Message in a OneHope bottle | La solidarietà è il business del futuro?

di Alessandro Morichetti

OneHopeBusiness e solidarietà sono due parole che faccio fatica a mettere nella stessa frase. Sarà che l’immagine della suorina operosa stona da bestia con quella del manager rampante, sbarbato di fresco, Blackberry d’ordinanza e marketing oriented. Luoghi comuni, ovviamente.
La realtà è che sono invidioso di gente come Jake Kloberdanz. Nel 2005 era il responsabile vendite del gruppo Gallo – uno dei più grandi distributori di vino al mondo – su Los Angeles. Vagheggiava l’idea di costruire un marchio impegnato in cause utili ma nulla più, era ancora troppo forte il coinvolgimento nel business puro. Nell’aprile 2006 la svolta: ad un suo caro amico viene diagnosticato il linfoma di Hodgkin e nella mente di Jake scatta un click definitivo, è giunta l’ora. Insieme a 7 colleghi abbandona un posto sicuro alla Gallo per avviare il progetto OneHope. Grazie alla partnership con Sonoma Wine Co. e all’enologo David Eliot servono poche settimane per mettere in circolazione le prime bottiglie.

Sento già una domanda che ronza: e allora? La novità di OneHope – impresa rigorosamente profit – sta nel destinare il 50% dei ricavi a partner impegnati nelle cause più nobili. Bevendo Cabernet Sauvignon finanziate la sensibilizzazione sull’autismo mentre comprare Chardonnay aiuta a sconfiggere il cancro al seno. Insomma, ad ogni bottiglia è “abbinata” una causa e l’impegno civile non è collaterale bensì fondante del progetto. 5 bottiglie per 5 cause, il business è decollato e ora si possono reperire i vini OneHope in ristoranti e negozi di 14 stati americani, che diventano 33 considerando le vendite online. Basti pensare che per una cassa mista con tutte e 5 le etichette ci vogliono 120 dollari, mica bruscolini eh.
Sia chiaro, alcuni accostamenti sono discutibili: nulla da eccepire su Merlot-sensibilizzazione all’Aids e Sauvignon Blanc-ambientalismo, ma che il vitigno californiano per eccellenza, lo Zinfandel, venga sbandierato per onorare le vittime di guerra tra le truppe americane mi puzza d’americanata. Nessuna polemica, è solo che quando conti oltre 100.000 vittime per il terremoto ad Haiti – il paese più povero del mondo occidentale – non mi viene tanta voglia di comprare vino per onorare soldati morti magari in conflitti discutibili.

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

13 Commenti

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Simone e Zeta

circa 11 anni fa - Link

Fermo restando che un soldato non sceglie se morire in un conflitto discutibile o meno, se esiste della solidarietà verso le famiglie di questi poveretti, ben venga.

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Luca Cravanzola

circa 11 anni fa - Link

Un soldato sceglie di servire la patria. Non esistono conflitti discutibili o meno. Almeno non ora, non più... Se esiste della solidarietà cerchiamo di non sprecarla... La morte è una cosa orrenda, soprattutto quando non è "naturale" (se mi passate il termine). Un soldato che va in guerra mette a servizio della patria (o meglio del capo di turno) anche la propria vita. Sono addestrati, consapevoli, consenzienti e retribuiti per questo. Un operaio che cade dal ponteggio costruito in economia per risparmiare quel pugno di euri non è ne addestrato, ne consapevole, ne consenziente e tantomeno retribuito... Non nascondiamoci dietro un vetro. America+solidarietà+vittimediguerra+patriottismo+innomedidio = business!!!! What else?!?

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Agostino

circa 11 anni fa - Link

Premesso che tutte le morti non sono naturali, tranne quelle per sopraggiunti limiti di età. Non esiste nessun addestramento militare che prepara alla morte, soprattutto per € 1.300 (visto che parliamo di retribuzione) al mese. Fra l'altro questi ragazzi sono al servizio del capo di turno per consentire a lei di esprimere questi concetti insulsi. Elogio a Simone & Zeta

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Rinaldo Marcaccio

circa 11 anni fa - Link

Io non mi fido di questo tipo d'iniziative perchè credo che la ricerca di profitto non abbia morale. Se qualche privato ha la possibilità di finanziare la ricerca o altro, lo faccia! chi glielo impedisce?

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Simone e Zeta

circa 11 anni fa - Link

1)La solidarietà dovrebbe essere legata al DOLORE e non a inutili tatticismi. Se poi voi mi assicurate che un genitore soffre meno se perde un figlio in guerra, rispetto ad uno che lo perde ad haiti durante un terremoto....sappiate che non vi credo 2)Diciamo che sono estremamente cinico e per fare pubblicità alla mia azienda devolvo una parte del guadagno a Save the Children ( e lo dichiaro), invece di comprate 12 Uscite su Wine Spectator. Avete ragione meglio spendere in pubblicità, non sia mai che sia accusato di scarsa trasparenza... 3)Pane e cattiveria è stato abolito come merendina dagli asili dal 1961...

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Luca Cravanzola

circa 11 anni fa - Link

@simone e zeta: non facciamo sempre il solito minestrone. Evviva chi è solidale e aiuta il prossimo. Anche con operzioni commerciali. Vero, poteva comprare 12 uscite su WS ma evidentemente è una buona persona e usa altri metodi per farsi pubblicità. Pensi che c'è gente che aiuta tantissimo le varie organizzazioni senza nemmeno mettersi in saccoccia un centesimo e rimanendo nell'anonimato più totale. Ritorniamo anche quì al solito discorso business. (piccola parentesi vivadio che esista questo tipo di business e che esista gente disposta a rinunciare ad una parte di ricavi per aiutare il prossimo) @Agostino: 1)le morti non sono naturali?? allora siamo degli ufo.. perchè nella stragrande maggioranza dei casi si nasce, si vive e si muore. 2)1300€ al mese è lo stipendio di un firmatario non di chi va in prima linea in guerra. Forse il suo listino prezzi si è fermato alla guerra del vietnam. 3) le attuali guerre non sono fatte per darmi la possibilità di esprimermi. Mi dispiace. Mio nonno è stato 5 anni prigioniero di guerra in germania. Vogliamo fare alcuni paragoni con le attuali guerre e quelle passate? Bene, aggiorni i suoi listini prima di dire che i miei concetti sono insulsi e continui pure a ringraziare ogni mattina Bush & Co. per averle dato la possibilità di esprimersi. Grazie P.S: pane e cattiveria non mi piace. Preferisco pane e realtà. (purtroppo non ancora inserita nelle mense scolastiche) Saluti

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Simone e Zeta

circa 11 anni fa - Link

La differenza sta tra il fare e le chiacchere, quest'ultime se le porta via il vento...

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Luca Cravanzola

circa 11 anni fa - Link

Occhio però perchè "fare" solo per essere "chiaccherati" è abbastanza deprimente...

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Simone e Zeta

circa 11 anni fa - Link

@Luca, gauda lo dico perchè ci credo, la cosa peggiore sta nel non fare assolutamente niente!

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Luca Cravanzola

circa 11 anni fa - Link

Sono perfettamente in sintonia con quanto dici quì sopra.. Senza scherzi e retoriche..

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Agostino

circa 11 anni fa - Link

@Luca Cravanzola 1)Si rilegga la prima parte del mio commento relativa alla morte naturale, temo che non l'abbia capita. 2)Sono un militare, so perfettamente quanto si guadagna e le posso assicurare che non c'è addestramento o paga che prepari a morire per la Patria (di cui anche lei fa parte, che le piaccia o no). Forse si è visto troppi film(americani). 3)Le attuali guerre sono uguali a tutte le altre, si fanno per gli interessi di pochi nascondendole dietro sentimenti di patriottismo e cavolate varie per convincere i militari che stanno facendo la cosa giusta e permettere a quelli come lei di insultarli. Posso anche ringraziare il sig Bush, ma credo che questo non interessi ai commentatori di questo blog, non mi sembra che sia un blog politico, almeno credo...

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Luca Cravanzola

circa 11 anni fa - Link

La fantasia non ha limiti vero? capire solo quello che si vuole e dire che ho insultato i soldati è proprio una falsità. Rilegga tutti i miei commenti, non troverà nessun insulto all'esercito e tantomeno nessuna presa in giro. Dico solo che fanno una scelta forte e sanno a cosa andranno incontro. Non è possibile addestrarsi o prepararsi alla morte; nemmeno retribuiti se per questo. Ma ci si addestra proprio per evitare un "rischio" della quale è IMPOSSIBILE NON SAPERE. Dunque l'equazione funziona. Sono consapevole, sono addestrato al meglio perche tutto ciò non succeda, sono fisicamente una roccia e soprattutto sono un Professionista con la P maiuscola quindi "accetto" di giocarmi tutte le carte perchè mi sento sicuro di vincere! Il problema sono i mandanti di tutto ciò. Qui si apre un capitolo senza fine. Si ricordi che i nostri nonni o padri devvero combattevano per la libertà. Oggi è una cosa un po' diversa...almeno a parer mio. Non s'infervori con me. Esprimo pensieri, non insulti.

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