Eccopinò. La vendemmia 2011 dei pinot nero toscani in otto assaggi

di Leonardo Romanelli

La strada che porta a Poppi da Firenze è bella ma non bisogna avere fretta. Stretta e tortuosa, impedisce il sorpasso; giocoforza, lo sguardo al panorama è obbligatorio, magari in una giornata di sole. La scelta di un castello nel Casentino, costruito dai Conti Guidi con la stessa pietra impiegata per fare Palazzo Vecchio a Firenze, non sembra proprio casuale per questo piccolo gruppo di produttori riuniti nell’Associazione ”Appennino Toscano Vignaioli di Pinot Nero” che organizzano per il terzo anno Eccopinò, la presentazione della nuova annata, in questo caso la 2011.

Si respira un’aria diversa rispetto alle degustazioni ufficiali organizzate in città: la sala è bellissima, lascia in penombra i relatori quasi fosse il vino a dover parlare, nessuna presa per i computer e quindi si torna a fare gli amanuensi della scrittura. Non ci sono sommelier, sono gli stessi produttori a servire i vini fra i tavoli: una realtà che non arriva a 17.000 bottiglie ma con i vignaioli che, pur lavorando in territori diversi collegati dal crinale appenninico, hanno voglia di stare insieme uniti da passione, entusiasmo e, forse, anche voglia di soffrire.

Nella presentazione si fa riferimento a come la coltivazione del pinot nero non sia un vezzo recente ma che i tentativi di impiantarlo risalgano ai tempi di Napoleone: solo che la produzione era troppo scarsa per gli avi e quindi fu poi abbandonata. L’annata 2011 è stata molto calda, tutti i vignerons hanno raccolto le uve senza arrivare a settembre, quindi la prova è importante per capire come sono riusciti a gestire una stagione climatica diversa rispetto alle annate precedenti.

PINOT NERO VENTISEI 2011 – Azienda Agricola Il Rio
Paolo Cerini è il proprietario e vicepresidente dell’associazione, il primo a credere nell’Appennino quale territorio adatto a nuovi vitigni. Ha iniziato a fare il viticoltore nel 1990 con la moglie Manuela, impiantando mezzo ettaro di pinot nero, al quale ne ha aggiunto un altro nel 2000, anno in cui ha inserito anche vitigni bianchi come chardonnay e sauvignon.

Alla vista si presenta di un colore rubino, con riflessi granati, limpido, non troppo potente. Naso invitante, pulito, prevalentemente fruttato, toni di ciliegia, lampone, mora, con soli accenni speziati e fiori essiccati. Bocca di buon impatto, morbida inizialmente, quasi sferica, tende a chiudersi nel finale con tannini solo accennati. Caldo, quasi avvolgente, pecca appena sul finale dove la persistenza si chiude troppo velocemente, ma la bocca risulta pulita e succosa. 85

SILENE 2011 – Voltumna
È la nuova azienda che fa parte dell’associazione, posta sui 250 sul livello del mare. I vigneti sono stati impiantati nel 2005, la 2011 è la seconda annata prodotta di pinot nero. Una cooperativa nata nel 2012 che ha scelto il metodo biodinamico per la conduzione del vigneto.

All’esame visivo si presenta di un porpora potente, ancora limpido. Naso intenso, con note balsamiche, fresche, erbe di montagna, anche anice accennato, eucalipto. Bocca di buona consistenza, densità misurata, decisamente, di fresca gola, invitante, appetitoso, anche sapido, con un finale prolungato, pieno e costante. 86

PINOT NERO 2011 – Fattoria Il Lago
Una delle realtà più importanti dell’associazione, con più di 20 ettari di vigneto, parte del quale posto ad altitudini che sfiorano i 600 metri, posizionato soprattutto nel territorio del Chianti Rufina.

Colore porpora luminoso, non troppo spesso. Naso non ampio, compresso, già maturo, anche confettura, more. Bocca scomposta, fresca, con chiusura veloce, tannino non invadente ma continuo, con sapidità spiccata che gioca però da sola, senza unirsi al resto. Finale medio. 78 (campione da vasca)

GATTAIA 2011 – Azienda Agricola Terre di Giotto
Nata nel 2006, ha i vigneti posti in alto tra 480 e 590 metri. Un ettaro vitato dove si trovano, insieme al pinot nero, semillon, sauvignon blanc e riesling. Tutto ricade sulle spalle di Michele Lorenzetti, il proprietario, che è enologo, biologo e consulente di altre aziende. Opera in regime biodinamico.

Il colore porpora è deciso, potente, pieno, forte. Al naso l’impatto rivela una maturità spinta, è fruttato, intenso, con ciliege sotto spirito, anche cenni animali, poi pelliccia e cuoio. Bocca piena, ampia, non troppo spessa ma fresca, vivace e gustosa. Finale lungo, succoso, fresco, rilassato. 83

MELAMPO 2011 – Azienda Agricola Casteldelpiano
Sabina e Andrea decidono di trasferirsi in Lunigiana nel 2004 per scelta di vita: ristrutturano il castello malaspiniano, sede dell’azienda, e reimpiantano due ettari e mezzo di vigneto, oltre che con il pinot nero, anche con varietà locali come pollera, vermentino nero, duella e lanaiolo. Vigneto coltivato secondo metodo biologico.

Rubino con riflessi granati, dotato di buona limpidezza: questo all’esame visivo. Approccio olfattivo divertente, dove i frutti di bosco compaiono in giusta alternanza, dai mirtilli alle more. Improvvise le note carnose che poi fanno largo a spezie come pepe e cannella, quindi note di cuoio. Piacevole impatto in bocca succoso, di buona consistenza, sapido, prolungato. 86

PINOT NOIR 2011 – Podere Concori
Gabriele da Prato è l’anima dell’azienda garfagnina, una piccola realtà dove il pinot nero viene impiantato nel 2000. Fra i primi produttori a credere nella conduzione biodinamica, ottiene la certificazione nel 2007.

Luminoso e pulito all’occhio e di una porpora piacevole. Attacco al naso fresco e delicato, con erbe aromatiche di macchia mediterranea come alloro e salvia poi anche ginepro, quindi un fruttato semplice ma definito di mirtilli. L’ingresso in bocca lo trova rilassato, mostra succosità e carattere, con tannini ben percepibili, integrati, per un finale graffiante. 83

MACEA 2011 – Macea
Di proprietà dei fratelli Barsanti, l’azienda è situata alle porte della Garfagnana, nella Valle del Serchio. Nel 2002 i titolari decidono di impiantare il pinot nero ed iniziano un percorso di coltivazione che li porta, nel 2011, ad ottenere la certificazione biologica.

Il colore è rubino chiaro, con riflessi granati. Al naso mostra sentori evoluti, anche di cassapanca, confettura, poi si distinguono cuoio e tabacco non tropo nitidi. L’ingresso in bocca è leggermente scomposto ma la beva è gradevole, fresca e vivace. Godibile nella persistenza gustativa, prolungata. 80

PODERE DELLA CIVETTAJA 2011 – Podere della Civettaja
L’azienda appartiene al presidente dell’associazione Vincenzo Tommasi, a 500 metri di altitudine ai confini del Parco nazionale delle foreste casentinesi: 2,5 ettari piantati a solo pinot nero. Coltivazione biologica delle viti, nessuna filtrazione all’imbottigliamento.

All’esame visivo si presenta di un porpora deciso e luminoso. Al naso offre profumi intensi e complessi, dove le more e le ciliegie si alternano a toni speziati di vaniglia, alle prugne, alle erbe aromatiche delicate come il timo. Ottimo ingresso in bocca, ampio, con tannino fuso alla componente alcolica. Piacevole la sapidità che lo rende appetitoso, finale lungo e gradevole. 89

avatar

Leonardo Romanelli

“Una vita con le gambe sotto al tavolo”: critico gastronomico in pianta stabile, lascia una promettente carriera di marciatore per darsi all’enogastronomia in tutte le sfaccettature. Insegnante alla scuola alberghiera e all’università, sommelier, scrittore, commediografo, attore, si diletta nell’organizzazione di eventi gastronomici. Mescolare i generi fino a confonderli è lo sport che preferisce.

7 Commenti

avatar

Paolo A.

circa 7 anni fa - Link

Sicuramente sono prevenuto, ma se voglio bere pn una delle ultime zone verso cui mi rivolgo è la Toscana, anche in Italia.

Rispondi
avatar

Homo

circa 7 anni fa - Link

La seconda tappa sul centro Italia della mappa ragionata di Sartore deve ancora uscire. ;-)

Rispondi
avatar

Fiorenzo Sartore

circa 7 anni fa - Link

grazie per il "ragionata". la parte sul PN toscano peraltro era gia' pronta da giorni, e direi che non presenta grandi sorprese :D

Rispondi
avatar

Luca Miraglia

circa 7 anni fa - Link

Purtroppo gli esempi più noti di Pinot Nero toscani sono rappresentati da vini essenzialmente piacioni, morbidi e dalle lunghe estrazioni, i quali, sin dal colore, propongono ben poco del varietale. Invece quelli presentati dai Vignaioli di Pinot Nero dell'Appennino Toscano costituiscono il risultato di una contestualizzazione geografica molto spinta, provenendo tutti da valli, anche non contigue tra loro, che hanno caratteristiche pedo-climatiche simili, cui il vitigno si adatta molto bene, in primis la forte escursione termica. D'altra parte, e parlo in particolare per il Casentino, il Pinot Nero vi era coltivato sin dalla metà dell'800 del secolo scorso, come documentato dal Mondini nel suo saggio (1903) sui vitigni stranieri da vino coltivati in Italia. E, infatti, la caratteristica che accomuna i vini appenninici è l'aderenza molto spiccata al varietale, con la conseguente eleganza di trama, non sopraffatta da sovrabbondanze alcoliche, ed il colore marcatamente tipico. Provare per credere, senza prevenzioni!

Rispondi
avatar

Borgogna Mon Amour

circa 7 anni fa - Link

quanto ti quoto...

Rispondi
avatar

andrea

circa 7 anni fa - Link

Questo pure è buono... http://www.intravino.com/grande-notizia/vi-presento-il-mio-amico-si-chiama-federico-staderini-unaltra-enologia-e-possibile/

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.