Il futuro delle bevande alcoliche ai tempi del coronavirus

Il futuro delle bevande alcoliche ai tempi del coronavirus

di Salvatore Agusta

Nei giorni passati, mi è capitato di approfondire alcuni dati legati al settore dei consumi dell’alcol; in particolare, ho ricercato le previsioni fatte in risposta agli eventi connessi al virus covid-19.

Sebbene sia complicato andare a valutare questi fattori, specie a livello globale, qualcuno è riuscito a mettere insieme uno studio in merito, considerando diversi coefficienti e, soprattutto, estendendo l’analisi a tutti i prodotti appartenenti a questa vasta categoria.

Secondo uno studio realizzato da IWSR drinks market analysis, si stima che l’industria della produzione di alcol avrà bisogno di almeno 5 anni prima di riprendersi completamente dagli effetti negativi della pandemia. Questa mi sembra una previsione un po’ pessimista.

La primissima domanda che mi sono posto riguarda proprio l’attendibilità della fonte: chi o cosa è il IWSR?

Nel loro sito, si presentano come una intelligence che si occupa esclusivamente dei numeri legati all’alcol; la loro funzione è quella di seguire i diversi trends di questo settore, con particolare attenzione verso transazioni,valori e  previsioni dati, relativi a oltre 150 paesi nel mondo.

La loro previsione, in effetti, viene presa in considerazione da diversi siti, tra cui in beveragedaily.com  e trbusiness.com.

Decido di fare le mie ricerche e di contattare su Linkedin un paio di persone che lavorano per IWRS, tra cui anche Mark Meek, il CEO dell’azienda. Sono curioso di chiedergli su quali dati si sia basato per fornire tale previsione, ma ovviamente non mi risponde.

Tuttavia, come riportato dai precedenti siti citati, Mr. Meek si è espresso con un certo pessimismo sull’argomento. A parer suo, infatti, la crisi attuale potrebbe avere delle ripercussioni ben oltre quelle succedutesi al famoso crack dei mercati finanziari del 2008 e le sue previsioni si inaspriscono maggiormente quando tratta il tema del mercato inglese e americano.

Nell’analisi in parola, il 2019 rappresenta il punto di partenza dell’intera valutazione. Il consumo globale di alcol – in tutte le sue forme bevibili – nel 2019 ha avuto un incremento dello 0.1% in volume e del 3.6% in giro d’affari.

Si ritiene che tale incremento sia avvenuto per via della crescente presenza nel mercato di birre e soprattutto di RTD products (ready to drink products, come ad esempio cocktails in lattina e altre bevande miscelate, vendute in contenitori chiusi). Come appare evidente, la chiusura forzata di bar e ristoranti ha drasticamente ridimensionato tali valori. Infatti, sebbene il segmento dell’e-commerce abbia subito un notevole incremento, persino in paesi notoriamente statici come l’Italia, la bilancia finale ha fatto registrare un grosso decremento globale.

Tutto ciò premesso, verifichiamo più da vicino quali sono le singole previsioni per ogni tipologia di bevanda.

L’industria della birra.
Ci si attende una rapida risalita da parte della birra, certamente più rapida del vino e degli spirits. Questo dovrebbe accadere anche prima del 2024 e l’elemento positivo da rimarcare sta certamente nella soluzione outsider percorsa da diversi produttori, ovvero l’opzione della birra analcolica. L’apporto di questo prodotto dovrebbe garantire un CAGR (tasso composto di crescita annuale) pari al 8.1% il che porterebbe ad identificare il termine di riequilibrio a prima del 2024.

L’industria del vino.
Anche in questa categoria, le bollicine avranno una marcia in più, infatti sembra che, stando ai dati di preferenza, i wine consumers si dirigeranno sempre più verso questo comparto e il volume totale di consumo sarà maggiore di quello dei vini fermi per una percentuale crescente dello 0.3%. Tuttavia, appare evidente che il 2024 potrebbe non essere una data certa, servendo forse qualche ulteriore anno.

L’industria degli spirits.
I cavalli trainanti di questa categoria saranno sicuramente il whisky e gin anche se, nei mercati europei, quest’ultimo ha lasciato intendere una ripresa più lenta rispetto al previsto. La vodka, invece, sembra patire più degli altri la chiusura dei bar e la sua ripresa potrebbe completarsi solo nel 2024.

L’industria degli RTD e hard seltzers.
Questa categoria è certamente da considerare come un game changer per l’intero mercato. La loro crescita media viaggia intorno al +18.8% in valore d’affari e circa +19.6 in volume di produzione. Negli Stati Uniti, dal loro ingresso ad oggi questi prodotti hanno fatto registrare una crescita pari al 200%.

La presenza italiana in questo segmento è piuttosto bassa e spesso nel mercato si trovano aziende americane con prodotti ispirati alla cultura italiana (ad esempio spritz in lattina o bellini in bottiglia).

Onestamente, in me permane il dubbio relativo a queste previsioni.

Infatti, se per un verso la pandemia ha sconvolto le abitudini di consumo della gente, per altro verso la domanda non ha effettivamente registrato tale drastica riduzione. Pertanto, è probabile che nel breve periodo, se non vi dovessero essere ulteriori complicazioni mondiali (che so, un asteroide precipitato sulla terra, oppure l’arrivo degli alieni) i valori definiti in passato potrebbero essere più vicini di quanto ad oggi si riesca ad immaginare.

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Salvatore Agusta

Giramondo, Francia, Lituania e poi Argentina per finire oggi a New York. Laureato in legge, sono una sorta di “avvocato per hobby”, rappresento uno studio di diritto internazionale negli Stati Uniti. Poi, quello che prima era il vero hobby, è diventato un lavoro. Inizio come export manager più di 7 anni fa a Palermo con un’azienda vitivinicola, Marchesi de Gregorio; frequento corsi ONAV, Accademia del Vino di Milano e l’International Wine Center di New York dove passo il terzo livello del WSET. Ho coperto per un po’ più di un anno la figura di Italian Wine Specialist presso Acker Merrall & Condit. Attualmente ricopro la posizione di Wine Consultant presso Metrowine, una azienda francese in quel di New York. Avevano bisogno di un italiano ed io passavo giusto di là. Comunque sono astemio.

2 Commenti

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Lorenzo Biscontin

circa 4 mesi fa - Link

IWSR è la società di intelligence storicamente utilizzata dalle grandi aziende degli spirits, da Diageo in giù, per avere le informazioni sulla dimensione e trend dei mercati mondiali (per storicamente intendo che opera da almeno 30 anni. E’ qualche anno che non acquisto più i loro dati, quindi non so se è cambiato qualcosa, ma le loro fonti di informazioni erano dati secondari (tipicamente statistiche nazionali) dati che raccoglievano dalle aziende e il “sentiment” degli operatori. La previsione di ritorno di consumo di vino ai livelli pre-covid nel 2024 potrebbe essere anche ottimistica se consideriamo che la domanda mondiale di vino era già in calo dal 2019 prima della crisi. Il vino da una parte subisce la rinnovata competizione da parte di birre e cocktail che si propongono come esperienze sensoriali ricche e articolate (come il vino), ma divertenti mentre il vino continua ad essere intimorente per ampie fasce di popolazione. Dall’altra il generale calo di consumi di alcolici per ragioni demografiche (invecchiamento della popolazione di consumatori di alcolici) e culturali (diffusione della morigeratezza nel consumo di alcolici, soprattutto nelle fasce di popolazione più giovani)

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SALVATORE AGUSTA

circa 4 mesi fa - Link

A mio avviso se intendiamo la domanda come una variabile esogena, non c'è ragione di prospettare una ripresa così lenta, specie se si considera che lo stress determinato dalle odierne condizioni socio ambientali ha portato ad una crescita esponenziale del c.d. smart drinking, specie nei paesi più colpiti dal fattore virus.

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