Chianti contro Chianti: la “Gran Selezione” scatena la guerra in Toscana

Chianti contro Chianti: la “Gran Selezione” scatena la guerra in Toscana

di Leonardo Romanelli

Se la storia ha un senso, non è difficile trovare nel passato i motivi che portano oggi a scontri come quello che sta avvenendo tra il Consorzio del Chianti Classico e quello del Chianti: se la Toscana è stata la terra dei Guelfi e Ghibellini che, non contenti, si sono poi di nuovo divisi tra Guelfi Bianchi e Guelfi Neri, è piuttosto evidente che parole come “fare sistema”, “sinergie” e “strategie comuni” non riescono ad attecchire.

Questo, se vogliamo, è un male italiano: e basta allontanarsi un attimo dal Belpaese per accorgersi che la nostra comunicazione e la nostra presentazione sembra quella dell’armata Brancaleone, ma in Toscana la divisione tra campanili è ancora più accentuata.

Dichiarazioni ufficiali e attacchi virulenti si sono succeduti ieri e tutto perché il Consorzio del Chianti  ha inserito nella propria denominazione la possibilità di imbottigliare la “Gran Selezione”, un progetto che ha visto il Consorzio del Chianti Classico, fautore dell’iniziativa a partire dal 2014, anche se non può detenere l’appellazione in esclusiva.

Sgombriamo il campo dagli equivoci: nessuno ha infranto la legge nel proporre il cambiamento del disciplinare, ma si tratta sempre di buonsenso ed opportunità; regole non scritte che fanno parte del vivere comune, auspicherebbero un dialogo costruttivo che porti ad una crescita generale nel rispetto delle differenze. Invece, per come è cresciuta la querelle, fino ad arrivare allo scontro frontale, sembra che nessuno sia stato informato in maniera preventiva.

Ma le “convergenze parallele” degli anni Settanta, legate alla politica, non potrebbero essere applicate anche al settore vinicolo? Qui non c’è da schierarsi, né fare i partigiani, c’è bisogno di un tavolo comune dove ripartire per fare in modo che nessuno si faccia del male in un mercato globale, mercato che dovrebbe vederci più uniti, dialoganti e in grado di presentarci collaborativi.

Che immagine diamo all’estero, dove i due consorzi in questione vendono mediamente il 75% del loro prodotto? Sarebbe auspicabile un tentativo di mediazione da parte della Regione, ma con le elezioni alle porte, sembra difficile che questo possa accadere. Ma una telefonata preventiva? Una chiacchierata ad un tavolo? Un “negoziato” senza urla e strepiti? Siamo ancora in tempo perché nasca una bella  ripartenza, prendendo a prestito un termine calcistico.

Ma sembra che, invece di voler vincere la Champions League, la voglia sia quella di trionfare nel torneo della parrocchia.

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Leonardo Romanelli

“Una vita con le gambe sotto al tavolo”: critico gastronomico in pianta stabile, lascia una promettente carriera di marciatore per darsi all’enogastronomia in tutte le sfaccettature. Insegnante alla scuola alberghiera e all’università, sommelier, scrittore, commediografo, attore, si diletta nell’organizzazione di eventi gastronomici. Mescolare i generi fino a confonderli è lo sport che preferisce.

12 Commenti

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Paolo

circa 3 settimane fa - Link

No, gentile Romanelli. Se l'obiettivo fosse il torneo della parrocchia sarebbe già un risultato positivo! Temo, purtroppo, che qui si tratti della situazione opposta, quella ben descritta in un magistrale saggio di Carlo M. Cipolla: il tentativo di causare un danno a un altro soggetto senza realizzare alcun vantaggio per sé (o paradossalmente subendo una perdita). Perché comunque di esseri senzienti si tratta, quindi non potevano non comprendere le conseguenze della scelta "ricopio paro paro la dicitura commerciale"

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Sisto

circa 3 settimane fa - Link

Non è una dicitura commerciale, è una menzione legale, definita, prevista dal tuv per qualsiasi docg. Basta strafalcioni per piacere: l'enolegislazione non è come straparlare in libertà nella degustazione.

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Paolo

circa 3 settimane fa - Link

D'accordo Sisto, ho sicuramente errato nella dicitura. E' menzione legale, non denominazione commerciale. Ora, corretto il mio imperdonabile e insopportabile "strafalcione degno di chi straparla in libertà", veniamo al tema che l'articolo e un analfabeta come me esaminano: due consorzi che si sovrappongono dal punto di vista territoriale (mica stanno ai capi opposti della penisola), di denominazione (chianti e chianti classico, mica brunello e barolo), di semento di mercato (mica pignoletto e terrano), stanno percorrendo una strada in prospettiva virtuosa, o si stanno spingendo abbracciati verso un burrone? Sempre che la domanda non sia per te uno straparlare, una volta risolto il problema della corretta denominazione ai sensi della enolegislazione di riferimento.

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Matteo

circa 3 settimane fa - Link

Come aumentare ancora di più la confusione nei consumatori!! Che oggi stentano a riconoscere la differenza fra le due denominazioni!!!!

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Maurizio

circa 3 settimane fa - Link

Il problema è atavico e riguarda il fatto che Chianti e Chianti Classico sono assolutamente confondibili, creando così una serie di imbarazzi e incomprensioni come questa. "Gran Selezione" è una menzione prevista per legge per vini DOCG, qualunque denominazione può decidere di fregiarsene, non è certo appannaggio del Chianti Classico. Scommetto che se il Brunello avesse deciso di fare Gran Selezione non ci sarebbero state polemiche. Dato che l'introduzione del Chianti Gran Selezione è stata votata ad ampia maggioranza e che molte aziende che votano per il Chianti producono anche Chianti Classico sarebbe interessante conoscere il parere di questi, dato che sicuramente parecchi di loro hanno votato a favore.

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Sisto

circa 3 settimane fa - Link

Bravo, finalmente qualcuno che non straparla ma studia.

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MG

circa 3 settimane fa - Link

La cosa che fa male sono proprio quei produttori che fanno sia CC che chianti ed hanno votato a favore, sembra senza neppure informare i propri colleghi del CC. Io non sono un fan della Gran Selezione nel CC ma ovviamente una copiatura del genere era da evitare assolutamente. Purtroppo non credo si torni indietro, ma spero vivamente che qualcosa venga fatto.

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Aurora N

circa 3 settimane fa - Link

La gran selezione è stata una grande trovata commerciale per rilanciare l'immagine del Chianti. Per tornare a fare parlare del Chianti. Fu merito di Sergio Zingarelli, presidente del consorzio e proprietario di rocca delle macie. Azienda che tra l'altro anno dopo anno migliora.

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Aurora N

circa 3 settimane fa - Link

Del Chianti classico ovviamente.

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Andrea Gori

circa 3 settimane fa - Link

un lapsus che spiega molto del casino che verrà ;-)

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Anulu

circa 3 settimane fa - Link

"Dichiarazioni ufficiali e attacchi virulenti si sono succeduti ieri e tutto perché il Consorzio del Chianti ha inserito nella propria denominazione la possibilità di imbottigliare la “Gran Selezione”, un progetto che ha visto il Consorzio del Chianti Classico, fautore dell’iniziativa a partire dal 2014, anche se non può detenere l’appellazione in esclusiva." Sta frase è ostrogoto però eh

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Sisto

circa 3 settimane fa - Link

Ma quelli del Chianti classico sanno usare google? In Italia, gran selezione la può usare qualsiasi DOCG , da 3 anni, ripeto: qualsiasi DOCG. Una volta che la commissione UE approva, va bene a tutti, non è previsto chiedere il permesso preventivo ad un'altra docg. Neppure la telefonata. Gran selezione è una menzione trasversale come lo sono superiore, riserva, novello, frizzante, spumante, uve stramature, etc.

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