Perché invidiare le bottiglie altrui è un peccato (e come salvarsi)

Perché invidiare le bottiglie altrui è un peccato (e come salvarsi)

di Alessandro Morichetti

Amo il ciclismo da quando Gianni Bugno infilò una memorabile doppietta mondiale Stoccarda-Benidorm (1991 e 1992) e ricordo quando da piccolo sognavo sopra a un cataogo delle BMX. Sogni tristi perché poi comprai una Atala. Alla laurea mi feci regalare una bici da corsa Bianchi extra-large e da 13 anni guido quella. Perché se chiudi gli occhi e immagini 50kg in meno, ogni tornante in salita ti senti un po’ Pantani e ogni drittone di pianura col vento a favore diventi Cancellara. Amo il ciclismo, la sua fatica e le sue endorfine ma non ho alcun interesse specifico per bici, ruote e accessori. La sella ha da essere comoda e i meccanismi funzionanti.

Lo stesso nel vino ma ci sono arrivato per gradi. Amo la sua cultura, le comunità che rappresenta e l’alcol che contiene ma nutro un sereno disinteresse per le bottiglie specifiche. Ne ho di preferite e ne ho bevute parecchie di eccezionali e introvabili, è stato utile ma non la considero la parte più esclusiva di una passione che è per me lavoro, scelta di vita e di comunità. Ho cercato qualche mostro sacro e sbavato su qualche foto ma solo ora mi rendo conto di quanto una certa visione provochi distorsione.

Il professore della mia tesi in Sociologia dei processi culturali citò qualcuno che diceva più o meno: la posizione migliore per il ricercatore sociale è né troppo vicina né troppo lontana dall’oggetto d’indagine. Peccherebbe di presbiopia nel primo caso e di miopia nel secondo: entrambe distorsive e non utili alla comprensione.

Ho amici che postano bottiglie dando la netta impressione che il postarle – mostrandole alla comunità alla stregua di feticci – sia parte rilevante se non addirittura centrale del provare piacere. Anche io ne posto, ovviamente, un po’ per lavoro, un po’ per piacere, spesso molto semplicemente perché ho una memoria del piffero.

Da tempo sento sempre più flebile, al limite dell’inesistente, quel senso di invidia per qualcuno che è in qualche posto a bere qualcosa di molto figo. Desiderare etichette è sano ma perdersi nella ricerca è fuorviante perché il piacere è altrove, anche in bottiglie umili che nobilitano un momento importante, un incontro, una situazione. Proprio domenica abbiamo bevuto Vigna Rionda 1996 Massolino e Cascina Francia 1996 Conterno: ammazza! A vedere la foto, invidia pura. In realtà il bello della cosa è che tra amici e bordo piscina, con un ospite dell’agriturismo ormai ingolosito dalla festa che è andato in stanza a pescare le bombazze, il divertimento da invidiare era più contesto che testo.  I fronzoli spesso “rovinano” letteralmente gli assaggi collettivi, più happening che godimento. Vedo in foto grandi bottiglie bevute tra gente e con gente con cui non prenderei nemmeno un caffè, e sono sereno.

Undicesimo comandamento: non desiderare la bottiglia d’altri. Raramente è davvero più buona della tua.

 

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

4 Commenti

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Denis Mazzucato

circa 2 anni fa - Link

Hai notato quanto spesso ci sia analogia tra vino e donne? :)

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vinogodi

circa 2 anni fa - Link

.... "desiderare" le cose altrui, non solo il vino , comporta soprattutto frustrazione . In ogni categoria. Anche perché il top di gamma di ogni espressione , sia naturale che dell'ingegno , comporta possedere risorse troppo elevate per il genere umano affaccendato in tutt'altre faccende e preoccupazioni e discriminato la maggior parte delle volte dal censo e non dalla consapevolezza ed intelletto. Molte volte la reazione è un rifiuto del vertice , adducendo molteplici e articolate argomentazioni, soprattutto culturali . Sta di fatto che il mondo è ingiusto, perché il vertice sempre coincide con alto dispiego di risorse. Che non sempre coincidono con la consapevolezza estetica dei sensi. Io nutro una sana (consapevole ma ragionata) invidia per chi beve spesso Clos D'Ambonnay e Montrachet ( o Romanée Conti) , lo confesso , cosi come chi può godersi del genio umano del meccanismo di un Gerard Geanta Tourbillon oppure guidare una Ferrari , chi si tromba la Muccino oppure Belen (scevri dal quoziente intellettivo dei due rappresentanti biologici del gentil sesso .... faccio anche il ragionamento inverso antimisogino per le colleghe femminili) oppure chi va tutti i giorni alla Francescana a fare colazione di lavoro , ma anche godersi in salotto di un quadro di Caravaggio ... poi torno al mio Lambrusco quotidiano, alla bellissima compagna di vita che la chimica dei rapporti mi ha privilegiato per sentimento e non raziocinio o alla media cilindrata che mi porta al lavoro , così come guardo con affetto al mio Pol Picot del trentesimo anniversario di dirigenza aziendale . E riesco a godere lo stesso ... ma se hai una passione specifica , seppur per brevi attimi di consapevolezza , coi vertici devi confrontarti...

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suslov

circa 2 anni fa - Link

"Non desiderare la roba d'altri". Lo sapevano già 3000 anni fa.

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Fabio G.

circa 2 anni fa - Link

è un paio di giorni che mi torna in mente questo articolo solo apparentemente semplice, Alessandro. Poi questa mattina, arrancando con ancora poco fiato e poca gamba sui tornanti tra Ripatransone ed Offida, mi sono venute in mente un paio di cose. La prima è che tanto me quanto te, purtroppo, non ci guadagneremo mai il pane pedalando sulle strade del Giro e del Tour per qualche grande squadra ciclistica e per questo motivo possiamo ben fregarcene di approfondire la conoscenza di bici, ruote e accessori, almeno in una certa misura. Ma se uno ci lavora nel campo del vino, può permettersi di sorvolare sulla conoscenza e l'assaggio di quel produttore, di quella etichetta? Di inquadrarne lo stile, di seguirne l'evoluzione? Non sarebbe un po' come dire "io faccio il critico d'arte ma mi interessa poco conoscere la differenza tra Guercino e Guido Reni, a me piace soprattutto girare per musei e andare alle inaugurazioni delle mostre"? E faccio questa considerazione perché col filo del tuo discorso mi trovo, poi, molto d'accordo

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