I vini rossi di Campania Stories 2018 e il lato buono della forza

I vini rossi di Campania Stories 2018 e il lato buono della forza

di Antonio Tomacelli

Dopo i bianchi campani (leggi qui) è la volta dei vini rossi  di Campania Stories 2018. Solite piccole avvertenze: non sono riuscito ad assaggiare tutti i vini in così poco tempo ma diciamo che la panoramica è abbastanza completa anche se all’anteprima mancavano alcuni nomi noti, Mastroberardino e Caggiano su tutti. Anche per i rossi media piuttosto alta, senza grossi difetti o volatili fastidiose. Unico punto critico, il tannino: lo sentirete spesso nelle degustazioni perché, davvero, è stato il protagonista (qualche volta negativo) di questa degustazione. L’aglianico che domina un po’ tutte le denominazioni campane è la bestia che conosciamo: ha un caratteraccio, è spigoloso e per nulla piacione ma in certi vini si è passata la misura. C’è anche il tannino buono, per carità, ma non bisogna esagerare con legno ed estrazioni.

Termino segnalando alcuni produttori come Luigi Tecce, Silvia Imparato, Villa Matilde, Villa Raiano, Mustilli, Nanni Copè e il Cancelliere per le good vibrations sentite bevendo i loro vini. Loro sono il lato buono della forza.

Anima nera, Sannio Doc Aglianico Rosè Extra Dry – Rossovermiglio
Naso un po’ coperto dai lieviti ma bocca dissetante, fresca e di buon frutto. Un bel rosé persistente. 85

Gioì, Metodo Classico Brut Aglianico Rosè Millesimato Bio 2014 – San Salvatore 1988
Agrumato, quasi di scorza candita e al palato è cremoso, soffice e limonoso. Piacevole. 85

Ottouve, Penisola sorrentina Gragnano 2017 – Salvatore Martuscello
Al naso e nel bicchiere gioca a fare il lambrusco ma è più beverino, fresco e divertente. Frutta nera a ceste e tanta voglia improvvisa di una pizza. 84

Montevetrano, Colli di Salerno Rosso Igp 2014 – Montevetrano
Al naso sa di legno ma piacevole, dolce e vaniglioso, un po’ come entrare al Gay-Odin con la boiserie di via Toledo. Lo bevi e mordi un boero. Anche il tannino è setoso. A suo modo perfetto. 92

Artus, Piedirosso Sannio Sant’Agata dei Goti Dop 2016 – Mustilli
Fruttini rossi, spezie e poco altro. Il tannino impasta la bocca senza lasciare traccia. 79

Campi Flegrei Piedirosso Dop 2016 – Agnanum
Vivo, potente e fruttato senza dolcezze, anche spezie. Il tannino è addomesticato, senza spigoli e finisce amaricante. 87

Vipt, Vesuvio Dop 2016 – Cantine Olivella
Al naso è piccino, giusto una nota di more ma in bocca ha buona materia, sapida e verace. 84

Don Vincenzo, Vesuvio Lacrima Cristi Rosso Dop 2014 – Casa Setaro
Carrube e prugna passita per un naso tutto giocato sui toni dell’ossidazione, palato setoso, morbido e ancora fresco. Un altro vino gastronomico che richiama il cibo. 88

Furore Rosso, Costa d’ Amalfi Rosso Dop 2014 – Marisa Cuomo
Potrei dire “Dalla regista di Fiorduva” e non sbaglierei: more, vaniglia e tanta buona stoffa al palato. Fosse stato un po’ più persistente sarebbe andato oltre gli 88 punti.

Il gallo di fretta canta all’alba lontana, Terre di Volturno Casavecchia Igp 2016 – Aia delle Monache
Naso di caffè, tostature e vaniglia. Peccato il tannino acerbo e scomposto. Da risentire magari fra qualche anno. Per ora è un 79.

Sabbie di sopra il bosco, Terre di Volturno Rosso Igp 2016 – Nanni Copè
Nanni Copè non fa sconti, i suoi vini sono verticali, fitti e rigorosi. Questo Sabbie di Sopra ha frutto, tannino e freschezza in perfetto equilibrio. Uno dei produttori migliori in questo tasting. 93

Montecardillo, Terre di Volturno Pallagrello Nero Igp 2015 – Sclavia
I tannini, l’ho detto, sono stati i veri protagonisti di questa sessione, rovinando, a volte, una bella materia. Questo Pallagrello soffre tanto, coperto com’è da un tannino feroce e aggressivo. Peccato. 77

Terre di Volturno Pallagrello Nero Igp 2015 – Vestini Campagnano – Poderi Foglia
Naso di frutti di bosco e spezia dolce, bocca sontuosa di cacao e frutti scuri, peccato sia un pelo allappante. Diamogli tempo e fiducia. 87

Terra di Lavoro, Campania Rosso Igp 2015 – Galardi
Nocciola, caffè e tostature di grande qualità. Bocca potente, fresca e golosa, che chiama cibo. Solo un tannino troppo tagliente. 89

Falerno del Massico, Falerno del Massico Rosso Dop 2013 – Villa Matilde
Come infilare il naso tra le spezie della mamma, stordendosi di chiodi di garofano, pepe e bacche di ginepro. Ritorna tutto in bocca a condire more, frutta rossa e cacao. Goloso, barocco, ma quel barocco più Caravaggio che Guido Reni. 92

Simbiosi, Beneventano Rosso Igp 2015 – Fattoria La Rivolta
Il tannino fa le bizze ma c’è un bel naso di caffè e nocciole seguito da una bocca ricca e saporita. Da aspettare qualche anno. 87

Cesco di Nece, Sannio Sant’Agata dei Goti Dop 2015 – Mustilli
Viola, vaniglia e boiserie di classe mentre sul camino tosta il legno. Finissimo di frutta scura, prugne e cacao con un tannino setoso che, finalmente, completa senza disturbare. Lunghissimo il finale. 93

Janare Cru, Sannio Aglianico Riserva Dop 2012 – La Guardiense
Al naso è ciliegia sotto spirito che torna precisa in bocca ma fresca e dissetante quasi. Tannino maschio ma congruo. 89

Satyricon, Irpinia Campi Taurasini dop 2015 – Luigi Tecce
Sangue, terra e carne, poi naso di humus e vaniglia. Bocca da non credere, devastante per integrità e intensità del frutto e delle spezie. Lunghissimo. 94

Irpinia Aglianico igt 2015 – Sertura
Fiori e vaniglia, naso delicato e fine, con un che di mentolato. Al palato ha tanta materia, frutta e, quasi, tamarindo. Peccato per il tannino ancora troppo presente, ma è solo questione di tempo. 88

Irpinia Aglianico igt 2013 – Vigna Guadagno
All’olfatto è poco presente, forse ridotto ma la bocca è fresca di ciliegia, poi spezie dolci e un’anticchia di tabacco. Vibrante. 89

Irpinia Campi Taurasini 2013 – Villa Raiano
Naso di ciliegia sotto spirito finissima ma è in bocca che stupisce per souplesse e intensità di frutto nero e dolce, tra confettura di prugne e cacao senza cedere in freschezza. Tra i migliori tannini in circolazione, oltretutto. 90

Cretarossa, Irpinia Campi Taurasini dop 2012 – I Favati
Sette anni di affinamento richiedono tempo per essere apprezzati: i profumi si concedono lentamente, aprendosi sui toni della vaniglia, caffè e un filo di tabacco. Ancora tanto astringente, da mettere in difficoltà il palato. 85

Taurasi, Taurasi Dop 2013 – Feudi di San Gregorio
Vaniglia, ciocco di legno umido e poco altro al naso. La bocca però c’è ed è frutto vivo e goloso, di amarene e more. 86

Taurasi, Taurasi Dop 2013 – Villa Raiano
Note di torrefazione (arabica), nocciole e cioccolato fondente, bocca piena, gustosa anche se il tannino è invadente. 88

Purosangue, Taurasi dop 2013 – Luigi Tecce
Profumi caldi e piacevoli di fichi caramellati e prugna, pasticceria. Al palato è ancestrale, senza mezze misure o paragoni possibili: tornano in bocca i profumi sorretti da una vena acida e dissetante. Ancora Luigi Tecce, ancora un gran vino. 93

Nero Né, Taurasi Dop 2013 – Il Cancelliere
Materia scura, impenetrabile, che sa di humus e viole, sangue e terra. Poi addenti un tocco di cioccolato fondente e svieni. Felice. 92

Taurasi, Taurasi Dop 2012 – Di Prisco
Il tannino è acerbo nonostante gli anni, copre una trama fitta di frutti neri e amarene fresche. Da aspettare ancora? 88, sulla fiducia.

Taurasi, Taurasi Dop 2011 – Borgodangelo
Un vino coperto da tanto legno e tanti tannini. Peccato. 77

Taurasi Riserva, Taurasi Riserva 2008 Dop – Perillo
Naso di viola, poutpurri e humus, bocca austera ma scorrevole e fruttata. 86

Core, Aglianico Campania igp 2015 – Montevetrano
Spezie di chiodo di garofano e cannella, frutto succoso in bocca ma tannino ancora pesante da mandar giù. 86

Futos, Paestum Aglianico Igp 2015 – Albamarina
Naso carnoso e potente, di sanguinella e terra, bocca in assestamento, ancora asciugante ma la trama c’è. 88

2mila13, Colli di Salerno Aglianico Igp 2013 – Vuolo
Naso dolce di vaniglia fine da pasticceria, poi fiori secchi. Tanto cacao al palato, e prugna in confettura che persiste. 89

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

2 Commenti

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Raffaele

circa 5 mesi fa - Link

Ebbè, con i rossi manco ci si può lamentare: una vera e propria pioggia di 90. Peccato per l'assenza di Caggiano. In ogni caso bisogna assolutamente che ripassi Villa Raiano e Villa Matilde...

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alfio

circa 5 mesi fa - Link

Strano che il fuoriclasse assoluto rimedi un misero 86

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