Una verticale di Fiorano dal 1962 al 1990. Otto bottiglie di valore molto profondo

Una verticale di Fiorano dal 1962 al 1990. Otto bottiglie di valore molto profondo

di Alice in Wonderland

Una verticale di Fiorano è tante cose: un viaggio nel tempo, un’esperienza sensoriale, soprattutto un paradosso: la verticale di un vino che c’era una volta, che non c’è più, ma che c’è ancora. Assistere al gioco che quei vini hanno fatto con il tempo passato e con il presente, lasciando forse intuire anche le intenzioni per il futuro. Accelerazioni, frenate, nascondini, acquattamenti, agguati, sorpassi. Senza mai allontanarsi del tutto l’uno dall’altro, senza mai toccarsi davvero l’uno con l’altro. Annodando fili rossi e tagliando quei nodi un attimo dopo, cedendosi, per poi recuperarlo, il titolo del più veloce. Lo dice molto meglio Borges, nella sua spiegazione del paradosso di Achille e la tartaruga:

«Achille, simbolo di rapidità, deve raggiungere la tartaruga, simbolo di lentezza. Achille corre dieci volte più svelto della tartaruga e le concede dieci metri di vantaggio. Achille corre quei dieci metri e la tartaruga percorre un metro; Achille percorre quel metro, la tartaruga percorre un decimetro; Achille percorre quel decimetro, la tartaruga percorre un centimetro; Achille percorre quel centimetro, la tartaruga percorre un millimetro; Achille percorre quel millimetro, la tartaruga percorre un decimo di millimetro, e così via all’infinito; di modo che Achille può correre per sempre senza raggiungerla».
(“La perpetua corsa di Achille e della tartaruga” JL Borges).

Introduce la serata un certo Jacquart appena arrivato (…). Crosta di pane e pere pungenti. Profondo. Come tirare un sasso in un lago apparentemente fermo e vedere che si anima in cerchi concentrici. In ognuno prende forma qualcosa di diverso per qualità e per intensità. Uno zolfanello sfregato su carta vetrata interrompe una regolarità che non è affatto noiosa. Bocca di pesca frizzante, sbarazzina e solare, di sale, tutta suonata in maggiore. Cremoso quando si acquieta e il sasso raggiunge il fondo.

FIORANO 1962
Un nero bianco, una sorta di Fausto Leali che canta “A chi?”. (Intanto a me, grazie). È davvero un vino rosso, che è davvero un vino bianco, che è davvero un vino rosso. Il collegamento si attiva da solo, immediato, decolla, attraversa il Mar Tirreno, sorvola la Spagna, saluta i tetti di Lisbona e atterra a Madeira, perché quel Fiorano potrebbe essere davvero un sercial oppure un boal solo un po’ meno rotondo. Miele, erbe, pesca sciroppata e pan di Spagna, zenzero cavalcano leggiadri l’ossidazione. Bocca di babà, morbido ma custode di una freccia appuntita nascosta. Per ore conserva la sua coerenza e sembra fermo ma (non si sa come faccia) contemporaneamente, a passi impercettibili, cambia e continua a cambiare e non smette di cambiare. In questo caso “nulla è come sembra” è il luogo comune più indicato. E Fausto ora ha finito on “A chi?” e sta intonando “Il volo della farfalla”, che poi l’ha scritta con Mogol, e non è poco.

FIORANO 1990
Pane co’ a meusa, salame appena affettato, crostino ai fegatini. Ma non c’è solo questo! Una miriade di fiori secchi diversi e per nulla cimiteriali e poi il passaggio veloce per un fumoir affollato. La bocca è d’arancia succosa, la freschezza è fruttata e d’agrume. Al di là della bellezza e della soddisfazione data dalla percezione delle sensazioni gusto olfattive come unità, qui diventa difficile staccare il naso dal bicchiere senza provare un po’ di dispiacere.

FIORANO 1988 BOTTE 23
Bottiglia aperta la mattina. Del giorno 23, non scelto a caso, è plenilunio. Questo vino è un viaggio al centro della terra, intrisa di sangue e carne cruda, coperta di cardo e maggiorana. È un piatto unico, di quelli che fanno crescere forti e sani. Lo sfondo è di talco mentolato. La bocca è come se ci fossimo salutati l’altro ieri: l’acidità è da adolescente, i tannini da giovane adulto che sembra non avere alcuna intenzione di diventare grande. La barba però gli è già spuntata, anche se la porta scanzonatamente. Dopo due ore arriva la menta e con lei l’after eight, sul cuscino, per la buonanotte.

FIORANO 1988 BOTTE 35
All’avvicinamento iniziale il naso parla poco, è timido, oppure contrariato per questo non richiesto bacio del risveglio. Del resto, sfido chiunque ad essere vispo e loquace dopo un sonno di quasi trent’anni. Poi piano piano e sottovoce fa capolino un non so che di vegetale, che diventa col passare dei minuti verdissimo e vividissimo. La bocca si vendica per la sveglia con un gancio a destra e con uno a sinistra, i tannini si aggrappano alle gengive come un arrampicatore a una parete verticale. Contemporaneamente, grezze eppur sincronizzate, scorrono ai lati della bocca cascate di sale.

FIORANO 1987
Confortevole profumo di stanza da bagno provenzale con lavanda e sapone di Marsiglia e borotalco profumato. La volatile mette le ali. Un’annata sottile? Va benissimo se questa è la sottigliezza. Dopo il bagno, il tè delle cinque, un po’ di caramello e di burro di cacao. In bocca scazzottano, con la plateale veemenza degli incontri di wrestling, gengive solleticate e lingue salate, tutto il resto sarà noia, ma in questo caso, ti contraddico Califfo, perché c’è anche tanta gioia. E c’è allegria. Salti e capriole in bocca, una scompostezza che è piacevole e piena di vita e non scade nel disordine o nella confusione.

FIORANO 1986
Bocca balsamica e salina. Naso di carne, terra bagnata e concentrato di pomodoro da cui spunta una ciliegia sotto spirito. Tannino ruvido e crudo. In bocca è corto, e per fortuna. Perché atterra con la grazia di un meteorite precipitato dallo spazio: se fosse anche lungo bisognerebbe correre dal dentista. Chiude con amarissima amarena.

FIORANO 1983
Così il cabernet sauvignon nell’immaginario della studentessa ai primi assaggi. Tutto il carciofo, tutta la foglia di pomodoro, ma misuratamente distribuiti. E da questo cielo plumbeo di carne e ferro, il sale viene giù a fiocchi fitti racchiusi in gelatine di prugna. Delicato, elegante, chiude con due gocce di china e in uno sbuffo di sigaro, a informare che la cena è terminata ma “state pure ancora, è il tempo del salotto”.

FIORANO 1982
Una pagina dalle mille e una notte, una di quelle dove si descrivono giardini lussureggianti, acque limpide e profumi inebrianti. Tutto arriva insieme e in grande quantità: cesti di fiori, canestri di frutta, agrumi di ogni grado d’acidità, pepe rosa e pepe bianco. Esuberante, appariscente, carnoso. Sembra un 2013, questo non glielo si nega, e con ammirazione. E magari avercene ancora, al di là dei gusti personali (io preferisco la Loren alla Lollo, per esempio).

“Il tempo è la sostanza di cui sono fatto. Il tempo è un fiume che mi trascina, e io sono il fiume; è una tigre che mi sbrana, ma io sono la tigre; è un fuoco che mi divora, ma io sono il fuoco. Il mondo, disgraziatamente, è reale; io, disgraziatamente, sono Borges.”
(“Nuova Confutazione del Tempo” JL Borges).

Grazie a Daniele, a Claudio e a tutti i compagni di viaggio.

[Foto: Incontridivite]

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Alice in Wonderland

Nascere a Jesi è nascere a un bivio: fioretto o verdicchio? Sport è salute, per questo, con sacrifici e fatica, coltiva da anni le discipline dello stappo carpiato e del sollevamento magnum. Indecisa fra Borgogna e Champagne, dovesse portare una sola bottiglia sull’isola deserta azzarderebbe un blend. Nel tempo libero colleziona multe, legge sudamericani e fa volontariato in una comunità di recupero per astemi-vegani. Infrange quotidianamente l’articolo del codice penale sulla modica quantità: di carbonara.

7 Commenti

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Francesco Garzon

circa 3 anni fa - Link

Perdonatemi, ma la verticale inizia con il millesimo 62, fu così? C'è un motivo particolare?

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Emanuele

circa 3 anni fa - Link

Scelta del grandioso spacciatore, peraltro condivisa dagli astanti: che fosse diritto ancorché vecchio e scolorito, era evidente a tutti. Ma l'età e la precipitazione dei pigmenti potevano lasciar intendere una sostanza esile e dall'esito veloce. E invece no.

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Alice

circa 3 anni fa - Link

Inizia proprio così, Francesco. È cronaca vera :)

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Daniele Longhi

circa 3 anni fa - Link

Scusate la domanda da novellino, ma questo fiorano che vino e?

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Claudio

circa 3 anni fa - Link

Era il VINO di Roma !!!

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Daniele Longhi

circa 3 anni fa - Link

Dici era perche non piu in commercio?da che uva era prodotto?grazie

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Adriano Aiello

circa 3 anni fa - Link

Pane co’ a meusa migliore sentore del 2016!

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