Chi vince la sfida del vino tra Italia e Francia

Chi vince la sfida del vino tra Italia e Francia

di Vincenzo Le Voci

L’orgoglio nazionale nelle chiacchiere da bar ci spinge spesso a snocciolare frasi ad effetto del tipo: ”non abbiamo niente da invidiare ai cugini francesi” , “noi italiani siamo gli unici a produrre un vino secco da appassimento che non ha rivali al mondo”, oppure, “ in Francia sono superiori solo nella gestione del marketing” etc..

Nella mia piccola carriera da degustatore, ho assaggiato più volte alcuni tra i più grandi vini italiani e francesi ma non ho mai partecipato, prima di oggi, ad una degustazione con i migliori produttori delle migliori regioni vinicole dei due Paesi sopracitati.

Da qui nasce l’idea di organizzare la grande sfida: Italia contro Francia.

Gli appuntamenti con questa goliardica battaglia sono stati due, spalmati nell’arco di due anni. Di seguito le mie note di degustazione e i verdetti delle singole sfide. È evidente che in eventi del genere non c’è nessun criterio logico o pretesa didattica, solo spirito goliardico tra amici innamorati di questa passione che bevono per edonismo utilizzando il confronto come gioco e mezzo per crescere insieme in questo meraviglioso percorso.

Dimenticavo, dove possibile, ho cercato di paragonare vini della stessa annata o annate simili, per non sfalsare troppo i confronti.


Prima degustazione


Prima però un piccolo aperitivo: Krug Champagne Vintage 2004 e cosa c’è di meglio di un Krug Vintage 2004? La risposta è ovvia, un Krug Vintage anni ’90!

Giovanissimo, gli aromi di caffè tostato che tanto piacciono agli amanti di questa grande Maison sono un’eco lontano,saranno più evidenti con gli anni, adesso regna la parte fruttata e floreale, è energico e tagliente. Il primo 2004 bevuto non mi aveva convinto per niente, questo invece è piaciuto molto a tutti, vedremo come proseguirà la sua parabola evolutiva. Se mesi fa era una bocciatura, adesso è una promozione piena.

Primo match in bianco.

Valentini Trebbiano d’Abbruzzo 2013
Solito registro fatto di profumi di camomilla, fieno e frutta a polpa bianca, nessuna deviazione aromatica, tutto molto composto. In bocca la parte migliore, struttura e acidità non mancano di certo, ció che manca è l’equilibrio che arriverà tra tanti anni, perchè si sa, il bianco di Valentini è un vino longevo, che ha bisogno di tanto tempo per mostrarsi nella sua completezza.

Domaine Leflaive Puligny-Montrachet Les Folatières 2013:
Simile a molti 2013 assaggiati di recente, è dritto e minerale, in questo caso la fervida acidità caratteristica dell’annata si amalgama bene con la componente salina che frena la salivazione e dà profondità. Il sorso è granitico, di grandissima persistenza, ottima bottiglia che sono sicuro, crescerà ancora negli anni a venire.

Il tavolo è diviso, 4 partecipanti votano Valentini, 6 Leflaive.

Primo match in rosso.

Chateau Rayas Châteauneuf-du-Pape 2006
La trasparenza è tale da permetterti di scrutarne l’anima, luminoso il colore, inebriante il profumo, incenso, garrique, inchiostro, fichi, fragola matura, sangue. Di consistenza quasi impalpabile, in grado di penetrarti dentro e di lasciare un segno indelebile dritto al cuore. Uno dei vini più mitici del Rodano e dell’intera Francia in una versione magnetica.

Soldera Brunello di Montalcino Case Basse Riserva 2006
Sono passati solo pochi mesi dalla scomparsa del Signor Gianfranco Soldera, ma l’eredità che ci ha lasciato continuerà a farci sognare per ancora tanto tempo, come questo Brunello 2006 che parte trattenuto per poi sbocciare e impreziosirsi di venature agrumate e ferrose. Come Rayas, gioca il campionato dell’eleganza ma ha una trama più grintosa, risaltano maggiormente le componenti dure ma si tratta di sottigliezze, due grandi vini.

Anche in questo caso il tavolo è diviso, 6 a 4 per Rayas.

Secondo match in rosso

Rousseau Clos Saint Jacques 2008
Servirebbe un articolo intero per raccontare la storia del Cru Clos Saint Jacques e altri due per narrarvi le gesta dei mitici vini di Rousseau, per cui mi limiterò a scrivere le mie impressioni sul vino di oggi.

Premier Cru di nome, Grand Cru di fatto e nelle mani di Rousseau diventa uno dei vini più emozionanti di tutto il panorama Borgognone. L’archetipo di ció che deve essere un grande vino rosso di Borgogna.

La complessità aromatica stordente, l’eleganza nel sorso, il ristoro che si prova dopo averlo assaggiato, il tutto arricchito da una freschezza nordica caratteristica dei rossi di Borgogna targati 2008. Grande vino e per alcuni, vino della giornata.

Giacomo Conterno Barolo Monfortino 2008
La scelta di Conterno di far affinare un anno in meno in botte il suo Barolo 2008, ha fatto sì che la parte floreale sia esasperata e domini su un corredo aromatico fatto da profumi di ciliegia,iodio e anguria. La trama è setosa, il tannino saporito e di estrazione chirurgica, nulla è lasciato al caso, si riesce a toccare con mano la maniacalità di Roberto Conterno ad ogni sorso.

In questo match, Francia schiaccia Italia, 8 a 2, strano ma vero.

Terzo match in rosso.

Chateau Haut Brion 1998
È arrivato il momento di avvicinare il naso al bicchiere più camaleontico di tutta la degustazione; la dinamicità dei premier di Bordeaux è cosa nota e non sarà certo un Haut Brion 1998 a smentire questa fama. Gelatina di frutti di bosco, tabacco, grafite, cola, una stratificazione da paura. Si percepisce la solita immortalità da premier anni 90 ma è giá un liquido in grado di emozionare.

Miani Calvari 1998
Uno dei vini Italiani più rari in circolazione, prodotto in circa 500 esemplari  l’anno. L’ultima annata in commercio è stata la 2006. Il colore è molto scuro, più simile al nero che al rosso, impenetrabile, basta far roteare il vino nel bicchiere per scorgerne la densità.

Di gioventù imbarazzante, frutta sotto spirito, smalto, cioccolato, il tutto contornato da un soffio di volatile. All’assaggio conferma la sua natura scura, ma lungi dall’essere impacciato o caricaturale, c’è freschezza e spessore. Forse un vino poco contemporaneo visto i tempi che corrono dove si cerca immediatezza e trasparenza, ma rispecchia i canoni del classico vin de garde, un pezzo di storia del vino Italiano.

Otto persone votano per Chateau Haut Brion,  due per Miani.

Bottiglia extra.

Quintarelli  Amarone della Valpolicella 1998
Introduco la descrizione di questa bottiglia con una storia che mi è stata raccontata da un amico presente alla degustazione. Siamo nell’estate del 1974 e la famiglia reale olandese decide di diventare cliente  dell’azienda di Negrar, quindi mandano un furgone in Valopolicella per ritirare alcune casse di vino.

A questo punto, il maestro Giuseppe Quintarelli domanda agli emissari se il furgone fosse munito di uno spazio climatizzato apposito per il trasporto. Gli olandesi rispondono in maniera negativa, ed il Bepi rifiuta di fargli trasportare il vino in quelle condizioni, con la promessa che glielo avrebbe spedito ad ottobre:” il mio vino in estate non viaggerà mai fino in Olanda in questo modo”.

Fatto sta che i reali per avere il vino il prima possibile, sono costretti a inviare a Negrar le loro Rolls Royce di ordinanza, munite di aria condizionata. Solo a queste condizioni il signor Quintarelli decide di far viaggiare il suo vino.

Un grande uomo.

Passiamo alla descrizione dell’amarone di oggi: frutta matura sottospirito, prugne secche, cioccolato, mandorle, l’ingresso morbido e glicerico si stempera in muro di tannini e acidità. Vitale e fuori dagli schemi, ottima bottiglia.


Seconda degustazione


Primo match, bollicine.

Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2002
Considerata pressoché all’unanimità come la migliore bollicina Italiana, è un 100% Chardonnay come il rivale con cui si scontra.

Nel bicchiere si presenta in splendida forma, note tostate e di caffè la fanno da padrone. All’assaggio è più composto e cremoso di Ulysse Collin, ha meno struttura e carattere, sembrerebbe un 10 a zero secco per il francese, ma due del gruppo al fotofinish danno la loro preferenza al Giulione nazionale.

Ulysse Collin Les Roises sb 2016
Uysse Collin è per quanto mi riguarda il miglior “discepolo” di Anselme Selosse. I suoi, sono champagne che richiedono tempo, necessario per distendere e addomesticare una materia imponente e far digerire i residui di affinamento quasi sempre avvertibili in gioventù. Les Roises è il nome del Liuex-Dits a Concy da cui viene prodotto questo mitico champagne. Profumi floreali e di nocciola, nachos e salsa di pomodoro a seguire, doppiamente più energico e travolgente del Giulio, lo sovrasta anche in persistenza gustativa strappando una vittoria per 8 a 2.

Dom Perignon P2 2002
Bottiglia extra e fuori concorso ma che merita una descrizione. Ha intensità e complessità aromatica di un gradino superiore rispetto alle altre due bollicine. Classico spartito da Dom Oenothèque farcito da aromi di ostrica, iodio e polvere da sparo,  con una percentuale di frutta tropicale più pronunciata del solito.

Per i miei gusti caldo ed affettato in bocca, più largo che dritto, manca un po’ di spinta ma potrebbe fare breccia nei cuori di  appassionati alla ricerca di cremosità e ampiezza, mi riferisco in particolare al popolo femminile. Nel complesso una buona riuscita, non a livello del mitico Oenothèque 1996 ma più interessante del P2 98.

Primo match rossi.

Valentini Montepulciano d’Abruzzo 2013
Produttore che non ha bisogno di presentazioni, per taluni è la storia del vino italiano, per altri un buon produttore che non merita tutto il blasone per via di una forte variabilità. Il suo Montepulciano non viene prodotto tutti gli anni e credo sia l’unico vino in degustazione che maturi in botti di castagno. Si concede poco alla volta e mai del tutto, probabilmente per via dell’eccessiva gioventù.

È il timido del gruppo, i profumi che emana ricordano la viola, le olive in salamoia, il caffè, l’amarena, tutto molto sussurrato. Peso leggero, ma sorso contratto, scorre sul palato senza dare scosse o provocare sussulti, da rivedere tra qualche anno. Il primo degli ultimi.

Clos Rougeard Saumur Champigny les Poyeux 2012
Oggi giornata di grandi nomi e non poteva certo mancare un vino dei fratelli Focault. “Senza Clos Rougeard la denominazione Saumur Champigny andrebbe pesantemente ridimensionata” diceva Giovanni Ascione. Vino gioioso, suadente, festoso.

Dal bicchiere esplodono profumi di pompelmo e lamponi, adornati da venature di peperone arrostito e rosmarino. In bocca è elegante, sottile, raffinato, per alcuni fin troppo esile, non per me. Gran bel vino e dieci a zero per la Francia.

Secondo match rossi.

Barolo Giacosa Falletto vigna le Rocche riserva 2011
Vino di punta di casa Giacosa, un monopole direbbero i francesi, le vigne da cui viene ricavata questa riserva raggiungono i 400 metri d’altezza e sono tra le migliori di Serralunga d’Alba. A mio avviso annata interpretata in maniera magistrale dal produttore, dove la dolcezza del frutto è elevata all’ennesima potenza ma lungi dal peccare di leziosità, è gioia e ricchezza. Si viene investiti da una marea di fragoline di bosco e rose macerate, spezie dolci e sbuffi balsamici.

Tannino ricamato, sorso sapido e intenso, avvolto da un frutto dolce che accompagna e non frena un finale molto persistente. Era ottimo appena messo in commercio, grandioso dopo qualche anno, meraviglioso adesso.

Rousseau Clos Saint Jacques 2013
È il CSJ di Rousseau più giovane che abbia mai assaggiato in vita mia, motivo per il quale prima di berlo avevo delle riserve sulla sua performance ma, a dimostrazione del fatto che fare previsioni sul vino è un esercizio alquanto inutile, mi sono dovuto ricredere.

Delizioso il frutto, puro, definito. È il bicchiere più poliedrico, espressivo e camaleontico di tutta la degustazione, alterna profumi caldi e freschi, dolci e speziati, incenso, rosa e  caramella alla fragola sono solo alcuni. È fresco e slanciato ma profondo, si percepisce il potenziale ma è già di mirabile bontà.

Nonostante abbia di fianco un mostro come il Barolo di Giacosa il risultato è dieci a zero per Rousseau, ma è stata una grande sfida.

Terzo match rossi.

Chateau Rayas Châteauneuf-du-Pape 2001
È la quarta bottiglia che bevo di questa annata e, ad esclusione di un’esperienza poco piacevole, si conferma un grandissimo vino. Frutto maturo, garrigue e ferro, è carnoso e più caldo del Brunello ma più persistente e stravagante. È stato uno scontro molto combattuto, perché Soldera a tavola è imbattibile ma Rayas ha più fascino ed è più sfaccettato.

6 a 4 per Francia.

Soldera Brunello di Montalcino Case Basse Riserva 2001 L F68 Intistieti
Nella verticale di Soldera a cui ho partecipato tempo fa, i 2001 (uso il plurale in quanto abbiamo assaggiato entrambi i lotti) furono tra i vini migliori della giornata, ma anche in altre occasioni si è sempre dimostrato un millesimo di innegabile valore; e questa volta vi chiederete? Beh, anche in questa occasione ha dimostrato di essere un cavallo di razza, ha polpa, energia, freschezza, carattere, è flessuoso al naso e arcigno in bocca, accontenta i degustatori che vogliono farsi coccolare da aromi suadenti e chi cerca il sorso cazzuto.

Insomma un vino con le palle quadrate.

Amarone Quintarelli 2003
Profumi dolci e canditi, fichi maturi, frutta secca, molto Quintarelliano. L’ingresso è dolce per via di un residuo sicuramente inferiore alle versioni anni ’90, ma comunque percepibile; a supporto una freschezza insolita visto l’annata ma molto utile a veicolare e bilanciare un sorso che risulta grintoso. Ottima prestazione tanto da strappare un bel pareggio.

Chateau Lafite Rothschild 2003
Azienda leggendaria e tra le più rinomate non solo di Bordeaux. Probabilmente il più elegante dei Premier Grand Cru Classé e purtroppo anche il più costoso. Il 2003 è un 100 punti Robert Parker eppure non è tra i migliori che abbia assaggiato, complice forse la giovane età. Mix di frutta matura, sottobosco e grafite. In bocca è ancora molto giovane e opulento, fatica a distendersi anche con una sosta prolungata nel bicchiere. Vorrei riassaggiarlo tra qualche anno ma i prezzi non proprio amichevoli scoraggiano l’acquisto.

In conclusione: due giornate molto interessanti e divertenti, al punto che mi è venuta voglia di organizzarne una terza, vi aggiornerò in futuro se ci sarà occasione.

 

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Vincenzo Le Voci

Farmacista con un passato da bevietichette spinto in via di redenzione, beve tanto e di tutto dal naturismo estremo alle bombe certificate passando per il vinoverismo che non dissangua e convince. Non è tipo che si perde in chiacchiere e va dritto al punto

31 Commenti

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Lanegano

circa 4 mesi fa - Link

Ne usciamo decisamente malconci....

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Maurizio

circa 4 mesi fa - Link

"È evidente che in eventi del genere non c’è nessun criterio logico o pretesa didattica, solo spirito goliardico tra amici innamorati di questa passione che bevono per edonismo" Quindi perché fare un articolo e non limitare le considerazioni agli amici?

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gino guidolin

circa 4 mesi fa - Link

è il futuro vinogodi,onnipotenza da beva compulsiva autoreferenziata antanizzata

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franco

circa 4 mesi fa - Link

Perchè è comunque un modo di affrontare la realtà, la quale non sempre si esplica logicamente. Saluti

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Antonio Tomacelli

circa 4 mesi fa - Link

Perché è il post più letto degli ultimi 7 giorni?

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Luca Miraglia

circa 4 mesi fa - Link

Poche volte ho letto un post più autoreferenziale di questo (e sì che sono su Intravino, quotidianamente, da un bel pò di anni!), pieno di aggettivazioni ripetitive ed ultronee. E, in questo periodo, francamente anche fastidiose...

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franco

circa 4 mesi fa - Link

cominciate a sbattervi per bere quei vini, anzichè giudicarli,senza averli mai assaggiati e giudicare chi scrive . Per me, che qualcosa l'ho assaggiato a spese del mio esiguo portafoglio, questi racconti sono oro colato perchè sono occasioni di confronto.

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Eb2323

circa 4 mesi fa - Link

Perché altrimenti non sarebbe appagato l'edonismo.

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Rino

circa 4 mesi fa - Link

da entrambe le parti sono stati schierati dei veri bomber...sarebbe interessante sapere in cosa i nostri cugini d'oltralpe ci sovrastano vista la schiacciante vittoria perché nelle descrizioni dei match non viene menzionato,

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vincenzo

circa 4 mesi fa - Link

Il livello qualitativo dei vini in molti casi era il medesimo, è stato il gusto personale dei partecipanti a decretare i vincitori. Tranne in un paio di casi, nessun vino ha sovrastato il suo avversario.

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andrea celant

circa 4 mesi fa - Link

sarebbe interessante anche una sfida tra vini per tutte le tasche...

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vincenzo

circa 4 mesi fa - Link

Sarebbe molto interessante..

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Marco

circa 4 mesi fa - Link

Ed a parità di prezzo. Credo che tra gli 80 ed i 120 euro si compri il meglio del barolo eccetto i soliti 3 o 4 . Cosa si compra per quel prezzo in Francia? Oramai in Borgogna siamo a livello di village e forse non di produttore di primo piano, ed a Bordeaux qualche second vin... Idem per i bianchi: a parte qualche mostro sacro, diciamo che tra i 25 ed i 50 si può bere il meglio della produzione italiana; che cosa si beve con quella cifra nelle zone blasonate di Francia?

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Marco

circa 4 mesi fa - Link

Nooo con cifre fra 25 e 50 bevi molto bene anche in Francia ........

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Marco

circa 4 mesi fa - Link

Magari.... se hai suggerimenti (reperibili online o in enoteca) sono assolutamente graditi.

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valentino

circa 4 mesi fa - Link

non si capisce se chi beveva sapeva che vino stesso bevendo

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Giorgio

circa 4 mesi fa - Link

Il tutto al modico prezzo di?

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Ziliovino

circa 4 mesi fa - Link

mmhh, vedo che il risultato rode a molti... per me articolo interessante, scritto in modo appassionato. credo che cambiando i vini e le annate potremmo avere risultati completamente diversi, ma se ci fossiliziamo sul risultato finale...

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Spetnat

circa 4 mesi fa - Link

E sticazzi nessuno ce li mette?

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Stefano

circa 4 mesi fa - Link

:-)))) sposo anche io il "lodo Schiavone"

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Marcello Sensi

circa 4 mesi fa - Link

Gradirei conoscere un particolare tutt'altro che trascurabile: gli assaggi sono stati effettuati ad etichette coperte? Se cosi' non fosse stato, il risultato sarebbe certamente falsato. Dinanzi al blasone di certe maisons d'oltralpe e' scontato l'essere soggetti ad un quid di sudditanza psicologica. E poi, a dirla tutta, contrapporre Valentini a colossi siffatti sembra una riproposizione della tenzone tra Davide e Golia. Con la differenza che, stavolta, il gigante ha asfaltato il pigmeo...

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marcow

circa 4 mesi fa - Link

Marcello Sensi: "Gradirei conoscere un particolare tutt'altro che trascurabile: gli assaggi sono stati effettuati ad etichette coperte?" ____ Caro Marcello, non so se segui con attenzione, e non distrattamente, i dibattiti. Perché questa domanda potrebbe risultare oscena. __ Riprendo la domanda di Maurizio che ha avuto il merito di movimentare il dibattito. Io dico la mia. 1 Trovo interessante che sia stata una DEGUSTAZIONE MULTIPLA(fatta da più palati diversi che si confrontano) (v. Metodo Sisto) 2 Se la degustazione si rivolge a un PUBBLICO deve avere delle caratteristiche specifiche e diverse da quella di una bella serata passata con gli amici? In questo senso ho... interpretato... il commento di Maurizio(che può benissimo avere un altro senso). 3 Io penso di si. E cosa dovrebbe avere una degustazione rivolta al pubblico? Maggior rigore. Adottare dei criteri di degustazione che garantiscano il lettore. 4 Quali sono questi criteri? Ne abbiamo discusso in più dibattiti (v. Metodo Sisto) Marcello Sensi, sfidando la platea, ne ha indicato uno, ma forse il più importante.

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Maurizio

circa 4 mesi fa - Link

Grazie Marcow, sì, per quanto mi riguarda il significato del mio commento l'hai colto e lo ribadisco: che senso ha un post del genere, legato a una degustazione senza metodo, né capo, né coda? A partire dagli abbinamenti tra i vini, fino all'approccio seguito. È una bella degustazione goliardica tra amici, di quelle che di norma trovano spazio nei gruppi whatsapp degli interessati. Sì certo, può fare visualizzazioni, come le fanno i centinaia di post sui social con etichette ben più clamorose, ma francamente mi aspetterei qui più attenzione ai contenuti che ai risultati pratici. Detto questo, se la linea editoriale, come è stato spiegato sopra è: "pubblichiamo roba che fa più clic", se ne prende atto, nessun problema.

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Antonio Tomacelli

circa 4 mesi fa - Link

Queste degustazioni servono a ricordarci che il vino è anche divertimento, condivisione tra amici e leggerezza. Godetevela, ogni tanto, ché "un altro vino è possibile".

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Marcello Sensi

circa 4 mesi fa - Link

In tale ottica, allora, nulla quaestio

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Lanegano

circa 4 mesi fa - Link

Strike out del Direttore ! Ricordare ogni tanto che il vino è anche divertimento e condivisione fini a se stessi credo sia cosa buona e giusta. Soprattutto dopo 15 mesi orribili come quelli appena trascorsi. Ben vengano anche articoli 'non tecnici', un pò caciaroni e colorati. Prosit to everybody.

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gino bacci

circa 4 mesi fa - Link

queste degustazioni servono a ricordarci che chi ha i quattrini si diverte di più di quello che non li ha,ahhahah

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gino bacci

circa 4 mesi fa - Link

questo post è poco pop e molto radical chic

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marcow

circa 4 mesi fa - Link

Non è che tutti i film comici fanno ridere. Infatti ognuno ha i suoi comici preferiti. Perché la comicità di altri comici non lo diverte. È un dato di fatto facilmente rilevabile anche tra i nostri amici e conoscenti. __ Il dibattito è interessante 1 Conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, un principio: non a tutti piacciono gli stessi post. E, spesso, i commentatori sono profondamente divisi sul gradimento dell'articolo che leggono ed esprimono opinioni diverse (sullo stile e sul contenuto) È facilmente verificabili anche in altri dibattiti. (Questo principio si può applicare anche ai commenti e ai commentatori e... si applica) 2 Secondo me, questo non è difetto, non è un limite di Intravino ma, anzi, è un valore aggiunto del blog e, secondo me, che attrae i lettori. Intravino si rivolge a un pubblico vario ed eterogeneo che può trovare temi e argomenti di varia natura sul discorso intorno al vino. E può soddisfare GUSTI DIVERSI (sul vino, sui post, sui redattori, sui commentatori ecc...

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Sisto

circa 4 mesi fa - Link

@ Marcow + Maurizio. Se non fossi stato citato, non sarei intervenuto (non lo faccio mai per articoli di questo genere). Comunque, in questo caso, mi basta la spiegazione sopra del sig. Tomacelli: come è noto, io boccio tutto ciò che "vorrebbe" sembrare affidabile, l'aurea mediocritas (quello che talune associazioni che si occupano di mescita e presentazione del vino chiamano "degustazioni"). Io sono per i due estremi: o assaggi scientifici, normati e, va da sé, barbosi (quelli di cui mi occupo principalmente io) o, all'altro estremo, giocose bevute tra appassionati. Quindi va tutto bene, ci mancherebbe, giusto ogni tanto metterla così, come dicono i citati e poi ricommentato da Marcow. Se posso, la prossima volta si potrebbe provare con vini sotto i 12 € (come voi mi insegnate, il prezzo sotto il quale c'è il 92% del vino consumato). Ecco, in questo caso interverrei di sicuro perché è la mia fascia di studio.

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Teddywine

circa 3 mesi fa - Link

Sinceramente, uno degli articoli più non-sense di sempre, da quando seguo e leggo Intravino. Non me ne voglia l'autore, per questo mio commento tranchant: sono solo deluso e sincero.

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