Assaggi con Mario Pojer verso l’infinito e oltre

Assaggi con Mario Pojer verso l’infinito e oltre

di Jacopo Manni

Mario Pojer si presenta con il suo tipico baffo gipsy, le sue casse di vino e una gelatiera casalinga che sembra uscita fuori da qualche televendita degli anni ’90 di Giorgio Mastrota. La userà per sboccare il suo Zero Infinito.

Inizia a sciorinare i suoi soliti discorsi super tecnici inframmezzati da grandissime gag di chi ha un vissuto straordinario. Come quella volta quando negli anni 70 portarono il primo chardonnay italiano negli Usa scrivendo Chardonnaj con la J.

“Eravamo ragazzi capelloni e non c’era mica il cellulare o quel cazzo che l’era a quei tempi”. Oppure di quando iniziava a conoscere gli altri produttori pisciandoci insieme ai bagni degli autogrill di tutta Europa mentre andava alle varie fiere.

Iniziamo dopo varie gag e risate a parlare del suo Zero Infinito. La sua idea era quella di fare un vino con zero chimica in vigna e zero in cantina, come dice lui stesso “tornare indietro per fare il vino del futuro”.

La varietà che utilizzano è 100% Solaris una varietà Piwi nata nel 1975, come la loro azienda tra l’altro, dopo oltre 100 anni di ibridazioni. Unico antiossidante che utilizzano è il solo lievito dell’uva, antica tecnica rubata al lambrusco e al prosecco col fondo prima delle autoclavi e delle filtrazioni sterili. La banalità di fare il vino solo con l’uva, pensare all’uva come unico prodotto che si trasforma in vino.

Il lievito che utilizzano al 70% viene formato qualche giorno prima della vendemmia facendo fermentare piccole masse d’uva per fare lievito madre. Il restante 30% è lievito paradoxus che di solito vive nei boschi ma che loro sono riusciti a ricavare dalle proprie vigne a ridosso del bosco. Paradoxus che si è rivelato perfetto per la loro idea di vino rifermentato in bottiglia perché porta al vino una fresca nota di bergamotto.

Schermata 2021-05-06 alle 20.13.14

Gli assaggi
Zero infinito – L’agitato
(La bottiglia viene agitata per rendere torbido il vino con i lieviti in sospensione)
Il colore è velato, un beige chiaro o grigio avorio, classico dei lieviti.

Al naso il bergamotto arriva fresco e inebriante poi zagara, agitandolo la buccia di pompelmo esce fuori insieme ad un verde prato di primavera.In bocca è citrino, una fresca limonata, o meglio un gin tonic sapido fatto bene con un buon gin aromatico. Dà in bocca una astringenza netta e fresca quasi tannica. Sempre in bocca ritorna la frutta e il bergamotto a lasciare un profumo di prato primaverile, ghiaccio e sole caldo che fa venire voglia di berne a ettolitri al primo pic-nic della bella stagione.

Zero Infinito – Lo sboccato (I lieviti vengono eliminati grazie alla “gelatiera” che li congela e ne permette l’eliminazione)
Si svela con un bel perlage. Al naso molto più vibrante, teso e verticale dell’agitato. Elegante.

Il bergamotto è sempre lui ma sprigiona un floreale molto più delicato e austero, odora di sambuco e poi la pesca gialla, di timo e una nota di gesso. In bocca entra soave e pungente, ma il marker del vulcano e dei suoi terreni esce in crescendo nella sua bella sapidità e lunghezza. La bevuta va giù liscia e di grande godimento. Ricorda bene una Blanquette del Limousin.

Ovviamente il buon Mario si era portato da casa un paio di bombe da sparare oltre allo Zero Infinito. E noi sempre ovviamente ce la godiamo da dio.

Riesling e Kerner 1993 prova in damigiana per il loro Essenza.
Il colore è oro lucente che ti fa venire voglia di possederlo come a una gazza ladra.

Il naso è un vortice di miele di acacia, caramella Rossana, ginestra, curcuma, noce moscata, pietra bagnata, torrefazione. In bocca ha un acidità impressionante per essere un 28enne.

Mario dice che non ha idrocarburo perché il 97 è stata una annata calda. Bere questo vino uscito da solo una o due damigiane di prova fa un bell’effetto epifanico da privilegiato.

Alla fine il buon Mario tira fuori il coniglio dal cilindro, e da sotto il baffo si vede che ne gode come un riccio. Rovistando nella sua personale cantina ha tirato fuori una bomba a mano. Un Amarone del ’71 di Tommasi, ma non quel Tommasi lì attenzione, sarebbe troppo facile. Questo è un Tommasi di Negrar amico suo che faceva, con parole sue, “il vecchio amarone come dovrebbe essere, non come quello di oggi che si è sputtanato più dell’aceto balsamico di Modena.”

Lo apre con le pinze e la piuma alla Pinchiorri (sono vecchi amici).

Schermata 2021-05-06 alle 20.11.33

Ne esce un profumo di cardamomo, caffè, mandorla tostata, anice stellato, bastoncino di liquirizia, rabarbaro, noce e tamarindo praticamente sembra di stare davanti al banchetto dei dolci a una sagra di paese anni 70. In bocca entra morbido e suadente, sembra la seta di una biancheria nera da letto sexy. E’ persistentissimo con un tannino accennato dolce levigato e setoso. Marmellata e prugna cotta scordatevela. Questo è un vecchio saggio ancora vivo che lotta insieme a noi.

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Jacopo Manni

Nasce a Roma ma si incastella a Frascati dove cresce a porchetta e vino sfuso. L’educazione adolescenziale scorre via in malo modo, unica nota di merito è aver visto dal vivo gli ultimi concerti romani dei Ramones e dei Nirvana. Viaggiatore seriale e campeggiatore folle, scrive un libro di ricette da campeggio e altri libri di cucina che lo portano all’apice della carriera da Licia Colo’. Laureato in storia medievale nel portafoglio ha il santino di Alessandro Barbero. Diploma Ais e Master Alma-Ais, millantando di conoscere il vino riesce ad entrare ad Intravino dalla porta sul retro.

11 Commenti

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andrea celant

circa 1 mese fa - Link

con le pinze ok, ma come sarebbe con la piuma?

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Jacopo Manni

circa 1 mese fa - Link

Nel metodo portoghese dopo le pinze arroventate si passa sul collo della bottiglia una spennellata d acqua fredda. Pinchiorri usa in maniera più scenografica una penna che credo essere di pernice.

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Daniel PC

circa 1 mese fa - Link

Eccolo https://www.youtube.com/watch?v=ZGPo-X_eJRQ

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franco

circa 1 mese fa - Link

Ciao, il signor Pojer quale versione preferisce dello zero infinito? L'agitato o quello pulito? Perchè? Grazie

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Jacopo Manni

circa 1 mese fa - Link

Mario Pojer si è divertito come un pazzo a farci bere la differenza.Avere due vini praticamente diversi.Non lo dirà nemmeno sotto tortura, e non lonha detto infatti, ma io credo proprio che preferisca la versione “pulita”.

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Stefano

circa 1 mese fa - Link

Solo perché ( te lo avrà detto) usa la poltiglia con i lieviti rimasti per farci il risotto

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Jacopo Manni

circa 1 mese fa - Link

Ciao Franco, in realtà il gioco era proprio quello di dimostrare come possano diventare due vini diversi.Non ha espresso preferenze, godeva e lasciava godere le differenze.

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Francesco Romanazzi

circa 1 mese fa - Link

Che io sappia la Blanquette è di Limoux anziché Limousin, ma potrei sbagliare. Comunque anch'io sono curioso di sapere quale delle due versioni abbia più senso secondo il produttore, e anche secondo l'autore del post.

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Pojer e Sandri

circa 1 mese fa - Link

Mario dice: "In realtà la versione pulita al naso è quella che apprezzo di più floreale, fruttato, integro-cristallino. Al gusto preferisco quella agitata torbida, più struttura, più sapidità,  più lunghezza. Per assurdo ci vorrebbero due bicchieri da uno si annusa e dall'altro si beve. Comunque libertà assoluta. Il 90% delle persone nel bicchiere lo versa torbido." Sboccatura alla glace https://youtu.be/5Mqi7ry2g8Y Stappatura tappo corona https://youtu.be/CsrM7LrPUqo

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hakluyt

circa 1 mese fa - Link

La "stappatura tappo corona" è spettacolare !!! Mai visto fare una cosa del genere...

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BT

circa 1 mese fa - Link

ho bevuto quello torbido e non ricordo ne esistesse uno pulito. per me è un vino eclatante, almeno in bocca. il naso non lo ricordo sinceramente, ricordo però che la torbidità è solo all'occhio ma non in bocca.

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