Chi è stato a Roma per i vini naturali ci racconti come è andata


Ancora una volta ho mancato Vini naturali a Roma, fiera-evento-banco d’assaggio di vini naturali organizzato annualmente da Tiziana Gallo. Bolgia dantesca, nomi vecchi e nuovi, assaggiatori seriali curiosi o del tipo “faccio cose, vedo gente”, ce n’è insomma per tutti i gusti. Il video di Giulia Graglia racconta qualche nuovo produttore scovato da Tiziana ma io sarei curioso di avere un feedback da chi è stato all’evento. Formula vincente o modello in via di esaurimento? Che percentuale di operatori del settore frequenta un evento del genere? Per capirsi, è solo un altro happening votato al naturale – in cui incontrarsi e salutarsi assaggiando vini che ci piacciono – o il mercato di ristoranti ed enoteche recepisce con crescente interesse prodotti naturali del genere? Poi ci mancherebbe, segnalateci cosa vi è piaciuto e cosa no, quale bottiglia comprerete e quale non vorreste neanche per regalo tra quelle assaggiate. Siamo tutt’orecchi.





79 commenti a “Chi è stato a Roma per i vini naturali ci racconti come è andata”

  1.  Fabio Cagnetti commenta:

    A Moriche’, sei un sòla! Che poi se ti fossi palesato venerdì sera avresti evitato di perderti qualche bottiglia piuttosto interessante… e vabbè.

    Quella del Columbus ormai è diventata la terza manifestazione più importante del settore in Italia, dopo Villa Favorita e Cerea. Affluenza molto buona, già dalle prime ore del sabato, ma comunque entro i limiti della fruibilità e senza dover assistere a scene fastidiose. Buona la presenza di operatori, più Internet che carta stampata e parecchi ristoratori e sommelier; che poi chiaramente per i romani le facce sono inevitabilmente sempre le stesse, chi è del giro può facilmente determinare quali ristoranti ed enoteche si fanno il mazzo a livello di ricerca e, per sottrazione, quali no.

    Non ho in mano dati numerici a supporto, ma è palese che il mercato punti in modo forte sulle blue chips, su quei produttori che riescono ad assicurare una buona costanza qualitativa negli anni e una ridotta variabilità intralotto. Ci sono molti nomi giovani che danno risultati incoraggianti, ma hanno una percentuale troppo alta di bottiglie difettose: costoro dovranno lavorare ancora per conquistarsi la fiducia degli operatori.

    Per quanto riguarda gli assaggi, questa la mia personale top ten:

    Faro 2006 Bonavita
    Barrosu Riserva 2008 Montisci
    Barolo Bricco Boschis Ris. San Giuseppe 2004 Cavallotto
    Grumello Buon Consiglio 2001 Ar.Pe.Pe.
    Fiano 2008 Picariello
    Nobile di Montepulciano Riserva 2006 Poderi Sanguineto
    Chianti Classico Le Trame 2008 Podere Le Boncie
    Cuvée Florine 2008 Domaine Ganevat
    Milocca Nino Barraco
    Vitovska 2007 Ĉotar

    Insomma, praticamente i soliti noti…

  2. Rolando Rolando commenta:

    io sono stato per il terzo anno al Columbus, e ne ho parlato sul mio blog. a me è piaciuta, soprattutto perché venivo da sens of wine della settimana prima. non è che tutti i vini di ViniNaturali fossero questa grande cosa, come in ogni manifestazione del resto. i produttori erano generalmente tutti presenti ai propri banchi, ben disposti a spiegare le loro tecniche di produzione, cosa che non è sempre così scontata.
    se dovessi sottolineare qualche etichetta, direi la falanghina di Antica Enotria, la garganega 2007 di Fasoli, la vitovska di Zidarich e l’Etna Bianco di Graci.
    Per i rossi, la barbera superiore di Cascina delle Rose, i due nuovi Teroldego di Foradori, portati in bottiglie senza ancora etichetta commerciale e molto diversi tra loro nonostante i soli due chilometri di distanza tra i vitigni, ed un bel Pinot Nero di Elisabetta Dalzocchio da un vigneto di soli due ettari.
    l’ambiente informale e meno da fiera commerciale mi piacciono molto, ed anche la possibilità di trovare vini che non siano solo fotocopie l’uno dell’altro. sono un po’ stanco di trovare differenze tra mora selvatica e mirtillo in un bicchiere di vino.

  3. Bella manifestazione, molte facce conosciute, grandi conferme, qualche scoperta e alcune delusioni. A fronte di alcuni produttori che stanno confermando i loro vini in maniera stabile, facendo dei passi da gigante in termini di bevibilità peristono e insistono altri animati dal sacro fuoco “se non puzza non è naturale”. Sincero e sugli scudi il trio “meravigliao” Rinaldi-Cappellano-Rivella. Signorile come sempre Ar.Pe.Pe. di cui ho apprezzato un convincente Sassella “Ultimi Raggi” (gli altri vini sono una garanzia). Divertentissimo Casa Coste Piane con il suo prosecco colfondo. Avvincente e ricca di surplesse la produzione di Poderi Sanguineto. Importante conferma de I Clivi che si presentano ricchi di una pulizia esecutiva da manuale. Sorprendente per mineralità e freschezza la linea ei bianchi di Garlider con un Gruner Veltliner giocato su nobili toni di silex. Mattatori incontrastati La Biancara e Dettori: bei nasi, bei palati e soprattutto tanta coerenza fra il pensiero del produttore e il gesto che lo trasforma in bevanda.

    Miglior Rosso: Dettori Rosso

    Miglior Rosso: Low Cost “Renosu” (Dettori) e “Sanguineto I/II”

    Miglior Bianco: Clivi Galea (I Clivi)

    Miglior Bianco Low Cost: Sassaia (La Biancara)

    Vino più divertente (premio speciale): Prosecco Casa Coste Piane

  4. Francesco Annibali Francesco Annibali commenta:

    Non sono stato alla manifestazione, ma sono convinto che tutti questi eventi focalizzati su bio-dinaimici ecc… siano fatti tutti su misura per certi super appassionati.

    Ecco, quello che manca è un evento, per dirla in marketingaro evoluto, business 2 business.

  5. io mi sono abbastanza divertito… soprattutto quando ho imboccato in un lunch di cardinali vestiti da officio che mangiavano a quattro ganasce… sembrava di essere capitati dentro Roma di fellini.
    Quello che mi ha divertito meno è la location, una successioni di saloni e saloncini di impianto antico, collegati da porticine, attraverso le quali era assai difficoltoso passare quando la situazione come sabato pom si è fatta calda… credo che gli organizzazioni dovranno pensare ad una nuova ambientazione.
    Quello che mi convince meno è la definizione vino naturale, che temo sia un poco ingenua… e che soprattutto più che una definizione sia un giudizio. Penso che il futuro sia nella distinzione tra vini artigianali e vini industriali.
    ciao A

    • Angelo Di Costanzo Angelo Di Costanzo risponde:

      “Penso che il futuro sia nella distinzione tra vini artigianali e vini industriali”

      Ciao Alessandro, scusami se m’intrometto nelle tue osservazioni, ma credo che anche questa si stia rivelando negli anni una distinzione talmente risibile dal confondere forse più di altre.

      Cosa fa sì che un vino sia artigianale e cosa no. L’estensione degli ettari? Della cantina? Il numero di bottiglie? Il non uso della tecnologia? Il fatto che il vignaiolo sia uno sfigato?

      No, perchè anche tra chi come noi “funge” da comunicatore e soprattutto tra chi si spaccia per giornalista (o peggio, da intellettuale) ci sarebbe da passarsi una mano sulla coscienza e discutere su questo argomento.

      Non vorrei che si corresse il rischio che nascessero “idoli ivoluzionari” perchè producono “il vino dell’anno” ed hanno la bottaia nella stalla del casale mentre poi il vino glielo vinifica e imbottiglia il vicino che sforna 900.000 bottiglie l’anno e che più industriale non può essere solo per mancanza di spazio.

      Giusto per parlarne. Ciao.

      • guarda per me il limite è abbastanza chiaro, e soprattutto non è una definizione qualitativa. Ci possono essere degli ottimi vini industriali… Ma questo non mi vieta di pensare che sia difficile fare determinati numeri con la cura e l’attenzione, in vigna come in cantina di chi produce numeri molto minori… del resto mangio con un certo piacere la pasta de Cecco, fa parte della mia memoria ed è un rifugio sicuro quando giro il mondo… Ma non la paragonerei mai al Pastificio dei campi. credo che la differenza sia chiara a tutti, anche solo per il costo ;-)
        Per quanto riguarda quello di cui tu parli è fuori di dubbio che se glielo producesse un industriale, non potrebbe essere un vino artigianale., magari buonissimo, quello è un altro discorso ;-)
        ciao A

        • Ps rileggevo la tua e mi urge una precisazione… Non mi sono mai spacciato per nulla! Quel poco o tanto che sono lo sono! Così giusto per parlare, ovviamente… :-P
          ciao A

        • Nic Marsèl Nic Marsèl risponde:

          Cos’è un prodotto artigianale? Per esempio non credo che la pasta artigianale abbia una definizione giuridica. Esiste l’impresa artigianale e una legge che regola il lavoro artigianale. Poi esistono le definizioni giuridica ed economica di impresa agricola. Non sono un esperto in materia e del resto l’argomento non mi appassiona a mille ma temo che la distinzione tra artigianale ed industriale nasconda parecchie insidie. Giusto per parlarne :-)

          • Infatti sarebbe cosa da normare e definire. Ma sento molti produttorni parlarne da Dettori a Valentini, i primi che mi saltano in mente e con cui ne ho parlato recentemente…
            Cmq a parte la norma, la differenza tra industria e artigianato è abb chiara. La stessa che passa tra un paio di Church ed un paio di Edward Green. Tra un culatello di spigaroli e quello della linea top di citterio. Tra una camicia di Borrelli e una di brooks. Tra una Pattada di Arbus e un coltello alexander. Tra una cravatta di cappelli e una di holiday and brown e così via… Ho messo apposta prodotti di livello per far notare come industriale non significhi necessariamente di bassa qualità, come artigianale non significa necessariamente eccezionalità. Ma solo che sono campionati differenti :-D come poi dare contenuti e normazione a ciò è altro discorso che si farà se il concetto prenderà piede…
            Ciao A

          • Angelo Di Costanzo Angelo Di Costanzo risponde:

            Ale, anzitutto – anche se credo che in effetti l’abbia recepito tu stesso – in quel “chi si spaccia” nulla era riferito alla tua persona.

            Poi converrai che gli esempi che muovi in questo intervento, parlo quelli riferiti alle scarpe come ai coltelli, sono un tantino distanti dal poter servire come viatico comprarativo per il mondo del vino “inteso come artigianale”. Ed il prezzo, che usi come esempio per il “Pastificio dei Campi”, qui, col vino, è più fuorviante che mai, o almeno reso tale da giochini da calcolatrici che hanno poco a che spartire con la vigna e molto con la new economy.

            Una stessa annata può essere per una piccola, piccolissima azienda più ricca o meno e concedergli di fare più vino della precedente.

            Poi ti muovo una provocazione, che in Campania è praticamente all’ordine del giorno: moltissime PICCOLE aziende nate come produttrici di un solo vino, 5.000 – 10.000 bottiglie, di Fiano di Avellino per esempio, chiamiamole pure artigianali, stratosferiche per bontà, agricoltura a conduzione familiare, biologica, esageriamo pure nel definirle naturali, quindi l’essenza di quell’ A R T I G I A N A L I T A’ di cui tu pensi; ebbene, nel momento che queste aziende inizino a comprare uve da terze, o magari già vino trasformato ed imbottigliato di Greco ed Aglianico per completare la gamma offerta, su che piano iniziamo a ragionare?

          • Angelo stavo giocando nel mio secondo intervento, non amo le polemiche :-D Ma vedi tutto è diverso, ma tutto uguale! Le mie erano provocazioni, per definire (aldilà dei prezzi) un concetto di artigianalità. Se vinifichi uve non tue,’delle quali non controlli l’intero ciclo produttivi, ti tiri inevitabilmente fuori da un processo artigianale… Cmq definire i parametri è passaggio ulteriore che dovremo affrontare per normare l’idea di un prodotto artigianale…
            Ciao A

          • Ps per i campi il prezzo non voleva essere il solo parametro, ovviamente!
            Ciao A

          • Marossi Marossi risponde:

            Per Alessandro Bocchetti: gli esempi hanno un buon potenziale esplicativo solo se centrati. Nella fattispecie, né Borrelli né BB sono camicerie artigianali. Fatta salva la loro qualità, che non discuto. Le camicerie artigianali sono, appunto, quelle in cui opera un artigiano (cioè di solito una camiciaia).
            Tu entri in bottega – un negozietto o addirittura un appartamento -, vedi e scegli la stoffa esposta in rotoli (o porgi la pezza di stoffa che hai acquistato altrove), la camiciaia ti prende le misure e poi, dopo due prove successive, e spesso dopo qualche imprecazione, ti porti via la tua camicia su misura artigianale. Di solito, tra ingresso e camicia fatta passano una decina di giorni. Diversamente, è industria (grande media piccola.

          • a parte che anche aver sbagliato un esempio mi sembra piccola cosa ;-)
            cmq fino a qualche anno fa, per fortuna la vita mi ha affrancato dall’obbligo di giacca e cravatta che mi ha funestato per anni, Luigi Borrelli a Napoli faceva camice su misura… Mamma mia la mania del lapis :-D
            ciao A

          •  Fabio Cagnetti risponde:

            “Luigi Borrelli a Napoli faceva camice su misura”

            Facevi il chirurgo? :)

          • No quello era mio padre e mio fratello, sarà freudiano… :-D
            Tutti deamicisiani ultimamente :-P
            Cmq avete presente scrivere dal telefonino in macchina o in autobus, da in piedi in un bar ecc. Cioé vivere… Se no tanto vale tornare a carta, penna, calamaio e cera lacca!
            Ciao A

          • Marossi Marossi risponde:

            Per A.Bocchetti: sono d’accordo che sbagliare un esempio non sia nulla di che. E non è grave nemmeno correggerlo, e correggere anche la sua precisazione: Borrelli, ripeto, non è un artigiano strictu senso, e d’altra parte tutte le industrie di questo genere partono da un piccolo negozietto, un dì nella storia.
            Anche Zonin magari ti racconta del nonno del nonno che ha iniziato con una vignetta, ma la sostanza è cambiata.
            Cordialmente

  6. mircolucamarini mircolucamarini commenta:

    Amici, San Fereolo? Non mi dite che non avete fatto questa tappa!

  7. Signora Signora commenta:

    ………ancora….., ancora…questo atteggiamento sui vini naturali…da enosistrioide fighetto….e basta, vorrei vedere nella contabilità di questa gente per vedere se ci sta qualche fatturina della VASON o cose del genere…..

    • mircolucamarini mircolucamarini risponde:

      Cara Signora, quali fighetti? (non sono mai andati di moda i sinestroidi)
      Le risulta esitere la destra e la sinistra? Le manifestazioni oppure le fiere esistono perchè molti operatori non hanno la possibilità, il tempo e la VOGLIA di visitare le aziende!
      PS. deve essere del settore Lei per conoscere la Vason!

  8. salva salva commenta:

    Partendo dall’organizzatrice(?)il giudizio non può che essere negativo, location con porticine e ad alcuni saloni che lasciavano un senso di oppressione, alternanza pericolosa di sentori fini di frutta rossa e spezie e più marcati di caprino, ma tant’è!
    Poi, la disputa naturale-artigianale: ritengo soprattutto primario che si segua in prima persona l’intero processo produttivo dalla vigna alla cantina, elemento che da una parte permette una perfetta conoscenza della materia a disposizione ma, di contro,non consente un’eccessiva produzione di bottiglie proprio per l’elevato impegno profuso in ogni passaggio.
    La mia top ten (3 bianchi e 7 rossi):
    Fiano 2006 Picariello
    Friulano La Castellada
    Veltliner Garlider
    Barolo Bricco Boschis Vigna S.Giuseppe 2004 Cavallotto(the best)
    Montepulciano 2001 Pepe
    Faro 2006 Bonavita
    Sassella Ultimi Raggi 2004 Ar.Pe.Pe.
    Syrah 2007 Amerighi
    Nobile M. 2007 Sanguineto
    Valpolicella Taso 2006 Villa Bellini

  9. Giulia Angela Giulia Angela commenta:

    Io sono andata sabato, è la terza volta che andavo e con piacere ho degustato i vini di (in ordine di memoria) :

    bonavita, cantine del castello, tenute dettori, Klinec, massa vecchia, rinaldi * (il dolcetto di Nicoletta Bocca di san ferolo lo trovo molto più espressivo e sincero), stella di campalto, cotar, barraco, trinchero, vodopivec e la biancara. tanti altri, eccellenti come cappellano, le boncie, foradori, arpepe li apprezzo da tempo.

    La cosa più bella: una lunga chiacchierata piacevolissima con Angiolino Maule. evento comunque interessante, l’unica nota stonata che ho personalmente avvertito : i Vini Naturali sono la moda del momento ed osservando alcuni visitatori ti rendi conto quanto poco gliene freghi del vino naturale quanto piuttosto trovino “figo” trascinarsi da una sala all’altra con il naso ficcato nel bicchiere e rotearlo ogni 5 secondi. E’ un segnale, alcuni produttori avevano le facce speranzose di chi si aspetta di concludere affari altri mi sembravano alquanto rassegnati. C’è una sorta di “avvitamento” sul fenomeno del vino naturale. Creare dei “recinti” delle “etichette” non è un segno di riconoscimento ma una sorta di isolamento che trovo discutibile, anche economicamente, per i produttori stessi.
    Ci sono vini buoni e vini cattivi. Il vino è “bono” quando bevendolo ho già in mente il cibo da mettere in bocca.

    • mircolucamarini mircolucamarini risponde:

      Cara Giulia, mi consola sapere che anche Lei ha avvertito una sorta di “isolamento”. Perchè trasformare chi ha fede in un agricoltura sensibile in un panda?
      Con stima.

      • il chiaro il chiaro risponde:

        Sono un appassionato ed operatore del settore (ma le due cose possono convivere? :-) ))) ) e subisco un certo fascino da questi produttori che si definiscono vinonaturisti.
        Però finchè se ne stanno tra di loro soli e soletti (a Roma, a Villa Cerea, a Villa Favorita, a Fornovo…..) resteranno sempre confinati nella riserva degli indiani. Andassero in blocco al vinitaly, tutti in un unico padiglione, e si confrontassero sul campo di battaglia (per diversi di loro è davvero una battaglia) con i produttori “convenzionali”.
        Soltanto così avrebbero una visibilità davvero enorme anche tra chi non li ha mai degnati di nota, soltanto così i vari importatori dopo aver visitato i soliti 4 industriali del vino potrebbero conoscere la loro realtà.

        M.

    • Marco Marco risponde:

      Mi scusi Sig.ra Giulia Angela, L’avvento dei Vini cosiddetti Naturali ha portato una ventata di freschezza nel mondo dei consumatori ed è giusto che certe manifestazioni diano la possibilità agl’addetti e non di entrare in questo mondo.
      Tanta gente non conosce nemmeno l’esistenza di questi prodotti , ed alla fine chi fa girare l’economia di queste cantine sono i consumatori finali.Io ci sono stato Domenica e ho trovato, sia la location che i prodotti Straordinari…..oppure vogliamo fare tante fotocopie tutte uguali come il Vinitaly???? Il mondo naturale è un mondo nuovo con tante opportunità per i produttori e tante sensazioni per i consumatori come me.
      Saluti
      Marco Palantrani

      • Giulia Angela Giulia Angela risponde:

        Marco il mio commento non era negativo, della location in realtà mi importa ben poco, i produttori presenti di qualità e di ottima qualità. Il mio appunto è sull’atteggiamento a conclamare una diversità ponendosi in una posizione un pò privilegiata ed elitaria.Il mondo del vino è particolarmente sensibile alle mode, basti guardare la recente incetta di premi che il lambrusco reggiano ha ottenuto a Londra; fino a l’altro ieri bistrattato e destinato ad un pubblico poco esigente. Ricordiamoci degli anni dove se non bevevi barricato eri uno che capiva assai poco di vino, te li ricordi i morbidoni? alcol e tannini prepotenti. (la Toscana ne sa qualcosa). Per essere più “veloci” nel mercato c’era e c’è tutt’ora purtroppo chi metteva il legno nel vino e non il vino nel legno. Amo i vini naturali perchè considero il vino un alimento e non riesco a vederlo slegato al cibo. Ci preoccupiamo di quello che introduciamo nel nostro corpo mangiando? E’ tutto sano? E’ tutto biologico? Non voglio che il Vino Naturale sia solo una moda ma una scelta consapevole e perciò non amo i ghetti e la visibilità dei Vini non trattati deve essere TOTALE, per questo sono d’accordo con il commento di “chiaro”.
        Un appunto: quando si ha il POTERE e la LIBERTA’ di scrivere in un blog bisognerebbe avere maggior rispetto per le opinioni di tutti, non esistono verità assolute, sono semplicemente commenti ed opinioni che dovrebbero stimolare un confronto.
        Giulia

        • Marossi Marossi risponde:

          Mi permetto di chiosare una frase: “Non esistono verità assolute, sono semplicemente commenti ed opinioni che dovrebbero stimolare un confronto”.
          Popperiano, dissento parzialmente: esistono verità assolute, ma nessuno di noi può mai essere certo di possederle.
          Dialogo salvo, relativismo bocciato.
          Cordialità

          • Giulia Angela Giulia Angela risponde:

            Sono d’accordo che ci sono verità assolute, lo pensavo anche nel momento in cui ho scritto il contrario. Davvero.
            Popperiano… mi sono dovuta documentare, cioè entra in gioco la metafisica… ed io che credevo si riferisse alla mia quarta misura…
            possibile che si può morire da un momento all’altro e non conoscere così tante cose della vita? (sono seriamente intristita).

          • Giulia Angela Giulia Angela risponde:

            Marossi, scherzavo, l’ho perfino studiato Popper, studi di sociologia…

        • Marco Marco risponde:

          Ciao Giulia,
          diamoci pure del tu. Non intendevo mancare di rispetto al tuo commento, se questo è trapelato chiedo venia. Pero’ per rimediare ti indico un posto straordinario a Rivisondoli (AQ): Osteria Del Tarassaco un posto semplicemente Unico nel suo genere , ecco una mia recensione:Un piccolo locale bomboniera sulla piazza principale di Rivisondoli. Un ambiente accogliente e curato fin nei più piccoli dettagli, pochissimi tavoli e accoglienza familiare. Non ci sono nè menù nè carta dei vini, verrete condotti per mano in un menù degustazione di tre o quattro piccoli antipasti, due primi e due secondi, formaggio e dolce. Solo prodotti del territorio, da piccoli agricoltori e artigiani che lavorano con metodi naturali, cucinati e presentati con leggerezza e fantasia . Fabio il patron, conosciuto anche come Caronte, ha sempre molte bottiglie stappate che farà girare per i tavoli abbinando vini diversi ad ogni portata, vini esclusivamente naturali provenienti da ogni parte del mondo. Spenderete sui 50 euro vini e distillato inclusi. Telefonate sempre per verificare l’apertura in bassa stagione o per assicurarvi uno dei pochi tavoli in alta.”
          Puo’ accadere che ci si incontra li’ visto che sono un affezzionato frequentatore e magari bridare insieme.Ciao
          Marco

    • bibbo77 bibbo77 risponde:

      Mi chiedo come si faccia a distinguere i “fighi” dai sinceri appassionati…
      Anche io giro col naso ficcato nel bicchiere roteandolo più e più volte.
      Questo fa di me un fighetto?
      Cosa si dovrebbe fare per apparire sinceri appassionati?
      Scrivere commenti snob il giorno dopo su qualche blog?
      Vi prego, la sindrome da accerchiamento lasciamola ad altri.

      Cordialmente,
      Bibbo77

      Ps L’uso del verbo apparire è voluto

  10. er palletta er palletta commenta:

    Da appassionato di vini, ma ancora poco avvezzo al mondo dei naturali, avrei gradito una semplice accortezza da parte dell’organizzazione: associare la regione di provenienza al produttore.

    Così magari, per fare un esempio, leggendo “Toscana” da lontano, non mi sarei nemmeno avvicinato a quel determinato produttore…

  11. Tenute Dettori commenta:

    Perché non rimaniamo sul “pezzo”?
    Anziché parlare dell’atteggiamento dei produttori e delle logiche di produzione perché non parliamo dei vini??
    Vi sono piaciuti? Si, no, per quale motivo?

    Un appunto. Il mondo dei vini “naturali” (termine che non mi convince e non mi piace) con la politica non ha niente a che fare. E’ il mondo dei vignaioli che hanno deciso di non utilizzare chimica di sintesi sia in vigna che in cantina. PUNTO E BASTA.

    Altra cosa “divertente”. Evitiamo di dare giudizi sull’aspetto e sugli atteggiamenti dei produttori di vino a meno che non iniziamo a farlo per tutti e quindi anche su chi al Vinitaly (produttore) si presenta con abito e cravatta super firmati (andamento di chi cammina solo su pavimenti ben puliti), fuoriserie parcheggiata fuori, atteggiamento meneghino….ma frasi contadine tipo:<>.

  12. Marossi Marossi commenta:

    Non sono stato a Roma, ma visto che, come capita, la discussione si è allargata al vino naturale, lancio un’ipotesi (che non vuole essere provovatoria, ma che temo lo sembrerà): e se il futuro del vino naturale stesse in viti ogm?
    Apriti cielo?

  13. Marco Marco commenta:

    per il mio Palato?
    1)Foillard
    2)Breton
    3)Toumba
    4)Klinec
    5)Zidarich
    6)Cotar
    7)Bea
    8)Guccione
    ovviamente l’ordine non è casuale…..Grandi vini..
    I francesi hanno qualcosa in piu’..

  14. Saluto con piacere le parole di Tenute Dettori… purtroppo noto che retano inascoltate.

    p.s.
    Due domande per rinvigorire la discussione:
    -a chi date il premio “ammazza come puzza il vino tuo!!”?
    -vi siete accorti di un vino rosso che profumava e sapeva di aceto d’uva con un gruppeto di enofighetti (quelli sì cra Signora) che disquisiva sulla grandezza del vino? (io ci ho riso mezz’ora con una mia amica…)

  15. Tenute Dettori commenta:

    Per me è stato il primo anno. Il posto pur molto bello risultava sottodimensionato. Critiche costruttive già comunicate a Tiziana Gallo che per la prossima edizione prenderà provvedimenti.

    L’evento per quel che mi riguarda è andato benissimo. Un buon 80% erano operatori del settore (ristoranti, enoteche&simili, wine blogger, giornalisti). Ho registrato anche presenze “straniere” cioè provenienti dalla Toscana, Veneto, Friuli, Piemonte, Lombardia ed anche dalla Sicilia.
    Ho avuto buoni contatti. Tutti molto educati ed attenti, non ho notato enosboroni – fighetti & co. Molta sincerità da parte di chi degustava.

    • Carlo Carlo risponde:

      altri suggerimenti per una migliore riuscita:
      - bambini, carrozzine, etc. a giocare nei parchi e fuori dalle balle;
      - migliore selezione dei produttori (a me la sera è venuto un mal di testa devastante. chi ha spinto sulla solforosa?)
      - due o tre ore riservate agli operatori (certificati). si va in queste degustazioni per assaggiare, e poi eventiulamente comprare e rivendere. interessa a tutti: produttori, intermediari, etc.
      saluti.

    • Angelo Di Costanzo Angelo Di Costanzo risponde:

      ” [...] non ho notato enosboroni – fighetti & co.”

      Lo diventano il giorno dopo. Talvolta lo sono anche quello prima. :-)

  16. ALAN ALAN commenta:

    La prossima volta che andrò ad una degustazione, mi sentirò un po’ a disagio.
    Qui c’è gente che va alle manifestazioni non per assaggiare vini, ma per osservare quello che fanno gli altri, come ruotano il bicchiere,se apprezzano o meno la volatile…
    La sala è piccola, troppi bambini, poche donne…ma andiamo!
    Io vado perchè mi piace il vino e chi lo produce.
    Mediamente passo due/tre ore piacevoli e interessanti.
    A volte provo sincere emozioni.
    Grazie al vino e a chi lo produce.
    A volte anche grazie all’ambiente e alla gente che mi sta intorno.

    • Se come intendo ti riferisci a me credo che sbagli di grosso: io sono andato per assaggiare e per pensare a cosa ordinare e cosa no. Dal mio punto di vista i vini erano mediamente buoni fatte salve alcune eccezioni positivissime e alcune negative. Chi fa il mio mestiere se da una parte ride con un’amica perchè una persona non distingue l’aceto dal vino e dottoreggia sulla “volatile” (sarà il matra dopo la “Barique”?), dall’altra si preoccupa perchè nota due cose: un cosumatore condizionato dalla tendenza e un produttore che ci marcia sopra anzichè fare autocritica e dire che ha preso un’annata storta.

  17. Andrea Gori commenta:

    la cosa sul mal di testa va approfondita, anche io non mi ricordo di essere mai stato male dopo una serie di assaggi come a Cerea lo scorso anno.
    Ma non credo che sia in ballo la solforosa, che può essere?
    Il problema della digeribilità di questi vini non è una cosa di poco conto e mi pare se ne parli poco, solo io e Carlo abbiamo avuto queste esperienze?

    • Caro Andrea, ho osservato tutta la discussione ma non sono mai intervenuto… per difficoltà ad esprimere la mia opinione.
      Da sostenitore dei vini naturali (ho meglio da avversario della chimica e delle barriques che uccidono l’anima del vino), ho avuto una parziale delusione.

      Ho trascorso 2 giorni, sabato e domenica, da mezzogiorno al pomeriggio, al Columbus di Roma.
      Sono stato male anch’io.

      Non mi sono ubriacato ;-) non pensare male. Ho degustato piccole quantità e la sera ero perfettamente sobrio.
      Il mal di testa non era il problema principale. Penso che hai detto bene tu parlando di “digeribilità” del vino, e questo si ricollega anche ai commenti sulla bontà dei vini degustati.
      Il problema principale è stato causato dall’acidità gastrica e dal senso di nausea scatenato dai vini ridotti.

      Si, perchè ho assaggiato grandi vini (il Brunate-Le Coste 2006 dei Rinaldi, “Le clos du chène” 2009 dei Breton), ottimi vini (il Piè Rupestris 2005 di Cappellano), buoni vini (il Faro Bonavita dei Scarfone, il Cirò dei De Franco, i vini di Ar.Pe.Pe., i vini di Elisabetta Foradori, e pochi altri ancora).
      Ma il problema è che ho assaggiato anche immonde schifezze, con una intensa e nauseante puzza di gomma bruciata (nonostante le bottiglie aperte da ore), tutti uguali, che mi hanno causato acidità e nausea. Tra questi annovero il peggior Brunello di Montalcino (?) della mia vita.
      Ho assagiato immonde schifezze che sapevano spudoratamente di brettanomyces (garza putrida) e di fenilacetico (solventi, smalto per unghie), e mi riferisco anche ad aziende note, stranamente lodate in alcuni commenti anche da addetti ai lavori.

      Specialmente la domenica che ho iniziato ad assaggiare alla cieca vini di produttori che non conoscevo. Ogni volta che accostavo il bicchiere al naso pregavo di non sentire lo stesso nauseante fetore.
      Ad un passo dal vomito.

      • Giulia Angela Giulia Angela risponde:

        Massimiliano mi interessa molto quello che hai detto, io sono stata molto attenta alle degustazioni, non mi sono fidata dei nuovi presenti, soffro di emicrania episodica con aura, non ti sto a spiegare cosa comporta ma è certo che non posso permettermi di scatenare feroci mal di testa. Agli inizi della mia ricerca della scoperta del vino ho fatto numerosi errori, ora sono più attenta. A Roma ho assaggiato una piccola quantità di un vino, l’odore non mi convinceva, ho deglutito una piccola parte poi per tema delle conseguenze l’ho sputata nel bicchiere. Allora sono andata sul sicuro e mi sono affidata ai “soliti” vini leggiadri. Non sono un’esperta, sono diplomata ais (…); ho scoperto i vini naturali grazie a numerose mie partecipazioni a serate di degustazione. (di ottima qualità). Da inesperta vorrei fare una domanda a chi vorrà gentilmente rispondere: se bevo un vino non riesco a non pensare ad un cibo da abbinare, numerosi vini naturali hanno una presenza di freschezza, di acidità, di sali minerali che a volte, a mio giudizio, sbilancia l’equilibrio del vino. Cioè, mi spiego meglio, lasciano nella mia bocca una salinità eccessiva che mi fa pensare per contro, come ad unico abbinamento possibile con il cibo, un alimento, una preparazione che abbia altrettanta prepotenza in bocca. Io non so se è da considerarsi un difetto, oppure se sono dei “vini imperfetti”. Eppure questa sensazione non me la danno i vini di alcuni produttori, come Foradori, Cappellano ed alcuni altri.
        Per Massimiliano: cosa significa “vini che sapevano di brettanomyces”? Da cosa può dipendere? grazie
        Giulia

      • salva salva risponde:

        E dimmi Massimiliano, devo reputarmi fortunato a non aver provato nessuno dei disturbi, nè a livello di testa tantomeno a livello gastrico (e si che non sarebbe una novità per me)??? O è successo forse perchè ho bevuto proprio i vini che hai indicato (Rinaldi, Cappellano, Foradori, De Franco, Bonavita, ARPEPE, ma anche Conti, Cavallotto, Cascina delle Rose, Barraco, Pepe, Amerighi, Podere Concori, Poderi Sanguineto, Villa Bellini, Le Visciole, La Castellada…) insomma, bastava evitare Montalcino o hai riscontrato questo tipo di problemi anche in altri areali?? Comunque, concordo con Andrea, non dovrebbe essere un problema di solforosa

        • Non so. Forse hai lo stomaco più robusto del mio.
          Uno dei motivi per cui adoro il vino è il suo profumo. Se tu mi ammazzi il profumo mi ammazzi il piacere di bere. Io sniffo un bicchiere mezz’ora prima di berlo.
          Circa la metà dei vini da me assaggiati avevano solo un importante puzza di riduzione. Nessun aroma, floreale, di frutto, terziario: solo gomma bruciata.
          Vini del genere per me sono solo robaccia imbevibile.

          P.S. Fin’ora non ho voluto fare i nomi dei terribili, compreso il sedicente brunello. Se vuoi però te li elenco.

          • Elenco che comprende anche qualcuno di quelli che hai citato…

          • salva salva risponde:

            vai, non essere timido, spara!!!….in effetti dei nomi che ti ho fatto una riduzione “abruzzese” c’era

          • imtanto cominciamo col dire che il rosso di Cotar era A-C-E-T-O

          • Concordo per Emidio Pepe e Cotar.
            Il peggior Brunello della mia vita: Pian dell’Orino. Se non ci fosse stato scritto sull’etichetta che era un Brunello, non ci avrei creduto… Altro che ciliegia e viola.

          • Francesco, e il tuo Dettori sapeva di fenilacetico (il Tenores). Aveva uno strano naso: odore di olive. Al palato era stucchevole e sapeva di solventi e smalto per le unghie… strano vino.

          • Giulia Angela Giulia Angela risponde:

            rispondo a Massimiliano e Francesco:
            la piccola quantità di vino che ho deglutito e poi sputato era di cotar, ma non mi va di affermare con certezza la sua imperfezione, l’ho trattenuto una piccolissima parte. I vini di Pepe non li assaggio più, dopo una verticale, sono stata male. capisco così poco di vino però il mio corpo è uno straordinario recettore.
            ecco, questa discussione mi piace, dove finisce la moda e dove inizia l’amore per il vino naturale. sto leggendo il nuovo libro di Sangiorgi, l’invenzione della gioia, sto comprendendo molte cose, mi piace,non riesco a staccarmi dalla lettura, è difficile come piace a me, diversi concetti li sto sottolineando perchè non mi sfuggano. cito il libro di Sangiorgi perchè è perfetto per questo tema.

    • gianpaolo paglia gianpaolo paglia risponde:

      il concetto di digeribilità è un po vago per la verità. Cosi come è vero che la solforosa non causa il mal di testa (gli effetti sono altri, legati a reazioni allergiche di varia natura). Che vuol dire che un vino è digeribile? Cosa si digerisce in un vino se non l’alcol?
      Sarebbe interessante sentire un gastroenterologo sull’argomento.

  18. Giulia (o Angela), da cosa dipende potremmo chiederlo ai produttori.
    Premetto che io non sono un esperto (forse tu, che sei diplomata AIS ;-) ) ma soltanto un appassionato, e che sui microorganismi che possono contaminare le cantine ed il vino c’è un bel post di Antonio Tomacelli del 14.01.2011 http://www.intravino.com/vino/la-top-ten-dei-microbi-nel-tuo-bicchiere-di-vino/
    Fatta questa premessa per brettanomyces intendo quel difetto del vino causato dall’omonimo lievito che da un odore che va dalla garza putrida fino alla franca marcescenza (l’odore tipico è quello di quando si “sbenda” una ferita per disinfettarla).
    Qualcuno lo descrive anche come “sudore di cavallo” (io però non ho mai odorato un cavallo). Da non confondere con l’odore di cuoio o selvatico che può essere dato da altri microorganismi o dalla naturale evoluzione terziaria del vino.
    Lo puoi trovare in quelle valigette di aromi che servono ad educare l’olfatto, tipo “le nez du vin” o “aromaster”, che io consiglio sempre caldamente a tutti coloro che amano il vino.

    • Scusa ma è partito un invio involontario.
      Dicevo che il Brettanomyces è stato isolato nelle pompe delle cantine, nelle giunzioni metalliche e nelle giunzioni delle botti.
      Il vino, purtroppo, è anche specchio di quanti soldi si spendono nel farlo. Le piccole aziende vanno al risparmio e questo determina una ricaduta negativa sul prodotto finale.
      Quando un vino sa di Brett bisognerebbe sostituire tutto ed igienizzare le cantine: ma costa parecchio.

      • Moreno Moreno risponde:

        Buon giorno, il maggiore problema di bretty si ha con la gestione approssimativa dei legni, qella è la maggiore fonte di inquinamento, e notoriamente i vini “naturali” vengono vinificati conservati e maturati in legno per un lungo peritodo.

  19. Lido Vannucchi commenta:

    Buona Serata, per il Brettty avete ragione un pochino tutti si annida nei legni nelle pompe ma spesso è in cantina ed in Vigna e allora “scopa e Ramazza” come dice il Buon Gambelli Pulizia Pulizia e magari un travaso in più fatto bene ed il problema si risolve, forse tanti di questi problemi nascono da una inesperienza e una testarda volontà di fare da se, magari confrontandosi con vignaioli illuminati si risolverebbe il problema facilmente, per la Digeribilità dei vini naturali ci sono sicuramente due verità, una vini con acidità volatili troppo alte possono causare reflussi esofagei che spesso causano mal di testa, altri vini naturali fatti bene, quindi con solforose basse privi di eccessi di legno e prodotti chimici, con buone mineralità aiutano ad innescare una digestione immediata e consona al proprio organismo e scongiurano difficili digestioni e mal di testa. Conclusione esistono Vini Buoni e Vini Cattivi anche se fatti con Buona Volontà essa a volte non basta. Buona serata Lido

  20. In effetti la “naturalità” del vino non è sinonimo di bontà, ma solo una pre-condizione.
    Naturale significa senza trucco. Il vino naturale è come una donna non truccata: può essere naturalmente bella o naturalmente brutta (e senza trucco si vede…).
    I vini “naturalmente” buoni sono una minoranza.

    Per quanto riguarda i difetti, diciamo che pulizia, rapidità nella vinificazione e travasi oculati eviterebbero anche la riduzione. Per il Brett forse cambiare tutto il parco legno è la soluzione migliore.

    In ogni caso, accanto a buoni ed ottimi vini mi sono sorbito una quantità di intrugli devastanti per il mio apparato digerente ;-)

  21. @ Massimiliano: conosco il naso del tenores a menadito. Naso fenilacetico direi proprio di no, riduzione nemmeno l’ombra, Bret impossibile vista la pulizia e i materiali di cui è composta la cantina. Forse facevi meglio a dire che non ti è piaciuto, sinceramente non mi va nemmeno di parlarne bene, è un visto che messo nel bicchiere si “finisce” da solo senza bisogno di avvocati d’ufficio.
    Tanto per dirne un paio ancora:

    1-quest’anno mi ha un po’ deluso Zidarich che l’anno scorso avevo trovato con un olfatto meno “puzzettoso”. Forse problemi di annata? Capisco la territorialità e la naturalità ma stavolta i vini mi sono sembrati involontariamente caricaturali

    2- (per mircolucamarini) ho assaggiato san Fereolo e l’ho trovato buono. Forse se fosse stato esaltato meno su più di un blog (ivi compreso questo) mi ci sarei accostato con meno aspettative, ma se se ne parla così bene sarebbe il caso di tornare ai cari vecchi punteggi (per me è 82)

    3-Ogni anno che passa il Fiano di picariello diventa più fumè… ho capito che il terreno glielo permette… ma la bevibilità comincia ad ssere meno agile del solito (è il secondo anno che lo noto)

    4- Quando sento che ci si commuove per il litrozzo rosso e bianco capisco perchè la gente continua a chiedere lo “scirà!!!” di Casale D.. G..io

    Moretti direbbe: “continuiamo così… facciamoci del male!”

  22. Carlo Carlo commenta:

    breve sintesi:
    il primo post è di Fabio Cagnetti del 9 febbraio 2011 alle 10:43 (link)
    il mio post sul mal di testa è dell’11 febbraio 2011 alle 12:22 (link)
    due giorni ad esaltare questi vini, poi la tempesta…

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