Ma voi il vino lo bevete o lo degustate?

Ma voi il vino lo bevete o lo degustate?

di Davide Bassani

Sappiate una cosa: non odio niente e nessuno ma pretendo il diritto di deroga nel detestare con tutto me stesso la parola “degustazione” – incluse tutte le declinazioni del verbo correlato. Io il vino lo BEVO, lo sento, ci parlo e lo ascolto quando e se ha voglia di parlare – perché a volte, pure lui, se ne sta zitto e pensa.

Quando BEVO un vino voglio sentire chi lo ha fatto – anche se con i piedi, quando non con un’altra parte anatomica che nel rispetto dell’autore di ispirazione a questo post citerò senza mediazioni – il culo -, quando non BEVO e ricordo soltanto, corro a chi con me ha BEVUTO, a cosa mi ha lasciato, al momento, al piacere o al dispiacere – più sovente il primo per cancellare il secondo, financo per il solo diletto di procurarmene.

Il vino sblocca situazioni e scioglie i ghiacci creatisi nonostante il cambiamento climatico, accende visi altrimenti spenti, stimola menti invero appannate, le avvicina, le coccola, le riscalda, a volte le incendia – decidete pur voi –, assopisce i nati svegli o tranquillizza indoli inquiete, esalta quello di norma silenzioso, esorta all’arte colui che non ha niente di bello a portata di sguardo ma semplicemente ne cela in qualche anfratto polveroso una forma.

Apponete a questi luoghi comuni un meticoloso “forse” ed avrete comunque portata ben poco attendibile di tutte le possibili strade alle quali può condurvi una magistrale ebrezza – purché sappiate ben accompagnarvi in un’avventura del genere, quindi BEVENDO, non degustando. Anche il “con chi o per chi” conta, da soli non vale.

Senza vino Charles Bukowski sarebbe stato Hank? Dubito. Non sarebbe stato né poeta né avvinazzato ma solo un grigio impiegato – magari lascivo, sporco e scorretto, come lo sono i suoi scritti. Bukowski non degustava, BEVEVA e ne incassava indefessamente fendenti e ricadute (“Vorrei del vino, te e le conseguenze”) per poi ributtare su carta, ispirato e maledetto, strofe e poesie lucidamente intrecciate in eterea follia.

Virtuoso nei vizi, pur in misura esponenzialmente amplificata al nostro cospetto, come noi che artisti non siamo ed abbiamo una preoccupazione al giorno da scalciare con un calice alzato, decise di non essere uguale ad altri e passò buona parte della sua vita dedicandosi alle sue dannazioni; edonista e manicheo, quando non dongiovanni.

BEVVE di tutto, compresa la vita, e si BEVVE le donne che amò nell’accecante passione di cui era capace – tanto di trasporre a mezzo inchiostro quanto di praticare, forse, non ci è dato sapere, l’artista non ha il dovere della verifica ma esclusivamente dello stupore – ma solo due ne sposò.

Se BEVEVA lui, voglio BERE anch’io – tenetemi alla larga dal degustare. Peccato non sia Hank.

O meglio così?

“…così mi sedevo a scrivere senza la bottiglia, e usciva tutto nello stesso modo. Quindi non ha importanza. O forse scrivo da ubriaco anche quando sono sobrio”

10 Commenti

avatar

Nelle Nuvole

circa 1 mese fa - Link

Mister Bukowski, please, get up from your coffin and slap Mister Bassani who dares to call you Hank . Ahimé, quanto di quello scritto nel post sarebbe discutibile, se non fosse che in fondo chi se ne frega e ognuno è libero di tirare Charles Bukowski per la giacchetta. L'importante è che un autore così contemporaneo e classico venga letto. Personalmente la lettura del testo qui in alto mi ha portato alla mente un divertentissimo racconto in cui l'Io narrante viene scambiato per il poeta André, con conseguenze varie e variegate che fanno concludere allo scrivente "Quanto è divertente essere scambiato per un poeta francese". [ho come l'impressione che all'autore del post in realtà non importi nulla se noi beviamo o degustiamo, gli basta chiarirlo a se stesso. Rispondo comunque: io a riguardo sono bisex.

Rispondi
avatar

Stefano

circa 1 mese fa - Link

Io sono per "gustare" senza "de", che come indica la preposizione, fa calare tutto un po' dall'alto

Rispondi
avatar

Gurit

circa 1 mese fa - Link

In pratica le tue degustazioni stanno al ricordo spontaneo come l'aroma sta al retrogusto.

Rispondi
avatar

vinogodi

circa 1 mese fa - Link

...CITO: "...Il vino sblocca situazioni e scioglie i ghiacci creatisi nonostante il cambiamento climatico, accende visi altrimenti spenti, stimola menti invero appannate, le avvicina, le coccola, le riscalda, a volte le incendia – decidete pur voi –, assopisce i nati svegli o tranquillizza indoli inquiete, esalta quello di norma silenzioso, esorta all’arte colui che non ha niente di bello a portata di sguardo ma semplicemente ne cela in qualche anfratto polveroso una forma..." RISPONDO : ... quello di cui parli è l'alcool , non il vino . Lo stesso effetto ce l'ha un buon Rhum o una buona grappa. Oppure altre sostanze psicotrope che non prendo neppure in considerazione . Posso essere parzialmente d'accordo quando preferisci bere che degustare ... ma come anelito soggettivo che non preclude altre interpretazioni dell'accostarsi al vino ... come quello che scopa per il solo piacere oppure in contrapposizione all'esclusivo sentimento nell'accoppiamento o finalità procreative ...

Rispondi
avatar

carciofodi

circa 1 mese fa - Link

Bevo solo sciatò margò, romanèe conti, lambrù e monfortì, evviva le donne evviva il buon vì... ahahahahah

Rispondi
avatar

marcow

circa 1 mese fa - Link

L'epoca in cui viviamo è caratterizzata dal conformismo, dal perbenismo, dal politicamente corretto. Ci vorrebbero più Bukowski ma non ne vedo all'orizzonte. ___ Condivido il discorso fatto da Vinogodi sull'alcol nella prima parte del suo commento. Ho più volte rimarcato il ruolo importante dell'alcol nel vino, spesso snobbato, dimenticato e bistrattato nelle degustazioni che si leggono sui blog dicendo che un vino senza alcol è una ciofeca. (Senza dimenticare, comunque, la sua pericolosità per la salute come fanno spesso Vinogodi e Sisto) Se rileggiamo la vita di Bukowski è chiaro che beveva per l'alcol. L'ha usato come farmaco e penso che abbia contribuito a stimare la sua CREATIVITÀ(ma se non c'era non sarebbe servito). Nella parte finale della vita la moglie contribui molto a regolare gli eccessi ma Bukowski non perse la sua creatività artistica a dimostrazione che c'era la stoffa. ______ Ora vorrei esprimere la mia opnione sul bere e sul degustare il vino. Innanzitutto, proprio perché c'è di mezzo Bukowski, è bene fare chiarezza: bere non significa uso eccessivo di vino e, quindi, di alcol. Bere vino è una modalità diversa di "GUSTARE" il vino che si differenza dalla DEGUSTAZIONE ANALITICA che è il modello dominante. Bere vino non è, come spesso si vuol far credere, un INGURGITARE grandi quantità di vino velocemente. Bere vino è, per me, una degustazione diversa da quella analitica. Che non esclude totalmente alcune fasi della degustazione analitica ma le ridimensiona, alcune fortemente, preferendo spostare l'attenzione ad altri aspetti del bere. Io penso che Bukowski e altri grandi artisti del passato, che hanno apprezzato e bevuto vino, non avevano frequentato un corso AIS ma hanno scritto sul vino delle parole indimenticabili.

Rispondi
avatar

carciofodi

circa 1 mese fa - Link

Un vino senza alcool è un vinobrodi! ahahahahah

Rispondi
avatar

Stefano

circa 1 mese fa - Link

Io ci vedo male, ma secondo voi che bottiglie ci sono nella foto? Vino tedesco?

Rispondi
avatar

Vincenzo Busiello

circa 1 mese fa - Link

Degustare è una parola così ipocrita

Rispondi
avatar

Capex

circa 1 mese fa - Link

Senza eccessi Charles/Hank sarebbero stati/rimasti a “Factotum “ Non solo vino ma anche whisky e soprattutto “Boilermaker “ (whisky + birra)...marcow sempre una spanna avanti. Cheers

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.