I 5 vini più sottovalutati d’Italia che nemmeno Slowine ha avuto il coraggio di segnalare

di Antonio Tomacelli

Il giochino dell’estate 2015 lo ha inventato il Daily Telegraph che ha stilato la classifica dei giocatori di calcio più sopravvalutati di tutti i tempi. Per la cronaca, Balotelli vince a mani basse, Ibrahimovic è quarto ma Baggio al 12° posto è un nome che grida vendetta contro il cielo.

Andrea Scanzi del Fatto Quotidiano non ha perso un minuto ed ha lanciato un italico sondaggio tra i lettori per incoronare i personaggi più sopravvalutati di tutti i tempi nei settori sport, musica, cinema, letteratura e spettacolo, escludendo Barbara d’Urso dalla lista che sennò vinceva facile (col cuore!).

Il primo posto se lo è aggiudicato Jovanotti (cum laude), seguito dal trio Balotelli – Fabio Volo – Giovanni Allevi e per una volta sono d’accordo con la massa. Vi regalo un brivido: pensate a cosa dev’essere un filmato sul calciatore, commentato da Fabio Volo con la musica di Allevi in sottofondo. Ok, fine del brivido, andiamo avanti.

Poteva Intravino restare fuori dal gioco? Certo che no, e ne abbiamo addirittura cambiato il senso, giusto per essere buoni e propositivi (mancano solo 128 giorni a Natale). E dunque niente vini sopravvalutati, ché di barbaredurso siamo pieni anche noi, e vai con la classifica dei 5 vini più sottovalutati d’Italia, dove per vini intendiamo sia zone, vitigni o doc.

La redazione Intravinica ha dato il meglio di sé, come sempre succede quando è sotto ricatto o tortura, riuscendo perfino nel sorpasso a destra di Slowine che nel suo elenco di “sottovalutati” ha inserito il Cerasuolo di Vittoria e il Catarratto. Il Prosecco ha mancato la classifica Slow per un soffio, ma il Cirò c’è e lotta insieme a noi.

1. Grignolino
Mario Soldati prima disse e poi si chiese: “Gli acini delle uve del Grignolino sono caratterizzati da una straordinaria abbondanza di vinaccioli. I vinaccioli in dialetto sono chiamati gargnòle o grìgnole. Che nello zelb (acerbo) delle grìgnole sia tutto il segreto del Grignolino?” (da Vino al vino) 
Gino Veronelli ne parlò a specchio di se stesso: “testa balorda, anarchico, individualista”! E noi sappiamo che l’anarchia non sopravvaluta, semmai sparpaglia.

Le mie bottiglie del cuore
Grignolino del Monferrato Casalese – A.A. Francesco Brezza Tenuta Migliavacca 
Grignolino Del Monferrato Casalese Bricco del Bosco – Accornero
Grignolino d’Asti – Luigi Spertino
Grignolino d’Asti –Dacapo
Grignolino d’Asti Cascina Tavijn
Piemonte Doc Grignolino – Francesco Boschis
Grignolino d’Asti – Braida
Grignolino d’Asti “Gorra” – Azienda agricola Stella Giuseppe di Stella Massimo
Grignolino d’Asti De La Rocchetta – Giorgio Carnevale
(Pietro Stara) 

2. Albana
Il primo bianco italiano a fregiarsi della Docg, l’Albana di Romagna, ha in questo momento la possibilità di sdoganarsi dalla nomea, accumulata nei decenni passati, di vinone grosso, sgraziato e tutto alcol.
Però, perchè c’è sempre un però, ci vuole del manico, voi cercate, e troverete capolavori.
Persefone (20% macerazione in anfora) e Monterè (non fa macerazione, ma passaggio in botte) di Paolo Babini, Arcaica (macerato) e Vite in Fiore (vinificato in bianco) di Paolo Francesconi, Sabbiagialla (molteplici passaggi in vigna per una vendemmia a più raccolte per disegnarne l’originale profilo) di San Biagio Vecchio, sono le mie preferite.
Poi ci sarebbero altri nomi da indagare: Ancarani, Bragagni, Filippo Manetti, Monticino Rosso, etc.. gli altri li lascio cercare a voi. Con una bonus track non romagnola, ma emiliana: Fricandò di Al di là del fiume, a Marzabotto.
P.s.: A differenza dei vini secchi, alcuni passiti godono già da tempo di una certa fama, Scaccomatto de La Zerbina su tutti, ed il suo ancor più nobile fratello AR, prodotto in pochissime annate in pochissime bottiglie.
(Andrea Marchetti) 

3. Carmignano
È interessante che una zona così piccola riesca ad esprimere produttori con filosofie opposte. Il supergettonato Piaggia di Mauro Vannucci, a lungo iperconcentrato e ricco di colore, si è ora rilassato ed ha acquisito bevibilità. Sul fronte opposto Beppe Rigoli di Ambra è stato il primo a credere nella possibilità di fare cru nel territorio con vini magari più spigolosi ma ricchi di calore e tipicità. C’è poi la sicurezza di Capezzana, l’azienda simbolo dove la cura e la passione hanno permesso al vin santo di essere un prodotto di eccellenza trattandolo in maniera meno convenzionale.
(Leonardo Romanelli) 

4. Terrano
Cominciò Plinio il Vecchio col Pucinum, poi continuarono gli Asburgo a considerarlo fortificante e ricostituente. Ma lasciando ai loro tempi naturalisti e archiatri, quest’amaro medicinale giuliano ci piace sommamente oggi perché, in tempi d’amici e mipiaci a buon mercato, lui non ammicca, resta serio, nega faccine e facili appigli: poco alcol, poco tannino, poca o nessuna morbidezza, acidità fendente. Il Terrano è il calice di Kosovel, Saba, Postogna, Ungaretti e Slataper. Calice transfrontaliero: servito in andirivieni tra Prepotto e Komen, Sgonico e Dutovlje, tra capostipiti e allievi bravi quanto i maestri: Kante, Renčel, Skerlj, Čotar, Zidarich, Fon e Škerk, per citare in ordine sparso i miei preferiti.
(Emanuele Giannone) 

5. Ciliegiolo di Narni
Da sempre declassato deriso e disgregato come il fratello di Rino Gaetano, in tempi di revisionismo enologico si prende le dovute rivincite.
Piace perché è un vino che sa renderti partecipe dei misteri dell’esistenza senza però urlarteli addosso, un po’ come il Cerasuolo di Vittoria, il Terrano del Carso e qualche Schiava fatta bene.
Merita perché c’è dietro il lavoro di un consorzio di vignaioli che si fa strada a colpi di zappa e forbici piuttosto che a dosi di gomma e concentrati.
Intriga perché ha una doppia anima: fresco e floreale nelle versioni base, complesso ed elegante nelle riserve.
Il campione della categoria è Leonardo Bussoletti che ne imbottiglia tre versioni da manuale, tra cui spicca il Brecciaro. Subito dietro ci sono Ponteggia e Zanchi. Da bere fino alla villania quelli di Cantina Sandonna e Tenuta Casale Milli.
(Massimo Andreucci) 

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi e Stefano Caffarri il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

19 Commenti

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Emanuele

circa 6 anni fa - Link

'rcalavacca, ho dimenticato Milič.

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andrea

circa 6 anni fa - Link

Caro Emanuele, fino all' altro ieri il terrano era il vino da osmizza. E si imbottigliava solo oltre confine, in bottiglie da un litro e tappo a corona. Adesso nelle sue migliori declinazioni macera più o meno a lungo, prende piu' o meno legno e costa uno sproposito. E' fuori dalla sottozona, ma apprezzo molto il rosso di Bole, vignaiolo schietto e modesto: Cemento ed integrita' di naso e frutto al giusto prezzo. Tornato finalmente da ferie di prammatica ti scriverò @ per doverosa enoiva tenzone sotto il tiglio!

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Emanuele

circa 6 anni fa - Link

Eh già, caro Andrea. Il Terrano alla vecchia maniera, o almeno così descritto, sono riuscito a trovarlo per osmizze. Al confronto con quello che bevo più volentieri, mi ha colpito la crudezza quasi verde, il tratto acerbo da vendemmia precocissima. Trovo che le interpretazioni post-ieri l'altro lo abbiano fatto più bello. E, trattando dei migliori interpreti, il plurale è d'obbligo perché non esiste una versione uniformata. Vuoi per mano, vuoi per annata: già il gustare ad es. 11-12-13 presso uno stesso produttore equivale a una tripartizione, non a una ripetizione.

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andrea

circa 6 anni fa - Link

L' annata marca tantissimo, e la cosa divertente e ' che spesso i vignaioli non sono i migliori giudici dei loro vini. Per cui tendono a prediligere le annate più calde per vini più ricchi e apprezzabili anche oltre il Timavo. Perdendo la rustica eleganza che caratterizza il vino. E non sempre riuscendo nel loro intento. Emblematico e' il caso del 2010 che da un produttore era giudicato il peggiore delle ultime annate mentre per l'Espresso era il rosso migliore della regione. Ne l' 11 ne' il 12 da cui si aspettava grandi cose sono riusciti ad eguagliarlo.

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Adriano Aiello

circa 6 anni fa - Link

Cirò a mani basse

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antonio

circa 6 anni fa - Link

Cataldo Calabretta Cirò Classico 2013, rapporto qualità/prezzo strepitoso!

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Lorenzo

circa 6 anni fa - Link

Che strano leggervi d'accordo con Scanzi... Siete pappa e ciccia!!! Mai una volta che tutto sto buon vino che vi riempie la bocca riesca a darvi un po' di leggerezza nel vedere le cose: prendere tutto troppo sul serio fa male, riposate e fate un altro sorso piuttosto

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Ugo

circa 6 anni fa - Link

dei cinque apprezzo in modo particolare grignolino e terrano, per il loro essere diversi e molto caratterizzato. di questi tempi ho avuto modo di apprezzare ottimi terrano sia del carso italiano che di quello sloveno, e anche la versione spumantizzata!

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Francesco Annibali

circa 6 anni fa - Link

cioè non mettete il santa maddalena?

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carolaincats

circa 6 anni fa - Link

albana i calanchi delle cantine intesa fatta dalla claudia donegaglia: sti gran c@@@i!!! partite scelte e fatte ad una ad una come solo una pazza furiosa come lei sa fare. lode!

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luca

circa 6 anni fa - Link

Come bianco più sottovalutato (per fortuna in crescita) che dovrebbe annoverarsi come notorietà almeno al Sauvignon e al Riesling, ebbene sí, per me c'è il Timorasso. Come rosso, il Carignano del Sulcis, vitigno che sta regalando vini sempre più fini ed eleganti, come (e anche meglio) di aglianico. Parere personale.

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Michele

circa 6 anni fa - Link

Ciao Emanuele!! Manca all'appello il Terrano di Marko Tavcar, a parere mio uno tra i migliori della zona... (a proposito non dovevi scrivere un articolo su di lui?) Un caro saluto!

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Paolo A.

circa 6 anni fa - Link

Per il grignolino è d'uopo citare primo Oreste Buzio e secondo Bricco Mondalino.

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gp

circa 6 anni fa - Link

In teoria sarei d'accordo su Bricco Mondalino, peccato che negli ultimi anni i suoi vini sembrano colonizzati dalla solforosa (questo almeno sembrano dire le note pungenti e acciugose che fanno pizzicare il naso e il palato e non accennano a ridursi con la sosta nel bicchiere). Per intenderci, posso vivere benissimo senza vini "zero solforosa", ma questo non significa essere impermeabili a quelli "solforosa 1000"!

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bruno

circa 6 anni fa - Link

Ma anche la Tintilia....

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Josje

circa 6 anni fa - Link

Mettere Carmignano e non menzionare Bacchereto' s Terre a mano mi sembra impossibile, merita tantissimo a chi piace il vino biodinamico / naturale.

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Marco

circa 6 anni fa - Link

Incredibile che non ci sia Pincopallo. Impossibile non citare Tizio. Secondo me il miglior rosso è quello che fa mio cugino. Noia. Ogni classifica o "raccolta" è la stessa storia. Consiglio di leggere -> comprare -> bere.

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Alberto R.

circa 6 anni fa - Link

Mi piace il Terrano, ma se il Terrano è sottovalutato, allora il Pignolo è il re dei sottovalutati... Mi piace anche il Grignolino, ma se il Grignolino è sottovalutato, allora la Freisa è la regina dei sottovalutati... Carmignano è terroir nobile e carichissimo di storia, giusto citarlo qui. Anche Montecarlo (e per estensione tutta la Lucchesia) una zona interessante e lontana dai riflettori. L'Albana secca può essere notevole, ma ragazzi...tanto in appassimento quanto in botrytis sa tirare fuori dei capolavori, in questo senso fà il pari con altre nostre uve bianche che si esaltano in dolce. Sul Ciliegiolo di Narni non mi pronuncio perché non ho alcun "mileage"; in genere quelli maremmani mi piacciono come vini immediati e sul frutto, ma non so se siano confrontabili con quelli di Narni o umbri in generale.

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Aindreas Ridire

circa 6 anni fa - Link

Non per tirare l'acqua al proprio mulino (o il vino alla propria botte), ma qui in Sicilia è terribilmente sottovalutato, anche, innazitutto da molti vignaioli (ma per fortuna non da tutti, leggi Marilena Barbera, Marco Sferlazzo, Fabio Sireci, Marco De Bartoli, Francesco Guccione e Nino Barraco...e non so se mi spiego) il Perricone/Pignatello. Aiutateci a salvarlo! #savetheperricone. Qui ne abbiamo parlato: https://vinidisicilia.wordpress.com/2015/06/23/ritorno-al-futuro-nella-sicilia-occidentale-perriconi-e-pignatelli/

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