Veronelli, Enogea e “quelli del web”



Qualche tempo fa, erano i primi di giugno, abbiamo scritto un post dedicato a chi vorrebbe aprire un blog sul vino. Era una buona occasione per riassumere alcuni concetti che andrebbero tenuti ben presente prima di affacciarsi sul web. Tra questi una provocazione. C’era scritto: “Veronelli appartiene al passato, quelli che lo citano troppo spesso il più delle volte sono giornalisti che vogliono ricordarci che fanno questo lavoro da molto più di te (e non è necessariamente un pregio)“. Tra i commenti poi c’era stata una breve discussione sul tema in cui erano emerse diverse posizioni, tutte ben argomentate e assolutamente rispettabili. Ed era finita lì.

Immaginate il nostro stupore quando, ieri, sfogliando l’ultimo numero della rivista Enogea abbiamo letto l’editoriale di Alessandro Masnaghetti, un’apertura interamente dedicata a quelle due righe. L’editoriale, che abbiamo scansionato e che potete leggere qui sopra, potrebbe essere riassunto in pochissime parole: “Veronelli è vecchio, dicono sul web. E della loro ignoranza fanno pure vanto”.
No, è sicuramente più complesso di così. Ecco perchè abbiamo deciso di dedicare alla questione un post per chiarire il senso di quanto scritto quei primi giorni di giugno.

Prima, però, permetteteci una breve digressione relativa alla forma. Masnaghetti si riferisce a noi parlando di un generico “web”. Nonostante ci faccia sicuramente piacere tale responsabilità riteniamo importante specificare che il web -per fortuna- è molto più. Dai, parlare di “quelli del web” come di un qualsiasi “quelli che” è una generalizzazione talmente forte che non merita ulteriori approfondimenti. Poi penso ad un genitore che, guardando un po’ stranito gli amici adolescenti del figlio, ha la necessità di inquadrarli in una definizione che possa rassicurarlo, come se cultura scritto con la cappa potesse limitarli ad un contesto facilmente codificabile. Loro.
Su Intravino abbiamo la presunzione di essere molto meglio di così. Sappiamo, a volte, di avere ragione e, altrettanto, di sbagliare. Siamo qui, sempre aperti al confronto e ad ogni critica. Crediamo profondamente che questa formula, quella in cui ognuno è libero di commentarci, sia quanto di meglio il presente offra per un modello di informazione di qualità. Quella in cui c’è una crescita da parte di tutti, tanto per chi scrive quanto per chi legge.
Su una cosa però siamo d’accordo con Masnaghetti. Qui abbiamo questa bizzarra teoria secondo la quale l’ignoranza magari non è un motivo di vanto ma certamente un diritto. Crediamo che chiunque nei limiti della legalità sia libero di scrivere sempre e comunque ciò che crede, non solo nel vino, e che saranno poi i lettori a giudicare se quella penna vale la pena di essere seguita o meno.

Ma veniamo a Veronelli. Luigi Veronelli (1926-2004) è stata forse la figura più importante nella divulgazione dell’enogastronomia in Italia. Riassumere in poche righe la sua biografia è una missione improbabile, là fuori ci sono diversi libri grazie ai quali approfondire il suo pensiero. Si può però certamente affermare che la sua visione ha influenzato il mondo del vino più di quanto si possa immaginare. E anche tanto altro: le prime guide, i libri, le partecipazioni televisive, la casa editrice e soprattutto le tante battaglie. Anche maestro: sono tanti i giornalisti che si sono formati alla sua scuola (certo, alcuni sono sempre pronti a ricordarcelo, come se quella fosse una discriminante unica nel proprio curriculum). Rimane, la sua, una vita spesa all’approfondimento e alla divulgazione del nostro patrimonio. Una figura la cui importanza non è mai stata messa in discussione, da nessuno.

Sia chiaro, non abbiamo infatti scritto che Veronelli “è vecchio” ma che “appartiene al passato”. Mi spiego meglio. Veronelli, ma anche Soldati o Brera, hanno creato le basi. Hanno scritto l’alfabeto in un mondo fatto di analfabeti. Hanno fatto scendere più di una generazione dall’albero e le hanno insegnato non solo a bere e a mangiare, ma anche a porsi delle domande. E poi pensateci, quanti dei termini che usiamo ogni giorno in relazione ad un vino sono stati coniati da loro? Se non ci fossero stati forse le cose oggi sarebbero certamente diverse. Magari non meglio o peggio, ma certamente differenti.

Molti di noi hanno cominciato il proprio percorso nel mondo del vino negli ultimi dieci anni e, per forza di cose, hanno sentito parlare di queste figure per testimonianze indirette. Purtroppo molte delle loro opere sono di difficile reperibilità e comunque in molte librerie si possono trovare ottimi volumi scritti da brillanti giornalisti. Oggi. E poi la rete, non si tratta solo di un divario generazionale ma di un modo di fruire le informazioni che è cambiato radicalmente. Centrale è il fatto che non vogliamo guardare solo dietro di noi ma anzi, vogliamo conoscere il più possibile il presente. Cerchiamo (spesso senza riuscirci) riferimenti capaci di farci capire meglio e con il giusto spirito critico quello che succede oggi nel mondo del vino. Professionisti capaci di interpretare l’odierno e spiegarcelo. In parole semplici, come piace a noi. Sappiamo quanto sia importante il passato ma vorremmo avere la possibilità, se vogliamo, di scrollarcelo di dosso.

Dispiace poi che Masnaghetti abbia deciso di attaccarci dalle pagine del proprio periodico e non qui, dove avremmo potuto spiegare meglio le nostre posizioni, faccia a faccia. Ma tant’è, si tratta forse dell’ennesima conferma di due modi di affrontare la realtà completamente diversi tra di loro, di un gap culturale difficile da colmare. Ci piace però credere sia ancora possibile il confronto. In caso contrario ce ne faremo una ragione.





112 commenti a “Veronelli, Enogea e “quelli del web””

  1. Leonardo Leonardo commenta:

    Le parole del Masna sono sacrosante.

    Ovviamente io parto dal presupposto che qui non si faccia cultura del vino ma eno-gossip e veder scritto in post una cosa come “Veronelli appartiene al passato…” mi conferma questa ipotesi. E anche leggere cose come “scrollarsi il passato di dosso”.

    Se uno da Intravino si aspetta qualche notiziola sparsa con un qualche livello di approfondimento, nemmeno troppo, o qualche commento divertente e arguto con un linguaggio “giovvane” tendente al web 2.0 (di cui tutti parlano ma nessuno sa cosa sia) allora va pure bene e quando uno vede scritta quella cosa su Veronelli, alza le spalle, sorride e passa al post successivo.

    Quindi, amici di Intravino, che “Veronelli appartiene al passato…” l’avete scritto, fa parte del vostro stile. Io non condivido, continuerò a leggervi, come sempre, nella speranza che chi ha letto quella cosa sia preso da un moto di curiosità vada a leggere chi era Veronelli e scopra che “Veronelli appartiene al passato…” è una affermazione non vera. Anche per un Wine Blogger.

  2. Vittorio Rusinà Vittorio Rusinà commenta:

    Le cose stanno cambiando molto velocemente, si fa fatica ad accettarlo.
    Con tutto il rispetto per Veronelli e il gran lavoro fatto da lui per valorizzare il patrimonio vinicolo italiano, oggi il web ha ampliato il numero di quelli che possono, se in grado, diffondere in tutto il mondo e condividere con molte più persone questo patrimonio.

    • bibitaprontaprelevare bibitaprontaprelevare risponde:

      Appunto peerchè cambiano cosi velocemente Vittorio che è importante anche guardare in dietro. Strumento fantastico il web, democratico e veloce. Spesso però proprio questa velocità porta fuori strada. Non abbiamo più il tempo di approfondire.

      Con infinita gioia.

  3. Filippo Ronco Filippo Ronco commenta:

    Quel punto 6) Jacopo – te l’ho detto anche in privato – era un po’ perentorio nella forma. Forma che è importante tanto quanto la sostanza. In un post poi che per ogni altro tratto mi pareva estremamente utile, umile, ben fatto. Masnaghetti poteva farti un po’ di paternale volendo e finirla lì ma poi ha sbracato con le generalizzazioni segno che un colpo al cerchio ed uno alla botte, c’è margine di miglioramento un po’ per tutti.

    L’unico metro valido nel celolunghismo è l’esperienza. Con quella le giovani leve devono fare i conti. Se io mi sedessi a tavola con un Fabio Rizzari, per dire, starei solo ad ascoltare e ne avrei solo da guadagnare.

    Però permettetemi di spezzarne una a favore del grande vecchio del vino. Quale personaggio è stato più rivoluzionario e dirompente di lui? Chi più trasversale, in grado di poggiare la mano sulla spalla a chiunque gli si andasse in contro con un sorriso. Non voglio fare il solito romantico ma è che a guardare il meglio, più ciofane e brillante di ciò che vedo in giro – parlo di eventi ma anche di prose e fioretti di penna – mi pare lui avesse già detto e scritto tutto e più di tutti.

    Si può dare del personaggio del passato ad uno del quale ancora oggi si “rubano” (bonariamente e con rispetto, s’intende) i vocaboli? Che so “millanta” per dirne uno noto a tutti od ogni altra sua declinazione?

    Si può dare del personaggio del passato da scrollarsi di dosso ad uno che si sedeva senza pregiudizio di fianco ai giovani dei centri sociali e che per primo ha ravvisato la potenza creativa e divulgativa, “dal basso” diremmo oggi, di certi ambienti, di certi modi di fare e approcciare e divulgare il vino?

    Ecco, ad uno sguardo un filo più distaccato ed obiettivo, probabilmente parrà che no, in fondo non siamo ancora in grado di scrollarcene del tutto e forse nemmeno lo dovremmo auspicare.

    Con simpatia.

    Fil.

  4. maurizio gily maurizio gily commenta:

    Chiaramente c’è stata un’incomprensione, non ne farei una questione più grande del dovuto. L’espressione di Jacopo “appartiene al passato” era forte e volutamente iconoclastica, forse un po’ marinettiana, ma nel contesto aveva un senso e non era offensiva verso Veronelli come l’ha intesa Alessandro. Semmai si potrebbe discutere su quanto il passato ci appartenga e sia immanente rispetto al presente. Poi è sicuramente vero che il web consente una circolazione smisurata di stupidaggini, ma questo è nella natura del mezzo, non in quella di chi lo usa. Sono certo che Veronelli avrebbe usato molto bene il web 2.0, se fosse vissuto abbastanza e con una buona vista. Non è mai stato un lodatore del passato, non si è mai atteggiato a monumento, ha sempre gradito le critiche (che personalmente non gli ho risparmiato) quanto le lodi. Il titolo del mio editoriale su “Vignaioli Piemontesi” quando morì fu “Si è spenta una voce di libertà”. Una voce che ha saputo essere colta e popolare nello stesso tempo e che sicuramente ha ancora molto da raccontare.

    • Sergio Bari risponde:

      Mi piacciono i commenti equilibrati, soprattutto a questioni che partono da lontano e rischiano di non chiudersi mai.
      Commento spostato al 100%, Grazie.

    • Lizzy Lizzy risponde:

      @Maurizio: io che con Veronelli ho lavorato, ti posso assicurare che odiava “le mele”. Così chiamava le e-mail. Le odiava, ma ne faceva un uso massiccio. Sì, penso anch’io che se oggi fosse ancora tra noi, troverebbe il modo di usare anche i nuovi media, pur detestandoli, probabilmente (come diceva Dostoevskij: “Innamorarsi non è amore. Uno può innamorarsi e odiare”).
      Non si è mai fatto un problema di mezzi, ma di contenuti.
      E le rivoluzioni e i rivoluzionari gli son sempre piaciuti.
      Premesso questo, quoto il tuo commento e soprattutto quello del primo commentatore, Leonardo.

    • BRUNA FERRO BRUNA FERRO risponde:

      Maurizio! Grande! Gino ha saputo e sa parlare,sfidare, far pensare..Gino ha parlato anche al suo funerale!!.. ne ho ancora vivo il ricordo! Il grande Veronelli ha voluto che si portasse la Terra delle nostre vigne al suo funerale..parlava anche lì..ed ha contribuito anche in quel triste momento a farmi pensare ..mentre deponevo la Terra della Vigna di Barbera d’Asti accanto alla sua bara insieme alla Terra di tanti altri territori del nostro amato Vino..mentre suonavano “Bella Ciao”…lui parlava e comunicava senza timore, mettendosi in discussione e con i mezzi a disposizione..

  5. Sara Montemaggi Sara Montemaggi commenta:

    Ma perchè, appartenere al passato vuol dire che non si è presenti nel presente e nel futuro? Ma fammi il piacere Jacopo, sarebbe come dire che ci si può laureare in filosofia ma senza prendere sul serio Platone, tanto è vecchio o meglio, appartiene al passato. Meglio Kierkegaard, no? Ma tu, se non fosse mai nato Veronelli, dove saresti? Ed è perfettamente inutile scrivere frasi tipo ” Se non ci fossero stati forse le cose oggi sarebbero certamente diverse. Magari non meglio o peggio, ma certamente differenti.” Tu hai la controprova? Puoi dimostrare, al di la del gossip,cosa sarebbe successo? Ti ricordo che si può ipotizzare solo ciò che si è già verificato,ciò che è già accaduto, altrimenti la mente umana non riesce nemmeno a concepirlo. E poi frasi come “Sappiamo quanto sia importante il passato ma vorremmo avere la possibilità, se vogliamo, di scrollarcelo di dosso”. Ma allora che studi a fare? Il tempo che scorre, nell’attimo che passa è gia “passato”. Il tuo post non mi piacque allora e non mi piacciono le tue risposte. E penso che il sig. Masngaghetti abbia ragione. E poi non penso affatto che volesse attaccarti ma mettere in evidenza il fatto che internet è “anche” un propagatore di ignoranza, che nel vino raggiunge livelli più alti che altrove. Poi c’è chi fa cultura e chi pettegolezzo. Del resto ci sono La Stampa e Il Resto del Carlino, c’è Umberto Eco e i romanzi di Liala. Ognuno con parì dignità ma confondere il diavolo con l’acqua santa, beh, quello risparmiamelo.

  6. corrado dottori corrado dottori commenta:

    Ciao Jacopo. Scusa ma dissento totalmente dall’approccio, specialmente se a Gino aggiungi Soldati e Brera per rafforzare il concetto. Dire che personaggi così appartengono al passato può essere comprensibile da una logica strettamente web-centrica. Ma io rifiuto totalmente l’idea che la forma di comunicazione (che è appunto è forma innanzitutto e non sostanza) sia così importante rispetto ai contenuti. Il tuo ragionamento tradotto in altro campo suona così: se aprite un blog sulla pittura sappiate che Picasso appartiene al passato. O Pavese per la letteratura (per restare ad autori relativamente recenti). Ora, è chiaro che dal punto di vista di una moderna comunicazione Picasso come Pavese come Veronelli appartengano al passato. Ma dal punto di vista della Cultura del vino Veronelli (come Soldati) è di una modernità sconvolgente.
    Ma anche se fosse “vecchio” riguardo a certi contenuti, ciò non toglie che ci si debba comunque rapportare proprio in virtù dell’essere uno dei padri della “filosofia del gusto”. Senza la quale non esisterebbero Slow Food, né Enogea, né tantomeno Intravino.
    Dopodiché se provocazione doveva essere, provocazione è stata e bene a fatto il Masna a rispondervi per le rime…

    • Sara Montemaggi Sara Montemaggi risponde:

      bravo. sposato (il commento)

    • Caro Corrado, direi che la giusta trasposizione del ragionamento in altra materia sarebbe:
      “Se aprite un blog sulla pittura sappiate che potreste capire Picasso più che leggendo solo il testo dell’Università”. E mi sembra tutto ma tutto un altro significato.

      Probabilmente è questo il motivo per cui, oltre a produrre vino e conoscere Peynaud, Steiner e Veronelli, hai un tuo blog personale, leggi Intravino e ci commenti con frequenza.

      Da 6 giorni, mi sveglio la mattina divorando avidamente la carta dei cru di Barolo e mi addormento la sera con la carta di Castiglione Falletto del Masnaghetti.

      Per questo l’editoriale di Enogea mi ha colpito in negativo: generalista, a tratti qualunquista (Jacopo ha argomentato a dovere il perché) e soprattutto rivolto direttamente – ma non esplicitamente – ai contributi di persone cui lo stesso Masnaghetti ha chiesto in passato di partecipare alla sua pubblicazione. Persone orgogliose di farlo.

      Son cose. Si campa uguale.

      addendum

      Ca**o! 20 min fa dai Cavallotto ho osato sfogliare il catalogo Bolaffi di Veronelli (anche Daniele Cernilli ci si fermò 2 ore, raccontava Alfio). Ragazzi, noi leggiamo tanta carta, la apprezziamo e cerchiamo di aggiungere qualcosa di interessante, anche tette e culi se ci va (se vedete solo quelli, il problema è vostro). Intorno a me vedo un fottio di gente che “spia” blog da mane a sera per poi dire che sono immondizia o poco più. Ecco, i criticoni “troppo ben informati” mi fanno un po’ sorridere. E Maurizio Gily ce l’ha oggettivamente più lungo di tutti :-D .

      • bibitaprontaprelevare bibitaprontaprelevare risponde:

        Morichetti, ci si diverte, ora onestemente, si può vivere senza intravino. Cosa cavolo si fa tutto il giorno? I bene informati dicono: andate a farvi due risate sul blog di intravino, poi uno ci prende gusto. E’ bello sapere che c’è gente che si guadagna da vivere cosi. Magari credete anche di essere importanti? E’ un servizio? Ti lascio con una canzone di Caparezza: In
        questo meccanismo che non posso inceppare
        la
        rete non è Che Guevara anche se si
        finge tale…

        canzone: chi se ne frega della musica.

        Ragazzi è il modo che vi frega. Pur di fare uno scoop o gossip siete disposti a vendere vostra madre a un nano.
        Morichetti ho chiesto a due tre blogger cosa fosse la malolatica e mi hanno risposto: grazie abbiamo smesso!

      • corrado dottori corrado dottori risponde:

        No, Alessandro. Non sono d’accordo. Io ho un blog perché desidero comunicare con una serie di soggetti. Ma comunico cose (contenuti) che fanno parte di una “cultura” al 99% appresa (per motivi anagrafici) con mezzi totalmente estranei al mondo di internet. Wikipedia NON è meglio della Treccani. I blog, o i social network, NON sono meglio dell’Università. Sono solo dei mezzi per comunicare concetti che io spero continuino ad essere appresi nel mondo reale e non in un virtuale dove tutti possono improvvisarsi geni di qualche cosa.
        Oltretutto anche la pretesa “democraticità” di internet è tutta da valutare: c’è uno straordinario articolo su Internazionale di un paio di settimane fa sulla “personalizzazione” dei motori di ricerca scritto da Eli Pariser che è stato direttore di MoveOn.org (dunque non uno avverso alla rete). E’ inquietante ed illuminante allo stesso tempo riguardo al mondo che viene formandosi in seguito alle nuove tecnologie web.
        La necessità di spirito critico per discernere l’enorme massa di informazioni viene elevandosi costantemente, ma tale spirito critico non si forma altrove se non in quella “cultura classica” che un’affermazione come “Veronelli appartiene al passato” tenta di seppellire in modo – tuttora spero – provocatorio. Dico ciò confermando la stima per Jacopo e per tutta la vostra banda. Però, perdonatemi, qualche volta eccedete: quando si dice: “Hanno scritto l’alfabeto in un mondo fatto di analfabeti” si dice una roba forte, perché significa se apri un blog sul vino con quell’alfabeto devi scrivere. E’ la cultura, bellezza. Tutto sta in una tradizione, volenti o nolenti. Ed è anche una figata, per certi versi.

        • Corrado, non condivido ma ti rispetto. I commenti sono anzitutto un luogo di confronto civile.

          Lo stesso non posso dire per tal “bibitaprontaprelevare”, che non è amica di Jacopo ma un commentatore in malafede, scorretto. Noi tutti qui conosciamo commentatori anonimi sopraffini (kenray/anonimo, Nelle Nuvole/… ;-) ) ma nascondersi dietro nickname diversi per commenti allusivi e offensivi è una disonestà che non accettiamo.

          Questo è il primo e ultimo avvertimento di sorta. A buon intenditor poche parole.

  7. Politta Politta commenta:

    sarà vecchio e lo era difatti quando è morto, ma certo non invecchiato, considerato che alternative oggi, purtroppo – e questo dovrebbe essere il nostro cruccio – in giro non se ne vedono. Veronelli non solo era un divulgatore e un critico intelligente, ma anche un poeta, un artista della parola, una persona capace di avvicinarsi con lucidità e visioni al mondo del vino.
    Gossip, divulgazione piatta, simpatie e antipatie, sono quello che gira nel mondo del web e anche della carta stampata.
    Datemi un’alternativa? C’è da qualche parte qualcuno così visionario, così dirompente come Veronelli o Gianni Brera?
    Se in amore, si dice, chiodo schiaccia chiodo e se mi sento ancora di piangere lacrime di commozione per il linguaggio di questi grandi, allora forse un nuovo amore non si è ancora affacciato.
    Ma qualcuno c’è tra gli anfratti di una rivista intelligente o sulla strade confuse del web? Fate sapere, magari smetterò di piangere?!
    NOSTALGICA.

  8. alvaro pavan alvaro pavan commenta:

    beh, poco prima di morire, il Veronelli dei suoi epigoni, seguaci o presunti tali, li definì, senza tanti giri di parole, senza coglioni. Tanti, com’è nella logica, potevano essere i motivi di dissenso con lui, però, avercene di vecchi così.
    Cordialmente,
    Alvaro Pavan

  9. Laura Laura commenta:

    Capita, a volte, che a parlare troppo a lungo di un argomento si perda di vista di cosa si stia parlando.
    Probabilmente questo è uno di quei casi.

    Nel famoso punto 6 il soggetto non è Veronelli, ma i giornalisti. E per giunta non i giornalisti in genere, solo alcuni.
    Forse non si capiva bene, mi sembrava il caso di ribadire. Capito quello diventa tutto più semplice.

    Poi, Veronelli è vecchio? Lo dice Enogea, non di certo Jacopo.
    Il web è rampante? Hehe. Questo lo dice sempre Enogea, non di certo Jacopo.
    L’ignoranza è concessa: ma a chi? In effetti a tanti.

    Si, c’è gente che ha una gran cultura, con la C, ovviamente. E fa fatica per acquisirla. Ancora di più a trasmetterla agli altri.
    Si, c’è gente che ha una vita normale e che fa una gran fatica per avere anche quella. A volte riesce anche a vestirsi bene, e, pensa un po’, ad avere cose belle. Figurati che ama il suo lavoro, ed anche il dopo lavoro come questo. Difficile per molti, lo capisco.

    Non si può criticare una persona, ed ancora peggio il web in generale, da una sola frase, che peraltro parla di tutt’altro rispetto alla critica. Pensare poi che questa frase sia stato lo spunto per un editoriale intero, che dovrebbe essere autorevole, sfiora il ridicolo. Quale sarebbe in questo caso il gossip dunque?

    Mi dispiace ma devo essere dura con chi si è permesso di criticare chi invece ha un modo sempre gentile, giusto, onesto ed anche democratico (certo) di dire le cose.
    Perlomeno le dice.

    Bravo Maurizio Gily, bel commento, almeno sensato.

    • Sara Montemaggi Sara Montemaggi risponde:

      Laura ma, esattamente, quali cose?

      • Laura Laura risponde:

        Via via diverse. Le leggi mai?
        Tu esattamente cosa dici di solito? No, scusa, ma perchè non conoscendoti magari non lo so.

        • Sara Montemaggi Sara Montemaggi risponde:

          Inizio con un buongiorno e termino con buona notte. Nel mezzo evito di dire frasi fatte o a effetto. Tipo “scrollarsi di dosso il passato” al quale preferisco di gran lunga “scrollarsi di dosso la forfora”. Oppure dire che appartiene al passato di uno che è tra-passato. Per sostenere quale argomento poi? In effetti, a guardarci bene, non c’è alcun argomento. Tutti sanno che l’idea stessa di critica enoica la si deve Veronelli, m apochi sanno cosa devono all’autore del post. Forse lo sapremo tra una ventina di anni, ma a quel punto apparterà al passato. Che peccato. p.s. Con tutto ciò Jacopo potrebbe anche essere simpatico. Il che non toglie che possa dire cose risibili. Ciao.

          • Che il punto 6 si prestasse a diverse interpretazioni è pacifico. Jacopo ha pensato di precisarlo dopo aver letto l’editoriale. Condivisibile o meno, nelle sue parole non c’è nessuna forma di “lesa maestà” verso Luigi Veronelli, che lui, io e molti altri reputiamo un gigante (il post con video-intervista a Masnaghetti e contributo di Daniele Cernilli è mio, epperò).

            Mi sembra che Laura dica parecchie cose giuste (il soggetto del punto sono certi giornalisti, non Veronelli, ad esempio: punto non secondario, direi) e – sai com’è – costruire un ragionamento profondo su fondamenta così fragili non è il giornalismo di cui sento il bisogno.

            Postilla: Dio avrà in gloria Ale Masnaghetti per carte dei cru e tanta altra roba che ne dimostra talento e bravura. Da appassionato-curioso sarò il primo a sostenerlo ora e sempre e pure a voce alta. Ma se vedo una pis**ata fuori dal vaso, fraternamente, non la chiamo riesling alla spina.

  10. Gianpaolo Paglia Gianpaolo Paglia commenta:

    Il web non e’ un media, il web e’ un luogo. I luoghi sono caratterizzati dalle persone che li frequentano. Si possono certamente criticare luoghi come Intravino, o altri, ma ha senso criticare il web in generale quando e’ ormai un luogo che contiene miliardi di persone? Detto in soldoni, se sei un pirla, lo sei sia offline che online.

  11. Politta Politta commenta:

    Però diversamente da molti bloggomani di oggi, Veronelli rispondeva ad una sconosciuta, la sottoscritta, anche pochi giorni prima di morire.
    Che distanza da quello che gira in rete, dove il discorso seppure apparentemente libero sembra condotto da quei pochi che magari si beccano e poi condividono la stessa cadrega, magari anche solo per riconoscersi tra i soliti noti!! Così che il libero web doventa il salottino pettegolo di poche casalinghe diperate.
    ALTRI TEMPI.

  12. attoadivenire attoadivenire commenta:

    Penso che Veronelli (che io ammiro) abbia sempre messo passione e amore nel parlare di vino.
    Ancora oggi a distanza di 7 anni dalla sua scomparsa se ne parla nel bene e nel male, questo vorrà pur dire qualcosa….
    Forse il linguaggio che usava questo signore ,oggi, non è più attuale (anche se non ne sono convinto), ma per quanto riguarda i contenuti non mi sembra che si stacchino tanto da quelli di intravino.
    Penso che i nuovi mezzi (Blog) debbano si essere proiettati verso un nuovo modo di parlare di vino e questo è naturale, ma non devono dimenticarsi di persone come Veronelli Soldati etc. che fanno parte di quella memoria fondamentale che ci permette di capire al meglio il vino di oggi.
    L’importante è, più di prima, di cercare di parlare di vino con la stessa curiosità, umiltà, rispetto e passione che questi signori che appartengono al “passato” hanno messo prima di noi.

  13. Er Plastichino Er Plastichino commenta:

    Ner confronto cor Masna ce se pole solo perde. E’ dde nartro pianeta, ce se pole prova’ ma er risultato nun ve dice. Cia’ stile,eleganzza e un sacco de cultura, poi dde vino ce capisce assa’. De lui me fido. Mo’ vado.

  14. Er Plastichino Er Plastichino commenta:

    Eccome no? Nu ho letto? Ho letto si, eppure voi che ciavvete fatto un poste, dovete daver letto. Mo’ me andava de ccapi’ perche’ arrisponni te nvece de Jaccopo. Boh, forse so io che so strano.

  15. gianluca bianucci gianluca bianucci commenta:

    Non meritate di argomentare sul Grande GINO.
    Sciacquatevi la bocca prima di iniziare a parlare di Lui.
    Chi parlerà di voi quando non ci sarete più?
    Benissimo ha fatto Alessandro Masnaghetti a rispondervi per le rime.
    Chi pensate di essere per poter criticare chiunque e non ricevere le dovute controcritiche.
    Gianluca Bianucci

    • Fiorenzo Sartore Fiorenzo Sartore risponde:

      e facciamolo, il piccolo sforzo di leggere il post prima di commentare. piccolo eh.

      • Schigi Schigi risponde:

        “Veronelli appartiene al passato, quelli che lo citano troppo spesso il più delle volte sono giornalisti che vogliono ricordarci che fanno questo lavoro da molto più di te (e non è necessariamente un pregio)“.

        “Sappiamo quanto sia importante il passato ma vorremmo avere la possibilità, se vogliamo, di scrollarcelo di dosso.”

        Ha ragione il Bianucci.
        Sciacquatevi la bocca.

          • Schigi Schigi risponde:

            Sembri Peppino De Filippo quando dice in “Totò, Peppino e la Malafemmina” : “Ho detto tutto!”
            Cioè, voglio dire che fai ridere.

          • Schigi Schigi risponde:

            E, “Povca tvoia” , cpme direbbe Tvemonti…ma..OT…ti di questo ti devi VERGOGNARE!

            Non serve la scusa del caldo per farsi un birrone godurioso. Ma aiuta, diciamo. La mia birra aziendale adesso è Trois Monts, prodotta dalla Brasserie St. Sylvestre, birreria artigianale nelle Fiandre francesi. Come scrivono i birrofili seri di Fermento Birra: “bel colore del grano maturo, dalla schiuma fine e non molto persistente. Ha naso vivace, dall’aroma ricco e fruttato (mele), con il malto “caramelloso” che piano piano lascia il posto ad un delicato finale astringente. Il corpo è rotondo e robusto, notevolmente morbido, nel quale si affacciano all’inizio note vinose e terragne, accompagnate in itinere da un lievito leggermente piccante, e da note nette e perfettamente apprezzabili di frutta bianca matura. Il finale è secco asciutto, con una robustezza che la fa perdurare a lungo. Una birra da non perdere”.

            Non ha bisogno di traduzioni in italiano, direi (ed è una gran bella cosa, i birrofili a volte si esprimono in un gergo tecnico quasi peggio che i vinofili). Ad ogni modo, Trois Monts è in assaggio gratuito in enoteca questa settimana. Arriva l’estate.

            [Trois Monts costa euri 7,50, bottiglia da 75cl. Al lordo dei soliti fantastici sconti che pratico ai miei amati clientes].

          • Schigi, non mettere commenti dopo aver bevuto forte. Non c’hai più l’età e si vede eh ;-) .

          • Schigi Schigi risponde:

            Morichetti, tu non sei mai stao giovane.
            E questo, oltre ad essere la tua tragedia, è palese per tutti.

  16. Sara Montemaggi Sara Montemaggi commenta:

    @Morichetti: per l’appunto, appartenere al passato è una frase molto, molto fuori luogo. In ogni caso mi pare proprio che il Sig.Masnaghetii abbia puntualizzato e abbia disegnato un quadro che mi sembra molto reale. E questo anche al di la del singolo inciampo su Veronelli. Ma come tutte le cose si può scegliere di vedere un lato invece dell’altro. Le persone che lasciano un segno riescono a vedere entrambe e io penso che il Sig.Masnaghetti abbia la visione binoculare. Di Jacopo e di altri, bisognerà almeno aspettare il canto del gallo. Saluti affettivi

    • Schigi Schigi risponde:

      Poi, non ci vuole molto…basta dire: “Ci capita spesso, ma anche questa volta abbiamo proprio fatto la cacca fuori dal vasino.
      Mi ricordate Sinead O’Connor quando strappò la foto del papa…e probabilmente… farete la stessa fine.

      • Continuo a leggere nel punto di Jacopo una critica a certi pseudo professionisti della critica piuttosto che a Veronelli in sé. La facilità con cui si sorvola sullo stato COMATOSO del giornalismo enogastronomico – fossilizzando l’analisi su Veronelli si/no/forse – è terribile.

        Chi suggerisce una prospettiva differente sarebbe gente che sfoggia cultura di mondi in cui è stata affossata, ignoranti di diritto e con vanto, per Masnaghetti. E tutto all’interno di una raffinata analisi su “web = velocità al potere + zero riflessione + affanno per emergere senza averne i mezzi”.

        RIPETO: rivolto alla gente che TU STESSO hai chiamato. Non 4 secoli prima ma 4 mesi. Chiaro esempio di lungimiranza e coerenza. E’ un aspetto su cui si puo’ sorvolare? Non credo proprio.

        Uno avrebbe anche potuto semplicemente dire: possiamo discutere dello stato del giornalismo (questo l’intento del punto,), forse “voi” non avete capito del tutto Veronelli, io forse non ho ancora capito del tutto Internet e quella cosa che qualche migliaio di persone nel mondo considera rivoluzionaria.

        Ma no, molto più facile il gioco “oggi ti chiamo, domani ti stronco”.

        • Schigi Schigi risponde:

          Che ti posso dire, penso che la risposta sia dentro di te “eppero è sbagliata”
          I Totem non vanno neanche sfiorati.

        • Schigi Schigi risponde:

          Dico, ti hanno visto tutti, brandire un bicchiere di Monfortino insieme ad una penna.
          In quel gesto, ci sei tutto tu e c’é tutto Intravino.
          Fate ridere.
          Poi, per carità, la musica era fica, non ci avrai dormito la notte.
          Se lo sa Conterno ti spara.

          • Schigi Schigi risponde:

            E avete il coraggio di nominare Veronelli.
            Vergogna.

          • E tu che perdi il sabato notte a commentarci sei mica messo tanto bene, eh? In quel gesto, ci sei tu e ci sono tutti quelli con le idee un po’ confuse.

            Io non scrivo per Conterno. Magari sei stato anche tu allievo di Veronelli e lo sai già. Vale quanto detto ad altri: ho stima di te ma stai sereno.

          • Cecilia Cecilia risponde:

            Veramente la musica l’ho scelta io, e non perché era fica.
            Semplicemente raccontava bene le nostre impressioni su quell’esperienza.

          • Schigi Schigi risponde:

            A guardare le vostre facce la sigla di Itchy and Scratchy l’avrei ritenuta più appropriata.

        • corrado dottori corrado dottori risponde:

          Cazzo Alessandro, ma basterebbe dire: “forse abbiamo esagerato…!”. Non è dfficile… A tutti capita un passo falso… A un vignaiolo viene male un’annata, Baggio sbaglia un rigore, e pure Springsteen ha fatto qualche disco così e così. “Veronelli appartiene al passato” è come dire ad un esame di estetica che Kant e la critica del giudizio non valgono niente. Dai, ce la potete fare…

          • Ho dato allora e continuo a dare ora alla frase di Jacopo un senso diverso da quello che ci leggi tu. Corrado, te l’ho già scritto: rispetto quello che dici ma non puoi chiedere a nessuno passi indietro su qualcosa che non pensa. Poi se anche tu vuoi insistere, pace.

          • Schigi Schigi risponde:

            Esiste una formula che spesso usano i politici quando la sparano grossa:”Mi scuso se le mie parole hanno turbato la sensibilità di qualcuno.Non era mia intenzione e sono stato male interpretato”

    • Ci mancherebbe pure. Semplicemente non sono d’accordo e ti ho risposto perché la vedo diversamente. I colpi di teatro lasciamoli al maestro Schigi ;-) .

      • Schigi Schigi risponde:

        E’ bella e molto divertente questa cosa che volete fare i punk del vino, ma appena vi toccano diventate subito delle beghine inacidite.

        • Antonio Tomacelli Antonio Tomacelli risponde:

          Schigi, Dottori e qualcun altro, fatemi capire: è già cominciato il processo di beatificazione di Luigi Veronelli? Vorrei saperlo perchè, nel caso, in Vaticano usano l’avvocato del diavolo e nella vita del beato in questione ci sarebbero due o tre peccatucci commessi in tarda età. Allora, che facciamo? Lo innalziamo sugli altari in modo totalmente acritico?

          Possiamo anche farlo, se volete, ma poi i confratelli dell’Ordine di San Luigi Veronelli (il vero obiettivo di Jacopo) chi li ferma più? E avete pensato al traffico di reliquie che sta per scatenarsi o alle centinaia di targhe in marmo che stanno per essere scolpite con la frase “Il Santo Luigi Veronelli passò di qui”?

          Insomma, evitiamo le beatificazioni e la prossima volta che qualcuno dirà “io Veronelli lo conoscevo bene” potremo rispondere con un laicissimo “‘Embè?”

        • Tesoro, che tu non abbia altri argomenti è chiaro ma, se permetti, stimandoti persona riflessiva, quando te ne esci con acidume personalistico senza fondamento, ci tengo a fartelo notare.

          Davvero Schigi, lascia il granchio che hai preso e rilassati. Non ti sto simpatico, non capirò di vino, vita e alcolici come capisci tu, ecc ecc ecc… non è un problema. Il mondo è pieno di gente più interessante di me e di te. Me ne farò una ragione, tranquillo.

  17. Enrico Nera commenta:

    “Sia chiaro, non abbiamo infatti scritto che Veronelli “è vecchio” ma che “appartiene al passato”. Mi spiego meglio. Veronelli, ma anche Soldati o Brera, hanno creato le basi. Hanno scritto l’alfabeto in un mondo fatto di analfabeti. Hanno fatto scendere più di una generazione dall’albero e le hanno insegnato non solo a bere e a mangiare, ma anche a porsi delle domande. E poi pensateci, quanti dei termini che usiamo ogni giorno in relazione ad un vino sono stati coniati da loro? Se non ci fossero stati forse le cose oggi sarebbero certamente diverse. Magari non meglio o peggio, ma certamente differenti.”

    Più chiaro di così…

    • Sara Montemaggi Sara Montemaggi risponde:

      Veramente mi pareva che si parlasse della risposta del sig.Masnaghetti che tocca vari punti dolenti. Io la trovo precisa, puntuale e centrata. Volete parlare del nocciolo della questione? Chi è giornalista e chi no, chi lascia un segno e chi no, chi fa informazione e chi no, chi aggiunge qualcosa e chi no. E allora fatelo una buona volta, perchè sino ad oggi non si è visto granchè, se escudiamo le valutazione sui vini(opinabili come quelle di chiunque) e qualche classifica. Sapete usare bene il web, quello sì, ma per me questa non è informazione. E semplice occupazione di spazio. In tutta onestà non posso dire di aver appreso molto seguendovi. Mi sono divertita, questo ve lo concedo. E’ giornalismo? Boh! Fate voi!

      • Jacopo Cossater risponde:

        Se la trovi “precisa, puntuale e centrata” è evidente che la leggiamo con occhi diversi. E non è certamente un problema, anzi.
        Se però in millecinquecentoerotti post non hai visto granchè (qualche valutazione e qualche classifica? Dai.) allora è proprio il metro di giudizio ad essere differente. Evabbè.

      • Antonio Tomacelli Antonio Tomacelli risponde:

        Bene, adesso fammi un esempio di informazione sul web che non sia semplice occupazione di spazio, pliz.

        P.s.: il bello del web è che tutto quello che hai scritto in due anni è tutto a tua disposizione “qui e ora”. Anche se sei arrivata cinque minuti fa.

        • Sara Montemaggi Sara Montemaggi risponde:

          Probabilmente non mi sono spiegata bene. Comunque per capirci restando in casa vostra: il post sui tappi di sughero si avvicina di più a ciò che io ritengo informazione rispetto a quello sui vini bio-germania. La seconda è un flash con l’aggiunta di un cappello personale, una curiosità che non è approfondita o affrontata. Il Post su Conterno è info? secondo me è un’intervista senza esserlo nel senso classico. Non c’è uno schema di domande, non ci sono risposte e temi. Emozioni? a me non ne ha date e quindi penso sia semplice occupazione di spazio. Però ha ragione Giampaolo, ho libertà di scelta, di commentare oppure no. In ogni caso se me ne fregassi non starei qui a battere. Sui tasti.
          sottraendum: la provocazione la usate solo qui sul web, oppure anche di fronte alle persone in carne ed ossa?

          • Più che intervista (visto che non ci sono domande né risposte), il post su Conterno, se vuoi, è un racconto di viaggio pop che vuole fotografare l’atmosfera e l’uomo dietro un grande vino. Ti dirò, credo ci siamo anche riusciti e sono parecchio soddisfatto. Dalla scelta della musica, alla fotografia, al montaggio.

            Magari tu non hai ricevuto nessuna emozione, pazienza. Magari non tutte le x persone che hanno letto il post e visto il video la pensano come te, però mi piace parlarne.

            La provocazione la usiamo quando serve, quando ci va, quando reputiamo sia il caso. E guarda che di persona siamo pure simpatici e non facciamo prigionieri (tranne Tomacelli) ;-) .

  18. gianpaolo paglia gianpaolo paglia commenta:

    Tra le critiche ad Intravino francamento non capisco quella che dice che non fanno informazione, mi sembra smentita dai fatti in centinaia di post. Che poi tanti post siano poco interessanti – per me – o gossipari, che, sempre per me, e’ la stessa cosa, il bello del mezzo e’ che e’ tutto gratis, se ti va lo leggi e se no passi. Qual’e’ l’informazione semmai, e’ il punto da chiedersi. E’ quella della carta stampata, quella raffinata ed erudita o quella ignorante, spesso anche della sintassi, che si trova a piene mani su internet? Se qualcuno vuole concincermi che la “vera” informazione e’ solo la prima, mi dispiace ma io non ci credo.

  19. gianpaolo paglia gianpaolo paglia commenta:

    @Alessandro Masnaghetti. Immagino che leggera’, non so se divertito o annoiato, o peggio ancora alterato, la diatriba seguita a questo post, per cui gli vorrei dire una cosa, tratta dal finale del suo intervento. Sul web l’ignoranza e’ un diritto, lo dici in maniera critica. Ma pensaci bene, non ti sembra invece una conquista formidabile che chiunque, ignoranti ed eruditi, possa dire la sua? E’ meglio dover schivare il rumore di fondo degli imbecilli, e in fondo non e’ cosi’ difficile, o rischiare di perdere la ricchezza infinita di migliaia e migliaia di voci, dentro le quali ritrovare non uno, ma dieci o cento Veronelli? E anche se per te non se ne trovasse nessuno (in tutti i miliardi di persone che ogni giorno comunicano su internet), in fondo, che male ti fa?
    Prefirisci che il corner ad Hyde Park esista, anche per gli imbecilli, oppure che ci sia qualcuno a “filtrare” chi parla e chi non parla?

  20. Andrea Gori commenta:

    da quando Intravino è nato e ancora prima (nel lontano 2007 quando lo immaginammo Massimo Bernardi ed io e non conoscevamo neanche Tomacelli) la missione è stata sempre la solita ed è scritta ovunque qui sopra ovvero “un altro vino è possibile”.
    Veronelli è unico e sarà sempre storico anche perchè il 95% dell’informazione comunicazione e, diciamolo, marketing del vino ricalca le sue orme e le sue parole. Questo può essere un bene o un male ma nessuno dei suoi epigoni e/o estimatori neanche i più brillanti è riuscito ad andare oltre l’idea di descrizione del vino che faceva lui e le iniziative che metteva in piedi.
    Il restante 5% però è roba nuova che cerca di aprire il mondo del vino anche a chi non verrebbe mai in mente di cercare aprirsi e approfondire una bottiglia, tutte persone che invece su un sito web o una pagina facebook magari ci passano. Quindi video, foto, reportage ibridi, visite particolari, degustazioni in piscina e in accappatoio, assieme ad un pornostar, al concerto dei Baustelle o a cena con Miss Italia. Qui le proviamo tutte e non ci scandalizziamo di niente. Proviamo a rompere con il modo e la forma di comunicare il vino che è esistito finora perchè ci pare sorpassato dalla realtà e poco adatto così com’è ai mezzi di comunicazione attuale. Paradossalmente l’unica cosa che davvero funziona benissimo del vecchio mondo di comunicare il vino trasportato nel mondo 2.0 sono le mappe di Masnaghetti sull’iPad.
    Magari è scontato che sia così ed è obbligatorio che il vino vada sempre vissuto e descritto come si è fatto finora ma, ripeto, non è la missione di questo spazio. Spazio che occupiamo perchè pensiamo prima o poi di trovare modi nuovi e più efficaci per il mondo di oggi di comunicare la nostra passione per il vino. Appunto poi magari è una missione impossibile ma a noi piace provarci.

  21. Er Plastichino Er Plastichino commenta:

    Ah schigi datte na carmata, che e’ mejo.

  22. [...] a scoprire Lievito Madre, stessa categoria di Sforno, Bir & Fud, Fucina e Gatta Mangiona. (6) Veronelli e “quelli del web”. (7) Hard Rock Cafè Firenze | Come ho mangiato? Chiedete al General Manager o era la Sales & [...]

  23. Enrico Nera commenta:

    Schigi credo che tu non abbia letto la fonte!Hai appeno offeso gratuitamente alcuni importanti nomi del mondo del vino tra cui Attilio Scienza, Daniele Cernilli, Donato Lanati…complimenti per l’ennesimo scivolone!

    • Schigi Schigi risponde:

      Mi permetto di mettero in dubbio che Cernilli, Lanati e Scienza abbiano potuto scrivere BATTONAGE con due T ed una N, forse è opera un copiaincollatore maldestro prima te.
      Poi, sapere a cosa serve fare un proprio blog per copiaincollare pezzi di cose, sbagliate,…sarebbe la vera domanda.
      Ed è forse a questo che si riferiva Masnaghetti, per rimanere IT.

      • Enrico Nera risponde:

        Volevo offrire la possibilità ai visitatori del mio blog di consultare un vocabolario sul vino. Non essendo io in grado di scriverne uno ho ritrascritto (citando chiaramente la fonte) quello che mi sembrava più ben fatto. Non è stato fatto nessun copiaincolla, non è nel mio stile. Il mio blog nasce soprattutto dalla voglia di confrontarsi con gli altri e nella consapevolezza che non si finisci mai di imparare non ho certo paura di sbagliare…per me polemica chiusa.

  24. anonimo anonimo commenta:

    la birra è meglio in bottiglia.

    ciapa e porta a casa.

  25. Sara Montemaggi Sara Montemaggi commenta:

    @Alessandro: non ho dubbi che siate simpatici ed il video su Conterno è fatto bene. Peccato per le sue parole finali: avrei trovato più appropriate le seguenti: Il mio Monfortino lo vendo a chi mi pare, a poco meno di 200 euro la boccia e solo a chi mi compra almeno due bocce di Cascina Francia. Trovo giusto incensare personaggi che fanno grandi vini, visto che qui di quello si parla, ma far vedere l’altro lato della medaglia, quello meno nobile e più venale, sarebbe ancor più bello per degli alternativi come voi. E di esempi così ce ne sono a iosa.

    • anonimo anonimo risponde:

      per un assaggio di monfortino anch’io avrei scritto quello che ha scritto moricchia, fregandomene bellamente della politica commerciale dell’azienda.

      lo so, son un venduto alcolizzato.

    • Sara, concordo con te che sia sempre interessante trovare una chiave di lettura originale. Sinceramente, penso che il video racconti la persona dietro al vino in maniera suggestiva, non credi? In altre parole, non ho pensato fosse questo il caso in cui mettersi a parlare del costo, ma non è detto non ne ricapiti l’occasione.

  26. [...] Il problema è che io venderei mia madre a un nano per avere tutte le anticipazioni (cit.) e 200 visitatori ogni giorno arrivano sul Intravino da Google cercando “3 bicchieri [...]

  27. [...] Il problema è che io venderei mia madre a un nano per avere tutte le anticipazioni (cit.) e 200 visitatori ogni giorno arrivano sul Intravino da Google cercando “3 bicchieri 2012″. Tu [...]

  28. alberto andreoli alberto andreoli commenta:

    tornando a bomba
    al punto sei aggiungerei:
    sparare sui “vecchi” Maestri, non ti attirerà particolari amicizie, ma farà salire di molto il numero dei commenti. sì, secondo me di questo si è trattato.
    provo ad argomentare: “Veronelli rappresenta il passato” non è un’espressione forte, ma un’espressione infelice. forse sarebbe stato meglio far capire che, mescolando la farina del proprio sacco con quella altrui non si va molto lontano, senza tirare in ballo il Maestro…ma così di che avrebbe parlato Masnaghetti, tutti gli altri e me medesimo?

    Veronelli era solito scusarsi spesso con la formula: delle possibili assenze/inesattezze mi scuso con Lei e con i lettori

    qui di scuse non ho trovato traccia: supponenza?

    “Si dice che un giorno da una vettura vuota, scese la signora Tal de’ Tali” L.V.

    i miei rispetti

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