I vini bianchi di Campania Stories 2018 tra conferme, sorprese e una polemica

I vini bianchi di Campania Stories 2018 tra conferme, sorprese e una polemica

di Antonio Tomacelli

Per la Campania del vino ho sempre avuto sentimenti contrastanti: a fronte di quel parco dei divertimenti rappresentato dai vini bianchi, c’è il trekking bello ma faticoso dei vini rossi che, a seconda delle annate, diventa la fiera del tannino. Ho così diviso le degustazioni di Campania Stories in due parti, bianchi e rossi (leggi qui), chiedendomi che fine abbiano fatto i rosé. Piccola premessa: tante le bottiglie di bianco assaggiate ma non tutte le 109 presentate: sono umano anch’io e in 7 ore è quasi impossibile. Il criterio di scelta che ho adottato è: alcune certezze e un 20% di sconosciuti (o quasi).

Bilancio finale dei vini bianchi: non scopro nulla, la media è alta e i vini sono piacevoli con alcune vette da urlo, nessuno tra quelli assaggiati presentava grandi difetti o stanchezza, segno di una raggiunta maturità enologica. La Campania del vino bianco, insomma, è un benchmark anche nell’organizzazione (perfetta) di manifestazioni come questa.

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Trentapioli, Asprinio di Aversa Spumante Brut MM – Martusciello Salvatore
Il naso è piccolo, di lieviti e poco altro, ma in bocca fa la sua figura: salino, soffice e piacevole, con qualche tocco di cedro fresco. 82

Caprettone, spumante MC – Casa Setaro
Bella stoffa, agrumato e setoso. Freschissimo e teso, davvero buono. 87

Campanaro, Irpinia igt 2016 – Feudi di San Gregorio
Sa di poco, spento in bocca, quasi ossidato. n.c.

Sogno di Rivolta, Beneventano igp 2016 – Fattoria la Rivolta
Il vino è tutto giocato sui toni dell’ossidazione ma è piacevole, gastronomico che mette fame. 82

Grecomusc’, Campania igt 2015 – Contrade di Taurasi
Naso non pervenuto, bocca che sa di vuoto. Forse una bottiglia non perfetta. 74

Catalunae, Catalanesca del Monte Somma igt 2017 – Tenuta Augustea
Frutta bianca, pesca e poi cedro candito molto piacevole, sapore un filo sotto tono rispetto al naso, ma lungo e persistente. 82

Vigna Lapillo, Vesuvio Lacryma Christi igt 2016 – Sorrentino
Sale e lapilli, gesso e grafite da bere e annusare con avidità. E non finisce mai. 86

Territorio de’ Matroni, Vesuvio Lacryma Christi igt 2015 – Cantine Matrone
Come sopra (ah, il terroir!) ma con un plus di ossidazione che stende. K.O. tecnico. 87

Fiorduva, Costa d’Amalfi dop Furore bianco 2016 – Marisa Cuomo
Al naso è un cesto di pesche bianche, melone, mango e frutta matura che ritornano precisi al palato. Confesso, ho chiesto il  bis ai sommelier. 92

Vigna Caracci, Falerno del Massico dop 2014 – Villa Matilde
Sembra uno strano incrocio tra un riesling e il vulcano, più idrocarburi che frutta. In bocca è salino, gustoso e resta tanto sul palato. 86

Vigna Segreta, Falanghina del Sannio dop 2016 – Mustilli
Naso di gesso, grafite, teso e nervoso e bocca che più sapida non si può. Vino a tratti scontroso, di gran carattere ma mi piace assai. 86

Falanghina del Sannio doc 2016 – Rossovermiglio
Fiori bianchi di magnolia, gardenia, poi mango e pesca bianca. Bocca intensa, viva di frutta fresca, mai troppo matura. Vino che ha grande struttura e persistenza. Goloso. 90

Senete Janare Cru, Falanghina del Sannio doc 2016 – La Guardiense
Fiori e frutta, frutta e fiori e tanto sale in bocca. Tropicale. 87

Facetus, Taburno Falanghina doc 2012 – Fontanavecchia
Naso di ananas, mango e tropici, ma quella che spiazza è la bocca: sontuosa, grassa e lunghissima. Altro vino molto gastronomico che richiama formaggi e, magari, una provola affumicata. 87

Colle Imperatrice, Falanghina dei Campi Flegrei 2016 – Astroni
Lavanda, qualche nota di fiori bianchi ma la bocca delude: è affilato, teso ma vuoto. 79

Falanghina dei Campi Flegrei 2015 – Contrada Salandra
Naso legnosetto e un po’ legato, bocca tesa, asciutta ma viva. 80

Vigna Astroni, Falanghina dei Campi Flegrei 2015 – Astroni
Fruttini al naso, più interessante la bocca vulcanica, salina e molto aromatica. Saporito. 84

Polveri della Scarrupata, VdT 2016 – Nanni Copè
Naso finissimo, elegante senza esagerazioni. Bevuta austera, verticale e molto misurata. Ho già detto elegante? 88

Valmezzana, Cilento Fiano dop 2016 – Albamarina
Forse meno barocco delle altre annate, perde in potenza ma guadagna in finezza. 84

Fiano di Avellino docg 2017 – Villa Raiano
Aromatico, da vero fiano con qualche nota di rosmarino e lavanda. Bocca freschissima, vibrante e fruttata: che buono! 88

Fiano di Avellino docg 2017 – Colli di Lapio
Una giornata sulla costiera tra zagare, acacia e il mare ad un passo. Lo bevi e ti vien voglia di tuffarti dal tanto sale che ti gira in bocca. Toglie la sete ma fa venire fame. Lunghissimo. 89

Pietracalda, Fiano di Avellino docg 2017 – Feudi di San Gregorio
Il naso è piccino, poco da segnalare ma in bocca è piacione, grasso e regala soddisfazioni. 86

Fiano di Avellino docg 2016 – Vigne Guadagno
Fiori azzurri di lavanda e rosmarino, poi frutto bianco maturo, elegantissimo. Non si smentisce bevendolo e alla pienezza del frutto si aggiunge una freschezza quasi insolita per un fiano. Piaciuto tantissimo. 89

Pietramara, Fiano di Avellino docg 2017 – I Favati
Al naso è contratto ma in bocca è una giostra che ripaga dei pochi profumi. Pesca, ananas e cedro a dare freschezza e lunghezza ad un altro dei vini da ricordare. 89

Fiano di Avellino docg 2016 – Pietracupa
Ancora lavanda, fiori bianchi e frutta gialla. L’assaggio è tagliente, asciutto e verticale come si conviene ad un vino da 90 punti. (ne scrivo e mi sembra di risentirlo)

Contrada Sant’Aniello Fiano di Avellino docg 2014 – Vigne Guadagno
Ha qualche anno sulle spalle e si sente: i profumi si fanno leziosi, con qualche dolcezza di troppo ma avercene comunque. Bocca che conferma, un po’ seduta ma piacevole. 85

Ciro 906, Fiano di Avellino docg 2014 – Ciro Picariello
Su questo vino devo spendere qualche riga in più, capirete il perché. Me lo servono e subito stento a credere che sia un Picariello: naso spento (ho scritto sugli appunti: da cantina sociale), ridotto e bocca vuota, senza spinta e potenza, solo acidità. Acchiappa un 78 scarso. Il giorno dopo, discutendo con un collega sui vini che ci sono piaciuti, scopro che a lui Picariello è garbato tantissimo. Coltivo da sempre un vaso di dubbi sul davanzale di casa, per cui il giorno dopo (erano in degustazione i rossi) mi faccio portare una bottiglia di Ciro 906. La aprono in mia presenza e scopro che il tappo è un economicissimo truciolato (vedi foto) da 10 centesimi. Non sono un razzista, ho anche degli amici che imbottigliano col tappo a vite (cit.), ma se vuoi presentarmi un bianco 2014 nel 2018, spendi due lire in più e non rischiare l’effetto riduzione. Concludo: dopo un’ora circa il vino si è aperto su note di frutto giallo ed erbe aromatiche appena colte, ma in bocca è magro, asciutto, acidulo. Lo so, i fan evocheranno le lame e i samurai, ma a me piace il Picariello borbonico del tempo che fu. 83

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Sarno 1860, Fiano di Avellino docg 2012 – Tenuta Sarno 1860
Naso piccino, chiuso e bocca da fiano senza slanci particolari. Nel complesso piacevole. 80

Greco di Tufo dop 2017 – Villa Raiano
Naso floreale di gelsomino, biancospino e “fronn’ e’ limone”. Bocca che contiene tutti gli agrumi della costiera conditi col sale del golfo di Sorrento. Commovente. 91

Cutizzi, Greco di Tufo dop 2017 – Feudi di San Gregorio
Feudi si è rivelato uno dei produttori più discontinui ma questo Cutizzi da solo mette una toppa a un tot di buchi. Vino piacevole, tra i migliori greco assaggiati per stoffa e lunghezza. 87

Greco di Tufo dop 2017 – Colli di Lapio
Agrumi, e poi fiori di campo ma è la bocca che stordisce: limoni dolci, scorza di cedro candita e tanta salinità. 89

Miniere, Greco di Tufo dop 2016 – Cantine dell’Angelo
Si, lo so, della tripletta fiano-falanghina-greco hai sempre sostenuto la superiorità del fiano, poi arriva questo greco di Tufo e ti spiazza, ti fa perdere le tue convinzioni e ti costringe a un 90 punti senza troppi giri di parole, se non una: fantastico.

Torre Favale Greco di Tufo dop 2016 – Cantine dell’Angelo
Come sopra, con un paio di punticini in meno. 88

Greco di Tufo dop 2016 – Pietracupa
Pietracupa non sbaglia un colpo ed anche questo Greco fa sfoggio di toni agrumati e foglia di limone. Bocca piena, salina e tagliente che cerca cibo, possibilmente di mare. 89

Claudio Quarta, Greco di Tufo dop 2016 – Sanpaolo
Un po’ chiuso al naso ma la bocca ha una bella materia, di frutto bianco e agrumi. Piacevole. 84

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

5 Commenti

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Raffaele

circa 2 anni fa - Link

Un pó sorprendenti il votone al Miniere e i votacci a Picariello, Sarno e Grecomusc. In ogni caso rassicurante vedere una media così alta. Facci sapere al più presto dei rossi!

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Antonio Tomacelli

circa 2 anni fa - Link

Grecomusc ha stupito anche me, ho pensato ad una bottiglia messa male e, forse, dovevo farmene aprire un'altra come con Picariello. Quanto al resto sì, la media è alta.

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Antonella

circa 2 anni fa - Link

Mi scusi se intervengo ma mi chiedevo: dal momento che Lei, da professionista qual è, ha individuato che la nostra bottiglia di Grecomusc' aveva un difetto legato al tappo, non poteva molto semplicemente segnalare il problema al sommelier che l'ha servita? Sono sicura che nessuno Le avrebbe negato un altro calice. Un cordiale saluto

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Antonio Tomacelli

circa 2 anni fa - Link

Non era un vino che sapeva di tappo, quindi è difficile valutare se un'altra bottiglia avrebbe dato risultati diversi. Riassaliate poi ogni bottiglia che non convince, vuol dire prolungare la degustazione e penalizzare le altra cantine. Stia comunque tranquilla che non mancherà occasione per un riassaggio.

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Davide

circa 1 anno fa - Link

Essendo appassionato di vini campani ho letto con molta attenzione il post. A parte il votaccio a Grecomusc’ sul quale vi siete già espressi qui sopra, vorrei tornare sulla questione Ciro Picariello: il tappo nella foto è un DIAM (marchio brevettato di cui non devi essere certo io a spiegare le caratteristiche e la tenuta nel tempo) e non un semplice truciolato... basterebbe ruotarlo di 180 gradi rispetto alla foto e il marchio è stampato in bella vista. Chiarisco che non ho nessun rapporto con l’azienda ma è solamente un intervento per dovere di cronaca.

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