Grandi classici sconosciuti: il Barolo Chinato di Barale

Grandi classici sconosciuti: il Barolo Chinato di Barale

di Davide Bassani

Classici. Ci sono quelli che lo diventano ed altri che già lo sono. Mentre scrivo ho nelle orecchie “Royal Tea” l’ultimo disco di Joe Bonamassa e lui è perfettamente l’esempio di cui sto parlando. Già un classico nonostante i 43 anni.

Sai benissimo che il suo nome, l’etichetta e la produzione di Kevin Shirley è garanzia. Qua siamo sul brit blues (Joe è statunitense ma è un ragazzo eclettico) e non ci sono citazioni o ispirazioni riscontrabili al primo ascolto – i dischi crescono e si rivelano ad ascolti ripetuti – perché oramai lui è lui e la sua arte un classico. Sai già prima di ascoltare che ti piacerà (Beyond The Silence, High Class Girl, Savannah, When One Door Opens – scelte a casaccio nel disco: pezzi magnifici e non ho ancora ascoltato gli altri).

Oramai ha diritto – e ce ne sono -, come Page, Jeff Beck, Albert e BB King, Muddy Waters e moltissimi altri ad artisti che si ispirino a lui per un doveroso pagamento tributi. Chissà se verrà un giorno superato o eguagliato – che poi è tutta un’opinione, nessuno supera e deve superare nessun’altro e le vendite sono solo un mero metro di valutazione economica – da chi ora dice di ispirarsi a lui, esattamente come, a suo tempo, Joe si è ispirato ai suoi idoli.

Approfittando di uno degli ultimi fine settimana di libertà, ho trascorso un paio di giorni nelle Langhe con precisissime mete in mente. Una di queste è stata la famiglia Barale, a Barolo: ho sempre avuto un ricordo nitido dei loro nebbioli: dal Barbaresco Serraboella 2015 (e che ancora custodisco in cantina) ai due (grand grand grand) cru di Barolo: Bussìa e Cannubi. Tutti caratterizzati da grande stoffa, potenza e grazia. Tutti in grado di donare la sensazione di essere sempre troppo giovani per essere bevuti (“il Barolo non deve essere pronto mai” – Beppe Rinaldi).

Dal tocco vellutato del Barbaresco alla forza del Cannubi, alla persistenza felpata di Bussìa. Classici appunto.

C’è però il tocco inaspettato, la cover che prima si ispira e poi, forse – ma son tutti discorsi su gusti e pareri – supera l’originale; intuirete di chi sto parlando. Al sodo: il Barolo chinato di Barale è un capolavoro, presentato in seconda fila – quasi timidamente in cantina – rispetto ai fuoriclasse di cui abbiamo parlato poc’anzi.

Profuma di china, liquirizia, tabacco, anice, rabarbaro; leggiadro nei profumi e potentissimo in bocca, inarrestabile nel suo crescendo rossiniano di morbidezze, di persistenza infinita – archetipico. Se dessi i numeri azzarderei voto ben al di sopra di 95 per questa evoluzione – con affinamento decennale – di un Barolo Castellero addizionato di alcol, zuccheri, aromi.

Un capolavoro di altissimo livello – un ulteriore classico di questa cantina -, perfetto per brindare una volta che questa tortura chiamata duemilaventi sarà finita. Lui può aspettare – ha la longevità e la pazienza del Nebbiolo dentro – noi, forse, un po’ meno.

28 Commenti

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Lanegano

circa 1 mese fa - Link

Ne ho assaggiati diversi ma, ad oggi, il Chinato di Cappellano lo trovo insuperabile.

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Ale

circa 1 mese fa - Link

Ma quante persone sotto i 50 anni, in Italia, hanno mai bevutonun Barolo Chinato? Credo molto poche.

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Davide Bassani

circa 1 mese fa - Link

Io ad esempio :-D

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Stefano

circa 1 mese fa - Link

A parte Ceretto e in misura minore Cocchi e Bava, è una tipologia introvabile. O non lo fanno più per dedicarsi solo al più remunerativo Barolo, o lo tengono per sé in famiglia. Io però ho assaggiato Schiavenza, veramente veramente veramente buono. E ho pure meno di 50 anni ! (di pochissimo...)

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Roberto

circa 1 mese fa - Link

+ 1 per Schiavenza

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Davide Bassani

circa 1 mese fa - Link

Vero: buono buono Schiavenza.

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Alessandro Morichetti

circa 1 mese fa - Link

Stefano, il concetto di "introvabile" OGGI va rivisto. Se scrivi su Google "Barolo Chinato" ne trovi, non tantissimi ma ne trovi a portata di click. Vero che sia tipologia poco diffusa, questo è chiaro, ma chi vuole trova tutto online, anche i migliori Chinato.

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Stefano

circa 1 mese fa - Link

eh, ma allora non hai letto bene: ho QUASI 50 anni! sono leggermente al di là del confine di chi è abituato ad acquistare on line. (in realtà qualcosa faccio, ma su siti francesi: vedendoli come esotici la resistenza psicologica è minore)

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Giacomo

circa 1 mese fa - Link

C'è pure il piccolo problema registro utif o come si chiama ora. Uomini in grigio con la fiamma sul cappello che ti vengono a trovare periodicamente. Una bella incombenza burocratica. Evito aneddoti compromettenti riguardanti grappaioli più o meno alati.

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Sancho P

circa 1 mese fa - Link

Il Barolo Chinato di Cappellano è una delle certezze della vita. Per complessità , sfaccettature e persistenza interminabile, secondo me è inarrivabile. Barale mai assaggiato purtroppo. I loro Barolo tanta roba. Un monumento della classicità, a prezzi ancora accessibili. Ricordo qualche anno fa una verticale di Castellero a Roma, con un 85' strepitoso ed una fiera austerità non scalfita da annate più calde come la 2003 e la 2007. Purtroppo, almeno nel Lazio i loro vini non si trovano facilmente. Anzi, non si trovano proprio.

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Davide Bassani

circa 1 mese fa - Link

Aggiungo che pure i 2014 (per motivi opposti ai 2003 e 2007) non mollano quei lati di austerità, nonostante l'annata. Certo, io ho assaggiato in particolare Bussìa, ma credo che lo stile si riverberi anche sugli altri...

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Nelle Nuvole

circa 1 mese fa - Link

Apprezzabilissimo l'omaggio a Joe Bonamassa, che però io accosterei come "classico" più ad un Aglianico del Vulture che ad un Barolo Chinato, per il quale - per me - l'accostamento migliore è Robert Johnson e la sua Cross Road Blues. Ma io ho ben più di cinquant'anni.

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Lanegano

circa 1 mese fa - Link

Bonamassa che pur stimo ed è davvero bravissimo per me è più un Supertuscan. Mentre Robert Johnson è Accomasso o Beppe Rinaldi....

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Davide Bassani

circa 1 mese fa - Link

Buone letture anche queste. Anche un Supertuscan oramai è classico...

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Andrea

circa 1 mese fa - Link

Apprezzo i vini con infusioni d'erbe che in varie parti ritornano in auge su migliori presupposti. Triste e deprimente, e non è la prima volta , che venga accostato il nulla musicale a queste emozioni. Stiamo a parlare di sfumature del vino quando la musica , la più astratta delle arti e la più difficile e la più profonda viene quotIdianamente stuprata e semplificata a 0. Questo è possibile per la nostra ignoranza. Son cent annunci canzonette e di ignoranza fatta arte Per favore . Basta.

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Ale

circa 1 mese fa - Link

Non ho capito questo discorso della musica.

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vinogodi

circa 1 mese fa - Link

...supercazzola denaturata ?

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Giacomo

circa 1 mese fa - Link

Accostamenti canzoni/vini è la solita fuffetta autoreferenziale, vecchia come il cuculo e piuttosto fastidosa , quantunque innocua. Anzi, innoqua.

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Davide Bassani

circa 1 mese fa - Link

Bene. Dal prossimo giro un abbinamento a scelta tra questi proposti: 1. Vino rifermentato (male) e prodezze di Darko Pancev con la maglia della beneamata (questa è dedicato agli interisti). 2. Vino in brick in abbinamento all'ultimo singolo di Sfera Ebbasta. 3. I Jalisse e il Brunello: chi invecchia meglio?

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Maurizio

circa 1 mese fa - Link

Condivido anche io che l'esercizio di paragoni tra esempi musicali e vini sia insulso e poco originale.

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Davide Bassani

circa 1 mese fa - Link

Dalla protesta alla proposta...?

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Sancho P

circa 1 mese fa - Link

Anche per me è esercizio inutile e autoreferenziale. Visto che sto bevendo una meravigliosa riserva di Fizzano 2015, ne approfitto per chiedere al grande Sergio di togliere dal sito l'abbinamento vino/musica perché "Nun se po' sentì"

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Giacomo

circa 1 mese fa - Link

Bella domanda! Che dovremmo proporre? Il noto smerciatore di vini e cibi, il premio Oscar dello storyfuffing, mi pare abbia sancito recentemente la sostanziale inutilità di blogger, enoesperti, guidaioli vari. Proprio tutti i torti non li ha. Come Flaiano si faceva da sé i quadri astratti, lui si ha le sue strategie di comunicazione autoprodotte. Sull’efficacia, pare vi siano dati oggettivi; io ascoltai lui e lo smilzo che scrive i libri con il Papa (incidentalmente, sia chiaro, erano amplificati nel contesto di un’altra manifestazione). Il profumo dell’insalata colta, la minestra della mamma, la cioccolata con il pane, l’uovo mangiato a N.Y. che sapeva di ospedale… eh, dopo un po’ che due coglioni… Cosa salviamo? I lavori di Masnaghetti? Ma li siamo decisamente su un piano diverso dallo storyfuffing. La proposta sarà quella data dall’astrologa Maria Bianca Zellanti a Verdone… fijo mio, còmprate i giornaletti…

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Davide Bassani

circa 1 mese fa - Link

Ma io son millenial e tutte queste cose mi sono sconosciute (i giornaletti ho appena fatto in tempo a leggerli - ma si leggevano poi? son confuso -, c'era già l'internettt). Ad ogni modo Giacomo hai vinto: la citazione di Verdone è mitica (dico davvero), per tutto il resto abbozzo, incasso ed imparo da chi ne sa: son giovane e la mamma dice che prima o poi crescerò!

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Giacomo

circa 1 mese fa - Link

Se ne staccavano delicatamente le pagine. Tutti impariamo sempre, ma tu mamma non ascoltarla, crescere c'è tempo.

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Davide Bruni

circa 1 mese fa - Link

Magari sentire ancora delle sinergie tra vino e musica ... significherebbe essere giovani e disinibiti, aperti al gusto passionale della realtà. Invece mi tocca sorseggiare l'uno e mettere in pausa l'altra per capirci qualcosa (oppure tappare l'uno e alzare il volume dell'altra ... il risultato non cambia, per Dio!). Ma rimango comunque curioso, pur nel mio rincoglionimento. 😴😴😴😴

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zzzz

circa 1 mese fa - Link

L'accostamento di vino e musica è estremamente personale. Io per esempio non lo faccio mai, pur avendo più di 50 anni il blues mi annoia mortalmente, e leggendo l'articolo mi suonava in testa "holiday in Cambodia" dei Dead Kennedys.

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Maurizio

circa 1 mese fa - Link

Infatti, non ha senso farlo perché ognuno può scrivere quello che vuole. È un esercizio di autocompiacimento che non comunica nulla di legato al vino.

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