Regoliamo i vini naturali?

di Massimo Bernardi

Vini naturaliFacciamo un piccolo gioco. Noi diciamo: “disciplinare“, voi dite? “Regole cui i produttori devono attenersi per la produzione di un vino”. Facile, vero? Okay, adesso noi diciamo: “certificazione“. Tocca a voi. “Siccome il suo vino rispetta il disciplinare il produttore ottiene un riconoscimento”. Bene, ultimo sforzo. “vini naturali“. Cosa dite? “Vini dalla cui produzione vengono limitati o eliminati gli agenti chimici, prima in vigna poi in cantina”. Bene, a spanne, ma ci siamo. Ora attenzione. Secondo voi, c’è bisogno di un disciplinare per la certificazione dei vini naturali?

Che poi è la domanda rivolta da Porthos n.32 a un certo numero produttori. In attesa di conoscere le loro risposte, ci piacerebbe sapere le vostre.

16 Commenti

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Giulia

circa 10 anni fa - Link

In realtà il sondaggio non è partito da Porthos 32: è un'elaborazione delle utlime settimane uscito solo ieri sul sito di Porthos. http://porthos.it/index.php?option=com_content&task=view&id=539&Itemid=321 E' un pezzo che seguo questa vicenda e sono davvero curiosa di sapere cosa ne pensano i consumatori appassionati..

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Luca Risso

circa 10 anni fa - Link

Stringi stringi, IMHO, dovrebbe essere solo rame e zolfo in vigna, e solo solforosa in cantina, con quantità entro i limiti di legge. Sarebbe già un gigantesco passo avanti. Luk

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Luca Ferraro

circa 10 anni fa - Link

rame e zolfo in certi anni non bastano!

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Paolo Boldrini

circa 10 anni fa - Link

Credo sia una domanda che ci siamo posti in molti, e ci piacerebbe conoscere la risposta...

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La Linea dell'Inutile (Mauro)

circa 10 anni fa - Link

il massimo del controllo che vedo e' nella verifica di quanto dichiarato, e quindi “Vini dalla cui produzione vengono limitati o eliminati gli agenti chimici, prima in vigna poi in cantina” ... ma sono un banale bevitore, l'importante e' che non mi tarpino le ali a Gravner e soci :-)

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Luigi Di Tuccio

circa 10 anni fa - Link

si.. sarebbe meglio avere un disciplinare. specialmente per evitare confusione per i consumatori. il biologico è regolamentato...perchè il naturale non dovrebbe esserlo?

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Renato Luise

circa 10 anni fa - Link

Perche' non la certificazione BIO, almeno come base, non solo delle uve ma anche delle pratiche enologiche? Mi sembra che la maggioranza dei produttori di vini rifuggano dal bio (dicono che a livello di mercato non da valore aggiunto); io personalmente penso che se uno vuole fare del 'naturale' l'unico standard a cui affidarsi e' il bio - certificato.

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Michele Falvo

circa 10 anni fa - Link

Una certificazione sarebbe sicuramente auspicabile, anche se ancora il settore "vino naturale" è troppo giovane per essere regolamentato dal momento che è una scienza tutta da scoprire e da sviluppare. L'importante e che nella comunicazione non si faccia gli errori fatti sul biologico, dove un sacco di produttori si sono certificati auspicandosi grandi vendite. Bisogna che il vino sia innanzi tutto oggettivamente buono, ben fatto e longevo poi si può intraprendere la via del "naturale" o del biologico che a questo punto diventa un valore aggiunto e non il valore principale.

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patrizia

circa 10 anni fa - Link

Se sotto l'ombrellone dei vini naturali ripariamo anche i vini che puzzano, dando loro un patentino bohemienne che li rende desiderabili da un pubblico suggestionabile e non troppo competente, allora ben venga una regolamentazione. Partendo tuttavia dal presupposto che i produttori o sono capaci o non sono capaci di lavorare in vigna e in cantina a prescindere dal naturale o no e dal bio o no, penso che ormai siamo ad un tale livello di confusione che un chiarimento non guasterebbe. Magari a cominiciare dal rendere obbligatoria in etichetta l'indicazione della quantità di solfiti presenti. Troppa produzione: è questo il vero problema di fondo.

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gianpaolo

circa 10 anni fa - Link

il mio importatore britannico, Les Caves de Pyrene, e' probabilmente oggi uno dei piu' importanti distributori di vini cosidetti naturali (tra i quali non i miei), e non solo in UK. Loro non hanno mai fatto una questione di sapere se il tal vino o la tale azienda seguisse disciplinari di produzione biologica, biodinamica, o altro. E secondo me hanno fatto benissimo, perche' il vino naturale e' soggetto alle interpretazioni di chi lo fa, e non tanto alla carta bollata che alla fine non garantisce mai nulla. Se il vino ha le caratteristiche di spontaneita', di legame al territorio e se chi lo fa gli somiglia, allora questo basta a loro che lo vendono, e al cliente (e questi vini vanno spesso in ristoranti del massimo livello) che lo beve. La mia sensazione e' che un disciplinare sarebbe il modo migliore per imprigionare e rendere sterile questa categoria di vini che invece vivono di liberta' di espressione e lettura del territorio. Qualcuno si approfitta ed usurpa l'aggettivo naturale? Puo' succedere, ma la gente alla fine sa distinguere tra un fino falso e un vino reale.

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nicola manferrari

circa 10 anni fa - Link

la regolamentazione dei vini naturali? c'è già. infatti la normativa vigente vieta l'utilizzo di aggettivi e menzioni non veritiere che potrebbero trarre in inganno il consumatore. essendo l'aggettivo "naturale", qualora riferito al vino, manifestatamente falso, dovremmo ritenere esserne l'uso dello stesso vietato. volendo sincerarsi di ciò basta consultare un comune vocabolario della linga italiana. alla voce "naturale" sul garzanti si troverà: "che deriva dalla natura, che si ha per natura". mentre il vino, a differenza di molti altri prodotti alimentari come il miele, i funghi, i tartufi, il latte, è al contrario un'invanzione dell'uomo non esistendo lo stesso in natura, come un'automobile o un aeroplano. esso viene ottenuto dal succo dell'uva o dall'uva pigiata secondo tecniche precise finalizzate a consentire la fermentazione alcolica che altrimenti non avviene. al contrario in natura l'uva marcisce o si trasforma in aceto. di più, non esiste nemmeno un modo "naturale" di coltivare, essendo l'agricoltura per definizione il prodotto della rottura dell'ecosistema naturale originario. la vite coltivata, poi, è un organismo sconosciuto in natura, essendo il prodotto di un innesto fra un piede americano e una varietà europea introdotto al fine di scongiurare la morte della pianta a causa della fillossera. chi ragionevolmente oserebbe definire "naturale" la tecnica di trapianto di organi in medicina? la varietà - o vitigno - poi, è il frutto millenario della selezione operata dall'uomo a partire dalla vite originale (questa sì, naturale) con lo scopo di ottenere il frutto più adatto agli usi voluti dall'uomo. le stesse tecniche, almeno quelle più diffuse, di coltivazione della vite in campo, essendo la pianta in natura un rampicante che viveva nei boschi, non possono che apparire altamente innaturali allo studioso, tanto più innaturali quanto più fitti e bassi sono i vigneti. così come veder nuotare un gatto o andare una scimmia in bicicletta per l'etologo. infatti chi ha ritenuto di affrontare l'importatnte argomento in modo onesto e responsabile si è guardato dall'utilizzare l'aggettivo "naturale", ricorrendo viceversa ad altre definizioni più precise e ben codificate, come quella, fra le altre, di "prodotto da agricoltura biologica" che sono a disposizione di chi le volesse utilizzare, al fine di dare una comunicazione trasparente al consumatore, impegnandosi tuttavia ad assoggettarsi alle regole prescritte. il fatto che la bugia sia stata diffusa fra i consumatori tanto da divenire di uso comune, non credo sia una buona ragione per regolamentarla, in quanto qualsiasi tentativo di definizione finisce per condurre al ridicolo. "naturale", dunque, come sinonimo di tradizionale, o di sano, o di tipico, non potendo esserlo di naturale? ma tali aggettivi esistono già, e in alcuni casi già recepiti dalla normativa vigente. voglio tentare di fare un esempio analizzando i tentativi di definizione in buona fede sopra esposti confidando di non offendere nessuno, non essendo colpa dei redattori dei post l'essere stati tratti in inganno da un uso disonesto e improprio dell'aggettivo da parte di altri a fini commerciali. “Vini dalla cui produzione vengono limitati o eliminati gli agenti chimici, prima in vigna poi in cantina” ancora il garzanti: agente chimico, si dice di (...) sostanza che possiede particolari proprietà attive. quali sostanze chimiche possiedono tali proprietà? anche l'acqua della pioggia e l'anidride carbonica dell'aria che consentono la fotosintesi? dunque da eliminare? riformuliamo meglio: pesticidi e additivi. senza l'uso di pesticidi aboliamo la produzione di quasi la totalità dell'uva italiana, essendo pesticidi, per esempio, anche rame e zolfo. "solo rame e zolfo in vigna, e solo solforosa in cantina, con quantità entro i limiti di legge". ovviamente l'aspergere le viti con composti del rame non è una tecnica "naturale". tuttavia l'uso massivo del rame come pesticida pone gravi interrogativi fatti propri dalla stessa unione europea. il rame è un metallo pesante con la caratteristica di essere ben poco mobile nel terreno. essendo un potente fungicida il suo accumulo nel suolo può portare alla sterilità microgiologica dello stesso oltre che a tossicità per la pianta e dunque alla desertificazione. l'obbligo morale di lasciare la risorsa suolo anche alle future generazioni credo dovrebbe consigliare ad un approccio più problematico alla questione. e con gli insetti come la mettiamo? va ricordato a chi non sa che in molte regioni d'italia è fatta obbligatoria la profilassi nei confronti della flavescenza dorata a mezzo di almeno un trattamento insetticida all'anno attivo conto lo scafoideus titanus, vettore del terribile patogeno. i "naturali" che dicono di non farlo sono o bugiardi o sconsidetati incoscienti esponendo in quel modo il vigneto italiano con tutto il suo ricco patrimonio genetico a un reale pericolo di distruzione. dunque, se si fa con cosa si fa? rame e zolfo non sono attivi contro gli insetti! “Vini dalla cui produzione vengono limitati o eliminati gli agenti chimici (meglio: pesticidi e additivi), prima in vigna poi in cantina” limitati! e chi non limita l'uso dei pesticidi? dunque tutti naturali? "Qualcuno si approfitta ed usurpa l’aggettivo naturale? Puo’ succedere, ma la gente alla fine sa distinguere tra un vino falso e un vino reale." vini falsi e vini veri? sono veri i vini dei produttori che in conseguenza di quanto sopra esposto lasciano credere il falso? e i consumatori li sanno davvero distinguere questi veri falsi e falsi veri? e poi, cosa sono i vini falsi e i vini veri? vogliamo aprire un nuovo capitolo? ma questa è un'altra storia....

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Annalisa

circa 10 anni fa - Link

Carissimo Nicola Manferrari@, evviva, ci volevi proprio tu! Quanti miti e leggende, nel nome di una Natura Madre Buona, che ci dona i frutti della terra senza fatica e senza lavoro !!! Sembra che in Italia ci siano vigne baciate dal Signore, dove le viti prosperano senza nulla fare. I vignaioli che invece, soprattutto quando la stagione è pessima, devono trattare in vigna se no altrimenti non raccolgono un acino d'uva, sono invece brutti e cattivi, amano spendere i loro soldi e la loro fatica e sono puniti con tutte le malattie del creato. Scusatemi il sarcasmo, ma a volte scappa. Pensiamo a cosa era l'agricoltura del passato, quando bastavano anni pessimi per causare carestie o mandare in rovina famiglie di contadini. Erano tutti stupidi? Non avevano imparato l'agricoltura "naturale"? E' vero che la chimica in agricoltura ci ha portato ad eccessi assurdi, ma ormai la strada di un'agricoltura compatibile è tracciata. Ora la cosiddetta lotta integrata si orienta verso l'uso di sostanze (di sintesi o di origine naturale) rapidamente degradabili nel terreno in composti innocui, nella bassissima quantità (monitorando attentamente quando è il momento di trattare con sistemi di lotta biologica), nella bassa deriva ambientale (cioé la diffusione dei prodotti nell'ambiente circostante), ecc... Noi applichiamo la lotta integrata da sempre e nel nostro vigneto prosperano le coccinelle, le farfalle e mille altri insetti. Mah!!

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Alessandra Deiana

circa 10 anni fa - Link

anche se in ritardo...http://iovino.wordpress.com...

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GIOVANNI MONTISCI

circa 10 anni fa - Link

buonasera sono un piccolo produttore di vino cannonau in sardegna a mamoiada piccolo paese del centro sardegna dove si è sempre coltivata la vite in modo biologico,poichè non è necessario usare altri prodotti nocivi sia per le piante sia per le persone.io penso sempre che se mangiamo sano e beviamo sano abbiamo la possibilità di vivere in questo mondo già troppo inquinato qualche anno in più,mio nonno per esempio bevendo il nostro cannonau e mangiando carne e formaggio che lui ah sempre prodotto è durato fino a 96 anni senza mai essere visitato da un medico,e di questi casi ne abbiamo tanti,secondo me queste persone servono da riferimento per farci capire che dobbiamo riflettere prima di usare certe porcherie prima in vigna poi in cantina,solo perchè vogliamo che la pianta sia sempre al massimo della produzione. io invece penso che tutte le annate siano diverse e il vino che si produce debba essere tutte le annate diverso mai uguale se questo succede bisogna preoccuparsi altro che certificazioni di biologico.un bravo bevitore riesce sempre a distinguere un vino naturale da un vino frutto di laboratorio.io oh la fortuna di avere i due vigneti in due colline dove il danno maggiore molte volte lo provoca il ventoin annate tranquille con 25 kg di zolfo arrivi alla vendemmia in cantina al mosto gli basta appogiare il sachetto del metabisolfito sul tavolo e non sempre lo uso con la zuccherina alta che ci ritroviamo è un opzional anche la solforosa.da 20 anni oh sempre prodotto vino naturale senza nessuno sforzo e senza la necessita di certificare il prodotto poichè la certificazione più importante è la nostra coscenza perchè prendendo in giro gli altri prendiamo in giro anche noi stessi,e se tutti bevessero il vino che beviamo quì a mamoiada il mercato andrebbe a gonfie vele.spero di non avervi annoiato nel caso quacuno conosca il mio vino,si chiama BARROSU. WWW.BARROSU.IT SALUTI A TUTTI

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enrico togni viticoltore di montagna

circa 10 anni fa - Link

buon giorn, credo che il produttore sardo abbia centrato il punto: l'italn è tutta uguale, ci sono zone in cui arrivi alla vendemmia con 25 kg di zolfo. e ci sono zone in cui devi trattare per otenere l'uva. Io personalmente opero in una vallata alpina, la vallecamonica, da sempre luogo di produzione di vino e da sempre valle di lacrime, nel senso che le precipitazioni soprattutto estive sono abbondanti. Ciò nonostante cerco di limitare al massimo l'uso della chimica in campagna. Sono in lotta integrata, faccio pochi trattamenti e raccolgo dopo la metà di ottobre, per me il biologico è un'utopia nel senso che produrre in regime biologico vorrebbe dire inquinare di più, più trattamenti e quindi più residui di rame e maggior utilizo di mezzi meccanici. Ben venga chi può permettersi solo 25 kg di zolfo, ma non venitemi a raccontare che tutti possono farlo perchè non ci credo!

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Riccardo

circa 10 anni fa - Link

Da dizionario LE MONNIER: VINO: Prodotto della fermentazione alcolica dei mosti ricavati da uve fresche od appassite NATURALE: Che possiede e conserva freschezza, genuinità o spontaneità, interpretabile anche come riproduzione fedele della realtà. Spesso contrapposto ad artificiale, artefatto, sofisticato (es. Verdura naturale, suono naturale, ovvero non alterato da diesis o bemolli) Il Vino naturale pertanto, a mio parere, è una fermentazione alcolica del mosto che conserva caratteristiche il più similari possibili all'uva da cui proviene attraverso un processo di vinificazione spontaneo e conservativo.

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