Il vino del Portogallo e i pirati del nuovo millennio

Il vino del Portogallo e i pirati del nuovo millennio

di Redazione

Filippo Pozzi è un giovane produttore che si è trasferito in Portogallo. Ci ha mandato questo piccolo reportage che volentieri pubblichiamo.

È difficile scrivere di cose belle in un momento così buio. D’altro canto, la natura non si ferma e la nuova stagione muove i primi passi in un mondo silenzioso e quieto come da molto non lo si vedeva. Qui in Portogallo panico e incertezza devono ancora farsi sentire e sulle spiagge si incontrano stranieri dalla carnagione pallida, che si godono i tiepidi raggi di un sole primaverile.

Io, dopo uno schiaffo alla sorte che mi aveva indirizzato verso una carriera nel mondo del “vino di lusso”, sono venuto qui con l’idea di iniziare un progetto tutto mio. Mi trovo in Algarve, all’estremo sud del paese, a solo pochi chilometri dall’Africa, traiettoria non così scontata per chi vuole fare vino. Aaah l’Algarve… spiagge caraibiche baciate da un mare turchese, birrette ghiacciate a meno di un euro e pesce alla griglia a tutti i pasti. Diciamo che il vino non la fa proprio da protagonista e non si ha tanto l’aria di trovarsi in una classica regione vinicola europea. Un occhio attento però può scorgere dettagli importanti, che lasciano intravedere o quantomeno immaginare il potenziale di un posto come questo, che a tratti (ma solo a tratti) ricorda un po’ la nostra Sicilia.

Incontro un piccolo produttore locale nei dintorni di Lagos e decido di fermarmi da lui per qualche settimana, per aiutarlo con la potatura dei suoi cinque ettari di vigna. Qui inizio a scoprire varietà dai nomi intriganti, che mi incuriosiscono sin da subito: Bastardo, Alfrocheiro, Arinto, Perrun … insomma, cose di cui non si sente parlare tutti i giorni. Dal canto mio, non so davvero cosa aspettarmi da queste uve occulte. La rivelazione arriva la prima sera della mia permanenza da Guillaume (Monte da Casteleja, così si chiama la sua piccola azienda). Il vino è un bianco macerato (Arinto quasi in purezza), al naso ha un’aromaticità tutta sua, che più di tutto sa di mare. Il primo sorso arriva come un pugno, mineralità incredibile che rende il vino quasi salato. La struttura è importante e complessa ma estremamente bilanciata da un’insolita freschezza e fa venir voglia di riempire di nuovo il bicchiere. Insomma, un vino buono da bere e con tante cose da raccontare, chiaramente frutto di un’idea e una conoscenza chiara e metodica.

Dietro questo incontro speciale si cela un nuovo mondo di vino, fatto di persone, passioni e uve che davvero hanno qualcosa di unico da raccontare su questo paese. I capostipiti di questa nuova onda di freschezza enologica sono pochi e semplici, mirati ad esaltare la naturalità nel gesto di far vino. Vinificazioni poco interventiste, uso esclusivo di varietà autoctone e lavoro sodo in vigna sono i principi fondamentali. Le uve provengono spesso da vigneti vecchi, talvolta semi-abbandonati, autentiche gemme della viticoltura, accantonate per i soliti motivi dettati dal mercato. Due cose mi hanno colpito più di tutte, quando sono andato a conoscerli questi produttori. Prima di tutto, si beve insieme. Non c’è distacco, formalità, non si sente il sospetto tipico di due culture a confronto, come quando due cani a passeggio si annusano per la prima volta. Non c’è altro che pura condivisione di liquidi, idee e racconti in modo semplice e genuino.

Personalmente considero l’Europa come un solo grande paese e davanti ad un vino che batte un’altra bandiera, non mi sento di bere qualcosa di “straniero”. Trovare la stessa apertura nel parlare con un gruppo di agricoltori di un’altra terra ha davvero avuto un ruolo fondamentale nella mia esperienza in questa nuova frontiera. Un’altra cosa davvero speciale, è che qui la varietà di uva utilizzata è spesso un dettaglio trascurabile. Spesso alla domanda “che varietà hai usato in questo vino?” il produttore non sa cosa rispondere. Io, che provengo da un’educazione classica in materia di vino, l’ho trovato davvero fantastico. Sicuramente questo dettaglio è in parte frutto di una tradizione di field-blend tipica del paese, soprattutto nella valle del Douro, culla della produzione del Porto. Allo stesso tempo, l’uso di diverse varietà, piantate, coltivate e raccolte allo stesso momento comporta una scalarità di maturazione che contribuisce a rendere i vini così unici. L’esclusione di una variabile che solitamente consideriamo decisiva, ha come risultato un’espressione ancora più accentuata del territorio di appartenenza. Così le parole che accompagnano un assaggio sono sempre più dedicate al luogo, alla terra e ai gesti che stanno dietro al vino, rendendolo così un prodotto ancora più intimo e personale.

Da nord a sud, i protagonisti di questa nuova corrente sono davvero tanti. Il mio preferito, per il soggetto in sé e per l’espressività dei suoi vini, è Luis Gil. Esponente quasi folcloristico di una delle regioni più mistiche del Portogallo, Óbidos. Qui, incastonati tra Oceano Atlantico e montagne, nascono alcuni dei vini più interessanti del paese. Luis, surfista accanito e grande appassionato dei vini della regione di Dão e Bairrada, decide di iniziare a produrre vino quasi d’impulso. Ha chiamato il suo progetto “Marinho” (marino = del mare), lavora con vigne che vanno dai 40 ai 110 anni e produce vini estremamente energetici, profumati e freschi. Vinificazioni senza aggiunte di lieviti o coadiuvanti, controllo minimale della temperatura, spesso senza uso di solforosa. Il suo vicino è un altro grande esempio del potenziale di questa regione. L’azienda si chiama Quinta do Paço, 10 ettari di vigne gestite in biologico. I vini si chiamano “Humus” e sono un riferimento per il vino naturale in Portogallo.

Avanzando di qualche chilometro nell’entroterra, ci si imbatte nella Serra de Montejunto, dove il suolo calcareo unito ad un microclima unico, contribuiscono a creare vini davvero speciali. Quinta do Olival da Murta produce vini in modo intimo ed artigianale, privilegiando semplicità e pazienza per ottenere risultati di qualità altissima. Da provare il loro bianco, elaborato a partire dalla varietà Vital, uva quasi introvabile fuori da questa regione, ma davvero eccezionale. Salendo verso nord, nella regione di Dão, António Madeira produce vini in purezza varietale da vigneti vecchi. Qui il suolo granitico unito al clima fresco, contribuiscono a dare vini con marcata acidità e grande potenziale di invecchiamento.

Se poi ci si spinge ancora più in alto, al confine con la Galizia, le sorprese non tardano ad arrivare. Arribas Wine Company nasce nel 2017 dall’idea di due giovani amici di recuperare vecchie vigne, altrimenti destinate all’abbandono. Varietà uniche come Rufete, Bastardo Branco, Verdelho Vermelho sono elaborate in modo tradizionale, con il solo obbiettivo di rappresentare il territorio in modo semplice e sincero. Da ultimo, “Sem Igual” è un progetto lanciato da João Camizão, quarta generazione di una famiglia di viticoltori, nella regione di Vinho Verde. Lui, dopo un lungo viaggio in India, decide di iniziare il suo progetto personale. Produce vini bianchi freschi e minerali e un pét-nat davvero buono.

Insomma, penso che le storie di pirati di questa patria di confine siano oggi migrate dal mare alla terra e ci tenevo parecchio a dedicare due righe a questa nuova corrente del vino portoghese. Sono convinto che i protagonisti di queste storie siano gli interpreti naturali di una terra così ricca e variegata. Gli assaggi, i dettagli e i vini preferisco lasciarli a voi.

Io dal mio canto me ne resto qui, a prendermi cura della mia piccola vigna a pochi passi dall’oceano, con l’intento di raccontare anche io qualcosa di speciale quando il momento arriverà.

Filippo Pozzi

6 Commenti

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Emanuele

circa 6 mesi fa - Link

Svolgo un lavoro che ha radici antiche nella tradizione agricola Il Mediatore di terreni di Cascine quello che ho letto nell'articolo mi ricorda molto il modo di produrre vino di mio nonno che aveva una vigna antichissima e con la passione e con un rapporto strettissimo con Lavinia riusciva a fare un vino eccezionale che purtroppo non ho più trovato in nessun posto in tempi difficili come questi sono sicuro che l'amore per quello che facciamo soprattutto in agricoltura per le cose particolari per tutto ciò che ha Sapore di un tempo siano da riscoprire e la nostra unica ancora di salvezza

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Massimiliano

circa 6 mesi fa - Link

Articolo prezioso e interessante su una zona lontana dai riflettori ma che meriterebbe sconfinamenti e indagini supplementari...

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Franco

circa 6 mesi fa - Link

Meraviglioso il modo di descrivere di Pozzi ti fa sentire un paesaggio vivo con radici antiche,da veneto amo il vino e le tradizioni che lo rappresentano,i luoghi,le persone vere che con poche parole ti invitano ad assaggiare un bicchiere

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Corrado Cardi

circa 6 mesi fa - Link

Grazie è stato interessante avere notizie di una situazione vitivinicola portoghese molto poco nota e così in fermento!

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Claudio Ferrari

circa 6 mesi fa - Link

Sono spesso in Portogallo, zona dell'Alentejo. Confermo la qualità dei vini e l'ottimo rapporto di prezzo.

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FEDERICO MONTI

circa 5 mesi fa - Link

Filippo, che bel racconto! Io vivo in Algarve da poco più di un anno e subito ho apprezzato la bontà dei vino portoghesi, ogni bottiglia nuova che provavo, comprata anche a caso, era una scoperta. Quando questa emergenza virus passerà, verrò volentieri a trovarti, se mi manderai i tuoi riferimenti alla email che ho lasciato. Oltretutto conosco tuo padre, col quale oltre 35 anni fa ho fatto insieme il corso di maestro di sci. Un saluto

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