralità, forse un po’ troppa per il mio gusto.
2019. Estate calda ma senza eccessi. Bella bottiglia, da prendere subito e da lasciare qualche anno in cantina, promette bene.


Gli inizi: 2000-2003


Facevano ancora il “vino dell’enologo”. Del 2000 e del 2001 ne abbiamo una sola bottiglia per tutta la tavolata.
Nei primi anni cupresi l’azienda era più agriturismo che cantina. Il vino si cercava di farlo bene, ma una continuità con lo stile trainante nella zona è comunque innegabile. Quattro annate meteorologicamente molto diverse per quattro risultati tra loro troppo vicini. Molta cantina.

Il vino è parte di un sistema che oscilla tra le cose calde e quelle fredde, ribolle nei frutti e nelle vasche, cambia continuamente. Tutto questo, per chi ricerca la tridimensionalità nel sorso, dà spazio alla differenza come unico (o quasi) elemento da valorizzare per raggiungere il proprio obiettivo.
Corrado se ne accorge o, comunque, se ne convince nel 2003. Niente sarà più come prima.
2000. Salatone salatone.
2001. Bere (e annusare, non arrabiatevi) il 2001 è stato un pò come venir presi a sberle da una frasca di ginestra quando a maggio è piena di fiori. Giallo e profumatissimo.
2002. Il preferito di Corrado nella batteria. Anno freddo, piovoso e con un po’ di botrite. Minerale e pieno di pietra focaia.
2003. Dopo quest’annata si svolta verso la naturalità. Quattro mesi sopra i trenta gradi, maturazioni precoci e conseguente vendemmia anticipata. Si lavora molto in cantina nella convinzione che si sarebbe dovuto calmare un vino che buono non voleva stare. Risultato piatto e senza carattere. Corrado non vuole fare più il vino “dell’enologo”.


La svolta naturale: 2004-2008


“Andavamo verso una direzione che non conoscevamo. Scoprire che anche altre persone stavano percorrendo la stessa strada è stato davvero di grande conforto. Ci siamo scoperti parte di un movimento fatto di persone che avevano una visione simile alla nostra e questo ci ha dato la forza per spingere ancora di più.”
2004-2005. Annate ordinate e “in linea” con la tradizione cuprese. Il clima aiuta l’azienda nel cambio di velocità. Passaggio sereno e senza grandi shock.
2006. Una delle bottiglie migliori di tutta la giornata. Altra annata serena e senza eccessi: piovosa in primavera e calda quando doveva.
Del 2006 Corrado e Valeria ricordano il figlio piccolo che non dormiva la notte. Vanno in Croazia qualche giorno a inizio settembre per provare a recuperare un po’ di sonno. Poi una maturazione improvvisa, il ritorno di corsa a Cupra, la vendemmia appena tornati.
Tutte cose che finiscono in bottiglia se qualcuno trova il modo di raccontarle al vino. Buono e basta.
2007. Anno tragico: caldo ed estremamente siccitoso. Un po’ di volatile e un po’ di residuo. Scalpitante e pieno di vibrazioni.
2008. Il 10 agosto muore il padre di Corrado, il 5 settembre nasce Giulia. Se il vino sta al linguaggio, il vino naturale deve stare alla sincerità. Il 2008 è minerale e amarognolo, una nota idrocarburica si ferma un attimo prima del difetto, non un passo indietro!


In lotta con il clima: 2009-2012


“Fai in tempo ad imparare una cosa che l’anno dopo devi fare il contrario. Capisci che rispecchiare l’annata significa assolutezza e studio, non si sfugge.”
Macerazioni e messa in discussione del concetto di acidità nel verdicchio. L’entusiasmo incontra la consapevolezza e questa prende la forma di un adattamento educato in un darwinismo enologico fatto di pratiche sostenibili e ricerca di un risultato in linea con l’idea di vino di Corrado. E bestemmie, tante bestemmie.
2009. A me piace tantissimo, a Corrado no e più di metà del tavolo gli fa il coro. Caldo caldo, dolce e pieno di ciccia. Prende i tre bicchieri del Gambero e parte una panegirica su quanto il Gambero dia riconoscimenti a cazzo di cane.
2010. Minerale, tanta pietra focaia. Piace a tutti tranne che a me. Mi confino nella consapevolezza di non capire una sega e mi cullo nella convinzione che dopo una quindicina di assaggi il mio giovane palato sia stanchino.
2011. Annata che da metà agosto diventa bollente. Il vino esce giallissimo e il consorzio di tutela si lamenta. Uno scambio di “vaffanculo” e la Distesa esce dalla DOP; perfetta rappresentazione di come, senza l’individuazione di strumenti elastici pensati per i produttori di tutte le dimensioni, questi organismi sono destinati alla riduzione in sbirraglia da quattro monete. Piccolo e grande devono convivere, il resto è lettera morta in qualche regolamento.
Ad ogni modo il vino è buono, molto. Dicono sempre che il verdicchio sappia di mandorla e che sia salato. A Cupra però crescono piante di mandarino; e come sono belle.
2012. Bret.


I vini della maturità: 2013-2016


Il fatto che un verdicchio riesca a mantenersi decentemente per più di vent’anni non significa che trovi la sua migliore espressione in un’attesa di quella portata. Sei, sette, otto anni, di meglio non si può sperare; e queste son davvero state quattro annate fantastiche.
2013. Nelle Marche son molti che ripetono quanto la 2013 sia stata la più grande annata degli ultimi vent’anni. Il vino di Corrado non fa nulla per far pensare il contrario: semplicemente da paura.
2014. Altra bella raccolta. Vino eccentrico: bello e ribelle.
2015. Annata calda e facile, per tutti. Il meno vibrante della batteria.
2016. Il 20 maggio si schianta su Cupra una forte grandinata e sono in molti a perdere l’annata. Corrado e Valeria riescono a contenere i danni. Ne esce una grande bottiglia: fresca, mandarinosa e piena di sale!
Rinunciare allo standard significa dare spessore alle possibilità. Le cose che vivono si muovono da sole e la bravura dell’artigiano sta tutta nel lasciarglielo fare.

I primi venti anni de la Distesa sono andati, non resta che aspettare i prossimi.

 Francesco Morresi

1 Commento

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Nelle Nuvole

circa 1 mese fa - Link

Molto bel resoconto, sincero e senza fronzoli. Corrado e Valeria, insieme o separati, hanno un tale carisma che si rischia di far passare l'evoluzione dei loro vini negli anni in secondo piano. Invece, secondo me, sarebbe meglio partire proprio da quello che c'è in una loro bottiglia, vendemmia dopo vendemmia, per apprezzare la qualità esistenziale di questa coppia.

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