Coronavirus: regolarizzare gli immigrati per salvare la vendemmia?

Coronavirus: regolarizzare gli immigrati per salvare la vendemmia?

di Massimiliano Ferrari

Più della pandemia fece la mancanza di manodopera. Sembra questo lo scenario prossimo venturo che potrebbe verificarsi nelle campagne e di conseguenza anche nei vigneti italiani. Da più parti arriva l’allarme di una mancanza di braccia e mani per far fronte ai lavori agricoli ormai dietro l’angolo e, tra questi, anche la prossima vendemmia non fa eccezione.

Da quello che emerge mancano al momento circa 300.000 lavoratori stagionali da impiegare in lavori di raccolta nei mesi a venire.

È altamente probabile che l’emergenza sanitaria in corso non si risolverà a breve trascinandosi nei prossimi tempi con distanziamenti, obblighi e divieti vari che fanno emergere una situazione in cui ai lavoratori agricoli debbano essere garantite condizioni lavorative in cui la sicurezza sia la prima preoccupazione per evitare il perdurarsi del contagio.

A questo primo, enorme problema si aggiunge la situazione di blocco totale delle frontiere per e dall’Italia. Cosa significa? Significa che la manodopera stagionale che solitamente si muoveva, soprattutto dai paesi dell’Europa orientale, sarà impossibilitata a raggiungere le aziende agricole per prestare il lavoro stagionale che negli ultimi anni ha significato portare a termine una vendemmia o qualsiasi altra raccolta di frutta e ortaggi.

Il problema non è piccolo. Già il virus ha messo in ginocchio il settore della ristorazione e a catena quello vitivinicolo rischia di vedere sfumare un’intera stagione.

Le strade che sembrano aprirsi per cercare un riparo da questa calamità sembrano al momento tre: regolarizzare gli emigrati già presenti in Italia, creare un canale privilegiato e consentire che arrivino lavoratori dall’estero oppure voucher per permettere a disoccupati, pensionati o studenti di essere impiegati in modo temporaneo all’interno di aziende agricole che abbiano necessità di forza lavoro.

Ma anche qualora si trovassero volenterosi per salvare il salvabile di questa sciagurata annata si presenta il problema seguente, come si garantiscono condizioni di lavoro che mettano in sicurezza salute e igiene per i lavoratori coinvolti? Spazi comuni, trasporti quotidiani e contratti di lavoro rappresentano un terreno scivoloso su cui occorre gettare uno sguardo prima di far partire la stagione in campi e spazi agricoli.

Dal momento che le piccole se non piccolissime aziende agricole in Italia rappresentano più del 70% del totale sarebbe opportuno ragionare su forme di tutela e attenzione ad un segmento più che rilevante dell’economia italiana. Ragionare su un after-lockdown per la ristorazione e per il mondo del vino passa anche e soprattutto da riflessioni che tengano conto di tutti i capi della filiera.

In queste settimane abbiamo avuto la percezione chiara e tangibile di quanto sia importante avere a portata di supermercato ortaggi freschi, prodotti agricoli da poter acquistare e consumare senza preoccuparsi da dove o come siano arrivati lì sullo scaffale. In un recente articolo apparso sul Manifesto, lo stesso ministro dell’Agricoltura Bellanova ne ha sottolineato l’importanza: “l’agricoltura, per troppo tempo da tanti considerata figlia di un dio minore, si sta confermando un settore strategico. Una filiera della vita. È necessario essere all’altezza di questa sfida.”

Le incognite quindi su come verrà gestita la raccolta imminente fra distillazioni, vendemmia verde e riserve vendemmiali rimangono tante e difficili da dipanare ma il quadro si offusca ancor di più se a questo aggiungiamo il fatto di non sapere chi e in quali condizioni questa vendemmia la farà.

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Massimiliano Ferrari

Diviso fra pianura padana e alpi trentine, il vino per troppo tempo è quello che macchia le tovaglie alla domenica. Studi in editoria e comunicazione a Parma e poi Urbino. Bevo per anni senza arte né parte, poi la bottiglia giusta e la folgorazione. Da lì corsi AIS, ALMA e ora WSET. Imbrattacarte per quotidiani di provincia e piccoli editori prima, poi rappresentante e libero professionista. Domani chissà. Ah, ho fatto anche il sommelier in un ristorante stellato giusto il tempo per capire che preferivo berli i vini piuttosto che servirli.

14 Commenti

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Alessandro

circa 5 mesi fa - Link

COn tutti i disoccupati che avremo in Italia, mi parrebbe piu logico ricorrere a questi.

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Lanegano

circa 5 mesi fa - Link

Domanda stupida : ma visto che il reddito di cittadinanza dovrebbe essere vincolato all'accettare offerte di lavoro da parte degli enti preposti non si potrebbe attingere a questo bacino ? Inoltre temo che ci saranno molte persone bisognose di lavoro nei prossimi mesi....italiani o extracomunitari già nel paese....

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lucab

circa 5 mesi fa - Link

Scusate, ma per la vendemmia c'è ancora tempo. Sulle obiezioni di Alessandro: dovremmo dedicare un post per discutere sui motivi che hanno portato a un forte incremento di lavoratori agricoli stranieri in agricoltura, in Italia e negli ultimi decenni. Lanegano. Se si tratta di raccolta, per arrangiare, si può far ricorso a manodopera non specializzata: in alcune nazioni da molti decenni si impiegano studenti che, durante i mesi estivi, si guadagnavano qualcosa. Ma come è stato detto, per lavori particolari, esempio la potatura, o eseguire i trattamenti fitosanitari ecc... non è possibile impiegare uno qualunque. Generalmente le aziende hanno dei lavoratori fissi per questo tipo di mansioni o le eseguono autonomamente in famiglia. Quindi, per concludere, direi che per la vendemmia c'è ancora tempo e nessuno sa, al momento, come evolverà l'emergenza. Ma se ci dovesse essere un blocco degli stranieri si può, secondo me, arraggiarsi per un anno. Anche perché ci sarà un FORTE AUMENTO DELLA DISOCCUPAZIONE. E DELLA POVERTÀ. E molti saranno quelli in cerca di un lavoro,

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Massimiliano

circa 5 mesi fa - Link

E' chiaro che la regolarizzazione di immigrati è solo una delle misure possibili per far fronte alla mancanza di manodopera. La Coldiretti ha infatti lanciato da qualche settimana una piattaforma, JobinCountry, che funzioni da intermediazione fra chi offre lavoro e chi ne ha bisogno. Il modello è la campagna "braccia per riempire il tuo piatto" lanciata dal ministero francese dell'agricoltura. Poi lo scoglio successivo è quello di avere anche professionalità comprovate per alcune tipologie di lavoro in vigna come in campagna così come garantire situazioni sicure di convivenza e lavoro.

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Paolo Cianferoni

circa 5 mesi fa - Link

Mah! Io ho sempre usato manodopera regolare offrendo una qualifica più alta rispetto al dovuto. Quindi da oltre dieci anni ho la coda di richieste. Probabile che chi ha sfruttato fino ad oggi, in nome del dio mercato della concorrenza del prezzo più basso, possa aver problemi.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 5 mesi fa - Link

Mi sembra che l’articolo parli di troppe cose, e non connesse tra di loro. La regolarizzazione degli irregolari può essere discussa, ma come fatto di civiltà e non c’entra nulla con le necessità dell’agricoltura. Quanti degli irregolari accetterebbero un lavoro in agricoltura, e quanti sarebbero in grado di farlo? Temo molto pochi, con la carenza di offerta di lavoro che soffriamo da anni se davvero avessero desiderato lavorare la terra starebbero lavorando. Questo mi pare evidente. Gli stagionali agricoli sono rumeni, bulgari e simili che hanno una elevata specializzazione e non sono sostituibili con gente sbarcata dai barconi, che necessiterebbe di mesi o anni di formazione per sostituirli. In Germania stanno facendo charter diretti per portare i soliti rumeni perché non se ne può fare a meno. Lo stesso vale per i “redditieri” di cittadinanza, è gente specializzata in poltronaggine e non vedo che uso se ne possa fare.

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Massimiliano

circa 5 mesi fa - Link

Credo che non abbia afferrato il nocciolo del discorso. La regolarizzazione degli immigrati sarebbe extrema ratio nella situazione in cui gli stagionali agricoli fossero impossibilitati a raggiungere i nostri campi e quindi c'entra eccome con le necessità dell'agricoltura. In secondo luogo non si parla solo di vendemmia ma anche di raccolta frutta e ortaggi cosa che qualsiasi essere umano credo sia in grado di fare. Su quanti accetterebbero o fossero in grado di farlo occorre avere prove tangibili da portare a supporto di una presunta "poltronaggine". In ogni caso mai sentito parlare di caporalato? Credo che negli ultimi anni siano emerse testimonianze riscontrabili su una piaga che, soprattutto, nel Sud Italia, abbia fatto registrare picchi altissimi.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 5 mesi fa - Link

Credo di aver afferrato perfettamente il senso del discorso, solo che conosco l'agricoltura e so che la teoria è una cosa e ciò che si può realmente fare è un'altra. Le raccolte non sono una roba banale, va scartato con esperienza una parte del prodotto e occorre sapere quale tenere e quale no. Ed è un lavoro lungo, faticoso e che non tutti sono in grado di fare. In Francia e Germania stanno provando con persone che normalmente studiano o fanno lavori d'ufficio, e quasi tutte smettono dopo poche ore o fanno disastri. Non è una mia invenzione, è su tuti i giornali. La poltronaggine l'ho attribuita ai percettori di reddito di cittadinanza, che non mi risulta essersi offerti a legioni nei tanti volontariati sociali necessari in questi giorni di crisi né li ho visti entusiasticamente cogliere l'occasione di lavorare in campagna al posto dei rumeni. Perché, lei li ha visti? Quanto al caporalato, che cavolo c'entra? Da noi caporalato non c'è né c'è mai stato, però i percettori di reddito ci sono e ci sono anche tanti lavori disponibili in agricoltura, pagati bene: com'è sta cosa?

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Davide Bruni

circa 5 mesi fa - Link

Ah, povera Italia .... incapace persino di raccogliere ciò che semina. E la disoccupazione intanto aumenta .... Lacrime amare 😭😭😭😭 Forza & Coraggio

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Massimiliano

circa 5 mesi fa - Link

Il problema, Colombini, credo sia uno e soltanto uno, la filiera agricola italiana fonda la propria soppravvivenza sulla manodopera straniera. Punto. Mancante questa occorre trovare soluzioni. Poi è lapalissiano che sarebbero necessarie anche professionalità ma se queste mancano che fare? lasciare i raccolti a marcire?
L'iniziativa della Coldiretti che citavo sopra credo vada in questa direzione tant'è che in una fase sperimentale abbia raccolto 1500 domande in meno di una settimana nel solo Veneto.

Il fenomeno del caporalato si inserisce, a mio parere, in questo discorso perché la mancanza di un'organizzazione che coordini domanda ed offerta del lavoro agricolo ha aperto autostrade perché aguzzini e individui senza scrupoli prosperassero sul lavoro di immigrati irregolari e questa situazione di emergenza non vorrei che diventasse terreno di coltura perfetto per fenomeni analoghi. Sul fatto che poi il caporalato non esista la invito alla lettura di qualche inchiesta di Stefano Liberti, le troverà illuminanti.

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Sancho P

circa 5 mesi fa - Link

Per condizioni di lavoro e standard di protezione, il comporto agricolo delle aziende che producono vino, va distinto nettamente dal settore della raccolta e confezionamento di frutta e verdura. Quest'ultimo è spesso una giungla di pseudo cooperative, padroncini, padrini e caporali che alimentano uno sfruttamento senza scrupoli della forza lavoro. Il reato di caporalato è regolamentato dalla Legge 199/2016 entrata in vigore il 4 novembre 2016 per contrastare un fenomeno che è diffuso non soltanto nelle campagne del Sud Italia. A pochi Km da Roma, nell'agro pontino è venuta alla luce una realtà (che tutti conoscevano, ma per interesse facevano finta di non vedere) dove le minacce e le percosse ai lavoratori (indiani in gran parte), le paghe irrisorie, i ritmi di lavoro insostenibili erano l'aria che si respirava tutti i giorni. Il libro inchiesta di Marco Ozzimolo "Sotto padrone. Uomini, donne e caporali nell'agromafia italiana" testimonia con dovizia di particolari l'estensione di questa piaga nel territorio pontino. Se scendiamo più giù e arriviamo a Fondi, troviamo il più grande mercato ortofrutticolo italiano. Qui, arriva la frutta e la verdura che centinaia di operai impiegati in "cooperative al contrario"confezionano e spediscono nei supermercati di tutta Europa. Vi lavorano soprattutto donne. Italiane e non.La giornata di lavoro comincia quando è ancora buio, ma non si sa mai quando finisce. Riguardo a paghe orarie, ferie pagate, giorni di malattia, vi lascio solo immaginare. E' una realta che che conosco bene, avendo mia moglie provato tra minacce, telefonate anonime notturne, gomme della macchina squartate a sindacalizzare i lavoratori e le lavoratori di quelle imprese. Il mondo vino, avrà pure situazioni deprecabili, ma è altra cosa.
Gli immigrati. Cominciamo con il dire che sono una risorsa. in termini di contributi sociali versano di più di quanto ricevono in pensioni. Infatti, versano 8 miliardi di contributi sociali in un anno e ne ricevono 3 se si considerano sia pensioni sia altre prestazioni sociali. Danno cioè al nostro Paese 5 miliardi di contributi netti. Quelli che lavorano in regola. Per Tito Boeri "il lavoro degli immigrati è fortemente concentrato su occupazioni ormai abbandonate dagli italiani: il 90 per cento dei mondariso, l’85 per cento dei cucitori a macchina per produzione in serie di abbigliamento, il 75 per cento dei coglitori di frutta sono, ad esempio, immigrati. Si tratta di lavori molto duri e faticosi che gli italiani non vogliono più fare. I salari in queste mansioni non sono diminuiti negli ultimi 20 anni. Erano bassi e sono rimasti bassi e non certo per colpa degli immigrati. È bassa la produttività e se non ci fossero gli immigrati a fare questi mestieri, molte imprese fallirebbero, togliendo posti di lavoro agli italiani.
Che altro bisogna aggiungere?

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Paolo Cianferoni

circa 5 mesi fa - Link

Come non essere d’accordo? Ottimo intervento!

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Sancho P

circa 5 mesi fa - Link

Grazie Paolo e Buona Festa della Liberazione. Simone.

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marcow

circa 5 mesi fa - Link

E in FRANCIACORTA come vanno le cose in agricoltura? Esiste il CAPORALATO? In che forma rispetto al SUD? Qual è la PAGA di un RUMENO in Franciacorta? Sono alcuni degli argomenti principali di questo breve articolo dal titolo: "CAPORALATO IN FRANCIACORTA". _ È superfluo dire che al Sud la situazione è peggiore, ma, attenzione, molto peggiore. Vi ricordate dei servizi in TV sulle baraccopoli di immigrati impiegati in agricoltura nel foggiano e nella piana di Gioa Tauro? https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&url=http://www.cgil.brescia.it/sito_cgil/public/file/MATERIALI/pavia.pdf&ved=2ahUKEwiCkvv4uoPpAhVmwqYKHUMyCtYQFjACegQIARAB&usg=AOvVaw3hN-l3al85gz8zYkftOfRO PS Non ho voluto segnalarvi altri link relativi a inchieste della magistratura in Franciacorta del 2016. Perché non so come si sono evolute. Ma basta digitare in un motore di ricerca: caporalato Franciacorta per poterli leggere.

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