Erbamat, come va il futuro “Mordace” della Franciacorta

Erbamat, come va il futuro “Mordace” della Franciacorta

di Andrea Gori

Il futuro del vino italiano sembra passare ancora dall’autoctono. In Franciacorta stanno giungendo finalmente sul mercato i primi DOCG che recepiscono l’introduzione di un 10% di erbamat nel disciplinare in attesa di una futura tipologia (nome, bellissimo, probabile “Mordace”) con un 30-40% di questa uva. Tra le prime aziende coinvolte Barone Pizzini, Mosnel e Castello Bonomi gestito dalla famiglia veneta Paladin, dove siamo stati in una caldissima giornata di settembre per capire di cosa stiamo parlando e soprattutto a che punto siamo con questa erbamat.

Il progetto nasce dalla voglia di aumentare la componente autoctona sia in termini di comunicazione che di blend nei Franciacorta e al contempo avere una risposta veloce ai problemi climatici che portano a maturazione sempre più precoce chardonnay e pinot nero, rischiandone di rovinare l’acidità delle uve, fondamentale per la freschezza di questi vini. Altro vantaggio, il fatto che la data di vendemmia non si sovrappone alle altre due uve consentendo un lavoro più sciolto in cantina.

L’erbamat è il vitigno vincitore di una sperimentazione in parallelo su più vitigni trovati nei registri storici e nelle vigne dei soci del consorzio e, dopo alcuni anni di sperimentazione, si possono appunto assaggiare le prime bottiglie, in attesa che il vitigno stesso venga, a livello agronomico, perfezionato e magari incrociato con chardonnay e pinot nero per ottenere piante più adatte al clima di oggi.

Sì perché per adesso l’erbamat funziona molto bene in termini di partecipazione al blend degli spumanti in virtù della sua acidità tartarica e ad alcuni originali precursori aromatici, ma ha una maturazione troppo lontana nel tempo (quasi un mese dopo lo chardonnay!) rispetto alle altre uve della DOCG e questo crea comunque problemi in cantina e nella gestione dei mosti.
In campo i problemi, come ci racconta Alessandro Perletti, sono oidio, marciumi e la raccolta tardiva che la espone al clima variabile di settembre.
Il lavoro svolto da Castello Bonomi, propaggine franciacortina della famiglia veneta Paladin, si è inserito in una grande lavoro dedicato alla sostenibilità e agricoltura di precisione, un grande banco di lavoro sperimentale e all’avanguardia coordinato dal prof. Leonardo Valenti dell’Università di Milano e gestito in cantina da Luigi Bersini, storico chef de cave di casa.

Uno dei vigneti dell’erbamat si trova nei pressi della cantina e del castello che dà il nome all’azienda e siamo sul Monte Orfano, la parte più a sud della DOCG con terreni da sollevamento tettonico, qui conglomerato calcareo molto variabile e molto diverso dal classico morenico di altre zone franciacortine.

A titolo sperimentale abbiamo assaggiato un erbamat 100% sboccato al momento probabilmente mai destinato al commercio, ma molto intrigante per capire il potenziale del vitigno.

Erbamat 2011 100%
Dopo 7 anni sui lieviti ha un profumo malico e vegetale, camomilla e lime, poi citrino affilato, floreale di tiglio e gelsomino, nota di gesso più componente metallica importante. Sorso elettrico forzuto ma anche non esagerato come si potrebbe pensare. In certi banchi di vino naturale ed estremo farebbe la sua porca figura.

IMG_E3687

Poi è stato il turno di una verticale di quello che sarà il primo Franciacorta con erbamat di casa Paladin dal nome “1564” (dall’anno in cui si trova la prima citazione di Agostino Gallo per questa uva chiamata all’epoca Albamate). Il vino è stato prodotto per la prima volta nel 2011 ma la prima vera annata sarà la 2014 in uscita ad Aprile 2020 con un 40% di erbamat unita a 30% di chardonnay e 30% di pinot nero, il blend classico della futura tipologia Mordace ufficiale.
Tutte le bottiglie sono state sboccate 6 mesi fa, 2gr zucchero, come componente di erbamat si va dalla 2011 più sul 20% di Erbamat (quindi più simile a quello che sarà un Franciacorta con un piccolo saldo di questa uva) alla 2014 più sul 40%, prototipo di Mordace.

IMG_3691

 

Cuvèe 1564 Erbamat 2011
Primavera non troppo anticipata e sviluppo equilibrato, bella annata comunque. Naso gessoso e sottilmente vegetale, mela Golden, arancio e lime, yogurt, menta, ribes bianco e fragoline. Bocca decisa e pimpante con mandorle, nocciole e resina. 87

Cuvèe 1564 Erbamat 2012
Primavera più fredda, produzione più bassa con qualità buona anche se non eccezionale. Profumi di sambuco e canditi, torta di mele, zenzero, anice e muschio bianco, complessità tagliente con spunti di ricchezza dovuti ad annata molto matura. 89

Cuvèe 1564 Erbamat 2013
Annata di buona produzione e ph bassi. Note di confetto, gelsomino e tiglio, bocca con bell’equilibrio tra dolcezza, estratto e sferzante acidità, nota metallica ed erbacea piacevole poi piccante e balsamico. Anice e susina bianca nel finale ricco e curioso. 90 esempio perfetto di come può funzionare Erbamat

Cuvèe 1564 Erbamat 2014
Annata piovosa sempre fino a settembre, praticamente senza estate, vendemmia tardiva con molto malico ovunque. Al naso note di caprifoglio, senape, toni vegetali e mela verde che lasciano poi il campo a note floreali e fruttate più dolci dopo qualche minuto nel bicchiere. Sorso dapprima molto rigido e sostenuto, poi si concede tocchi di classe e intensità sapida, il lato acido si avverte sempre molto con bocca sferzante. Deciso spazio e margine di miglioramento 90+

IMG_E3683

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

4 Commenti

avatar

Franco

circa 3 mesi fa - Link

Buongiorno. Voglia sincera di autoctono o scelta di comodo? Non lo so, mi puzza di seconda opzione... E il consumatore dovrebbe pure bersela... che ne dite?

Rispondi
avatar

Francesco

circa 2 mesi fa - Link

La seconda, la seconda.....autoctono in Franciacorta?! Ma di cosa stiamo parlando....

Rispondi
avatar

Andrea Gori

circa 2 mesi fa - Link

veramente a leggere i testi storici la Franciacorta ha una storia vitivinicola di discreta qualità superiore ai 100 anni... Certo in gran parte si trattava di uve rosse ma la viticoltura è presente sin dai tempi dei romani, perchè dovrebbe essere strano trovare autoctoni? Non capisco l'affermazione. E' ovvio che se non ci fosse stato il cambiamento climatico nessuno sarebbe andato a cercare l'erbamat ma il fatto che si sia scelta una uva autoctona al posto di un bacchus o un arbanne mi pare lodevole

Rispondi
avatar

Franco

circa 2 mesi fa - Link

Certo, non è strano trovare autoctoni. Quello che è strano è aver scelto alloctoni in partenza salvo poi convertirsi autoctoni(e filantropi...) a scoppio ritardato. Non suona tanto come "autoctono per scelta etica e naturale" quanto "autoctono per scelta/necessità commerciale". Se lo chardonnay non potrà essere più allevato come prima, perchè non dirlo chiaramente al consumatore? Possiamo quindi dire, secondo il tuo ultimo commento nel quale sottolinei l'ovvio, che questa sia una corsa ai ripari che ha come plus la ri-scoperta dell'autoctono?

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.