Gioventù bruciata (o anche solo bruciacchiata)

di Alice in Wonderland

Il vero titolo, a riassunto di questa serata giocosa, dovrebbe essere la sintesi di un pensiero esistenziale-filosofico di lampante veridicità: oggi ci sono, domani chissà. Dopo avere scandagliato per serate intere gli animi di anziani dal passato vissuto e di vecchi decrepiti sulla soglia dell’aldilà, dopo avere vegliato qualche trapassato ed esserci inebriati dei racconti ancora lucidi e variopinti di nonnini in forma splendida e quasi commovente, oggi cambiamo gioco. Ci divertiremo ad ascoltare le voci di infanti e bambini. Perché i bambini raccontano universi e lo fanno giocando con codici diversi da quelli degli adulti e con fantasiose, ma spesso giustissime, grammatiche.

A guardarli lì, tutti in fila, così diversi per provenienza, per abbigliamento, per colore, sono proprio deliziosi: ricordano la pubblicità con il girotondo dell’Unicef. A preparazione dei sensi alla conversazione babelica che potrebbe venir fuori, un calice di champagne La Grâce d’Alphaël di Philippe Glavier è senz’altro la cosa più giusta. Naso di piuma, delicato e sussurrato, a contrasto di una bocca potente, d’arancia e cedro. Accompagnato, per puro fortunato caso, a una terrina di gamberi, salta i vocalizzi, apre la cassa toracica e va diretto all’aria principale.

Versiamo nei bicchieri tutti i vini, così che ognuno possa autogestirsi nella scelta della successione dell’assaggio. Il primo naso, purtroppo, è tappo. Peccato, perché il rosato Massavecchia 2010, sarebbe stato un ottimo inizio. Nel secondo bicchiere sta seduto imbronciato il Barbaresco Montestefano 2006. Ha i suoi giusti tempi, se ne sta buono senza dir nulla, ma anche senza frignare, per una buona ora e mezza. Dopo la quale, come fosse un timido Clark Kent, si spoglia dei vestiti da casa ed esce fuori nella splendida forma del suo alter ego. E va più veloce della luce a cospargere la città di Metropolis di polvere di sodio, di essenza di violetta, di rose e liquirizia. Di Superman però non ha i muscoli, ma la vista calorifica e il soffio congelante sì, nella forma di acidità e calore quasi visibili, quasi tangibili.

L’Etna Rosso 2010 Quota 600 di Graci è l’Etna Rosso che non ti aspetti. Bello è bello, questo bambino, tutto fiorato, profumato da passeggiata prenatalizia al reparto incensi, affumicato più di camino che di vulcano. Poliphemo 2009 di Luigi Tecce si riconferma nella sua essenza di lampada di Aladino. Non è un antipatico bambino prodigio da show televisivo, è un continuo cambio di marcia e di registro, dal serio al faceto, ammalia senza ammiccare, generoso si mostra in tutta la sua vitalità. Rimanda a un qualcosa che ha a che fare con l’interiorità, che fa parte della nostra storia, che parte dalle viscere, più che un involontario psicanalista è un lettore di palla di vetro e di Tarocchi, un inconsapevole induttore di immagini oniriche. Il tutto su un letto di spremuta di melograno. Che porta anche fortuna.

Trebbiano 2010 Valentini. Un bambino già sulla buona strada. Tutti i colori del tè, olio di tonno, tracce di Puligny, idrocarburi e lychees, cedro e sale marino. L’ottimo esempio di come sia possibile un’espressione ad alti livelli senza ancora padroneggiare tutti i segreti della grammatica, di come si possa fare racconti colorati e interessanti senza ancora aver vissuto le esperienze dell’età adulta. Comportamento educato ma vivace per tutta la sera, mai un minimo cedimento e neppure una minima scompostezza, se non ha, ancora, quello che si definisce equilibrio, mostra comunque, chiaro, un suo equilibrio, è pieno, freschissimo, presente a se stesso, dopo l’ultimo sorso il bicchiere lo ricorderà ancora per lungo tempo. Così come la cavità orale intera.

Mueller – Catoir 2010 – Weingut Haardt Pfalz è una miscela di ingredienti per torte di mele, alchermes e qualche centilitro di sidro. Uno strudel, insomma, e un Apple Punch (cocktail polacco a base di wodka all’erba del bisonte e succo di mela). Vira, neppure troppo lentamente, sul bagnoschiuma e l’ammorbidente per panni, per terminare battendo le mani, proprio come un bimbo alle giostre, sulle mille bolle blu (di sapone). Troppo rosa, troppo dolce.

Vouvray 2009 Moelleux Foreau – Domaine du Clos Naudin Moelleux per nulla molle. Mallo di noce a mollo, in acqua di fiori come una vera bellezza al bagno, bocca piena, salina e dolce insieme, in un sensuale alternarsi di vedo – non –vedo. Bella chiusura di una bella serata, dove la goliardia e le premesse giocose non hanno inficiato affatto il lato serio, e mai serioso, di quel gioco da grandi chiamato degustazione.

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Alice in Wonderland

Nascere a Jesi è nascere a un bivio: fioretto o verdicchio? Sport è salute, per questo, con sacrifici e fatica, coltiva da anni le discipline dello stappo carpiato e del sollevamento magnum. Indecisa fra Borgogna e Champagne, dovesse portare una sola bottiglia sull’isola deserta azzarderebbe un blend. Nel tempo libero colleziona multe, legge sudamericani e fa volontariato in una comunità di recupero per astemi-vegani. Infrange quotidianamente l’articolo del codice penale sulla modica quantità: di carbonara.

2 Commenti

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Suslov

circa 5 anni fa - Link

Clos naudin grande, soprattutto sui demisec ...

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Alberto R.

circa 5 anni fa - Link

Muller-Catoir è la cantina, Haardt è il vigneto (o meglio, una sorta di denominazione "village")...l'uva però non si capisce proprio da quello che scrivi... ;-)

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