Pietradolce, Archineri e contrade dell’Etna: storia agricola della Sicilia

di Andrea Gori

Non preoccupatevi, non vogliamo scrivere davvero un trattato di storia, anche se questo lembo di trinacria vale il 5% delle bottiglie prodotte, e il 95% di quanto si scrive. Vogliamo solo raccontare la storia della famiglia Faro, di cui Michele è l’ultimo discendente. Da sempre allevatori di piante ornamentali e da frutto, con una specializzazione in piante tropicali e grasse, con dimensioni tali che probabilmente se avete un cactus a casa potrebbe venire da qui, da Giarre e paesi vicini. A Michele, nato con le radici sul vulcano, la sfida della viticoltura è presto sembrata imprescindibile, al punto di imbarcarsi nell’avventura di Archineri.

Ma se salite da Giarre verso il vulcano, dopo aver attraversato pittoreschi paesini pieni di macellerie sontuose e pasticceri fantasiosi, vi imbatterete nel cuore della viticoltura etnea del nerello mascalese tra Castiglione di Sicilia, Linguaglossa, Rovvitello, Solicchiata e altre contrade. E’ qui che Michele Faro ha realizzato un’imponente e spettacolare vigna ad anfiteatro rivolta verso il mare, con un sesto di impianto particolare, quasi a guyot ma con allevamento ad alberello. Un controsenso, in apparenza, che vuole tenere insieme ordine, pragmaticità e tradizione. Da questo vigneto scenografico ci si addentra per una ripida stradina accidentata verso contrada Barbagalli, quasi ai limiti della DOC, con i suoi vigneti a 900 metri sul livello del mare. La vigna è spettacolare, compatta e fascinosa, e invita quasi ad essere scoperta ceppo per ceppo, convinti che ciascuno di loro racconti una storia.

E’ qui che Michele tira fuori dall’auto bicchieri e bottiglie e iniziamo gli assaggi in un luogo suggestivo, vero, e quasi minaccioso con l’Etna che incombe davvero vicino, e come al solito sa farsi sentire anche senza il caratteristico brontolio dell’eruzione in corso. Ecco i nostri assaggi.

Pietradolce Archineri 2012 Etna bianco. Da vigna centenaria a 850 mt versante Milo: albicocca e resina, susina e citrino spinto, bocca rotonda ma sapidissima con un equilibrio notevole, finale di arancio e zest, piccante e mandorla; verso il sublime. 88+

Pietradolce Etna Rosato DOC 2012. Pressatura soffice di nerello: mandarino tardivo, stuzzicante di canfora e tè al bergamotto, veloce in bocca, ma la sapidità rimane a lungo. 81

Pietradolce Etna Rosso DOC 2012. Naso dolce di mora e lampone, con tocchi di legno leggeri, carnoso ma delicato, bocca non semplice come si pensa, da vigne giovani di 4 anni e qualcuna di 40, tannino che si fa sentire bene, bevibile e succulento. 83

Pietradolce Archineri Etna Rosso DOC 2011. Lo segna una leggera nota animalesca, ma la fruttuosità mista all’affumicato è bella, la bocca sapida e incalzante, succulenta e pronta. Chiude con tocco d’amaro, da vigna centenaria e vigna di cinquant’anni, mascolino e tosto. Da aspettare con fiducia. 85+

Pietradolce Archineri Etna Rosso DOC 2010. Frutto scuro e pieno, castagna e miele di melata, mora e datteri, bocca di roccia e sostanza, tannino ricco, affumicato e finale di pepe e menta, buccia di peperone e resina, mirtillo e frutta scura: bello. 88

Pietradolce Vigna Barbagalli Etna Rosso DOC 2010. Dal cru centenario in contrada Barbagalli, ha spessore e sapidità inaudite anche al naso, more mirtilli e susine rosse, miele di melata, floreale mediterraneo, macchia e finocchio selvatico, bocca tridimensionale e succosa con sferzate di tannino e acidità in quasi equilibrio, ma con riserva di entusiasmo e giovinezza, vino di fuoco e grazia, incredibile, vitale e scalciante come pochi. 92

Di certo si sente nei campioni la mano di una enologia ben presente con Carlo Ferrini che pecca in certi casi di protagonismo, specie sui toni boisée e vanigliati, piacevoli ma anche leziosi in certi frangenti. La forza, la sapidità e la natura pulsante del vulcano sono ben presenti in ogni sorso e questo per ora è fondamentale, del resto al netto dello stile e delle preferenze, è bene che sull’Etna il modello di riferimento non sia soltanto uno ma che si lasci spazio ad una certa capacità interpretativa di chi il vino lo fa.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

3 Commenti

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Federico

circa 6 anni fa - Link

Leggendo il finale sono rimasto un po' spiazzato, perchè dalle note di degustazione delle singole bottiglie, non mi era parso di percepire le sensazioni che poi vengono espresse in conclusione sullo "stile" complessivo.

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Andrea Gori

circa 6 anni fa - Link

in realtà le note un poco tostate e di legno a me non dispiacciono ma i puristi dell'Etna potrebbero storcere il naso di fronte ad alcune sfumature di questi vini e mi pareva giusto segnalarlo

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Federico

circa 6 anni fa - Link

Ebbene, rileggendo con più attenzione le singole note sono stato un po' frettoloso. Grazie anche per avermelo fatto notare sottilmente. Bisogna far pratica anche nel leggere e interpretare, ovvero immaginarsi, il vino descritto dai vostri commenti di degustatori esperti. ;-)

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