di | mer 01 lug 2009 ore 10:00
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liturgie

Siamo sommelier o caporali?

toon_sommelierL’Associazione Italiana Sommelier ha grandi meriti nella diffusione della cultura enofila in Italia, nonostante il pensiero talvolta confuso del presidente di Ais Roma, Franco Maria Ricci. Una didattica ben articolata ed alcuni eventi di spessore (Armando Castagno al Bibenda Day è roba da antologia) hanno contribuito a formare, in questi anni, migliaia di appassionati e incrementato la presenza del vino nel dibattito pubblico. Poi è venuto un Antonio Albanese qualsiasi che col suo genio ha immortalato gli eccessi del sommelier: teatralità, liturgia, tutte cose che – sempre citando Albanese – confondono la serietà con la tristezza.

L’Ais propugna la strenua fedeltà ad un linguaggio codificato e ad un ritualismo ferreo, ed invita  gli associati a non allontanarsi troppo dal seminato, con una gestione  fortemente verticistica e con dinamiche, se va bene, “ministeriali”. Non è così infrequente che i soci dell’Ais sentano venir meno un elemento base dell’associazionismo, cioè la predisposizione al dialogo e alle contaminazioni reciproche. Ad esempio, è bastato un post così per scatenare reazioni grottesche, lagne e lamenti, solo perché il titolo esce dai canoni AIS evidentemente ingessatissimi; titolare “come non farsi fregare dal sommelier” ha causato qualche svenimento tra i sacerdoti dell’associazione.

Il problema riguarda il ruolo che l’Ais aspira ad avere nel mondo del vino. Da più parti si percepisce forte disagio nei confronti di un’associazione che si comporta in maniera autoritaria con i suoi membri e che, soprattutto, manifesta una forte ostilità verso qualsiasi forma di ironia o discussione sulla figura che si vanta di formare. Il timore è che stia iniziando a de-formare il sommelier, sempre più macchietta e meno intermediario tra produzione e consumo.

Ci piacerebbe che le persone coinvolte denunciassero ad alta voce provvedimenti autoritari del genere, così estranei ad una associazione viva e vitale. Ci piacrebbee, poi, che le tante persone serie, professionali e trasparenti nell’Ais si impegnassero, pure loro pubblicamente, per una gestione più partecipata e dialettica dell’associazione.

In assenza di queste condizioni, converremmo con Groucho Marx: ”Non vorrei mai far parte di un club che accetti tra i suoi membri un tipo come me”.

[Immagine: Evilkid Comix]

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Info su Alessandro Morichetti

Ruba merendine alle compagne di asilo e oggi vive in località Asili (Barbaresco). Ama tutti gli animali e solo alcuni esseri umani. “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci.” (Gandhi)
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28 commenti a Siamo sommelier o caporali?

  1. avatar VignereiMaNonPosso

    Apro le danze……
    perchè a fare “servizio” sono sempre le stesse persone?. Eppure gli iscritti sono in aumento e quindi anche coloro che riescono a conseguire il diploma, presumo. Nonostante ciò sono anni che -- a Milano è la mia esperienza -- vedo nelle degustazioni sempre gli stessi sommelier.

  2. Avrei giusto qualcosina da dire, ma preferisco sedermi e mettere in fresco popcorn e Moscato d’Asti…

    P.S.: alessà, lu sci ppreparato l’elmetto?

  3. avatar fabrizio scarpato

    Certamente invita a riflettere l’osservazione circa la possibilità di confusione nella figura del sommelier tra serietà e tristezza. Osservazione quasi inquietante. D’altra parte fu il presidente Ricci aparlare di “sommelier pinguini” al Vinitaly.
    Credo che la serietà, l’immagine di serietà, passi dalla partecipazione e dal coinvolgimento nelle diverse attività, fuori da spesso frequenti meccanismi autopromozionali e autoreferenziali, ma soprattutto da un cambiamento di linguaggio, sia lessicale che di immagine.
    Vengo da una tre giorni di servizio a “Liguria da Bere”, di fronte alle persone ho preferito parlare e spiegare, piuttosto che sorseggiare e annusare: ho visto molta gentilezza e partecipazione, non ho avvertito ostilità.
    Faccio parte di una delegazione composta da giovani, sono rientrato in associazione dopo due anni di allontanamento per tutti i problemi ben descritti nel post, oggi cerco di dare una mano perchè vedo entusiasmo, perchè mi coinvolgono, perchè mi informano. E i risultati sembrano soddisfacenti.
    Tuttavia cambiamenti di linguaggio trovano qualche resistenza e difficoltà: una degustazione con abbinamento musica e vino, che sarebbe una nuova chiave di avvicinamento dei ragazzi alla lettura del vino, oppure un gioco di assonanze tra cinema e vino, sulla falsa riga del Pfeiffer-Sassicaia, sono poco capite, forse perchè si privilegia l’aspetto della promozione aziendale rispetto alla promozione del bere emozionale.
    Ma il sommelier oltre che tramite tra produzione e consumo, potrebbe esser anche intermediario di emozioni.

    • avatar rupi

      le resistenze ai cambiamenti (umanamente comprensibili) possono essere sradicate con la perseveranza nel sostenere il proprio credo.
      Fai parte di una delegazione di giovani? Credi nella serietà?

      Sei portatore di nuova linfa creativa?

      VAI AVANTI

  4. avatar alessandra

    quando sono diventata sommelier, nei corsi si insegnava che il vino doveva essere sempre limpido eccetera, insomma tutti i vini biodinamici non filtrati bucciati eccetera che piacevano a me erano roba da lavandino. si sono svegliati o la degustazione la insegnano ancora in quel modo?

  5. La mia esperienza, brevissima visto che ho la tessera da soli 2 anni e limitata ad un paio di delegazioni, è quella di un ambiente tutto sommato dinamico e voglioso di fare; durante i 3 livelli si è battuto molto sull’essere “ambasciatori del proprio territorio”. E per certi versi alcuni relatori sono riusciti a far passare questo messaggio molto bene. Purtroppo in altri casi ci siamo trovati di fronte a relatori stanchi, svogliati e troppo superbi per far passare qualche messaggio positivo… al di là dei soliti ai servizi e di un’autoreferenzialità potenzialmente pericolosa, una delle prime cosa da fare sarebbe svecchiare i docenti; ed in seconda battuta inziare a colaborare anche con altre associazioni (ONAV, Fisar…).. ne gioverebbero tutti, soprattutto a fronte di un “aumento” del pubblico….

  6. avatar Andrea

    Ciao a tutti,
    per il momento mi limito a dire che la mia delegazione ha un potere smisurato in regione e per questo qualsiasi idea di soci e appassionati deve per forza di cose essere vagliata dalla stessa.
    Le tre figure di spicco della delegazione, che si professano di sinistra, si stanno comportando negli ultimi tempi da veri dittatori senza lasciare spazio a chiarimenti e delucidazioni.
    Alla vecchia e stanca delegazione non rimane altro che incolpare altri per i propri insuccessi. Tutto questo avallato dal nosto presidente regionale che per ovvi motivi è complice.
    La situazione tragica è che da anni la delegazione non è in grado di organizzare eventi e manifestazioni ma pretende di mettere le mani o il veto sulle idee degli associati che hanno fame e sete di conoscenza. Il mio delegato con i suoi compari si portano a casa a fine anno parecchie migliaia di euro solo per organizzare corsi. I soci di questa delegazione sono costretti a spostarsi nelle altre per poter partecipare ad eventi e migliorare la propria professionalità.
    Per ciò che concerne il gruppo di servizio, sarò più esplicativo tra qualche settimana… ci sarà da divertirsi!!!

    A presto.
    Andrea

  7. avatar Mauro

    ..io direi che per farsi due risate in compagnia e fotografare al fulmicotone lo stato di decomposizione dell’associazione nazionale (escluderei alcune cellule combattive sparse sul territorio) basta sfogliare “De Vinis”.
    Esempio retrò e ammuffito di fare comunicazione.
    “Splendidi” in talcaso i contenuti (eufemismo) e ancorpiù gli spunti grafici..
    modernità gente…modernità!

  8. premetto che l’A.I.S. é associazione sufficientemente viva e dotata di persone che sanno comunicare e difendere le proprie ragioni, che sono molte, per non aver bisogno di avvocati d’ufficio. Cosa che io non mi sogno in alcun modo di essere. Capisco che sparare sull’A.I.S., anche su Dissapore, ed ora su Intravino, cui collabora anche un personaggio che dell’A.I.S. mi risulta fare ancora parte, protagonista del fatto citato all’interno del post, sia uno sport molto praticato e che trova, chissà perché, molti adepti. La mia esperienza, di persona che, in maniera del tutto indipendente collabora attivamente con l’A.I.S., mi dice che per quanto ci siano anche al suo interno o ai suoi margini personaggi che meritano critiche e la divertentissima parodia di Albanese, l’Associazione é sana ed é ricca di personaggi sulla cui professionalità, onestà e preparazione é molto difficile, a meno di non volere essere faziosi, dubitare. Bisognerebbe ricordarsi di questa evidenza, dei tanti sommelier che a diverso livello, delegazioni provinciali, regioni e a livello di responsabilità nazionale, fanno del loro meglio e lo fanno bene, per evitare questo inutile, un po’ strumentale e manicheo sparare ad alzo zero sull’Associazione.
    E adesso avanti, i disonesti intellettualmente dicano pure, a questo punto, che dico così perché collaboro (e ne sono fiero) per l’A.I.S. e perché sono stato incaricato-imbeccato da qualcuno… Di bischeri in fondo é pieno il mondo…

    • avatar maurizio

      Non si tratta di sparare ad alzo zero su mamma AIS, ma solo di prendere atto che, come in ogni gruppo o associazione che si rispetti, ci sono quelli bravi e quelli no. Che ci sono “ai suoi margini personaggi che meritano critiche” che occupano anche ruoli di rilievo all’interno di una delegazione e che ne fanno un uso strumentale. Come dice il titolo del post iniziale sono caporali, prima che sommelier. E come tali forti con i deboli e deboli coi forti. Un esempio del genere purtroppo è il responsabile del gruppo di servizio della mia regione che di recente ha fatto espellere alcuni ragazzi dal gruppo. La colpa sarebbe quella di non avere coinvolto la delegazione provinciale (non l’AIS che invece era presente con un relatore) nel guidare alcune degustazioni organizzate nell’ambito di una manifestazione gastronomica locale. Senza contare che a tutti i sommelier del gruppo era esplicitamente inibita la partecipazione alle degustazioni, comunque di alto profilo. Credo che i talebani siano un tantino più aperti di vedute.
      È solo una piccola storia di piccole persone in una piccola provincia, ma ugualmente non è che faccia molto onore all’Associazione nazionale.

    • Caro Franco, nessun desiderio di polemizzare ulteriormente con te su questo argomento, ma non credo che tu conosca la situazione di tutte le delegazioni italiane.
      E non credo -- e stavolta parlo seriamente -- che nemmeno il Presidente Medri, che ha il compito sacrosanto di rappresentare l’AIS nei Palazzi che contano, le conosca.

      Il fatto è che molto spesso, o forse a volte, nelle delegazioni che si trovano meno sotto i riflettori, esistono giochi di potere di quint’ordine, che definire meschini -- credimi -- è un eufemismo, dove il capataz della situazione cerca in tutti i modi di frenare l’attività degli associati quando questi non la fanno all’interno dell’AIS.

      Non si tratta di fare concorrenza all’AIS, ma semplicemente di fare QUELLO CHE TI HANNO INSEGNATO.

      E te impediscono, porca puttana miseria se te lo impediscono.

      Che ti ci creda o no.

      • Esempio. Per molti anni ha lavorato in provincia di Macerata Maurizio Paparello (al ristorante Le Case di Macerta).

        Maurizio è un sommelier di straordinaria bravura, e conosce i grandi vini di Francia come pochi in Italia (glielo riconosce anche il sommelier di Pinchiorri).

        Vuoi sapere quante volte in 6-8 anni è stato coinvolto dalla delegazione di Macerata in eventi & co?

    • Franco, se “lo sport trova molti adepti”, come anche tu riconosci, è il caso di chiedersi perché -- oppure vogliamo dire anche qui che è un complotto? Mi ricorda qualcuno.
      Il fatto che poi i membri dell’AIS non debbano nemmeno osare una critica, ecco, questa è la sostanza del problema. Un ottimo motivo per essere fuori dall’AIS, per me, che mi consente di scrivere queste righe firmandomi con nome e cognome, senza rischiare la scomunica.

      • trovo assurdo che una serie di persone abbiano usato un nickname e non abbiano detto chiaramente di che delegazione facessero parte per commentare qui sparando a zero sull’A.I.S. E non sapevo nemmeno che qualcuno, dalle Marche, potesse conoscere, come afferma “la situazione di tutte le delegazioni italiane”. Un vero fenomeno, fossi io il presidente dell’A.I.S. gli affiderei subito qualche incarico…

      • avatar Andrea Toselli

        Le molte “anime” dell’AIS e le diversissime, in termini di democrazia interna, situazioni locali non sono facili da governare, soprattutto in una situazione di federalismo regionale che tende a rafforzare i localismi meglio organizzati, basti pensare a Roma o in Lombardia, ove si realizzano splendidi progetti.
        L’esercizio del diritto di critica, possibilmente costruttiva, risulta comunque, per la mia limitata esperienza personale, ancora abbondantemente praticabile all’interno dell’Associazione, almeno nella regione nella quale vivo, anche se la sua efficacia fuori regione, in termini pratici, è molto limitata.
        Per i tanti scontenti che a parole vorrebbero cambiare, non è detto in meglio, lo staff dirigenziale dell’AIS, sarebbe sufficiente che si impegnassero di più, ovviamente dall’interno dell’Associazione, in funzione delle Elezioni per il rinnovo delle cariche (le prossime sono nel 2010), esigendo il rispetto delle Regole ed organizzando un capillare controllo ai seggi.

  9. sono fresco di un corso della Wine and Spirit Education Trust, in Inghilterra. Nel mio (Advance Certificate, minimo 86 ore tra corso e studio), la maggior parte dei partecipanti era del mondo del vino, camerieri, manager di ristoranti, di hotel, ecc. Chi frequenta il corso ha l’occasione di aver insegnanti di diverse provenienze, giornalisti, commercianti di lunga esperienza, ecc., spesso Master of Wine. Non esiste nessuna liturgia, nessun proselitismo, nessuna struttura di potere, nessuna richiesta di affiliazione e nessuna imposizione di regolamenti.
    Il corso e’ ben fatto, ce ne sono di livelli diversi, dai principianti fino al corso di diploma che dura due anni e che rappresenta per molti l’ingresso come studi al Master of Wine. In piu’ si tratta di corsi a 360 gradi sul mondo del vino, non dovendo necessariamente formare personale di sala, ma tutte le figure professionali, dai buyers, ai managers di ristoranti ed enoteche, rappresentanti del vino, ecc.
    Io l’ho trovato molto utile (in piu’ sono anche passato con “merit” :-) ) ed e’ quello che consiglierei di piu’, a meno di non essere proprio qualcuno che vuol fare il sommelier.

  10. Gianpaolo, sarei la prima iscrivermi se solo in Italia esistesse qualcosa di appena lontanamente simile a un corso come questo.
    Ma non c’è.
    E l’Inghilterra is too far, for me…

    L.

  11. non é poi così “far” il Regno Unito, un’ora e mezzo di volo e Londra é lì davanti a te con tutte le sue infinite opportunità…
    Io che frequento il mondo del vino inglese dico però, con tutto il rispetto per il corso seguito da chi é intervenuto sopra: attenzione a non far diventare leggendarie le cose che fanno sul vino gli inglesi. Ci sono cose strepitose e purtroppo per noi lontane anni luce dalle nostre abitudini provinciali, ma ci sono anche cose di una banalità e di una presunzione estrema. Conosco tanti master of wine che a mio parere degustano meno bene e sanno capire meno bene il vino di svariati wine writer italici, da un Gianni Fabrizio (oh yes!) al duo che guida la Guida dell’Espresso, a Carlo Macchi, Sandro Sangiorgi, Francesco Arrigoni, Gigi Brozzoni, ecc. ecc.
    Non é indispensabile andare in UK e seguire un corso inglese per avere una formazione professionale e seria sul vino, credetemi…

  12. Caro Franco, rispondo al tuo ultimo commento:

    - hai inserito i temi sollevati da alcuni interventi nella categoria “sparare a zero sull’Ais”. Niente di più certo e documentabile di quanto affermato, purtroppo: gli interessati stanno aspettando una lettera di sospensione/espulsione, la cui forma conta poco al cospetto della sostanza che incarna. Il provvedimento riguarda anche me ma reputo questo aspetto assolutamente secondario: se non lo fosse, mi guarderei bene dal parlarne pubblicamente. Se chi ha scritto ha preferito non mettere nome, cognome e indirizzo della delegazione, è comprensibile: non voleva esporre se stesso e le altre persone coinvolte. A volte, esprimere un proprio disagio è più importante che “puntare il dito”. Visto che per te è importante, la delegazione è quella di Ascoli Piceno: cambia il senso degli interventi? Niente di oscuro, si sta parlando di metodi e tenore del confronto interno, quando c’è. Troppo spesso non è previsto

    - dire “non credo che tu conosca la situazione di tutte le delegazioni italiane” come fa Francesco Annibali non è affatto equivalente a dire “io conosco tutte le delegazioni”: al massimo può significare “tu, caro Franco, non conosci come talvolta funziona la MIA delegazione”. Su questo credo si possa convenire

    - le prima 6 righe del post sono inequivocabili e riconoscono grandi meriti all’Ais. Il testo argomenta aspetti poco convincenti. Se alla discussione partecipano prevalentemente voci critiche, e le altre si astengono, il problema forse riguarda l’associazionismo Ais. Ho imparato ad apprezzare il vino grazie ai corsi Ais. A percorso compiuto, facendo esperienze diverse, mi sento di parlare dell’associazione come meglio ritengo. Senza offesa, credo di potermi prendere la libertà di esprimere un gudizio, critico o conciliante che sia. Invito gli associati a fare altrettanto, esprimendo e difendendo le proprie ragioni.

  13. L’interesse del WSET, per uno come me che non vuole fare il sommelier, e’ proprio quello di poter avere un insegnamento “laico”, e sicuramente di alto livello se si raggiunge il Diploma. Che poi ci sia gente che capisce poco, anche nei Master of Wine, e’ certamente possibile, e magari e’ anche un modo di vedere il mondo diverso, non Italo-centrico. Certo non mi capitera’ di vedere un MW che fa degustazioni di grandi vini nei bicchieri di plastica da aranciata “perche’ nessuno ha pensato a dotarsi di una lavabicchieri”.

  14. Concordo al 100% con Annibali perché io stesso sono stato oggetto di pressioni alcuni anni fa (non facevo già più parte dell’associazione da un po’) quando stavo per organizzare dei corsi autonomi sul territorio e sono uno che non ha mai rotto la fava a nessuno, puoi immaginare chi alza un po’ la testa. Quindi è vero, ci sono alcune realtà locali che si comportano in quel modo.

    E’ altrettanto vero che ci sono realtà splendide come per esempio la delegazione di la spezia o del tigullio attuali, veri amici, in grado di collaborare con il sottoscritto senza per questo sentirsi in concorrenza. Lo stesso Antonello Maietta quest’anno venendo al meeting come espositore con il suo libro ha dato un segnale chiaro circa la volontà di tendere una mano che io ho subito raccolto dopo anni di chiusure.

    Bisognerebbe che l’ais prendesse nuova coscienza di sé stessa, coinvolgendo dal basso i sommelier in un progetto condiviso, magari una guida, questa si finalmente dell’ais, potrebbe essere il primo progetto di vero rinnovamento. Chissà chi sarà il paladino che riuscirà nell’intento..

    Ciao, Fil.

    • avatar fabrizio scarpato

      A nome della delegazione della Spezia “attuale” ;-) , anche andando oltre il mio ruolo di semplice sommelier, ringrazio per la definizione di “splendida realtà”.
      L’ultimo periodo sul coinvolgimento dei colleghi, che come ho detto all’inizio, ritengo necessario, mi trova e mi troverebbe entusiasticamente d’accordo e nei limiti personali, partecipe, anche se non son più giovanissimo (intendiamoci ;-) .

  15. Pingback: Settimana complottista: sommelier, marketing, guide a pagamento. Ci vuole un Bottle Shock | Intravino

  16. avatar francesco fabbretti

    Ciao a tutti.
    Noto con piacere che ogni volta si tocca il tasto “Mamma A.I.S.” escpnp fuori polemiche e critiche a rotta di collo. Da buon Sommelier profesionista e sommelier Master class di Roma mi limito ad osservare che le critiche vanno sempre a battere sullo stesso tasto, ovvero la riceca di un “posto al sole” nel mondo del vino, magari una docenza stabile o similia. Fermo restando che ho un’enoteca per cui non mi importa un bel niente delle presunte o reali “beghe di palazzo” vi inviterei a riflettere sul fatto che nessuno vi vieta di proporre serate (ben renumerate … fidatevi) di degustazione spiegazioni su argomenti quali vino e musica (tanto per citare un esempio riportato). Il fatto è che queste cose non si improvvisano e soprattutto ci vuole esperienza VERA. Mi permetto di dirlo perchè, nello specifico i miei titoli di studio sono una laurea in musicologia, un diplima in direzione d’orchestra e uno in composizione; per preparare un incontro a Roma (e oramai sono tre anni) passo settimane a documentarmi in modo di essere eaustivo interessante e leggero (nonostante potrei limitarmi a ripetere la solita pappetta…. come molti docenti fanno a lezione).
    Se questa mia mail vi suona autoincensatoria vi chiedo scusa, mi piacerebbe che passasse il messaggio che chi lavora e fatica si crea i suoi spazi con autorevolezza, ma chi pensa che basti aver fatto un corso suol vino per capirlo e, soprattutto, saperlo spiegare… beh, forse è meglio che certi spazi non pensi proprio di crearseli per evitare danni agli eventuali fruitori

  17. buona sera a tutti,
    leggo una serie di variegati commenti, bon ton imporrebbe solo ai facenti parte apportare critiche all’Associazione se costruttive meglio, ai collaboratori AIS tollerare di bischeri la loro mamma del resto è sempre gravida purtroppo, cosi come sarebbe dovuto riconoscere che negli ultimi anni non tutto l’operato dell’associazione è andato nel verso al quale la sommelier’s philosophy imporrebbe di andare, querelle come con “il mio vino”, le cadute di stile ecc. ecc.
    “Non è così infrequente che i soci dell’Ais sentano venir meno un elemento base dell’associazionismo, cioè la predisposizione al dialogo e alle contaminazioni reciproche” sottoscrivo sottoscrivo e sottoscrivo è il democratico percorso per una naturale evoluzione.
    Ma forse qualcosa sta cambiando?
    Sarà vero che il Sig. Ricci si è dimesso dalla WSA?
    Sara vero che ciò è avvenuto per politiche e deontologie non più condivise?
    O il Presidente Medri ha deciso di dare il benservito a chi è stato motivo di imbarazzo nel passato recente per dare un segnale su chi comanda e per dare nuovo corso all’associazione internazionale che si pone come alternativa all’ASI.
    C’è da aspettarsi nuovi clamorosi sviluppi in AIS?……….

  18. Buonasera, sono nuovo del blog, che trovo interessate e ricco di notizie, e sono un novizio che sta completando il primo livello del corso sommelier FISAR. Premetto che il corso mi è parso ben organizzato e quasi tutti i relatori preparati e all’altezza del compito assegnato. Però parlando con amici, navigando qua e là, mi sembra di capire che le possibilità offerte dal fatto diessere sommelier AIS sono più ampie per un lavoro non da professionista ma da appassionato che vorrebbe “arrotondare” il bilancio a fine mese. Ho pensato quindi di migrare all’AIS per completare il ciclo. Ora mi sembra di capire che in AIS bisogna per forza seguire ulteriori corsi per entrare nel gruppo di servizio, che devi essere per forza iscritto al gruppo per fare servizi, che decidono loro chi chiamare e che se ho un amico con una cantina che mi chiede un favore per una serata (anche non retribuita) non lo posso fare. Devo per forza passare ler il GDS AIS. Ma così sono gli altri a decidere per me e non mi sembra giusto. Concordo sul fatto che se non sono eventi ufficiali si debba evitare la divisa, ma impedire tutto mi sembra troppo. E’ effettivamente così? Vorrei capire meglio prima di decidere cosa fare.

    • allora Andy diciamo che in teoria non potresti neanche dare un aiuto al tuo amico aggratisse!
      Però con un pò di tatto potresti (finchè si tratta di una volta ogni tanto) di andare ad aiutare il tuo amico senza l’uniforme e se poi diviene un servizio regolare magari parlare con il responsabile dei servizi e discutere che il servizio lo gestisce l’IAIS mandando te a svolgerlo. Così l’AIS prende un pò di soldi dal servizio e tu fai le cose regolari

  19. avatar Stefano

    Carissimi Colleghi / Amici, sono nuovo del Blog.
    Sono un Sommelier diplomato AIS, socio dal 1998, ho fatto parte nel passato del gruppo servizi della delegazione Romana.
    Vengo subito al punto, ho alcune (serie) perplessita’che vorrei condividere con voi: prima di tutto mi e’ di difficile comprensione come le associazioni regionali (nel mio caso quella del Lazio, AISR) possano richiedere una quota di iscrizione aggiuntiva rispetto a quella che gia’ versiamo alla sede centrale, in quanto mi risulta che esse gia’ ricevano parte delle quote associative versate (Art.20 dello statuto).
    Inoltre l’Art.7 recita testualmente: “Il socio che aderisce all’Associazione Italiana Sommeliers è automaticamente iscritto all’associazione regionale”.
    Pertanto e’ incomprensibile come la associazione regionale possa non solo non comunicare ai soci AIS (diciamo “semplici”, non iscritti all’ AISR) le proprie iniziative, ma ne inpedisca l’accesso (peraltro a pagamento) a chi non ha versato la relativa quota alla associazione regionale stessa.
    Altra situazione perlomeno curiosa, e’ il fatto che lo statuto riconosce delle ben precise figure professionali (Art.5) le quali si fregiano altrettanto precisi distintivi (Art.36).
    Pertanto non mi risultano ufficialmente presenti figure di “Sommelier Master Class”, ne’ tanto meno distintivi d’oro e zaffiro.
    Gradirei conoscere le vostre personali considerazioni in merito. Mi permetto di notare che forse dalla sede centrale sarebbe opportuno obbligare a specificare in modo ben chiaro che taluni riconoscimenti professionali (sempre se considerati opportuni e leciti), non sono riconosciuti ufficialmente dallo statuto dalla nostra associazione.
    Come e’ possibile tutto cio’? Il tutto serve solo a fare cassa sulle spalle di qualche socio in buona fede? Non credete questo infici pesantemente sulla credibilita’ dell’AIS?
    Un caro saluto a tutti.

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