Promuovere il vino ai tempi del cretino globalizzato

di Antonio Tomacelli

idiotaDi che discutono in questi giorni un gruppo di blogger famosi? Del nostro provincialismo d’accatto e di quanto siamo imbecilli noi italiani. Si, avete capito bene, ho detto imbecilli e mi sto trattenendo. Alice Feiring, Jeremy Parzen, Alfonso Cevola più  un tot di altri produttori e venditori americani stanno facendo a pezzi la nostra mania di promuovere i vini italiani paragonandoli ai migliori cru francesi. Tutto è partito da una mail pubblicata da Alice Feiring proveniente dal Santa Monica Wine Expo, un grosso rivenditore di vini americano.

Nella lettera i titolari dello store raccontano di un importatore che, per vendere il suo Chianti, lo ha paragonato a un Premier Cru Volnay, mostrando con orgoglio i punteggi del globalizzatore per eccellenza Mr. Robert Parker. Ora, a parte le evidenti differenze di valore e storia tra un vino e l’altro, ha senso gettare alle ortiche la nostra identità per vendere qualche bottiglia in più? Che fine fanno tutte le nostre menate sul “terroir” e il vitigno quando poi all’estero promuoviamo la globalizzazione producendo vini tutti uguali?

Il più duro di tutti nella discussione è il blogger Jeremy Parzen che ci sbatte in faccia il nostro sempiterno complesso d’inferiorità nei confronti della Francia e ricorda le recenti sparate del nostro “Fascist agricultural minister” Luca Zaia contro le bollicine francesi. Insomma, nel 2010 c’è ancora qualcuno che ricorre a mezzucci d’accatto per vendere due casse in più. Quello che vorrei sapere da voi lettori è: trattasi di un caso isolato o di una pratica normale? Vi è mai capitato di sentire colleghi o addetti del settore pronunciare la frase “il mio vino è talmente buono che sembra un Bordeaux”?

avatar

Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi e Stefano Caffarri il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

22 Commenti

avatar

Angelo Di Costanzo

circa 12 anni fa - Link

Ehhhhhhhhhhhhh, sai quanti!

Rispondi
avatar

Simone e Zeta

circa 12 anni fa - Link

Non è forse vero che Bolgheri, è stata da molti pensata, nominata o scritta dome la Bordeaux d'Italia?

Rispondi
avatar

Lorenzo

circa 12 anni fa - Link

Touché!

Rispondi
avatar

bad guy

circa 12 anni fa - Link

...talmente buono che pare un Bordeaux, mi parrebbe eccessivo però mai sentito parlare di "benchmark" ? Una pietra di paragone tanto per intenderci ci dovrà pur esserci .Assaggiando vari vini di certi guru nostrali pure certi vini della Toscana parevano fino a pochi anni fa fotocopie di certa roba prodotta dai cosidetti garagiste della rive droite di Bordeaux,quindi il paragone mi pareva più che calzante, ora però siamo approdati alla nouvelle vague simil Borgognotta.Qindi "talmente buono che", no, tuttalpiù che ricorda questo o quello (che costa dieci volte tanto) non mi pare tanto sbagliato, almeno commercialmente parlando.

Rispondi
avatar

Simone e Zeta

circa 12 anni fa - Link

Si, ma solo in toscana esistono i sangiovese che"ricordano il Pinot Noir". Chissà perchè in Langa evitano queste cagate.

Rispondi
avatar

Michele Braganti

circa 12 anni fa - Link

...mah.. bevendo le vecchie riserve di soldera biondi santi o un pergole torte....direi che il sangiovese e' sangiovese....e talvolta il pinot nero gli assomiglia!

Rispondi
avatar

Simone e Zeta

circa 12 anni fa - Link

Basta non dirlo, giusto per venderlo. Poi i tannini a me sembrano così diversi...

Rispondi
avatar

Mauro Mattei

circa 12 anni fa - Link

...beh, per non parlare dell'area etnea. La "nuova borgogna" italiana.

Rispondi
avatar

toni

circa 10 anni fa - Link

ai detto bene il territorio siciliano e estremamente vocato che sta mettendo il luce anno dopo anno il proprio valore, che secondo me e ancora tutto da scoprire

Rispondi
avatar

Alfonso Cevola

circa 12 anni fa - Link

I love it: Aunt Luke!

Rispondi
avatar

gianpaolo

circa 12 anni fa - Link

Il nostro provincialismo non e' maggiore di quello degli altri. Mi sembra una tempestuccia in un bicchierino d'acqua.

Rispondi
avatar

Rinaldo Marcaccio

circa 12 anni fa - Link

I veri malati di provincialismo so' gli americani, che gliè devi raccontà le favole, perchè sennò nu lo capisce!

Rispondi
avatar

Luca Risso

circa 12 anni fa - Link

Non sono favole; a chi non ne sa molto di Italia, sia Americano che Neozelandese, è logico citare esempi più universalmente popolari come Bordeaux appunto. Luk

Rispondi
avatar

Luca Risso

circa 12 anni fa - Link

Quello che è illogico è volere fare un vino che assomigli a uno Francese in Italia Luk

Rispondi
avatar

Jeremy Parzen

circa 12 anni fa - Link

Gentile Antonio, la pregherei di consentirmi una precisazione. Non ho mai dato del fascista al ministro Zaia. Xenofobo, razzista, e separatista, sì. Ma fascista, no. Fascista lui? Non mi risulta. Cordiali saluti, Jeremy Parzen

Rispondi
avatar

Alessandro Morichetti

circa 12 anni fa - Link

Grazie delle precisazione, Jeremy. "Xenofobo, razzista e separatista" lasciano poche ombre sul tuo pensiero :-)

Rispondi
avatar

Luca Risso

circa 12 anni fa - Link

Scusa JP, ma questo chi lo ha scritto? "Just think of the recent "toast with Italian bubbles" campaign spearheaded by its fascist agricultural minister" Luk

Rispondi
avatar

Jeremy Parzen

circa 12 anni fa - Link

Luca, hai ragione... mi è scappato il termine. ;-) Vorrei fare, comunque, una precisazione seria: quando ho scritto, nell'articolo sul mio blog, di uno che paragonava il Nerello al Pinot Noir della Borgogna, la mia intenzione era quella di far capire ai miei lettori che il Nerello, grande vitigno ed eccellente denominazione, rappresenta di per sé un terroir autonomo. E quindi non ha senso paragonare questi due vitigni, nobili tra l'altro, solo perché il tizio di cui parlavo non aveva una padronanza del lessico vinicolo italiano (anche se l'innominato è un famoso sommelier americano). "Apples and oranges" come diremmo noialtri americani! ;-)

Rispondi
avatar

Luca Risso

circa 12 anni fa - Link

Ah! Ma se qualcuno dovesse descrivere un Rossese di Dolceacqua in USA, che riferimenti userebbe? Domanda stupida... http://tinyurl.com/ybottvp Luk

Rispondi
avatar

Antonio Corsini

circa 12 anni fa - Link

Carissimi amici di bicchiere quando si deve esportare non si guarda in faccia a nessuno e sarebbe il male minore purtroppo. Io vivo in romagna da buon toscano esportato e sapete quanti produttori locali vogliono parificare il Sangiovese di Romagna con i sangiovese toscani? quando cloni, territori, esperienza e altro li differenzia così tanto? Se non ci mettiamo a ragionare in maniera seria, obbiettiva, con piani precisi, senza andare a criticare e di conseguenza a mancare di respetto al lavoro altrui non potremo vincere la sfida dell'export in tempi di globalizzazione. Prosit

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.